RENZI A TRAVAGLIO A OTTO&MEZZO (LA7): “IL MIO VITALIZIO E’ IL FATTO QUOTIDIANO”

RENZI A TRAVAGLIO A OTTO&MEZZO (LA7): “IL MIO VITALIZIO E’ IL FATTO QUOTIDIANO”

Il leader di Italia Viva ha rivendicato nuovamente l’operazione politica che ha portato Mario Draghi a sostituire Giuseppe Conte a Palazzo Chigi: “Io sull’etica politica posso fare una trasmissione ad hoc. La vera onestà é portare a casa i risultati. Quello che avrò lo diranno i cittadini e non i sondaggi. Con il 2% abbiamo fermato Salvini dal Papeete e mandato a casa Conte e fatto arrivare Draghi”.

di REDAZIONE POLITICA

Si è svolta in un clima tesissimo la registrazione della puntata del programma “Otto e Mezzo”, su La7. Protagonisti Matteo Renzi, Marco Travaglio, Massimo Giannini, oltre naturalmente alla conduttrice Lilli Gruber. Molta attesa soprattutto per il duello mediatico fra il leader di Italia Viva Renzi e Travaglio direttore del Fatto Quotidiano che parte subito attaccando leggendo la mail del 2017 inviata dal giornalista Fabrizio Rondolino a Matteo Renzi, in cui presentava “un primo appunto sulla struttura di propaganda antigrillina” chiamato a “distruggere la reputazione e l’immagine pubblica di Grillo, Di Maio, di Battista, Raggi, Casaleggio, Travaglio e Scanzi”. Cioè contro M5S e Il Fatto quotidiano

Renzi replica dicendo che non è stato dato alcun seguito a quel progetto definendolo “una ipotesi di scuola” anche perché “per distruggere il Movimento 5 stelle è bastato farli governare, per distruggere il Fatto basta il pregiudicato Marco Travaglio” aggiungendo “Io non ho risposto per mail ma ho detto di no alla proposta di Rondolino perché noi siamo diversi dal Fatto quotidiano”. Ma non solo: “Io non voglio la fine del Fatto quotidiano perché è un vitalizio per me e per la mia famiglia. Il gettone che Travaglio prende qui poi lo passa alla mia famiglia”. 

Marco Travaglio si è difeso sostenendo che Io ho ricevuto una multa di mille euro per aver detto una mia opinione, Renzi confonde i reati di opinioni, che sono un incidente del mestiere per un giornalista, con i reati di affari che lo riguardano”. aggiungendo: “Immaginate se questa mail fosse uscita dall’indirizzo di Casaleggio, il senatore qui presente starebbe strepitando, chiedendo dimissioni di massa”. Travaglio ha dimenticato di essere stato condannato per la seconda volta per diffamazione nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi e al risarcimento di 50 mila euro. È la seconda condanna per questo reato in meno di un mese per il direttore de il Fatto Quotidiano sul caso Consip. La prima, di 95 mila euro, riguardava articoli pubblicati sul suo giornale.

Inoltre Travaglio ha dimenticato la terza vittoria di fila di Tiziano Renzi papà di Matteo contro chi ha scritto falsità su di lui a proposito del caso Consip. Il “segugio” del Fatto Marco Lillo vicedirettore e firma di punta della cronaca giudiziaria, autore di pagine (e libri) sui presunti affari sporchi di babbo Renzi e della sua famiglia, ha dovuto pagare 30mila euro più spese legali, a seguito della condanna del tribunale di Firenze depositata il 15 ottobre, a pagare il papà del leader di Iv.

Ma è stato solo il calcio d’avvio della puntata-partita fra Renzi e Travaglio. Il senatore Renzi parla dell’inchiesta Open definendola “un hackeraggio di Stato”, perché “hanno preso il telefonino di centinaia di persone. Hanno preso illegalmente il mio conto corrente e lo hanno spiattellato in prima pagina. Ma la verità è che a Travaglio rode perché ho mandato a casa Giuseppe Conte. È per questo che c’è questa campagna di odio contro di me”. Sul conflitto di interessi Renzi risponde per le sue attività – “Io prendo soldi per l’attività di conferenziere e pago le tasse regolarmente in Italia” – e alle accuse di conflitto di interessi che gli ha rivolto Giuseppe Conte sul caso Autostrade/Benetton – ha risposto: “Tutti i miei voti sono pubblici, sfido a dire che un mio voto in Senato sia in conflitto di interessi”

Ma Travaglio era in buona compagnia...anche all’ editore (Gruppo GEDI, leggasi famiglia Agnelli) del giornalista Massimo Giannini direttore del quotidiano torinese LA STAMPA, è toccato pagare per non essere condannato da una querela di Marco Carrai, amico e collaboratore di Matteo Renzi.

Il leader di Italia Viva ha rivendicato nuovamente l’operazione politica che ha portato Mario Draghi a sostituire Giuseppe Conte a Palazzo Chigi: “Io sull’etica politica posso fare una trasmissione ad hoc. La vera onestà é portare a casa i risultati. Quello che avrò lo diranno i cittadini e non i sondaggi. Con il 2% abbiamo fermato Salvini dal Papeete e mandato a casa Conte e fatto arrivare Draghi”.

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