Riciclaggio: chiesto processo per Gianfranco Fini e la famiglia Tulliani

Riciclaggio: chiesto processo per Gianfranco Fini e la famiglia Tulliani

Il pm Barbara Sargenti della Procura di Roma, ha chiesto il processo per l’ex leader di An, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo, e per il padre Sergio e per Francesco Corallo il “Re delle slot”

ROMA Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, accusato di riciclaggio dalla Procura di Roma . L’inchiesta condotta dal pm Barbara Sargenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, coinvolge anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta ed Alessandro La Monica ed Arturo Vespignani, i quali si sono alternati al posto di Laboccetta come procuratori per l’Italia dell’Atlantis World Giocolegale Ltd (successivamente trasformata in  B Plus Giocolegale Ltd ed adesso Global Starnet Ltd) ha riguardato anche la vicenda della compravendita dell’appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale dalla contessa Annamaria Colleoni . L’immobile, secondo quanto accertato, sarebbe stato acquistato da Giancarlo Tulliani grazie ai soldi di Corallo attraverso le società offeshore Printemps Ltd, Timara Ltd   costituite “ad hoc” per l’operazione. Un’acquisto immobiliare di poco superiore ai 300mila euro nel 2008,  mentre la successiva la cessione dell’immobile nel 2015 fruttò un milione e 360mila dollari.

la famiglia Tulliani e Gianfranco Fini (foto: settimanale OGGI)

I magistrati della DDA di Roma hanno attribuito a Fini altri tre episodi di riciclaggio più uno di impiego di denaro di provenienza illecita assieme alla compagna Elisabetta ed al “fratellino” Giancarlo Tulliani: le somme di denaro ricevute dal conto acceso presso la FCIB e poi bonificate da Baetsen, sarebbero state destinate “all’acquisto dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di An, di cui erano divenuti i proprietari occulti. E dopo che, l’immobile era stato rivenduto, il 15 ottobre del 2015 dalla Timara Ltd, compivano ulteriori transazioni bancarie con le quali impiegavano, sostituivano e trasferivano la somma di denaro pari a 1,2 milioni di euro, derivata dalla compravendita, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa, utilizzando diversi conti correnti anche esteri“.

il procuratore aggiunto Michele Prestipino

Il procuratore aggiunto Michele Prestipino e la pm Barbara Sargenti, hanno chiesto il processo oltre all’ex leader di An,  anche per la sua compagna Elisabetta Tulliani, per il padre e il fratello di quest’ultima, Sergio e Giancarlo (attualmente libero su cauzione a Dubai dopo il suo clamoroso arresto-autogol ) e per il “Re delle slot” Francesco Corallo.  Secondo l’ipotesi dei pm, al fine di commettere “una serie di reati di peculato, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e appropriandosi di ingenti somme di denaro (oltre 85 milioni di euro) corrispondenti al mancato pagamento dei tributi erariali, dovuti dalla società concessionaria Atlantis World Group of Companies per l’attivazione e la conduzione operativa della rete, per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento o intrattenimento”, il sodalizio avrebbe “trasferito tra il 2004 e il 2007 la liquidità così illecitamente accumulata (oltre 50 milioni di euro) dai conti correnti della concessionaria (stabile organizzazione in Italia di Atlantis/BPlus) verso conti correnti esteri olandesi, ed inglesi di altre società del Gruppo Corallo, e successivamente, verso un conto corrente di società offshore acceso a Saint Maarten (Antille Olandesi), sempre riconducibile al promotore e capo dell’associazione, Francesco Corallo, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa e di poterla definitivamente impiegare in acquisizioni immobiliari ed attività economiche e finanziarie“.

La Procura di Roma a seguito del recente interrogatorio reso a piazzale Clodio dall’ex leader di An, che Giancarlo Fini ed Elisabetta Tulliani, titolari delle società offshore Printemps Ltd, Timara Ltd e Jayden Holding Ltd, resta convinta alla luce delle risultanze investigative che abbiano “messo a disposizione i conti correnti di tali società per ricevere ingenti somme di denaro dal conto corrente acceso presso la First Carribean International Bank e intestato alla Dawn Properties, riconducibile a Corallo con cui Fini aveva stretto intesa, e su cui era delegato ad operare in qualità di director Rudolf Baetsen, con la consapevolezza della provenienza delittuosa, consentendo la realizzazione del segmento finale del flusso di denaro tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia“. Il coinvolgimento di Fini nell’ inchiesta è legato infatti proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani.

Giancarlo Tulliani

I pm ritengono anche che Giancarlo Tulliani abbia ricevuto il 5 novembre 2015 sul proprio conto corrente presso la Caisse d’Epargne-Costa Azzurra, filiale francese di Beausoleil, un bonifico di 1,2 milioni di euro, disposto da uno studio notarile, in merito a una vendita immobiliare. E che, successivamente, da tale rapporto avrebbe trasferito sul proprio conto corrente italiano presso il Monte dei Paschi di Siena la somma di 140mila euro (l’11 novembre 2015), di 145mila (il 20 novembre) e 560mila (il 9 settembre 2016). Elisabetta Tulliani, dal canto suo avrebbe ricevuto sul conto corrente acceso presso Mps , tra il 24 novembre e il 10 dicembre 2015, 290mila euro e poi 449mila euro, bonificate in suo favore dal fratello, con la causale “‘prestito infruttifero”, sempre dal conto Mps di Giancarlo Tulliani che era alimentato esclusivamente, fin dalla sua apertura, dal conto Caisse d’Epargne.

I reati contestati agli indagati, secondo il gip Simonetta D’Alessandro che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare di dicembre 2016 “avrebbero connotato un’intera fase politica, toccando in profondità l’ordinamento economico dello Stato”. L’ “intesa” stretta da Gianfranco Fini con Francesco Corallo, il “re delle slot”,  accusato di non aver pagato allo Stato italiano 85 milioni di euro di tasse erariali, e il non essersi dissociato dalla posizione della compagna Elisabetta Tulliani , sta portando l’ex presidente della Camera verso un’aula di Tribunale.  Fini in una sua nota-stampa sostiene che “la richiesta degli inquirenti era prevedibile, ribadisco la mia innocenza e confermo piena fiducia nell’operato della magistratura”.

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