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16 Agosto 2022 02:47
16 Agosto 2022 02:47

Le rivelazioni (vere) de “La Stampa” sui rapporti fra la Russia e Lega agitano la politica

Nel merito il leader della Lega non smentisce i fatti riportati nell’articolo pubblicato ieri dal quotidiano La Stampa. A cominciare dai contatti tra un funzionario dell’ambasciata russa a Roma e il suo consigliere per i rapporti internazionali, l’avvocato Antonio Capuano ex parlamentare di Forza Italia

E’ scoppiata una vera e propria bufera politica sulle presunte ingerenze russe nella caduta del governo Draghi rivelate dal quotidiano La Stampa, al leader della Lega sono arrivati durissimi attacchi dalla sinistra, con pressanti richieste di chiarimenti. Per Matteo Salvini sono solo “fesserie” e “fake news“.

Enrico Letta segretario del Pd ha annunciato interrogazioni parlamentari e chiede al Copasir di approfondire la vicenda, definendo “inquietanti” le notizie pubblicate: “Sarebbe una cosa di una gravità senza fine“. Secondo il segretario del Pd, “questa campagna elettorale inizia nel modo peggiore, con una grandissima macchia. Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il governo Draghi”. Richiesta rilanciata, nell’aula della Camera, dalla deputata dem Lia Quartapelle, la quale sollecita un’informativa urgente del governo, scatenando forti proteste dai banchi del centrodestra. Uno scontro che si ripete al Senato, tra il senatore “dem” Dario Parrini e il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo.

Matteo Salvini e Vladimir Putin

Una sollecitazione che viene ritenuta “legittimaanche dagli alleati di Fratelli d’Italia: “Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite“, afferma il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. Un atteggiamento prudente in linea con il messaggio filo-atlantico lanciato da Giorgia Meloni, in occasione della direzione del partito: “Saremo garanti, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino – dice la leader di FdIUn’Italia guidata da noi e dal centrodestra sarà affidabile sui tavoli internazionali“. Dichiarazioni che non sono proprio una mano tesa all’alleato Salvini in difficoltà.

Letta lancia anche un appello a vigilare per “garantire che la campagna elettorale si svolgerà senza influenze esterne da parte della Russia“. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, si limita a dichiarare che “le ingerenze straniere nei processi elettorali sono oggetto di attenzione anche in Italia”. La stessa attenzione che predica il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale invita Salvini a “spiegare queste sue relazioni con la Russia, negli stessi giorni in cui si faceva pagare in rubli il biglietto per Mosca” ed attacca il Movimento 5 stelle: “Questo tentativo da parte russa di far ritirare i ministri della Lega – spiega – fa il paio con l’endorsement dell’ambasciatore russo alla bozza di risoluzione del partito di Conte sulla questione Ucraina”.

Giuseppe Conte replica definendole solocorbellerie“, visto che “il sottoscritto non è andato in nessuna ambasciata russa, non ha avuto contatti con esponenti del governo russo, perché noi queste cose non le facciamo – spiega – Salvini deve chiarire nelle sedi opportune, non possiamo permetterci opacità in un momento così delicato“.

Nel merito il leader della Lega non smentisce i fatti riportati nell’articolo pubblicato ieri dal quotidiano La Stampa. A cominciare dai contatti tra un funzionario dell’ambasciata russa a Roma e il suo consigliere per i rapporti internazionali, l’avvocato Antonio Capuano ex parlamentare di Forza Italia. In una delle conversazioni, circa due mesi prima della caduta del governo Draghi, il diplomatico si informava sulle intenzioni dei ministri leghisti, se fossero pronti a dimettersi. Salvini prova minimizzare: “Io ho lavorato e lavoro per la pace e per cercare di fermare questa maledetta guerra. Figurati se vado a parlare di ministri e viceministri – dice a Radio24 – mi sembra la solita fantasia in cui c’è Putin, c’è il fascismo, il razzismo, il nazismo, il sovranismo“.

I ministri leghisti, quelli che avrebbero dovuto mollare il governo, diffondono una nota congiunta: “Dimissioni su richiesta di Putin? Si, su Marte – scrivono Giorgetti, Garavaglia e StefaniQualcuno ha preso un colpo di sole molto serio“. In realtà, il caso viene preso molto sul serio anche fuori dall’Italia: da Washington, ad esempio, fonti diplomatiche dell’amministrazione americana esprimono “seria preoccupazione” per la vicenda.

A spegnere le polemiche evidentemente non è bastata la nota di smentita firmata dal sottosegretario Franco Gabrielli, che ha la delega alla Sicurezza della Repubblica: “Le notizie circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’ambasciata russa in Italia, per far cadere il governo Draghi, sono prive di ogni fondamento“. Precisazione doverosa dal punto di vista istituzionale, che però non smonta la ricostruzione fatta nell’articolo, tanto che la direzione de La Stampa conferma che “i documenti visionati dal nostro giornale sono una sintesi informale del lavoro d’intelligence sulla vicenda“.

il sottosegretario Franco Gabrielli

Secondo quanto risulta anche a chi scrive, quanto emerso dagli articoli del quotidiano La Stampa è assolutamente veritiero, anche se resta da chiedersi: chi aveva interesse di far uscire dai “servizi” italiani questa velina che da origine alle notizie di stampa ? Come avrebbe mai potuto il sottosegretario Gabrielli confermare la veridicità di quanto trapelato ? Se lo avesse fatto avrebbe avrebbe delegittimato a livello internazionale i nostri “servizi” esteri. Ed un uomo di Stato come Gabrielli queste cose le sa molto bene.

