Le mascherine chirurgiche e le Fp2 meglio della stoffa :”Protezione al 90%”

Le mascherine chirurgiche e le Fp2 meglio della stoffa :”Protezione al 90%”

Le mascherine di tessuto lavabili sono un po’ meno efficaci, ma comunque consigliate. Chi le indossa è protetto dal 60-80% delle goccioline nell’aria (a seconda del tessuto, il cotone leggero è il meno indicato, il migliore la seta , il cotone pesante è un buon compromesso).

di REDAZIONE CRONACHE

Le mascherine sanitarie abbattono il rischio di contagio riducono sia le goccioline emesse da chi le indossa che quelle inalate dall’aria esterna, ma vanno affiancate dalle distanze di protezione da adottare (da un minimo di 1 metro ai più sicuri 2 metri) ed un frequente lavaggio e disinfettazione delle mani, .

La severità dell’infezione dipende dalla quantità di virus inalato. Anche quando la mascherina non impedisce totalmente il contagio, riduce la carica virale e mitiga la malattia. Le mascherine devono coprire tutto il naso, con il ferretto in alto adattato al setto (anche per evitare che gli occhiali si appannino) e devono arrivare sotto al mento.

Coprire il naso è essenziale, perché qui il virus riesce a infettare le cellule in modo molto pericoloso . L’elastico di quelle chirurgiche non deve essere lento e deve ridurre lo spazio fra guancia e mascherina. Da lì potrebbe entrare aria infetta quando inspiriamo. Se serve, l’elastico può essere incrociato prima di essere agganciato alle orecchie.

La mascherina è particolarmente indicata e necessaria negli ambienti chiusi ove si trovano altre persone, e dove si resta per più di un quarto d’ora. E’ quindi è sempre prudente indossarle, anche quando si mantiene la distanza. Oltre alle goccioline emesse con il respiro, che non superano la distanza di 1,5-2 metri dalla bocca, si ritiene infatti che il coronavirus si trasmetta anche tramite aerosol, restando sospeso in aria fino a tre ore e facendosi trasportare oltre i 2 metri di distanza.

Il virus Covid-19 passando dagli spazi tra le mascherine e guance, sotto forma di aerosol potrebbe essere inalato con l’inspirazione. Si tratterebbe di quantità limitate, ma ancora non sappiamo la dose minima di virus necessaria al contagio.

Si dovrebbe far ricorso alle mascherine dette filtranti facciali (come le Fp2 senza valvola), che aderiscono alla pelle e bloccano particelle molto fini, per difendersi dagli aerosol. Non sono consentite quelle con la valvola (Fp3 e Fp2) che permettono al virus espirato di uscire e in alcuni luoghi . Mentre le mascherine chirurgiche offrono una protezione del 90% circa, le Fp2 almeno del 95%.

All’aperto il contagio è molto più difficile, perché il virus si disperde subito nell’aria. Ma è anche impossibile difendersi da persone che si avvicinano nostro malgrado o che starnutiscono e tossiscono. Le mascherine in buona parte riducono le goccioline emesse da chi le indossa.

Chi respira con una mascherina chirurgica emette solo 1/5 delle goccioline rispetto a chi non ha protezioni, secondo un esperimento dell’università della California appena pubblicato sulla rivista specializzata Scientific Reports. Le particelle emesse da chi parla si riducono di 15 volte e da chi tossisce di 2 volte.

Le mascherine di tessuto lavabili sono un po’ meno efficaci, ma comunque consigliate. Chi le indossa è protetto dal 60-80% delle goccioline nell’aria (a seconda del tessuto, il cotone leggero è il meno indicato, il migliore la seta , il cotone pesante è un buon compromesso).

“Il governo sta lavorando sulla proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Occorrerà, però, tenere alta l’attenzione anche su ciò che consegue a questa decisione – dichiara Claudio Galbiati Presidente della sezione Safety di Assosistema Confindustria,  – come il prorogarsi della possibilità dell’immissione nel mercato italiano di materiale e dispositivi di protezione individuale privi della marcatura CE. Questi prodotti, se non specificatamente approvati, rischiano di non fornire la protezione e funzionalità di un prodotto regolarmente certificato, inoltre si danneggiano i produttori italiani ed europei che attualmente, avendo aumentato fino anche di tre volte la propria produzione, si trovano a concorrere con materiale extra europeo presentato con prezzi improponibili per un prodotto con marcatura CE”.

“Ricordiamo che, come rilevato dal centro studi di Assosistema Confindustria, nel periodo febbraio-maggio 2020 sono stati importati DPI per le vie respiratorie (comprese le mascherine chirurgiche) per un importo pari a euro 1.100.000.000, di cui il 90% di provenienza cinese – continua GalbiatiNel solo mese di aprile l’incremento percentuale sullo stesso periodo del 2019 è stato del + 3129% (a maggio l’incremento è stato del +2.540%). Se questa misura emergenziale poteva aver un senso nei primi mesi dell’anno, nel pieno della pandemia, alcuni interrogativi scaturiscono invece ora, in assenza di una programmazione o di un semplice piano di approvvigionamento strutturato in materia di Dpi, tale da poter corrispondere ai fabbisogni nazionali per i prossimi mesi, vista la necessità assoluta di dispositivi di protezione”.

“Confidiamo, quindi, che il Governo accolga le diverse interrogazioni parlamentari – conclude Galbiatiche, in questi mesi, hanno richiesto a livello nazionale ed europeo il fermo di tutto il materiale non marcato CE, che non garantisce i margini di sicurezza necessari per la protezione e la sicurezza di chi indossa i DPI. Anche considerando che altri paesi Europei si sono già mossi, in tal senso, prima di noi”.

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