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22 Maggio 2022 09:01
22 Maggio 2022 09:01

Prodi: “I social hanno allargato il concetto di bar”

Forum internazionale di Eastwest sulle sfide digitali a Napoli. Esperti e analisti concordano: “Europa troppo concentrata su se stessa, rischia di perdere il confronto con i giganti asiatici”

di Toni Cardini

ROMA –  I due estremi non si toccano, anzi si respingono. “La bellezza della Terra è una rivoluzione divina. Il digitale non è solo un mezzo, è un principio, un discorso che domina tutto. Io non ho cellulare, non ho wi-fi, non parlo su WhatsApp ma parlo con gli alberi, con gli uccellini. Stiamo lasciando l’ordinamento terreno per l’ordinamento digitale. Ma io resto su quello terreno, perché ho scelto di essere felice”, dice Byung-Chul Han, filosofo, teorico della cultura, professore all’Università delle Arti di Berlino. Gli risponde Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla Bocconi del dipartimento Management e Tecnologia nonché collaboratore di Economist, Time, Wall Street Journal, Financial Times, New York Times e Sole 24 Ore: “I filosofi ci servono non per parlare con gli alberi ma per scrivere le regole etiche per i robot perché fra tre o quattro anni avremo tanti robot quanti smartphone. Chi non usa Internet avvelena anche te, digli di smettere”,

Al forum organizzato dalla rivista di geopolitica Eastwest , diretta da Giuseppe Scognamiglio, vice president di Unicredit per gli Affari Istituzionali e già consigliere diplomatico di Piero Fassino, di Enrico Letta e di Renato Ruggiero, le sfide del mondo digitale erano al centro del dibattito moderato dalla giornalista Myrta Merlino. Nel bellissimo polo tecnologico dell’Università Federico II di Napoli, a San Giovanni a Teduccio, tra i due estremi rappresentati dal “luddista” Byung-Chul Han e il suo opposto Carnevale Maffè, c’è stato spazio per i molti relatori – tutti di livello – che hanno spaziato dai pericoli del web alle regole che dovrebbero darsi gli Stati sovrani, dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale alle nuove frontiere delle banche biometriche.

C’era Romano Prodi, amico di vecchia data di Giuseppe Scognamiglio e membro del comitato scientifico di Eastwest (di cui fanno parte tra gli altri Emma Bonino, Javier Solana, Joschka Fischer, Giuliano Amato, Enrico Letta, Pier Carlo Padoan, Paola Severino tanto per dare un’idea della forza di questo think tank): “Internet ha cambiato i rapporti di forza politici – dice Prodi – oggi gli Stati rischiano una lotta impari contro le grandi compagnie, siano esse Apple, Google, Alibaba. Queste oggi sono le caravelle che vanno alla scoperta del nuovo mondo, sono caravelle americane e cinesi e purtroppo gli europei non ci sono.

“La rete ha allargato il concetto delle chiacchiere da bar, lo ha reso universale – ha aggiunto Prodi – Ma attenti, anche al bar ci sono i leader, quelli che bevono di più, quelli che raccontano più storie, quelli più bravi a carte. Il rischio è la semplificazione eccessiva. Mi hanno criticato per le 280 pagine del mio programma elettorale, ma riassumere tutto in un post di poche righe non si poteva e allora si rischia che la semplificazione diventi una delle prossime tragedie dell’umanità. Perché la semplificazione eccessiva, come la complicazione, distorce la verità”.

C’era lo svedese Carl Bildt, un altro ex primo ministro come Prodi, che oggi è presidente della Global Commission Internet Governance: “Ci sono voluti quasi tre secoli per completare la rivoluzione industriale e in soli 30 anni Internet è diventata la infrastruttura più potente del pianeta. La rivoluzione digitale è in atto e nulla potrà fermarla. Per la prima volta la stragrande maggioranza dei giovani sarà connessa e la differenza non sarà più la geografia o il ceto sociale di provenienza ma solo l’appartenenza generazionale. Mi chiedete se si possono superare le censure sulla rete? La Cina ha l’Internet più grande del mondo ma sono anche quelli che lo prendono più sul serio. Lo vedono come una enorme opportunità economica ma anche come una grande minaccia della stabilità politica. Non a caso lì hanno ancora il Partito Comunista. Anche ai russi e agli iraniani piacerebbe molto controllare Internet così come in tutti i regimi che hanno più di qualche problema con la democrazia”

Su Internet c’è di tuttoha aggiunto Bildt –  le idee, i sentimenti. Così è la società e c’è anche lì il conflitto tra idee giuste e sbagliate, tra sentimenti buoni e cattivi. Ma quando incontro i giovani trovo che siano molto più informati di come eravamo noi a vent’anni. Questo vuol dire che la base delle informazioni è migliore. Ai miei tempi la paura era che i ragazzi stessero fermi imbambolati a guardare la TV. Oggi, almeno, c’è attività, interazione, stimolazione. Sì, i ragazzi di oggi sono più vivi e informati grazie a Internet”.

I tre panel di discussione (“L’accesso a Internet come diritto umano”, “Algoritmi e democrazia”, “Digitalizzazione: nuovi modelli di business e capitale umano”) hanno coinvolto – oltre ai relatori già citati – esperti del calibro di Roberto Viola, Direttore Generale DG Connect della Commissione Europea in collegamento da Bruxelles, Stephen Brobst, Chief Technology Officer di Teradata Corporation ed è stato posizionato da ExecRank al 4° posto su 15mila CTO americani, Josef Janning direttore European Council on Foreign Relations di Berlino, Francesca Rossi ricercatore presso il Centro di Ricerca IBM T.J. Watson, l’onorevole del PD Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera, Peregrine Brown Head of Clients Projects di Cambridge Analytica, Ignazio Rocco di Torrepadula, AD di Credimi spa, Rosanna Romano della direzione Turismo e Cultura della Regione Campania e Reuben Abraham Ceo e Senior Fellow Institute IDCF di Mumbai.

Proprio l’intervento di Abraham è stato molto apprezzato. Abraham, nel 2012, è stato inserito dalla rivista Wired nella sua speciale smart list delle 50 persone che cambieranno il mondo: “Anche se voi europei non ne sapete niente – perché il vostro orizzonte è il vostro ombelico – in India è già pronta una piattaforma che contiene i dati biometrici di 1 miliardo e 800 milioni di persone. Per loro, anche nel più remoto villaggio, non servirà più né bancomat né carta di credito. Un signore entrerà in un supermercato, il cassiere accederà ai suoi dati biometrici e lui pagherà direttamente sulla base di quei dati”.

Addio contanti, addio bancomat, addio tutto. Basterà uno sguardo o un polpastrello su uno scanner. E’ il nuovo mondo, bellezza. E tu non ci puoi far niente.

*articolo tratto dal quotidiano LA STAMPA

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