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24 Luglio 2024 01:23
24 Luglio 2024 01:23

Le donne dicono “ora basta”. Oggi manifestazioni in tutta Italia

La premier Meloni: "La politica insieme oltre gli steccati". Campagna del governo "Non sei sola, chiama il 1522". In Italia 12,5 milioni di vittime, ma solo il 5% denuncia. Al Circo Massimo attese decine di migliaia di persone in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne.
di Valentina Rito

Due manifestazioni nazionali, a Roma e Messina, e tante iniziative nelle piazze italiane contro la violenza sulle donne. Oggi è la giornata mondiale contro i femminicidi e ogni tipo di violenza sulle donne. Dopo la morte di Giulia Cecchettin la protesta, nel nostro Paese, sta diventando rumorosa, concreta. E per sabato la mobilitazione è al massimo livello per gridare un forte no nel ricordo delle donne uccise e per quelle che ogni giorno sono costrette a subire violenze di ogni genere.

I dati Istat sono raccapriccianti: in Italia nel 2022 si sono registrati 106 femminicidi presunti, l’84,1% dei 126 omicidi con una vittima donna, per come emerge dall’ultimo report che parla di “dato in linea con quanto rilevato negli ultimi tre anni” sulla base delle informazioni disponibili su relazione tra vittima e autore, movente e ambito dell’omicidio.

Sono 61 le donne uccise nell’ambito della coppia, dal partner o ex partner; sono 43 le donne uccise da un altro parente; è soltanto una la donna uccisa da un conoscente con movente passionale ed è una la donna uccisa da sconosciuti, nell’ambito della criminalità organizzata. Tra le restanti 20 vittime donne, 2 sono state uccise da conoscenti uomini con moventi diversi: la rapina per una e la follia per l’altra.

Quindici donne sono state uccise da sconosciuti (14 uomini e una donna), con diversi motivi, come la follia (nove casi), gli interessi economici (quattro, incluse tre vittime di rapina) e due per altri moventi, più altre tre donne con autore non identificato. 

La facciata di Palazzo Cighi illuminata per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Il movimento “Non una di meno”, che promuove la manifestazione di Roma, in una nota sostiene che non si tratta di “una commemorazione delle vittime di femminicidio, ma un punto di concentrazione della rivolta alla violenza strutturale che colpisce le nostre vite“. Il corteo, dal Circo Massimo e Piazza San Giovanni, prenderà il via alle 14.40. “Dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 100 casi di femminicidi e transcidi – si legge ancora nella nota – e anche le aggressioni omolesbobitransfobiche e razziste sono sempre più numerose“.

La mobilitazione nazionale di oggi 25 novembre, avrà a Roma e Messina le due piazze principali, continua la nora “non sarà un momento rituale ma la precipitazione di una mobilitazione quotidiana – nelle scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri, al fianco dei centri antiviolenza femministi e transfemministi – che con il ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin si sta riversando in cortei spontanei nelle piazze di tutta Italia”.

“Quando si pensa che l’amore possa fare male non è amore. 1522 è il numero che si può chiamare quando si vuole difendere se stesse”, sottolinea in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in piazza Colonna, nel corso dell’iniziativa del governo con diversi campioni del mondo dello sport. Bisogna “ricordarsi – riprende la premier – che siamo libere, e non c’è nessuno che può toglierci quella libertà e che può pensare di possederci. Noi siamo libere. E 1522 è il numero che si chiama per difendere quella libertà e per essere aiutati da istituzioni che ci sono e da una società che c’è come dimostrano questi grandi atleti”Non sei sola. Chiama il 1522″ è lo slogan proiettato sulla facciata di Palazzo Chigi, a fianco il logo rosso con la scritta bianca: “Contro la violenza sulle donne“.

“Il numero di donne vittime di aggressioni e sopraffazioni è denuncia stessa dell’esistenza di un fenomeno non legato soltanto a situazioni anomale. Ad esso non possiamo limitarci a contrapporre indignazioni a intermittenza”. E’ il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Siamo lontani dal radicamento di quel profondo cambiamento culturale che la nostra Carta costituzionale indica. Un percorso – sottolinea il Capo dello Stato – in cui le donne e gli uomini si incontrano per costruire insieme una umanità migliore, nella differenza e nella solidarietà, consapevoli che non può esserci amore senza rispetto, senza l’accettazione dell’altrui libertà. Una via in cui le donne conquistano l’eguaglianza perché libere di crescere, libere di sapere, libere di essere libere, nello spirito della Convenzione di Istanbul, alla quale ha aderito l’Unione Europea, segno importante di una visione universale di autodeterminazione e dell’eguaglianza dei diritti delle donne e passaggio decisivo nel delineare il quadro degli interventi contro la violenza di genere”.

“Dietro stillicidio di aggressioni c’è il fallimento di una società”

Una società umana, ispirata a criteri di civiltà, non può accettare, non può sopportare lo stillicidio di aggressioni alle donne, quando non il loro assassinio. La pena e il dolore insanabili di famiglie e di comunità ferite sono lo strazio di tutti”, afferma Mattarella. “Quando ci troviamo di fronte a una donna uccisa, alla vita spezzata di una giovane, a una persona umiliata verbalmente o nei gesti della vita di ogni giorno, in famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, avvertiamo che dietro queste violenze c’è il fallimento di una società che non riesce a promuovere reali rapporti paritari tra donne e uomini”, prosegue il Capo dello Stato.

“Piaga che non si riesce a guarire”

“La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne richiama tutti a un rinnovato, personale, impegno. Non soccorrono improvvisate analisi di psicologia sociale a giustificare la persistenza di una piaga che non si riesce a guarire nonostante gli sforzi. Abbiamo bisogno del lavoro delle Istituzioni, delle associazioni, del mondo produttivo, della scuola, della cultura, del contributo di ciascuno, per sradicare un fenomeno che tradisce il patto su cui si fonda la nostra stessa idea di comunità“.

© CDG1947MEDIAGROUP – RIPRODUZIONE RISERVATA |

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