Popolare di Bari: “Decidevano tutto loro”. L’ex amico Fusillo accusa la famiglia Iacobini

Popolare di Bari: “Decidevano tutto loro”. L’ex amico Fusillo accusa la famiglia Iacobini

L’imprenditore Vito Fusillo avrebbe falsificato i bilanci di Maiora nel 2015 e 2016 iscrivendo crediti inesigibili per oltre 60 milioni di euro ed “occultando le perdite” . Nell’ordinanza della Gip del Tribunale di Bari bilanci falsi vengono definiti “autentiche pietre di scandalo ” . Infatti nella memoria difensiva è Fusillo stesso ad ammettere che i bilanci delle sue società non sono stati compilati correttamente e confessando di “avere posto in essere una fitta serie di finanziamenti infragruppo, utilizzando finanziamenti ottenuti da una società per ripianare le perdite di altre ” tutto ciò sempre ” d’intesa con gli amministratori della Banca Popolare di Bari ” che è sempre stato lo “storico partner finanziario” del gruppo Fusillo.

La Gip del Tribunale di Bari Luigia Lambriola nel suo provvedimento definisce Vito Fusillo, da sempre dominus incontrastato nella gestione delle imprese di famiglia ” e ” l’assoluto ideatore delle operazioni finanziarie “ , che hanno portato in un decennio al crac di alcune delle società del suo impero, l’omonimo gruppo imprenditoriale di Noci. Fusillo ha collaborato con la Procura di Bari, difendendo suo figlio Giacomo, scaricando la gran parte delle responsabilità sugli ex top management dell’ istituto di credito barese.

L’ ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, Giorgio Papa, ascoltato dagli inquirenti come indagato in procedimento connesso nel novembre 2019, ha rivelato non pochi particolari rilevanti dei rapporti intercorsi fra Vito Fusillo e Marco Jacobini; ” Vito Fusillo era amico del presidente Marco Jacobini da trent’anni, i due si vedevano spesso e Jacobini fidava a tal punto che i tre immobili in cui lavorava la banca (via Cavour angolo via Piccinni, via Melo e via Cairoli) erano stati acquistati o ristrutturati da Fusillo

l’imprenditore Vito Fusillo

Fusillo ha ammesso le proprie colpe soltanto in parte, ammettendo di aver “taroccato” i bilanci delle società attività questa che gli è costata una misura interdittiva di 12 mesi invece dell’ arresto, che invece è toccato a suo figlio Giacomo, ad altri imprenditori e agli ex amministratori della Popolare di Bari, ritenuti suoi complici.

Vito Fusillo è stato interrogato due volte, il 2 luglio e il 21 luglio 2020, e successivamente ha anche depositato lo scorso 31 agosto una memoria difensiva negli uffici della Procura di Bari. “La versione resa dall’indagato non vale a scalfire il grave quadro indiziario a suo carico” scrive la gip Lambriola nell’ordinanza, dando atto del suo atteggiamento “collaborativo”, mettendo però in evidenza che le sue dichiarazioni sono state “soltanto parzialmente ammissive degli addebiti ” , prevalentemente “tendenti a sminuire la portata dei reati, elidere qualsivoglia coinvolgimento del figlio e ad attribuire un ruolo di rilievo ai vertici dell’istituto bancario, nonché ad aggravare la posizione degli altri imprenditori coinvolti“.

Marco Jacobini

Fusillo ha insistito in particolare sulla “etero- direzione” da parte degli ex vertici della banca, compreso il suo amico trentennale Marco Jacobini, di molte operazioni finanziarie del gruppo, evidenziando ” il ruolo deterministico ” rispetto alla reale effettiva gestione dell’attività operativa delle proprie società, e segnalato inoltre l’esistenza di “un forte interessamento degli esponenti bancari a erogare nuova finanza in merito all’accordo di ristrutturazione “.

Nel suo provvedimento la gip Lambriola sintetizza questa forma di sostegno riferendo il contenuto delle dichiarazioni da parte dell’indagato che sono state rese nei mesi scorsi, che è venuto meno pochi giorni prima della presentazione del piano e che ha determinato il fallimento di Fimco e Maiora.

L’imprenditore Vito Fusillo avrebbe falsificato i bilanci di Maiora nel 2015 e 2016 iscrivendo crediti inesigibili per oltre 60 milioni di euro ed “occultando le perdite” . Nell’ordinanza della Gip del Tribunale di Bari bilanci falsi vengono definiti “autentiche pietre di scandalo ” . Infatti nella memoria difensiva è Fusillo stesso ad ammettere che i bilanci delle sue società non sono stati compilati correttamente e confessando di “avere posto in essere una fitta serie di finanziamenti infragruppo, utilizzando finanziamenti ottenuti da una società per ripianare le perdite di altre ” tutto ciò sempre ” d’intesa con gli amministratori della Banca Popolare di Bari ” che è sempre stato lo “storico partner finanziario” del gruppo Fusillo.

Gli inquirenti negli atti evidenziano la distrazione dei patrimoni nelle società del gruppo Fusillo, che in un decennio, avrebbero generato la “progressiva edificazione di quella che possiamo apostrofare come una gigantesca casa del debito ” spiegando che sarebbe stata “costruita attraverso una miriade di sospette operazioni straordinarie intercompany, quasi sempre artificiosamente sorrette da perizie di comodo, redatte da professionisti compiacenti, nonché fraudolente segregazioni patrimoniali funzionali al continuo drenaggio di liquidità, sotto il cui peso, in realtà da anni ormai insostenibile, si disgregavano le fondamenta” dei gruppi Fimco e Maiora, fallite entrambe nel settembre 2019 “lasciando sul campo qualcosa come 430 milioni di euro di debiti consolidati, di cui oltre 78 milioni di pendenze accertate nei confronti del fisco e degli enti pubblici previdenziali“.

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