Ricorsi tributari pilotati: 13 arresti e perquisizioni. Uno è di Taranto: Onofrio D’Onghia di Paola

Ricorsi tributari pilotati: 13 arresti e perquisizioni. Uno è di Taranto: Onofrio D’Onghia di Paola

Nel mirino dell’inchiesta una ‘cricca’ in grado di far ottenere anche forti sgravi fiscali dietro pagamento. Coinvolti anche alcuni giudici tributari, fra cui uno di Taranto, Onofrio D’ Onghia di Paola

Roma, ricorsi tributari pilotati: 13 arresti e perquisizioni

Dalle prime luci dell’alba, oltre 100 Finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo, su ordine della Procura della Repubblica di Roma, una vasta operazione volta alla cattura dei responsabili di un sodalizio criminale che, dietro lauto compenso, garantiva ai contribuenti colpiti dagli accertamenti del Fisco di uscire vittoriosi nei ricorsi presentati innanzi alle Commissioni Tributarie o di ottenere consistenti sgravi di imposte dagli Uffici Finanziari. Tredici persone, dei quali 8 uniti da un vincolo associativo, sono state arrestate dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma con l’accusa di far parte di una “cricca” in grado di poter pilotare ricorsi tributari e ottenere così sgravi fiscali.

L’operazione, delle Fiamme Gialle chiamata “Pactum Sceleris” ha portato alla luce un sodalizio criminale che, stando alle accuse, garantiva ai contribuenti colpiti dagli accertamenti del fisco, dietro lauto compenso, di poter uscire vittoriosi nei ricorsi presentati innanzi alle commissioni tributarie o di ottenere consistenti sgravi di imposte dagli uffici finanziari. Le indagini, coordinate da un pool di magistrati della Procura della Repubblica di Roma ipotizza nei loro confronti le accuse di “associazione a delinquere finalizzata alla concussione e corruzione anche in atti giudiziari“.

Le indagini sono state effettuate su delega della procura,  dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Frascati comandato dal Colonnello Giuseppe Pastorelli (di famiglia tarantine che ha prestato servizio anche al Provinciale di Taranto) al quale ha fatto capo il capillare eccezionale lavoro svolto dai finanzieri della  Compagnia di Velletri. Tra gli indagati a piede libero c’è anche un altro tarantino: il giudice tributario Onofrio D’Onghia di Paola, ben noto negli ambienti della cosiddetta “buona societa” con il soprannome di “Alef” (acronimo di Alto, Lungo E F….so”) , un l’attore e doppiatore romano Massimo Giuliani, al quale è stato contestato il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con il suo commercialista Salvatore Buellis, con la commercialista Rossella Paoletti, con il collaboratore di quest’ultima Daniele Campanile, precedentemente dipendente dell’Agenzia delle Entrate.

Schermata 2016-03-09 alle 14.44.00I cinque in combutta fra di loro avrebbero “promesso e versato somme di denaro a giudici e ad altri componenti della commissione tributaria Regionale non identificati, per ottenere un atto contrario ai doveri d’ufficio” tra l’ottobre del 2012 e il gennaio del 2013. Il riferimento, in particolare, è alla sentenza del 5 novembre del 2012, depositata il 26 novembre dello stesso anno, che bocciava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate in relazione alla sentenza emessa dalla commissione provinciale, “favorevole al contribuente Giuliani ed inerente cartelle esattoriali di diversi accertamenti tributari per altrettanti anni di imposta per un ammontare di circa 3 milioni di euro“. Giuliani, ipotizzano i magistrati, “metteva a disposizione e versava la somma pari a 65mila euro, così suddivisa: 50mila per i membri del collegio e D’Onghia Di Paola, e 15mila tra Paoletti, Buellis e Campanile“.

Schermata 2016-03-09 alle 14.45.25L’iter,  come spiegano i finanzieri, era conosciuto solo dagli “addetti ai lavori” ed era così ben studiato a tavolino e perfezionato nella sua operatività, da garantire il pieno successo di tutti i ricorsi proposti contro gli atti di accertamento del fisco, anche dei più improbabili. Ma le confessioni di un professionista, continuamente vessato dalle esigenti e pressanti richieste della “cricca“, hanno consentito lentamente di sgretolare il vigente muro di omertà, facendo emergere una rete di losche relazioni tra alcuni  giudici tributari infedeli, dipendenti, anche in quiescenza, dell’amministrazione finanziaria, civile e militare, avvocati, consulenti e commercialisti, che avevano il ruolo e compito di sterilizzare, con ogni mezzo, l’attività di accertamento del fisco.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Velletri, hanno rivelato come, grazie al pagamento di ingenti “tangenti” o alla consegna di lussuose regalie, numerosi contribuenti evasori riuscissero ad ottenere  sgravi indebiti di imposte dagli uffici dell’ Agenzia delle Entrate o di uscire vittoriosi nei contenziosi promossi davanti alla Commissione Tributaria Regionale e Provinciale di Roma contro gli atti di accertamento conseguenti alle verifiche subite dal fisco. Le 13 persone arrestate, di cui otto uniti da un vincolo associativo agivano, secondo gli investigatori, all’interno degli organi di appartenenza in base a ruoli ben precisi ed all’esclusivo scopo di vanificare, dietro lauto corrispettivo, il faticoso lavoro di contrasto all’evasione fiscale operato dalla parte sana dell’amministrazione finanziaria. Il lavoro degli inquirenti prosegue per recuperare, da un lato, il provento dei reati e, dall’altro, rinvigorire i provvedimenti tributari indebitamente annullati dall’intromissione criminale del sodalizio.
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