Pasquale Casillo l’ex “patron” del Foggia Calcio ci ha lasciato

Pasquale Casillo l’ex “patron” del Foggia Calcio ci ha lasciato

L’ex ‘Re del Grano’ Pasquale Casillo è deceduto nella notte presso l’ospedale di Lucera. E’ stato presidente del Foggia Calcio di Zemanlandia aveva 71 anni. Agli inizi dei Novanta Casillo era stato eletto presidente dell’Associazione degli Industriali di Foggia città che aveva scelto per i suoi affari e dove si era affermato tanto da guadagnarsi tra gli Ottanta e i Novanta l’ indiscusso titolo di “re del Grano”.

di ANTONELLO de GENNARO

Si è spento la scorsa notte Paquale Casillo, imprenditore di San Giuseppe Vesuviano, aveva 71 anni, ex presidente della squadra di calcio del Foggia guidato da mister Zeman prima e del ritorno del boemo alla guida dei rossoneri dopo in Lega Pro, pare fosse malato da tempo di tumore. Il ‘Re del Grano‘, così era stato soprannominato, si è spento nella notte presso l’ospedale di Lucera.

Con la sua scomparsa perdo un vero amico con il quale ho condiviso serate indimenticabili romane trascorse insieme al “Tartarughino” di Roma, un ristorante piano-bar luogo di ritrovo “ristretto” della Capitale, una sorta di “club” dell’Italia che contava durante la 1a Repubblica. Quante risate ci siamo fatti insieme a Renato Altissimo, Gianni de Michelis, Ninì Romanazzi (l’indimenticabile editore della Gazzetta del Mezzogiorno e presidente della Fiera del Levante), il costruttore Franco Caltagirone, e tanti alti.

Agli inizi dei Novanta Casillo era stato eletto presidente dell’Associazione degli Industriali di Foggia città che aveva scelto per i suoi affari e dove si era affermato tanto da guadagnarsi tra gli Ottanta e i Novanta l’ indiscusso titolo di “re del Grano”.

Il 21 aprile del 1994 Casillo venne arrestato. «Don Pasquale», così era soprannominato, aveva 46 anni e il suo Foggia stava lottando per entrare in Coppa Uefa; mancavano due partite alla fine del campionato e grande era l’attesa nel capoluogo pugliese. Il fatturato del gruppo di Casillo era, alla data dell’arresto, di 2.300 miliardi di vecchie lire, una cifra considerevole che lo metteva tra i più importanti gruppi industriali del nostro Paese.

Un arresto vergognoso di fronte ai familiari, davanti all’ unico figlio Gennaro di 9 anni, per il quale stravedeva, con un’accusa infamante a suo carico: il famigerato articolo 110-416 bis (concorso esterno in associazione di stampo mafioso). L’inchiesta partì dalle rivelazioni di Pasquale Galasso, un “pentito” della camorra affiliato con Carmine Alfieri, che aveva raccontato di presunte collusioni tra Casillo e la criminalità organizzata.

Fu una mazzata pesante e spaventosa quella che si abbatté sulla famiglia Casillo che non ebbe semplicemente una deriva legata ad una giustizia penale ma anche civile. Immediatamente e automaticamente la solita “magistratura” manettara, mise sotto sequestro tutte le società di tutto il gruppo che faceva riferimento a Pasquale Casillo. Venne nominato un nuovo amministratore giudiziario il quale non aveva, come i fatti hanno dimostrato, alcune volontà, capacità ma neanche l’idea di salvare il gruppo.

Dell”incapacità di quell’amministratore giudiziario vi è ampia traccia. I libri societari della capogruppo «Casillo Grani SNC» finirono in tribunale su richiesta del Banco di Napoli, nonostante alcune delle primarie banche Italiane avessero proposto un finanziamento ponte di 100 miliardi di lire che vennero rifiutate dal neo amministratore giudiziario.

Casillo rimase in carcere quasi un anno, undici mesi, dichiarandosi innocente e chiedendo, nel 1994, di essere processato immediatamente. Ma purtroppo questa richiesta legittima non venne accolta e, “Don Pasquale“, subì una serie lunghissima di rinvii legati alla difficoltà nel determinare la competenza del tribunale di riferimento. Infatti si passò dal Tribunale di Napoli a quello di Bari per poi finire a Roma ed infine individuare il tribunale di competenza nel tribunale di Nola, in provincia di Napoli.

La vicenda penale di Pasquale Casillo s’incrocia fatalmente sia con la propria vita privata e familiare che con la vicenda legata al fallimento delle sue società gestite da un amministratore giudiziario che si poneva soltanto il problema di vendere ciò chela famiglia Casillo aveva costruito in una vita.

La rinuncia del finanziamento ponte nel maggio del 1994 già deliberato dall’Abi è la palese conferma della mancanza di volontà di salvare le aziende da parte del nuovo gestore giudiziario ; aziende che avevano, nell’ultimo bilancio un fatturato di 2.300 miliardi di vecchie lire contro un debito di 400 miliardi.

Casillo era a capo di un vero e proprio impero economico impegnato in molteplici campi dell’imprenditoria nazionale; dal commercio allo stoccaggio del grano, dai trasporti navali al mondo del calcio a diverse partecipazioni in istituti di credito come la Banca Mediterranea e la Cassa di Risparmio di Puglia.

