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29 Aprile 2026 16:50

‘Ndrangheta, maxi operazione in 5 regioni: 54 arresti

L’inchiesta ha dato conferma della piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina che fa capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. Coinvolto anche Marco Ferdico, uno degli indagati dell’inchiesta “Doppia Curva” Le accuse vanno dal traffico di stupefacenti al tentato omicidio, fino all'uccisione di animali. TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

Sono 54 le misure cautelari in 5 regioni italiane effettuati oggi, mercoledì 8 aprile, dagli agenti della Polizia di Stato fra le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo: le accuse sono a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori ed uccisione di animali, tutti aggravati dal metodo o dall’agevolazione mafiosa. Il Gip Arianna Roccia, ha firmato un’ordinanza che travolge le gerarchie criminali tra Vibo Valentia e il resto d’Italia.

L’inchiesta ha riscontrato la piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta comunemente nota come ‘Locale dell’Ariola’ e, in particolare, della ‘ndrina facente capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne (Vibo Valenzia) – attive nei comuni del cosidetto comprensorio delle Serre vibonesi – coinvolgendo, per gli aspetti legati al traffico di stupefacenti, anche Marco Ferdico uno degli indagati già emersi nell’inchiesta ‘Doppia Curva’ di Milano, finito in carcere, sia per gli affari di cocaina nel capoluogo lombardo che per la gestione dei proventi del tifo. Ferdico, a Milano, è stato chiamato in causa anche per l’organizzazione dell’omicidio di un altro capo ultrà dell’Inter. E sono state le sue ricostruzioni a svelare aspetti importanti di un mondo parallelo, quello che collega il tifo calcistico alla criminalità oraganizzata.

Mauro Ferdico

Ferdico era il terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza per la cosca di ‘ndrangheta di Ariola – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore Salvatore Curcio era il pusher di riferimento dell’organizzazione criminale nel Nord Italia». I vertici della famiglia Idà lo chiamavanoil calciatore”, proprio in virtù dei suoi legami con il mondo ultrà interista.  Da Vibo Valentia partivano ingenti quantitativi di droga coordinati dagli uomini della ‘ndrina,  alla volta del Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia.

Ed è qui che il coinvolgimento di Fedrico diventa diretto. L’ex capo ultrà faceva parte di una filiera, oramai collaudata, per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacente, con l’obiettivo di accreditarsi sul mercato nazionale della droga. Nel corso delle indagini sono stati anche sequestrati oltre 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 343 grammi di hashish e 29 grammi di eroina, oltre a 4 pistole semiautomatiche, 3 revolver, 1 fucile doppietta calibro 16,1 fucile semiautomatico calibro 12 ed una pistola mitragliatrice con matricola punzonata.

L’operazione – coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro e condotta dalla I Divisione dello S.C.O. il Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dalla S.I.S.C.O. di Catanzaro – vede attualmente impegnati circa 350 uomini, con l’impiego di tutti gli assetti specializzati del Servizio Centrale Operativo e la partecipazione di investigatori provenienti da diverse Squadre Mobili, oltre ad Unità Operative di Primo Intervento, equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, Unità Cinofile (antiesplosivo ed antidroga), artificieri, specialisti della Polizia Scientifica e del Reparto Volo.


Due ‘ndrine di ndrangheta con un solo vertice

Le ‘ndrine coinvolte nell’inchiesta facevano riferimento alle famiglie degli Emanuele e degli Idà. Cosche che operavano in piena sinergia, con a capo il  boss ergastolano Bruno Emanuele ed il cognato Franco Idà gruppi criminale che esercitavavano un controllo asfissiante sul territorio, adusi a creare un clima di assoggettamento anche attraverso pestaggi e spedizioni punitive nei confronti di cittadini spesso vittime di estorsione. Si ritenevano talmente impunibili che, in un episodio verificato dagli investigatori, uno degli indagati esplose diversi colpi d’arma da fuoco in pieno giorno e nel centro abitato contro alcuni cani randagi che passavano davanti alla sua abitazione e gli causavano fastidio. 

Un altro aspetto rilevante emerso dall’indagine – ha sostenuto il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio – è che la ‘ndrina Emanuele-Idà anche se è un’organizzazione ‘ndranghetista a carattere rurale, si avvaleva comunque delle piattaforme di messaggistica più avanzate nelle comunicazioni per il traffico di droga. L’ennesima dimostrazione del fatto che ormai l’approccio investigativo da parte nostra è cambiato perchè – ha spiegato ancora il procuratore capo della Dda di Catanzaro – oggi sono necessarie manovre di più ampio respiro che richiedono un coordinamento transnazionale“.

Il direttore dello Sco Marco Calì, il blitz odierno è il frutto di un’indagine strategica perchè ci ha consentito di riscontrare l’evoluzione della cosca, ora imprenditrice, ma sempre con il Dna della violenza, anche banale. La base familiare resta il pilastro di queste organizzazioni, capaci però poi di rigenerarsi ma anche di stringere alleanze e di adeguarsi alle innovazioni tecnologiche: insomma un Giano Bifronte“.

