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16 Aprile 2024 20:05
16 Aprile 2024 20:05

Parla il finanziere Striano, l’uomo dei dossier della Direzione Nazionale Antimafia | 1a puntata

Chi conosce Striano, cinquantanovenne di origini campane, sa che in queste ore l'ufficiale, dopo una comprensibile fase tdii abbattimento, sta raccogliendo idee ed energie per passare al contrattacco. C'è chi assicura che non veda l'ora di andare in Tribunale a far valere le proprie ragioni.
di Giacomo Amadori e Francois De Tonquèdec

E’ l’uomo del momento. Tutta la classe politica lo ha già etichettato come attentatore numero uno della privacy dei potenti. Per qualcuno è diventato il prototipo dello spione, una specie di Gerd Wiesler, nome in codice Hgwxx/7, il capitano della Repubblica democratica tedesca comunista raccontato nel film “Le vite degli altri“. I suoi difensori fanno, invece, notare che non è mai andato a caccia di gossip, di amanti o vizi proivati dei governanti o dei vip e ha solo la colpa di aver cercato di capire perchè un ministro fosse socio di personaggi chiacchierati e le sue società fossero guidate da rumeni prestanome (sino a pochi giorni dalla nomina).

Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha indicato il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano come l’autore delle ricerche dai “numeri mostruosi e inquitenti”. Una descrizione che ha fatto sobbalzare sulle sedie politici di ogni schieramento. Sono diventati tutti “dossierati”. Ma a ben leggere i pochi atti disponibili sulla vicenda si scopre che a volte le ricerche del finanziere arrivavano dopo la lettura dei giornali. Da parte sua o da parte dei suoi diretti superiori.

Per esempio il famoso “dossier” su Silvio Berlusconi rilanciato da alcune testate, non sarebbe altro che una ricerca fatta dopo la pubblicazione da parte del quotidiano “Domani” dell’articolo “Quirinal Papi, Berlusconi, l’antiriciclaggio e i soldi alla donna misteriosa“. Il servizio è uscito il 20 gennaio, le ricerche, se la Procura non sbaglia, sarebbero state realizzate lo stesso giorno e per questo non sono state inserite nell’elenco delle “spiate” a favore del quotidiano di Carlo De Benedetti. Si spiegano allo stesso modo, con notizie uscite sui media ed in particolare sulla Verità, le indagini sugli affini di Giuseppe Conte (innescate da un nostro articolo intitolato “Maxi sconto alla fidanzata di Conte sotto la lente dell’ antiriclaggio“) , su un collega avvocato dell’ex premier, Luca Di Donna, su un altro legale, Gianluca Esposito, sui broker coinvolti in un’importante inchiesta vaticana, la stessa che ha travolto il cardinale Angelo Becciu, o sull’ex dirigente del Miur Giovanna Boda. In questo caso la ricerca è del 15 aprile 2022. Il giorno prima il nostro giornale (La Verità | n.d.r. CdG) aveva svelato un’inchiesta per corruzione che coinvolgeva la donna.

Anche l’accesso sul nominativo dell’ ex commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri risalente al 25 febbraio 2021, è successivo a notizie di stampa che lo riguardavano da vicino. Il giorno prima, infatti, era finito agli arresti domiciliari un suo coimputato nell’inchiesta sull’approvvigionamento monstre di mascherine, per lo più farlocche, costate 1,2 miliardi di euro. il 15 luglio 2021 il militare effettua ricerche su Matteo Renzi e sull’impresario dello spettacolo Lucio Presta. Quel giorno il Corriere della Sera aveva pubblicato un articolo intitolato “Indagati Renzi e Presta per il documentario su Firenze: “Finanziamento illecito”.

Fabrizio Centofanti

Il 22 giugno 2020 Striano verifica il nominativo di Fabrizio Centofanti, all’epoca sotto inchiesta insieme con Luca Palamara. Il 19 il nome del lobbista era uscito sempre sulla Verità, in un articolo intitolato: “L’ arma di Palamara: intercettazioni segrete”. Anche il faccendiere Piero Amara, sedicente membro della presunta Loggia Ungheria, è stato oggetto delle attenzioni del finanziere. Il 3 maggio 2021 viene controllato da Striano. Lo stesso giorno, sul Corriere della Sera, era uscito un servizio che lo riguardava (“Magistrati indagati e liste dei nomi. Le verifiche sulla Loggia Ungheria“).