Così gli uomini di Putin s’interessarono alla possibile caduta del governo Draghi (dal quotidiano La Stampa)

di Jacopo Iacoboni

In una campagna elettorale già tesa emergono elementi nuovi sul rapporto tra Matteo Salvini e la Russia, che illuminano di una luce inquietante anche la caduta di Mario Draghi, e gli eventi accaduti negli ultimi due mesi di vita del governo.

Secondo documenti d’intelligence che La Stampa ha potuto visionare, alla fine di maggio Oleg Kostyukov, importante funzionario dell’ambasciata russa, domanda a un emissario del leader leghista se i loro ministri sono «intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo Draghi». Lasciando quindi agli atti un interesse fattuale di Mosca alla «destabilizzazione» dell’Italia. In quei giorni Salvini e il M5S stanno scatenando l’offensiva contro l’allora premier, rispettivamente, con la campagna d’opinione e la risoluzione parlamentare che punta a chiedere il no all’invio delle armi in Ucraina, e i russi ritengono giunto il momento di poter esplicitare il passo più grave: Kostuykov domanda al consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano – un ex deputato napoletano di Forza Italia, oggi non più parlamentare, che in passato sostenne di aver aiutato l’allora ministro Frattini in alcuni dossier internazionali – se i leghisti si vogliono ritirare dal governo, in sostanza facendolo cadere. «Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione, avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo».

Kostuykov, «vicario dell’ufficio politico dell’ambasciata russa a Roma», è l’uomo che, come forse ricorderete, compra materialmente in quei giorni i biglietti aerei per la tentata, e poi abortita, “missione di pace” di Salvini a Mosca. Biglietti che il capo leghista ha spiegato poi di aver rimborsato. Ma ovviamente il problema non è solo quello: mentre aiutavano ad acquistare i biglietti, i russi si interessavano alle sorti del governo italiano. Tutto questo avviene in una serie di conversazioni tra il 27 e il 28 maggio 2022. Il 26, il giorno prima, Draghi ha parlato al telefono con Putin per provare a sbloccare la crisi del grano, uscirà dalla telefonata con un amaro “non ho visto spiragli di pace“. Con una mano Putin parla con Draghi. Con l’altra mano, i funzionari russi si adoperano con la Lega, contro Draghi.

In tutta la primavera del 2022 l’attivismo russo in Italia è stato attentamente monitorato. A inizio di maggio del 2022 Capuano sarebbe contattato “da una esponente (non si fa il nome di questa donna, ndr) del partito di Vladimir Putin, Russia Unita, che, informata della missione programmata per il leader del Carroccio, si sarebbe offerta di supportare il Consulente di Salvini nell’organizzazione della trasferta, suggerendogli in prima battuta di prelevare il denaro necessario per effettuare tutti i pagamenti previsti nel corso della trasferta, da convertire in rubli in loco, essendo inutilizzabili carte di credito e bonifici bancari. In tale contesto, il Consulente avrebbe riferito di incontri già fissati con il Ministro Sergej Lavrov – con il quale sarebbe stato programmato un pranzo per il 6 maggio 2022 – e con il Presidente della Camera Alta dell’Assemblea Federale russa, Valentina Matvienko“.

Matvienko, piccola parentesi, è una oligarca non da poco: possiede una straordinaria proprietà in Italia, sulla costa di Pesaro, 26 ettari di territorio, 650 metri di costa disponibile e totalmente privatizzata, casa di 774 metri quadrati. È una delle funzionarie più potenti del regime del Cremlino, quella che il 23 febbraio 2022 ha firmato la richiesta di truppe russe all’estero, ossia l’entrata in guerra della Russia con l’invasione dell’Ucraina. Una donna che è naturalmente sotto sanzioni dell’Ue – addirittura fin dalla prima ondata, il 21 marzo 2014, assieme a uomini come Vladislav Surkov, allora consigliere di Putin, il “mago del Cremlino”, e Sergey Narishkin, oggi capo del Svr, i servizi esteri russi. Non è chiaro perché questa magione non sia stata sequestrata, nel momento in cui scriviamo.

Matvienko viene da una lunga storia sovietica, prima nel Komsomol, il Comitato della Gioventù Sovietica, poi nel Partito e nel Servizio diplomatico. Sostiene Kamil Galeev, fellow del Wilson Center e esperto di storia sovietica, che, parlando in linea generale, le giovani donne del Komsomol svolgevano per lo più compiti di accompagnatrici in quella Unione sovietica brutalmente sessista: «Le ragazze stereotipate del Komsomol che aspiravano alla carriera partecipavano spesso a saune con i capi, in Urss era chiamato “l’escort service“.

