Le finte conferenza stampa del premier Conte.Il silenzio vergognoso dell’ Agcom, e l’ Ordine dei Giornalisti

Le finte conferenza stampa del premier Conte.Il silenzio vergognoso dell’ Agcom, e l’ Ordine dei Giornalisti

Quella che Palazzo Chigi definisce “conferenza stampa” altro non è che una finzione televisiva in perfetto becero stile a 5 Stelle… organizzata da Casalino per impedire le domande vere, per evitare una vera interazione con i giornalisti, impedendo in tal modo ai cronisti di poter fare seriamente il proprio lavoro. L’ Agcom, l’ Ordine dei Giornalisti e l’Associazione stampa parlamentare, dovrebbero valutare come trovare un luogo per discuterne perché lo spettacolo indecente dell’altra sera , non deve più ripetersi.

di REDAZIONE POLITICA

L’allarme sulle “finte” conferenze stampa del presidente Conte, lanciato da un giornalista serio e di esperienza come Mario Lavia sul quotidiano “Il Dubbio” (edito dalla fondazione del Consiglio Nazionale Forense), va raccolto con attenzione perché come giustamente ricorda l’on. Michele Anzaldi (Italia Viva) è in discussione un fondamento della democrazia come la comunicazione istituzionale .

L’ Agcom, l’ Ordine dei Giornalisti e l’Associazione stampa parlamentare, dovrebbero valutare come trovare un luogo per discuterne perché lo spettacolo indecente dell’altra sera, quando come ha scritto il collega Laviasi è toccato il fondo” , non deve più ripetersi.

Altro che le videocassette che Berlusconi mandava ai TG, quella che Palazzo Chigi definisce “conferenza stampa” altro non è che una finzione televisiva in perfetto becero stile a 5 Stelle… organizzata da Casalino per impedire le domande vere, per evitare una vera interazione con i giornalisti, impedendo in tal modo ai cronisti di poter fare seriamente il proprio lavoro. Basta vedere la serietà dei briefing giornalistici alla Casa Bianca, o le conferenze stampa presidenziali di tutti gli altri paesi democratici per capire a quale basso livello si sia ridotta la pseudp comunicazione istituzionale che costa centinaia e centinaia di migliaia di euro al contribuente.

Assistere in televisione ad una fantomatica conferenza stampa, convocata in pieno orario dei telegiornali serali con il presidente Conte che quando risponde alle domande, addirittura legge un testo scritto è l’umiliazione più profonda della professisone lavoro giornalistica.

Lavia è un giornalista serio ed apprezzato che ha lavorato per tanti anni in un’autorevole agenzia di stampa e poi alla guida di giornali e siti di informazione, ponendo seriamente il problema, non vuole credere che le domande dell’altra sera siano state concordate prima. Probabilmente la metodologia è stata decisa dalla comunicazione di Palazzo Chigi dove il portavoce del premier seleziona e decide chi può intervenire e chi no, senza la dovuta trasparenza e rispetto per tutti coloro che fanno questo mestiere . E’ deontologico chiedere preventivamente ai giornalisti che domanda faranno? Speriamo non  sia così, sarebbe veramente grave e la fine dei principi costituzionali su cui si basa l’ Art. 21 della nostra vituperata Carta Costituzionale.

l’ on. Michele Anzaldi (Italia Viva)

In un commento affidato oggi al quotidiano online HuffPost, l’on. Anzaldi , segretario della Commissione Parlamentare sulla Vigilanza RAI, scrive che “L’influenza della politica sull’informazione, anche a causa di una situazione eccezionale e drammatica come la pandemia, con questo premier ha superato davvero il livello di guardia, addirittura peggio di quando a Palazzo Chigi sedeva un tycoon dell’informazione come Berlusconi. C’è il dubbio che in particolare sul servizio pubblico Rai si sia superato ogni livello di decenza. Ho presentato due esposti all’Agcom nei giorni scorsi per chiedere se sia accettabile che il Tg1, unico tg in Italia a farlo, decida di aprire quasi tutti i giorni con il presidente del Consiglio, a prescindere se faccia notizia o meno. Ho chiesto se i toni utilizzati dal Tg1, spesso da Istituto Luce, siano compatibili con un’informazione da servizio pubblico. Ancora attendo risposta. Intanto aggiungo una domanda: è possibile che ormai da mesi, tutti i giorni, lo stesso Tg1 utilizzi nei servizi sul presidente del Consiglio immagini che sembrano autoprodotte da Palazzo Chigi, forse risalgono addirittura a gennaio-febbraio, su Conte dentro al suo ufficio, mentre corre nei corridoi, mentre finge di scrivere o lavorare? Se un Tg usa per mesi sempre le stesse immagini, forse è la conferma che si dà spazio ad una finta notizia? Forse non è obbligatorio che ogni giorno ci sia un servizio sul presidente del Consiglio, se le sue dichiarazioni non corrispondono a notizie rilevanti? Il Tg1 è l’unico tg a farlo

C’è un gruppo di studenti universitari che si è offerto di verificare quante volte da marzo quelle immagini siano state mandate in onda.

“Credo che sia opportuno che il Parlamento discuta di questo e discuta anche della tutela dell’indipendenza delle agenzie di stampa” continua l’on. AnzaldiLascia molto perplessi quanto è accaduto sulla vicenda di Conte indagato per l’uso della sua scorta. Per una notizia del genere ci si sarebbe aspettati di leggere flash titolati “Conte indagato”, invece niente di tutto questo. Forse ha contribuito un tentativo di depistaggio informativo di Palazzo Chigi sulla reale portata dell’indagine? La presidenza aveva fatto filtrare l’esistenza di una anestetizzante relazione di servizio al Viminale, ma la ministra Lamorgese ha smentito seccamente la notizia alcuni giorni dopo in Aula. Di certo sarebbe opportuno recidere il legame troppo asfissiante di palazzo Chigi con le agenzie: buona parte dei finanziamenti dell’informazione primaria arriva proprio dai fondi del governo. Ho proposto che sia il Parlamento a finanziare, in modo trasparente, le agenzie di stampa, per tutelare la libertà dell’informazione e per evitare che ci siano dubbi o rischi di pressioni da parte di qualche solerte uomo comunicazione del governo che non ha chiaro quale sia il lavoro per il quale gli italiani gli pagano lo stipendio. E’ opportuno che se ne discuta al più presto“.

Come non essere d’accordo con Anzaldi ? E come non restare esterefatti dal silenzio assordante da un Ordine dei Giornalisti che ormai conta meno del “Club di Topolino” ? Questi sono alcuni degli aspetti che aiutano a capire il fallimento (anche in termini economici) dell’editoria e di un certo tipo di giornalismo.

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