Nuovo sistema elettorale. L’Italicum è legge e le opposizioni lasciano l’aula

Nuovo sistema elettorale. L’Italicum è legge e le opposizioni lasciano l’aula

Dopo il proporzionale puro della prima repubblica, il Mattarellum delle elezioni 1994,1996 e 2001, dopo il Porcellum del 2006, 2008 e 2013, vede la luce il nuovo sistema elettorale italiano: l’Italicum. I sì sono 334, i voti contrari sono 61: la scorsa settimana erano stati 38. Bersani soddisfatto: “Dissenso ampio”. Renzi: ” l’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no”.

Schermata 2015-05-04 alle 19.21.09(Agenzia | ADGNEWS24 ) – Via libera  anche dall’Aula della Camera dei Deputati all’ “Italicum” la nuova legge elettorale voluta da Renzi che è stata approvata con 334 voti favorevoli e 61 contrari. Si tratta di un voto definitivo, e quindi  l’Italicum è  legge. Al voto avvenuto a scrutinio segreto non hanno preso parte le opposizioni: Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’ Italia e Sel hanno infatti abbandonato in segno di protesta al momento del voto l’aula di Montecitorio . Il premier Renzi era certo che la legge sarebbe passata ed in mattinata aveva detto “penso e spero che sarà approvata dal Parlamento italiano stasera” e subito dopo l’ok ha così commentato, come al solito su Twitter : “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umiltà e coraggio. È #lavoltabuona”. Esulta anche il ministro Boschi  che ha scritto: “Ci hanno detto “non ce la farete mai”. Si erano sbagliati, ce l’abbiamo fatta! Coraggio Italia, è #lavoltabuona“.

 

 

Schermata 2015-05-04 alle 19.21.17Sono stati 399 i presenti a Montecitorio, con 395 votanti ,  4 astenuti, mentre la maggioranza richiesta era di 198. La risposta delle opposizioni è stata concordata nel pomeriggio. Forza Italia  alla fine ha chiesto il voto segreto e non ha partecipato al voto (decisione priva di logica) . Anche il M5s, ha deciso di uscire dall’Aula dopo la decisione di voto segreto . La minoranza Pd ha scelto di dire no al “Porcellum con le ali”. “Resterò in aula e voterò no” aveva dichiarato Pippo Civati, della minoranza Pd, ed anche i deputati del Pd Marco Meloni, Enzo Lattuca e Stefano Fassina hanno dichiarato che avrebbero votato contro. Italicum e revisione del Senato sono “un cambiamento regressivo, come lo è stato l’intervento sul lavoro e rischia di esserlo l’intervento sulla scuola” ha detto Fassina prima del voto. Si sono astenuti Marilena Fabbri, che era scoppiata in lacrime dopo aver votato la fiducia, Antonella Incerti eDonata Lenzi. Non hanno invece partecipato al voto i due “prodiani” Sandra Zampa e Franco Monaco e i “bersaniani” Michela Marzano, Giacomo Portas, Davide Zoggia.

L’ Italicum entrerà in vigore dal luglio 2016, premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti, o ballottaggio tra i due partiti più votati se nessuno supera quella soglia, sbarramento al 3% e capilista bloccati.

CdG schede elettorali

Come si applica?

Il territorio nazionale viene suddiviso in venti circoscrizioni, corrispondenti alle regioni, che vengono a loro volta ripartite in 100 collegi plurinominali. Ogni collegio si vedrà attribuito un numero di seggi che va da 3 a 9. Si provvederà a disegnare i collegi con un decreto legislativo del governo che dovrà essere emanato entro 90 giorni dall’approvazione della legge. Sono previste inoltre disposizioni speciali per Trentino Alto Adige e Val d’Aosta, dove vengono costituiti collegi uninominali.

Come si eleggono i candidati?  

Il sistema mescola capilista bloccati e preferenze. I capilista dei 100 collegi sono infatti predeterminati, cioè scelti dalle segreterie dei partiti, mentre gli altri candidati verranno scelti dagli elettori con le preferenze. Solo i capilista possono essere candidati in più collegi, al massimo dieci, e, nell’ottica di favorire la parità di genere, in ogni circoscrizione i capilista dello stesso sesso non possono superare il 60%. L’elettore potrà esprimere fino a due preferenze tra quelli che non sono capolista, di sesso diverso.

Ci sono novità riguardo a chi potrà esprimere il diritto di voto?

Sì: con il cosiddetto “emendamento Erasmus” è stata infatti introdotta la possibilità di votare per corrispondenza nella circoscrizione Estero non solo a chi risiede stabilmente fuori dai confini nazionali, ma anche a chi vi si trovi per almeno tre mesi per motivi di studio, lavoro o cure mediche.

