MENU
26 Gennaio 2026 11:08

Lo Stato e la “roba”

Materia assai complicata e dibattuta, la questione dei beni sequestrati o confiscati alle mafie rivela come una legislazione contraddittoria e lacunosa non consenta – a parte alcuni esempi virtuosi - di custodire e valorizzare un tesoro che gli esperti stimano intorno ai 30 miliardi di euro.

di Attilio Bolzoni*

Alla periferia di Roma, fino a qualche tempo fa, c’era una discoteca dove lavoravano dieci ragazze romene. Erano le uniche dipendenti, ufficialmente assunte con un contratto da ballerine da una società che è diventata uno dei 150 mila beni sequestrati alle mafie in Italia. In realtà, ogni notte, quelle ragazze non si esibivano su un palco ma più intimamente all’ombra dei privé. Questa storia, che è raccontata nelle pagine dell’ultimo libro – I Tragediatori, la fine dell’antimafia e il crollo dei suoi miti – dell’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione, sollecita istintivamente una domanda: ma lo Stato, può gestire un bordello?

Materia assai complicata e dibattuta, la questione dei beni sequestrati o confiscati alle mafie rivela come una legislazione contraddittoria e lacunosa non consenta – a parte alcuni esempi virtuosi –  di custodire e valorizzare un tesoro che gli esperti stimano intorno ai 30 miliardi di euro. Per non parlare delle aziende che arrivano nella disponibilità dello Stato, quasi sempre svuotate da ogni capacità operativa e inevitabilmente destinate alla bancarotta.

Tante le cause. Un’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni – istituita nel 2010 – che opera senza mezzi e risorse. La lentezza esasperante del passaggio fra sequestri e confische. L’impossibilità dei Comuni e degli altri enti locali, per mancanza di soldi in cassa, di badare ai terreni o ai palazzi loro assegnati. Poi si è anche abbattuta la tempesta sul Tribunale di Palermo, con la conduzione “familiare“ e drammaticamente grottesca del giudice Silvana Saguto e di altri magistrati e amministratori giudiziari.

Un caso estremo, che però ha messo ancora più sott’accusa tutto il sistema. C’è molto da rivedere nella gestione della “roba“ tolta ai boss, superando rigidità e dogmi. Partendo da un piccolo caso come quello delle ballerine romene, siamo proprio sicuri che per i beni mafiosi la sola soluzione sia quella del loro riutilizzo sociale? E’ giusto venderli? O è un pericolo?

Di certo, sulle sorti di queste ricchezze, si gioca molto della credibilità dello Stato nella guerra contro le mafie.

*giornalista e curatore del blog  Mafie sul quotidiano La Repubblica

TAGS

Sostieni ilcorrieredelgiorno.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra informazione libera ed indipendente e ci consente di continuare a fornire un giornalismo online al servizio dei lettori, senza padroni e padrini. Il tuo contributo è fondamentale per la nostra libertà.

Grazie, Antonello de Gennaro

Articoli Correlati

Accolto il ricorso di Signorini: Corona non potrà più pubblicare nulla online sul giornalista
Linee diverse in politica estera tolgono peso a nostra geopolitica
Leonardo Maria Del Vecchio indagato per sostituzione di persona, per un incidente con la sua Ferrari
Crans-Montana, Italia richiama ambasciatore a Berna. Protesta ufficiale di Palazzo Chigi alla Svizzera
Il copyright sul referendum secondo Gratteri
Crans-Montana, la vergogna Svizzera... 215mila euro di cauzione e Jacques Moretti lascia il carcere
Cerca
Archivi
Accolto il ricorso di Signorini: Corona non potrà più pubblicare nulla online sul giornalista
Linee diverse in politica estera tolgono peso a nostra geopolitica
Leonardo Maria Del Vecchio indagato per sostituzione di persona, per un incidente con la sua Ferrari
La tecnologia entra in gara per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina
Crans-Montana, Italia richiama ambasciatore a Berna. Protesta ufficiale di Palazzo Chigi alla Svizzera

Cerca nel sito