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Rapporti anche con Cosa nostra

“L’importanza di questa indagine è la pericolosità sociale di un’organizzazione molto radicata e la sua ortodossia `ndranghetista. – ha evidenziato il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio – Qui ancora c’è l’uso di armi e fatti di sangue e questo suscita preoccupazione. La cosca particolarmente attiva nel narcotraffico, che rappresentava il suo momento di autofinanziamento, quello dal quale ricavava profitti». Il business si sviluppava verso il Nord, in particolare la Lombardia. E quindi il ruolo di Ferdico. Inoltre, «sono stati documentati anche rapporti con esponenti di Cosa nostra nel caso dell’assistenza a un latitante siciliano».

La giudice Arianna Roccia non ha avuto dubbi per i primi 47 indagati disponendo la custodia cautelare in carcere. Tra i nomi che spiccano per la gravità dei capi d’imputazione (che vanno dall’associazione mafiosa al narcotraffico) figurano elementi di peso come Gerardo Accorinti, Ferdinando Bartone, Michele Carnovale e i componenti dei clan Emanuele, Idà e Castagna. L’ ordinanza prevede anche una serie di misure che colpiscono la “manovalanza” e i fiancheggiatori. Arresti domiciliari sono stati disposti per soggetti come Marco Idà, Michele Idà, Domenico Nardo e Domenico Zannino, con il divieto assoluto di comunicare con l’esterno, social network compresi. Nei confronti di altri indagati tra i quali Michelangela Alessandria e Marco Fiorillo è stata invece applicata la misura congiunta dell’obbligo di dimora con permanenza notturna e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro giorni a settimana.

“L’operazione ‘Jerakarni’ condotta questa mattina dalla Polizia di Stato rappresenta un colpo durissimo alla criminalità organizzata nel Vibonese. Rivolgo i miei complimenti al Questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti, alla Squadra Mobile, alla Prima divisione del Servizio Centrale Operativo, alla S.I.S.C.O. di Catanzaro e a tutti gli operatori impegnati, nonché alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata dal Procuratore Salvatore Curcio, per l’efficace azione di coordinamento. Le misure cautelari nei confronti di 54 soggetti confermano la pericolosità di una consorteria radicata sul territorio, la Locale dell’Ariola, capace di esercitare un controllo capillare attraverso la violenza, le intimidazioni, l’uso di armi anche da guerra. Allo stesso tempo, emerge con chiarezza insieme al volto rurale quello più evoluto di queste organizzazioni: l’uso di tecnologie avanzate e sistemi di comunicazione criptati per gestire traffici di droga su scala interregionale, con ingenti quantitativi movimentati e una struttura capace di operare ben oltre i confini locali. È questa la doppia natura delle mafie di oggi: feroci nel controllo del territorio, ma moderne e organizzate nella gestione dei propri affari criminali. Un’evoluzione che lo Stato, come dimostra l’operazione odierna, continua a contrastare con determinazione”. E’ quanto afferma la sottosegretaria all’Interno, on. Wanda Ferro.

Custodia cautelare in carcere

Accorinti Gerardo
Bartone Ferdinando
Campisi Antonio
Carnovale Antonio
Carnovale Michele
Castagna Giovanni
Castagna Maurizio
Chiera Domenico
Chiera Giuseppe
D’Angelo Michele
Emanuele Bruno
Emanuele Caterina
Emanuele Gaetano
Emanuele Nazzareno Salvatore (classe. ’05)
Emanuele Giovanni
Emanuele Salvatore
Ferdico Marco
Giampaolo Giuseppe
Grillo Antonino
Idà Arianna
Idà Francesco
Idà Franco
Idà Marco
Idà Michele (classe. ’91)
Idà Michele (classe. ’97)
La Bella Giovanni
Livoti Santo
Mamone Damiano
Mazzotta Filippo
Nardo Domenico
Parisi Giuseppe
Parisi Pietro
Procopio Giuseppe Santo
Raso Michele
Ripepi Michele
Sabatino Alessio
Sabatino Vincenzo
Serrao Gianluca
Solecka Aurelia Klaudia
Stramondinoli Marco
Suriani Gregorio
Tassone Domenico
Tassone Simone
Vallelunga Vincenzo
Zannino Domenico
Zannino Salvatore
Zupo Gaetano

Arresti domiciliari

Idà Marco
Idà Michele (classe 97)
Nardo Domenico
Zannino Domenico

Obbligo di dimora e presentazione alla P.G.

Alessandria Michelangela
D’Agostino Lucia
Fiorillo Marco
Rosario Sascha
Fortuna Andrea
Giardino Domenico
Idà Ivano
Leandro Valerio
Ripepi Carmelo

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