Regionali in Emilia Bonaccini batte Borgonzoni. In Calabria vittoria della destra. Crollo del M5S

Regionali in Emilia Bonaccini batte Borgonzoni. In Calabria vittoria della destra. Crollo del M5S

A scrutinio dei seggi quasi concluso, il candidato del centrosinistra è oltre il 51 per cento in Emilia . Netto l’incremento dell’affluenza: il 67 per cento, 30 punti più delle precedenti regionali. il voto sconfessa la terza via voluta dal M5S e sostenuta da Luigi Di Maio.

ROMA – Un risultato molto atteso, quello in Emilia-Romagna, dal quale molti facevano dipendere la sopravvivenza stessa del governo. Dopo settimane di testa a testa nei sondaggi, la vittoria di Bonaccini è arrivata grazie anche a un’affluenza record . Sia in Emilia-Romagna che in Calabria crolla  il Movimento 5Stelle, viene schiacciato in una logica bipolare.

Alle Europee di sette mesi fa proprio  con la stessa partecipazione al voto il centrodestra  vinse di 7 punti, con la Lega primo partito. Sette mesi dopo invece perde, sempre di sette punti e il Pd in Emilia Romagna torna ad essere  il primo partito. Questa la prima, vera, “sconfitta” politica di Salvini che vede interrompersi la marcia trionfale degli ultimi 20 mesi, con la conquista di otto regioni, sempre trainata dalla Lega: Molise, Friuli, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte, Umbria. Un risultato che sicuramente farà riflettere meglio il leader leghista in vista delle prossime elezioni Regionali in primavera.

Va riconosciuto e ricordato che  per la prima volta, è stata una sfida autentica nella quale spicca il dato dell’affluenza: un’inversione di tendenza significativa, originata verosimilmente dalla posta in gioco e dalla polarizzazione della sfida con riflessi nazionali.

Infatti anche nel voto calabrese, vittoria annunciata per il centrodestra, si assiste ad una novità: la Lega cala di quasi dieci punti rispetto alle Europee ed è il terzo partito dopo Pd e Fratelli d’Italia. L’altro elemento politico, da evidenziare, è la catastrofe elettorale dei Cinque stelle, al 3,5% in Emilia dove sono nati e al 7% in Calabria, dove alle Politiche incassarono un vero plebiscito e alle Europee di qualche mese fa raggiunsero il 26 per centro.

I RISULTATI IN EMILIA ROMAGNA

Il candidato governatore del centrosinistra Stefano Bonaccini è stato riconfermato presidente. Netto il vantaggio sulla leghista Lucia Borgonzoni. Terzo, staccato, il 5Stelle Simone Benini. Quando sono state scrutinate 4.433 sezioni su 4.520, Bonaccini è al 51,4 per cento contro il 43,7 della sua principale avversaria. Quindi, la Borgonzoni prende meno voti della coalizione, Bonaccini il contrario.

Sotto il mezzo punto gli altri candidati: Domenico Battaglia (Movimento 3v) 0,5%, Laura Bergamini (Partito Comunista) 0,4%), Marta Collot (Potere al Popolo) 0,3%, Stefano Lugli (Altra Emilia-Romagna) 0,2%.

La coalizione di centrosinistra arriva al 48 per cento , quindi meno dei voti del presidente, che evidentemente ha tratto vantaggio dal voto disgiunto previsto dalla legge elettorale in Emilia Romagna. Le liste di destra invece insieme arrivano al 45,4.

Il Pd in Emilia torna primo partito con il 34,6 per cento: un primato che gli era stato sottratto dalla Lega alle Europee e dai 5Stelle alle Politiche del 2018. Segue la Lega con il 31,9. E Fratelli d’Italia con l‘8,6. La lista Bonaccini presidente ha il 5,7 per cento. I 5Stelle crollano al 4,7 per cento (avevano oltre il 27 per cento alle politiche). Molto male va il loro candidato: Simone Benini (3,4), che non entra in consiglio regionale perché non ha preso voti sufficienti nella sua circoscrizione. Segno che una parte degli elettori grillini ha preferito il voto disgiunto.  Ancora peggio Forza Italia, che si ferma al 2,59. A Bibbiano il Partito Democratico supera il 40 per cento.

I RISULTATI IN CALABRIA

Netta invece l’affermazione della destra in Calabria, che ottiene un trionfo con la vittoria di Jole Santelli (Forza Italia) , che quando sono state scrutinate 1.973 sezioni su 2.420 ha superato oltre il 55 per cento .  Quando sono state scrutinate 1.853 sezioni su 2.420, la forzista Jole Santelli è al 55,9 per cento, mentre il candidato del centrosinistra Pippo Callipo si ferma al 30,1; Francesco Aiello (Movimento 5 Stelle) è al 7,4% mentre il candidato indipendente Carlo Tansi è al 6,3.