Chi conosce Striano, cinquantanovenne di origini campane, sa che in queste ore l’ufficiale, dopo una comprensibile fase tdii abbattimento, sta raccogliendo idee ed energie per passare al contrattacco. C’è chi assicura che non veda l’ora di andare in Tribunale a far valere le proprie ragioni. “Non potete pensare che dietro questo uomo ci sia una macchina da guerra” ha confidato alle persone a lui più vicine. Con cui ha condiviso molti ragionamenti. Simili a quelli che avevano riportato con dovizia di particolari il 6 agosto scorso. “E’ giusto che io sia attaccato in una maniera così spudorata anche violando tutte le regole della privacy, persino da parte della Procura di Perugia che, posso assicurare, ha fatto molte cavolate ?“, domanda. E la quantità mostruosa di spiate che gli viene accollata ? “Non hanno capito nulla dei numeri che hanno dato, non sanno quali fossero le procedure, non sanno nulla. Io di segnalazioni di operazioni sospette ( le sos inviate delle banche all’ Unità di informazione finanziaria della Banca d’ Italia, ndr) non ne ho visionate 4.000, come dicono loro, ne ho visionate 40.000. Era il mio lavoro. Io ero una persona super professionale che acquisiva notizie a destra e sinistra. Lo ammetto, anche con metodi non sempre ortodossi. Ma non mi devono far passare per quello che non sono. Io adesso andrò a farmi le mie ragioni perchè loro (gli inquirenti, ndr) stanno inventando una marea di cose per amplificare una vicenda che invece è abbastanza ridicola“.

Quel che è certo è che Striano come abbiamo scritto ad agosto, sino a novembre 2022 quando è stato trasferito, ha lavorato in base ai vecchi standard della Procura Nazionale Antimafia, che consentivano al suo gruppo di lavoro di accedere liberamente alle banche dati senza dover presentare richieste di autorizzazione. Spesso non venivano nemmeno compilate informative finali dopo quegli accessi. Tutte le attività, almeno sino a pochi mesi fa, non necessitavano di nulla osta formali. Il tenente non arretra: “Il mio lavoro era quello di fare attività antimafia e di farla bene. Di occuparmi di fenomeni che potevano essere calzanti: gli affari dietro al Covid, i bitcoin, i nigeriani. Ho sempre fatto ed esclusivamente questo.”

Striano può dare l’impressione di essere uno di quegli investigatori che vede mafia e corruzione dappertutto. Qualcuno arriva a descriverlo come una specie di Don Chisciotte. Ma sulla direzione antimafia ha le idee chiare. “Non ha motivo di esistere. Se la DNA fosse come la ha concepita Falcone, così come la Direzione Investigativa Antimafia per cui ho lavorato – e non sono uno che sputa nel piatto dove ha mangiato – allora sarebbe diverso. Ma purtroppo ci sono uomini che nomn sono più in grado di fare le indagini. Io ho evidenziato a chi di dovere le criticità e non cercavo gratificazioni. Poi, non lo scopro io, esisteva una lotta tra magistrati. Una gara a chi era più bravo, a chi era più bello, a chi aveva più potere. Questo lo spiegherò in Procura ed in Tribunale.

Federico Cafiero de Raho.

In questo periodo è finito nel mirino di politici e giornalisti l’ex procuratore Federico Cafiero de Raho. “Era forte quando faceva il pm a Napoli, ma alla Procura Nazionale si è fatto tanti nemici e, secondo me, non ha svolto al meglio il suo compito“. I magistrati le cose le chiedevano direttamente a Striano oppure lo facevano attraverso il responsabile dell’ Ufficio Sos Antonio Laudati ? Il finanziere ammette che Cafiero non lo nemmeno mai incontrato: “Ma neanche mi interessava. Io non ero uno che avesse bisogno di pubblicità. Io quando entravo in ufficio non volevo parlare con nessuno. Ho denunciato anche per iscritto, mille criticità, ma l’ho fatto per il bene dell’ amministrazione“. Secondo lui però c’era pure chi non le voleva “mettere a posto determinate cose”, a chi chiede chiarimenti sul punto, risponde che si tratta di “un discorso molto complesso“.

Il fatto che Striano si occupasse di dossier “pre -investigativiimportanti e che le sue ricerche fossero “appannaggio solo di Laudati”, avrebbe “creato invidie”: “non solo invidie interne, perchè li a livello nazionale c’è un macello”. Striano racconta che dentro la Pna ogni magistrato aveva i suoi rapporti di fiducia dentro alle Direzioni Distrettuali Antimafia territoriali e c’erano veri e propri blocchi: “Per far approfondire i nostri filoni investigativi i magistrati si rivolgevano dove conoscevano, sceglievano le Dna con tale criterio e questop è un fatto un pò scandaloso. A me di queste logiche non fregava niente. Se scrivevo un bell’appunto per me l’ importante era che venisse approfondito, che mi dicessero che era fatto bene”.

  1. | continua
*per gentile concessione del quotidiano La Verità
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Grazie, Antonello de Gennaro

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