Soglie di sbarramento

Come detto, si è andati incontro ai partiti più piccoli prevedendo una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al tempo stesso, per limitare il proliferare di gruppi parlamentari, al riparto potranno accedere solo le liste che supereranno la soglia del 3%. È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta. Nel caso in cui un partito che facesse parte della coalizione che ottiene il premio di maggioranza non superasse la soglia di sbarramento, i suoi voti concorrerebbero al raggiungimento del premio ma sarebbe comunque escluso dal riparto dei seggi, che sarebbero redistribuiti agli altri partiti della coalizione. È invece saltato l’accordo per la norma ‘salva Lega‘, la quale prevedeva che i partiti che ottenessero almeno il 9% in almeno tre regioni rientrassero comunque in Parlamento.

Circoscrizioni più piccole e tornano le prefenze

Invece delle 27 circoscrizioni attuali si passa a circoscrizioni di dimensione minore. Saranno 100 collegi (in media di circa 600mila abitanti ciascuno) e in ognuno verranno presentate mini-liste, in media di 6 candidati. Nella prima stesura le liste erano bloccate, ovvero i candidati venivano eletti nell’ordine con cui erano in lista (se un partito aveva diritto a tre seggi, venivano eletti i primi tre della lista). Il sistema delle liste bloccate è però stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Nell’accordo finale è invece previsto che solo i capilista siano bloccati (e sono i primi ad essere eletti), mentre dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze (ogni elettore ne potrà esprimere due). Questo sistema avrà come conseguenza che i partiti più piccoli, che difficilmente eleggeranno più di un parlamentare in una circoscrizione, vedranno eletti i capilista, mentre i partiti più grandi avranno anche una quota di parlamentari scelti con le preferenze.

Eccezione per Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta

La legge prevede che la regione Val d’Aosta e le province di Trento e Bolzano siano escluse dal sistema proporzionale. Qui si voterà in nove collegi uninominali (8 per T.A.A. e 1 per la Val d’Aosta), come già avveniva con il precedente sistema elettorale. Se alla regione Trentino-Alto Adige sono assegnati più di 8 seggi, questi verranno assegnati con il sistema proporzionale.

Premio di maggioranza o doppio turno

Sono due i sistemi ideati per garantire la governabilità. Se la lista più votata dovesse ottenere almeno il 40% dei voti (soglia alzata dal 35% al 37% e poi al finale 40%), otterrà un premio di maggioranza. Il premio assegnerà alla lista più votata 340 seggi su 617 (sono esclusi dal calcolo il seggio della Valle d’Aosta e i 12 deputati eletti all’estero): si tratta del 55% dei seggi. Se invece nessun partito o coalizione arrivasse al 40% scatterebbe un secondo turno elettorale per assegnare il premio di maggioranza. Accederebbero al secondo turno le due liste più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare al 53% dei seggi (327 deputati).

Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti, a differenza del modello elettorale per i sindaci.

Candidature multiple. I capolista potranno essere inseriti nelle liste in più di un collegio elettorale, come già succedeva nel Porcellum, ma fino a un massimo di 10. Nella prima bozza questa possibilità era esclusa.

Polemiche sulle “quote rosa”

Il tema delle quote rosa è stato a lungo dibattuto. Nell’ultima formulazione, nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore al 50% (con arrotondamento all’unità inferiore) e nella successione interna alle liste nessun genere potrà essere presente per più di due volte consecutive. Inoltre ciascuno dei due sessi può essere rappresentato massimo nel 40% dei capilista e se l’elettore esprimerà due preferenze, dovranno essere relative a due candidati di sesso diverso, pena la nullità della seconda preferenza. Nessuna di queste ipotesi garantisce che a essere elette sarà un numero consistente di donne, tutto dipenderà chiaramente da come saranno preparate le liste e sopratutto dalle preferenze che le donne otterranno dagli elettori.

Abbiamo deciso di non partecipare a questa giornata infausta per la democrazia parlamentare: non parteciperemo al voto finale” ha dichiarato  Renato Brunetta il capogruppo di Forza Italia alla Camera,  che dopo il voto ha commentato: “Quella sull’Italicum è una vittoria di Pirro, una violenza al Parlamento, una bruttissima giornata per la democrazia nel nostro Paese”. E anche Sel parla di “giornata drammatica per la democrazia” . Il segretario leghista Matteo Salvini. “La Lega è schifata perché mentre il paese soffre per la disoccupazione e continuano gli sbarchi di 6mila immigrati, il Pd si occupa di una legge elettorale per salvare il fondoschiena del signor Renzi”  aggiungendo “È una legge che fa schifo, che allontana i cittadini e dà ancora più potere a partiti e alla casta. Noi diciamo il nostro no e speriamo, domani, di tornare a parlare di cose serie“.

L’approvazione in legge dell’Italicum apre anche una ennesima crepa  dopo lo strappo dei 38 della settimana scorsa sulla fiducia nel dissenso interno al Pd. I “dissidenti” del Partito Democratico hanno infatti decido di restare in aula e votare contro la riforma. Alla fine i no sono stati 61 . “Un dissenso abbastanza ampio, mi sembra di capire. Adesso, cosa fatta capo ha. C’è un dato politico, l’approvazione con i sessanta contrari”, è stato il commento a caldo di Pierluigi Bersani.

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