Il Movimento 5Stelle si era presentato alleato con una lista civica e poichè  la soglia di sbarramento per le coalizioni è previsto all’8 per cento rischiano conseguentemente di non entrare in Consiglio. Anche qui il Pd, come in Emilia-Romagna, è il primo partito con il 16,3 per cento. Segue la Lega al 12,1. Forza Italia è all’12,8 per cento, con un testa a testa interno alla coalizione. Fratelli d’Italia all’11,2. I 5Stelle, che qui erano alleati con una lista civica, sono al 6,2 per cento.

Tredici regioni azzurre, sei rosse: 13 al centrodestra, 6 al centrosinistra. È la nuova mappa delle Regioni disegnata dalla ultima tornata elettorale. Nel 2014 ben 16 Regioni italiane erano amministrate dal centrosinistra e soltanto 3 dal centrodestra. Nel 2019 il rapporto di forze si era ribaltato: l’ultimo voto, prima di quello in Emilia-Romagna e Calabria, era stato in Umbria e aveva assegnato la vittoria al centrodestra di Donatella Tesei.

Con ques’ultima tornata elettorale e il “pareggio” tra centrodestra e centrosinistra le proporzioni restano invariate. Nel 2020, a maggio o a giugno, andranno votare altre 6 Regioni: Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria.

LE REAZIONI

Matteo Salvini  che ha tentato la spallata al Governo ed aveva fatto del voto in Emilia Romagna quasi un referendum sul suo futuro politico ha provato a minimizzare la sconfitta personale., scuro in viso, gli occhi sono lucidi. La “botta” è di quelle che non si scordano. “Grazie a chi si è preso la briga di andare al seggio. Sono contento e mi prendo il merito per aver coinvolto tante persone“, ha detto già a mezzanotte dal comitato elettorale della Borgonzoni nella periferia di Bologna, nella sala stampa dello Zanhotel,  quando la prima proiezione che dava la candidata del centrodestra, indietro di dieci punti.

La conferenza stampa di Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni

Ci ho messo sangue e anima. Per la prima volta dopo 70 anni c’è stata una partita, ha aggiunto in una sala stampa stracolma di giornalisti, ma senza un “colonnello” della Lega al suo fianco, e senza Lucia Borgonzoni che, secondo molti, sarebbe stata l’anello debole di questa campagna elettorale. Non a caso la lista della candidata governatrice si è fermata all′1,6 per cento. Salvini ja sottolineato che “il M5S è scomparso in Emilia Romagna e Calabria. Due regioni nelle quali è nato. Nella vita si vince e si perde e quindi se vinco sono felice, se perdo sono ugualmente felice anzi lavoro il doppio, visto che qualcuno da’ la Lega per morta da 20 anni, deve aspettare almeno i prossimi 20 anni per vedermi stufo e stanco”. 

Il segretario Pd Nicola Zingaretti parlando con i giornalisti, ha detto: “Il primo tema ora è mettere in campo tutte le azioni per far ripartire l’Italia. Dall’Emilia Romagna è arrivato un segnale: Salvini sa raccontare i problemi ma non li sa risolvere e il popolo ha reagito. Salvini ha perso e il governo è rafforzato. Spero che i 5Stelle decidano da che parte stare“.

L’ analisi post-voto

Il Governo va avanti anche la spinta che arriva dalle urne, inevitabilmente, apre una fase nuova, sin dalla prossima verifica ribaltando il rapporto tra Pd e Movimento Cinque stelle. Il risultato dei due partiti rende piuttosto inaffidabile una legge elettorale proporzionale pensata e costruita in omaggio alle alchimie di governo. Un risultato che fa precipitare, inevitabilmente, il confronto interno al Movimento. “M5s scompare: a Roma cambierà qualcosa“, osserva Salvini riferendosi agli equilibri nel Governo e nella maggioranza

Una legge che a questo punto, diventa un inspiegabile vincolo che favorisce il potere di veto dei piccoli partiti, tra i quali adesso bisogna classificare il Movimento Cinque Stelle. Il problema principale è che la vera verifica è sulla “natura” dell’alleanza di governo. Non a caso nella nottata il vicesegretario Andrea Orlando intervistato dai microfoni de La7 con una certa franchezza ha mandato un messaggio forte e chiaro: “I Cinque stelle devono decidere se continuare sulla linea che ha portato avanti fin qui Di Maio o fare qualcosa di diverso su un campo progressista”.

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