Lavrov, Matvienko, forse anche Putin: questa è la triade che i russi promettono di far incontrare al capo della Lega a Mosca. Il 19 maggio 2022 Salvini aveva già incontrato “riservatamente l’Ambasciatore russo, con il quale avrebbe discusso anche dell’eventuale viaggio di Papa Francesco in Russia, ravvisando uno spiraglio circa la possibilità che esso si concretizzi alla luce della disponibilità del diplomatico, che avrebbe unicamente posto una non meglio identificata condizione, ritenuta tuttavia superabile“.

Il 27 maggio, in Vaticano, il cardinale di Stato Pietro Parolin vede Salvini e, appunto, il consulente Capuano, che evidentemente non è un mitomane. E qui entra in gioco la disponibilità di un terzo Paese, non del tutto amichevole con Mario Draghi: la Turchia di Recep Tayyip Erdogan – che Draghi definì senza tanti giri di parole «un dittatore». Apprendiamo che “la logistica del viaggio dovrebbe prevedere uno scalo intermedio in Turchia, prima di arrivare a Mosca“. In questo contesto si inserisce la vicenda specifica – già diventata pubblica, e confermata anche dall’ambasciata russa – dei voli che il capo leghista non riesce ad acquistare. Gli viene in aiuto Oleg Kostyukov. Finora però non si era mai saputo il tenore dei colloqui tra il russo e il consulente del leader leghista. Kostyukov, dettaglio notevole, sarebbe il figlio di Igor Kostyukov, il capo del Gru, i servizi militari di Mosca, pezzo grossissimo dell’apparato putiniano. Abbiamo chiesto all’ambasciata russa a Roma una conferma o smentita sui legami tra i due, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

La sera del 27 maggio l’ambasciata russa manda per sms a Capuano i biglietti aerei di Salvini. Il quale riceve conferma che oltre al pranzo con Lavrov, ci sarà un incontro «fissato per martedì 31 maggio 2022», con Dmitry Medvedev, l’uomo che in questi mesi si è dimostrato il più falco dei falchi del Cremlino, e che 50 giorni dopo, alla caduta di Draghi, esulterà postando su Telegram una foto del premier italiano e di Boris Johnson, e la didascalia «chi sarà il prossimo?».

«Salvini – veniamo a sapere – avrebbe precisato che il suo obiettivo sarebbe di riuscire ad ottenere qualcosa a livello mediatico, fosse anche soltanto “una pacca sulla spalla”». Già era campagna elettorale?

Nella scena di questa spericolata operazione – che i russi dunque legano non solo a questioni internazionali, ma anche ad affari interni italiani che non dovrebbero riguardarli – gli americani si accorgono dei movimenti e cercano di marcarli, e depotenziarli. “Capuano sarebbe stato contattato da un soggetto dell’ambasciata americana a Roma, che si sarebbe detto molto interessato al viaggio del senatore Salvini a Mosca, pur non avendone ancora compreso la reale finalità. Capuano avrebbe risposto di non poter fornire dettagli (agli americani)”, e avrebbe rilanciato la palla chiedendo di vedere eventualmente dopo il viaggio in Russia l’allora incaricato d’affari dell’ambasciata Usa, sollecitandolo a organizzare un incontro del leader leghista “con esponenti di altissimo livello a Washington”. Gli americani, sappiamo da fonti qualificate, ovviamente non daranno mai seguito a questa cosa. Ma continueranno a tenere discretamente d’occhio questa vicenda.

Dopo l’ultimo contatto coi russi, che annuncia la decisione di Salvini di rinunciare all’impresa, Kostyukov compie l’opera. Di fronte a un Capuano in agitazione per la possibile irritazione del Cremlino, lo rassicura «di non preoccuparsi per gli impatti su Mosca»: «Parallele evidenze attesterebbero che il diplomatico russo, dopo il colloquio con Capuano, avrebbe lasciato la propria residenza per recarsi all’Ambasciata russa a Roma dove si sarebbe trattenuto per circa un’ora, verosimilmente allo scopo di tenere comunicazioni riservate con Mosca». Il viaggio leghista a Mosca è fallito, ma c’è ampio e soddisfacente materiale per l’operazione-caduta di Draghi.

Tutto questo avviene due mesi prima dell’impallinamento di Draghi, quando tutti gli attori si muovono ancora nel regno delle possibilità, e commettono dunque qualche spericolatezza. Non sappiamo cosa succede nell’ultimo mese e mezzo, se gli interessi russi per le scelte dei ministri italiani si siano riappalesati. Certo fanno impressione, a rileggerle in questa luce, le parole pronunciate dal premier italiano in quello che resta il suo ultimo discorso in Senato: «In politica estera, abbiamo assistito a tentativi di indebolire il sostegno del governo verso l’Ucraina, di fiaccare la nostra opposizione al disegno del presidente Putin».

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