Renzi va in Procura di Firenze e le canta ai pm del caso Open: “Avete violato la Costituzione”

Renzi va in Procura di Firenze e  le canta ai pm del caso Open: “Avete violato la Costituzione”

Renzi ha postato un tweet in cui contesta le azioni dei pm: “Non ho violato la legge mentre i PM su Open hanno violato la Costituzione. Lo ha ufficializzato la Giunta in Senato ieri. E l’ho detto stamani ai PM Turco e Nastasi. Credo nella giustizia, quindi chiedo giustizia. A viso aperto come sempre“.

di REDAZIONE POLITICA

Il leader di Italia Viva, Matteo  Renzi  indagato dalla Procura fiorentina per finanziamento illecito ai partiti si è presentato questa mattina accompagnato dai suoi legali, Federico Bagattini Giandomenico Caiazza dinnanzi ai pm Antonino Nastasi e Luca Turco titolari dell’inchiesta sulla fondazione Open, alla presenza anche del procuratore capo Giuseppe Creazzo ormai prossimo alla pensione anticipata come ha richiesto al Ministero di Giustizia.

I legali di Renzi hanno depositato una memoria difensiva, secondo quanto previsto dalle norme di procedura all’esito della notifica della conclusione delle indagini. Ieri la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ha respinto la pregiudiziale presentata da Pietro Grasso (Leu) dopo la memoria del leader di Italia Viva che dimostrerebbe come i due pm di Firenze abbiano violato la Costituzione in fase di indagine. Colpa di una chat di Renzi agli atti sebbene fosse già senatore. I parlamentari M5s e Pd si sono astenuti, mostrando ancora una volta di essere sottomessi alle toghe e al peggior giustizialismo, come commenta l’ex premier: “Io non chiedo di evitare il processo. La Giunta riconosce un comportamento illegittimo e incostituzionale che dimostrerò in tutte le sedi. Spiace per un partito riformista e garantista come il Pd che oggi insegue M5s e i suoi adepti nel peggior populismo, quello giudiziario“. 

Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica

La Giunta per le immunità del Senato aveva dato infatti il via libera alla relazione della senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena che ha sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro i magistrati di Firenze sull’inchiesta relativa alla Fondazione Open. Secondo la relazione, i magistrati di Firenze avevano inserito nel fascicolo dell’inchiesta la chat con Vincenzo Manes del 3-4 giugno 2018 quando Matteo Renzi era già senatore. Quindi, secondo la parlamentare, i magistrati avrebbero dovuto chiedere prima una formale autorizzazione al Senato. Ora che c’è il via libera della Giunta, sarà chiesto all’Aula del Senato di votare sul conflitto di attribuzione che coinvolge il leader di Italia viva. Oggi in Giunta la relazione di Fiammetta Modena (Forza Italia) sull’inchiesta “Open” ha ottenuto 14 voti a favore, tra cui quelli della Lega e di Fratelli d’Italia. I voti contrari sono invece stati soltanto due: quello dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso e di Gregorio De Falco entrambi appartenenti al Gruppo misto. Tra gli astenuti ci sono invece 4 senatori del Pd e del M5s.

Renzi ha postato anche un tweet in cui contesta le azioni dei pm:Non ho violato la legge mentre i Pm su Open hanno violato la Costituzione. Lo ha ufficializzato la Giunta in Senato ieri. E l’ho detto stamani ai PM Turco e Nastasi. Credo nella giustizia, quindi chiedo giustizia. A viso aperto come sempre“.

Anche l’Anm ha scaricato i pm del caso Rossi.Non sono questioni di cui mi occupo“, ha dichiarato al quotidiano Il Giornale il presidente del sindacato delle toghe Giuseppe Santalucia, in relazione alle gravissime rivelazioni del colonnello dei Carabinieri Pasquale Aglieco di fronte alla commissione sul “caso Monte dei Paschi di Siena” , che ha raccontato un gravissimo inquinamento probatorio del Pm Nastasi (all’epoca in servizio alla Procura di Siena) nell’ufficio dal quale si sarebbe lanciato il 6 marzo 2013 Rossi il manager della comunicazione della banca, appena sfiorato dall’inchiesta sulla scalata Antonveneta.

Il colonnello Aglieco ha raccontato di un cestino rovesciato sulla scrivania di Rossi , fazzolettini sporchi di sangue spostati, la finestra da cui sarebbe precipitato chiusa, i suoi effetti personali come il telefonino toccati o mossi, presunti bigliettini d’addio che sembrano portati via dalla scena del crimine da uno dei pm, molto prima che la Scientifica potesse cristallizzare la scena del crimine. Tra i magistrati c’è chi legge questa mossa dell’Anm come una sorta di dispetto anche all’ex presidente Eugenio Albamonte, che nel 2017 proprio a Siena aveva convocato il congresso incentrato sulla “visibile perdita di credibilità della magistratura“. Un tema quanto mai profetico.

A quanto apprende l’Ansa, la Procura di Genova sarebbe pronta ad aprire un fascicolo per favoreggiamento, omissione d’atti d’ufficio e falso. Nel mirino i pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Nicola Marini.

La difesa di Matteo Renzi nell’atto depositato alla procura di Firenze, “contesta interamente in fatto e in diritto” la ricostruzione dell’imputazione provvisoria di finanziamento illecito ai partiti, “per essere la stessa fondata su premesse di fatto grossolanamente erronee e arbitrarie, e su manifeste violazioni delle guarentigie costituzionali poste a tutela della funzione parlamentare assolta dal Senatore Renzi”.   La memoria difensiva di Renzi, si conclude con la richiesta di archiviazione del procedimento. Tra le contestazioni dei legali mosse contro le ipotesi accusatorie, “il difetto della qualifica di ‘Direttore di fatto’ della Fondazione Open in capo al senatore  Renzi così come la assoluta inesistenza della cosiddetta ‘corrente renziana’, determinano il venir meno delle premesse fattuali, logiche e giuridiche che sostengono la imputazione provvisoria a carico del nostro assistito“.

In alternativa all’archiviazione del procedimento, i suoi legali Federico Bagattini e Giandomenico Caiazza, hanno richiesto di “espellere dal fascicolo ogni e qualsiasi corrispondenza indebitamente acquisita” dai magistrati “senza il rispetto dell’articolo 68 Costituzione”, “verificare quali spese asseritamente in favore del senatore Renzi siano state effettuate nel periodo compreso tra il febbraio e maggio 2017, nel quale Matteo Renzi, diversamente da quanto affermato nel capo di incolpazione, non ha rivestito la carica di Segretario Nazionale del Partito Democratico, traendone le doverose conseguenze in relazione alla formulata imputazione provvisoria“.

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