Sono stati necessari ben 13 anni per arrivare al 16 febbraio del 2007 quando Pasquale Casillo venne assolto «per non aver commesso il fatto». Ma l’imprenditore campano non vede finire i propri guai con la giustizia, questa volta civile. Infatti pur assolto dall’accusa dell’infamante articolo 110-416 bis e quindi dall’accusa di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, per l’imprenditore campano rimase, anche dopo oltre 20 anni dopo l’arresto l’impossibilità di recuperare le proprie aziende che sono ancora sotto tutela di un amministratore giudiziario.

In una sua lettera inviata a Massimiliano Nardella, un giornalista foggiano, Pasquale Casillo aveva recentemente affidato un suo sfogo, in cui scriveva tante sacrosante verità:

Sono l’ex Patron del Foggia Calcio, per intendere quello della seria A con Rambaudi, Signori, Baiano, Kolivanov, Shalivomv, Di Biagio etc. etc.; sono l’ex Re del Grano, proprietario di 52 aziende tutte miseramente annientate da una campagna di odio e diffamazione che portò al mio arresto e alla mia assoluzione dopo 14 di causa; le mie società sono fallite non per mala gestio ma per la chirurgica operazione di delegittimazione posta in atto da schegge impazzite rappresentati da falsi pentiti manipolati da alcuni magistrati (per fortuna pochi, considerato che la gran parte dei essi è gente per bene) politicamente indirizzati a danzare sul mio cadavere“.

Parole pesanti, crude, tristi, ma vere, che devono farci riflettere su come una certa “malagiustizia” può distruggere la vita di una persona, e condizionare l’economia di un territorio, lo sviluppo di un territorio, la fiducia verso il futuro della comunità che ci vive.

PASQUALE CASILLO E ZEMAN

Una lettera fiume-testamento scritta di impeto, con il cuore, come era nel carattere di Don Pasquale come tutti amavamo (me compreso) chiamarlo, nella quale precisava di essere tornato a Foggia da uomo libero e da persona dal certificato penale immacolato:

Ho ripreso a sognare una programmazione per il futuro del Foggia Calcio che non passasse dalle spese folli e che non potesse prescindere da uno stadio e da un settore giovanile fucina di campioni del domani. Ho sognato di ritornare ma la forza non era più la stessa. Ho chiamato al mio fianco i miei ex amici, ossia quelli che un tempo fecero conoscere Foggia fino a Madrid e a giocare con il Real. Ho sognato, è vero. Quando sei innamorato non puoi ragionare che con il cuore. Il cuore mi disse di ricomprare il Foggia Calcio nel 2010 dagli imprenditori che lo vendettero con passività di oltre un milione e mezzo di euro e con la promessa delle sponsorizzazioni finalizzate all’accollo della metà della debitoria.”

Lo comprai con uno stadio non adeguato alla serie C, con una capienza di meno di 3.000 spettatori e con un manto erboso reduce da un concerto che costrinse la squadra a giocare in trasferta le prime tre partite di campionato. Lo comprai tra mille problemi economici e sull’orlo della mancata iscrizione; lo comprai per l’amore che ancora nutro nei confronti di quei colori. Con me ritornarono Zeman Pavone e Altamura. Ognuno di loro ci mise del suo. Onore e tutti e tre. Con loro arrivarono , tra gli altri, Insigne, Laribi, Sau, Regini, Romagnoli, Salamon, e tanti altri campioni che ancora militano in serie A e in Nazionale. Mai scelta più oculata fu fatta e mai i conti di quella società, a parte i debiti pregressi, non consentirono al Foggia la certificazione della COVISOC“.

E continuava: “il mio Foggia fallì per meno di centomila euro. Il mio Foggia subi torti arbitrali, torti amministrativi con il peggior nemico rappresentato dal Comune di Foggia; torti giudiziari. Nessun imprenditore che fino a ieri è corso al capezzale del Foggia con una mano dentro il portafoglio e una sul portafoglio per timore che i soldi uscissero realmente, mi aiutò a superare la china e a partecipare al completamento della fidejussione“.“

Recentemente Pasquale Casillo aveva spiegato anche le ragioni del suo addio alla Foggia rossonera, città che aveva scelto per continuare a vivere: “Fui costretto a abdicare anche a causa di coloro che fomentarono la folla e organizzarono manifestazioni e cortei di piazza per allontanarmi” con un chiaro riferimento è alla manifestazione di piazza Cavour del maggio 2012 quando circa 500 tifosi chiesero la sua testa: “Casillo vattene!““. La sua storia in realtà adesso dovrebbe fare riflettere molte persone, sopratutto quelle che gli avevano voltato le spalle, e che oggi non meritano neanche di essere citate

Adesso Don Pasquale ci ha lasciato, è volato in cielo, lasciando in noi, ed in me in particolare un vuoto interiore, la consapevolezza di aver perso una persona per bene, un grande imprenditore, ma sopratutto un vero amico sincero dal cuore grande e dal sorriso buono.

Pasquale Casillo ci mancherà non poco. La vergogna di averlo distrutto senza ragione e motivo resterà sulle spalle di qualche magistrato “superficiale” per non dire altro. Nel suo caso non è bastato avere giustizia, su una giustizia ingiusta.

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