Ma quale turismo? Taranto è la "città del mobile"...!

Ma quale turismo? Taranto è la "città del mobile"...!

Abbiamo raccolto in giro per la città di Taranto numerose testimonianze fotografiche a supperto della nostra inchiesta proprio per dimostrare quanto affermiamo, nello stile del nostro giornale. Immagini sconfortanti che parlano da sole e che testimoniamo una evidente inciviltà

di Paolo Campanelli

Negli ultimi tempi, a contrasto della scelta industriale della presenza dell’ ILVA, tra le altre cose, alcuni “politicanti” locali e pseudo-ambientalisti a caccia di protagonismo mediatico, sostengono che Taranto e le sue bellezze avrebbero una “vocazione turistica”. Affermazione discutibile e, ahinoi, sempre discussa.

Il turismo e la pulizia sono elemtni incompatibili sopratutto in una città sporca come Taranto che spende circa 20 milioni di euro l’anno per lo smaltimento dei propri rifiuti, oltre ai costi (e le perdite di gestione) dell’ AMIU Taranto . Più e più volte ci si lamenta delle condizioni della città, dal punto di vista della pulizia. Bidoni pieni, spazzatura buttata per strada, rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi delle strade, bisogni degli incolpevoli animali…

Ma c’è un importante dettaglio che, spesso e volentieri, viene volutamente ignorato dai cittadini: sono i cittadini stessi a produrre l’immondizia. Ad uno sguardo superficiale, può sembrare che  il problema siano i cassonetti, sempre stracolmi. In un’ironica visione su come svolgere il proprio ruolo sia un “male”.

Tuttavia, con tutti i limiti strutturali che i cassonetti e i secchioni dei rifiuti possono avere, questi sono costantemente (civilmente) usati in tutta la città, e il quantitativo di rifiuti “ giornalieri” abbandonati per strada non è mai stato così ridotto; sono lontane dalla realtà persino le catastrofiche previsioni di “strade di confezioni di merendine e lattine” che i tanti distributori per la città avrebbero dovuto portare. Seppur, va detto, il quantitativo di bottiglie di birra Raffo abbandonate in ogni dove non accenni a diminuire, al punto che la loro presenza risulta in qualche maniera addirittura pressochè invisibile o indifferente agli occhi degli abitanti.

Della inciviltà di determinate persone che non raccolgono i bisogni dei cani che ostentano, si è già detto tutto. Il vero “nuovo” problema che i cittadini affrontano, costantemente, è quello dei mobili abbandonati per strada, e si tratta di un problema di grande evidenza, che nuoce molto gravemente alla immagine ed al decoro della città di Taranto.

Abbiamo raccolto in giro per la città di Taranto numerose testimonianze fotografiche a supporto dei nostri argomenti proprio per dimostrare  nello stile del nostro giornale quanto raccontiamo. Immagini sconfortanti che parlano da sole e che testimoniamo una evidente inciviltà

Siamo voluti andare alla ricerca di testimonianze sul campo ed abbiamo sentito un personaggio particolare, uno di quegli “invisibili” che girano per la città a bordo di minuscoli “Trerruote”, sfidando la legge di gravità con carichi di metalli ed altri oggetti riciclabili, da conferire per pochi soldi ai raccoglitori. Si è dimostrato subito disponibile, dichiarandosi nostro lettore “suse au telefonine” (cioè attraverso il telefonino n.d.a.), unica condizione per parlarci, però, l’anonimato. E noi lo accontentiamo e lo chiameremo con il nome di fantasia “Cenzino”.

Cenzino  ci ha raccontato che la colpa è delle imprese o dei privati che praticano la ristrutturazione degli immobili e che, pur facendosi pagare lo “smaltimento” nei centri Amiu, in realtà si limitano ad abbandonare gli oggetti per strada, confidando che qualcuno li raccolga. Ogni ristrutturazione, ogni sfratto determinano la invasione delle strade con pezzi di mobili assolutamente non riciclabili, in quanto trattati con vernici ed acrilici quindi privi di alcun valore e, a detta di Cenzino, inservibili neppure “pu fueche” ( cioè per il fuoco n.d.a.) per le emanazioni tossiche che si sprigionano dalle fiamme.

Ma la cosa peggiore sono i materassi. Infatti tutti i calcinacci, i mobili antichi o presunti tali, tutti i frigoriferi, gli scaffali, non raggiungono il livello di degrado di un singolo materasso. I materassi infatti, sono una pericolosa base per microbi, che peggiora giorno dopo giorno di esposizione alle intemperie, e calamita di tutta quella sporcizia che i randagi si portano dietro; differentemente dai rifiuti più “solidi”, i materassi non possono essere rotti in pezzi più piccoli, e con la loro particolare elasticità, risultano estremamente complicati, se non spesso impossibili, da caricare sui mezzi della nettezza urbana durante i loro turni ordinari. Qui Cenzino si esprime con un bestemmione verso la inciviltà dei suoi concittadini e salutandoci riparte con il suo Trerrote d’epoca, con tutta la nostra simpatia.

Assolutamente contraria è invece la tendenza in Lungomare, Via d’Aquino e dintorni, dove, eccettuando gli accumuli di polvere dovuti al forte vento di mare che talvolta spira per quell’area della città, la pulizia è innegabilmente superiore, i “gruppi fissi davanti al bar” composti da genti di ogni età che per decenni si poteva trovare si sono trasformati in comitive in un educato passeggio (o, come i pessimisti affermano, migrano tra una macchinetta e l’altra) e persino dopo la mezzanotte estiva, gli unici disturbi della quiete sono i ragazzini di piazza che giocano a calcio, devoti del “mitico” pallone Supersantos, usanza e passione immutabili attraverso le generazioni.

Un contrasto con qualsiasi luogo comune del passato, è la città vecchia ad essere già nel futuro: una volta che i pescherecci hanno completato le operazioni di scarico, e la folla a caccia dello scorfano più fresco e della cozza più pelosa si è diradata, la città vecchia, e principalmente, come si può vedere i suoi vicoli, le sue Colonne e le piazze interne, diventano un fervore di attività in vista della apertura serale dei locali e dei negozi pittoreschi. Un tripudio di pulizia solo talvolta sovrastato da esultanza di cortei matrimoniali provenienti da San Domenico e San Cataldo. Persino i chioschi sulla marina si adoperano nel pulire, in barba a qualsiasi aspettativa che un’area dove i giovani (e presunti tali) si incontrano la sera.

Questa è la “Taranto bellezza”, mentre aldilà del ponte girevole, purtroppo la città è ricoperta di monnezza, con un azienda municipale affidata nelle mani di incompetenti allo sbaraglio, di “amici degli amici”… voluti e nominati dal Sindaco Rinaldo Melucci che eccelle per il voto di scambio. E questa  invece è la “Taranto monnezza” : in tutto e per tutto.

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