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7 Ottobre 2022 14:16
7 Ottobre 2022 14:16

LA POLIZIA SEQUESTRA NEL BARESE UN VERO ARSENALE DI ARMI: BOMBE A MANO, MINE ANTICARRO E MITRAGLIATORI

L'inchiesta ha avuto origine su una segnalazione della Procura di Bari, nell'ambito di un procedimento parallelo a quello sul giudice barese Giuseppe De Benedictis arrestato nei giorni scorsi, è quindi è stata guidata dalla Procura di Lecce per competenza territoriale.

di REDAZIONE CRONACHE

La squadra mobile della Questura di Bari, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha sequestrato in una masseria di Andria, in provincia di Bari, di proprietà di Antonio Tannoia un imprenditore agricolo 56 anni del posto, incensurato che è stato arrestato, un vero e proprio arsenale da guerra: ritrovati 65 fucili mitragliatori d’assalto tra cui Kalashnikov, Uzi, AK47, M12, AR15, 33 fucili comprese carabine di precisione, 99 pistole, mine anticarro, bombe a mano, circa 300 detonatori e 10 silenziatori per pistole. L’inchiesta ha avuto origine su una segnalazione della Procura di Bari, nell’ambito di un procedimento parallelo a quello sul giudice barese Giuseppe De Benedictis 59 anni, di Molfetta, arrestato nei giorni scorsi, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari con l’avvocato Giancarlo Chiariello, 69 anni, di Bari ed altri, è stata quindi guidata dalla Procura di Lecce per competenza territoriale.

il procuratore capo di Lecce Leonardo Leone de Castris

In base a valutazioni procedurali, correttamente individuava la competenza della Procura di Lecce“, precisa il procuratore de Castris in una nota nella quale rivolge un “sentito plauso” agli agenti della Squadra Mobile di Bari per la grande professionalità dimostrata nella complessa indagine” senza però spiegare le ragioni che hanno portato sotto la competenza nell’autorità giudiziaria salentina il maxi sequestro delle armi .

Una casualità questa che desta più di qualche sospetto, in quanto l’interrogatorio sarebbe stato richiesto dal giudice dimissionario De Benedictis, che dopo l’arresto di sabato scorso è stato interrogato per quattro ore dal pubblico ministero Alessandro Prontera titolare dell’inchiesta condotta con la collega Roberta Licci, il procuratore Leonardo Leone de Castris ed i carabinieri del Nucleo investigativo di Bari, nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce, ove è detenuto.

Su questo nuovo interrogatorio, avvenuto dopo solo 48 ore da quello di garanzia già svoltosi con la Gip Giulia Proto, gli avvocati difensori Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone hanno preso le distanze sostenendo che “Non c’è stato alcun interrogatorio, ma solo un colloquio tra noi legali ed il cliente” . Dichiarazioni a dir poco sospette ed incomprensibile soprattutto dopo la loro disponibilità mostrata con i giornalisti al termine dell’interrogatorio di garanzia di martedì, quando i due legali hanno riferito della piena confessione del giudice arrestato e del momento difficile che sta attraversando travolto dalla vergogna.

L’ ex giudice Giuseppe De Benedicti

Fonti molto bene informate negli ambienti giudiziari salentini raccontano di un scontro con la Procura di Lecce per presunte fughe di notizie sul contenuto del primo interrogatorio, motivo per cui su quello di ieri è sceso il silenzio e depistaggio ai giornalisti, e quindi, al momento non si conoscono le ragioni che hanno spinto l’ormai ex giudice Giuseppe De Benedictis a riavviare le comunicazioni con la Procura di Lecce. Certamente ha la sua importanza la richiesta di attenuazione della misura di custodia cautelare in carcere chiedendo almeno gli gli arresti domiciliari.

L’ istanza depositata al gip Proto, illustrata ai giornalisti, dai difensori una volta terminato il primo interrogatorio: “Con le dimissioni date per tempo è venuto meno il pericolo di reiterazione del reato“. È probabile che dopo questo secondo lungo interrogatorio il Gip Proto , dopo avere acquisito il parere della Procura di Lecce che potrebbe formarsi nelle prossime ore tenendo conto anche dell’esito dell’interrogatorio di ieri. Quattro ore di interrogatorio non sono poche, e la coincidenza dell’ operazione che ha portato alla luce un vero e proprio arsenale di armi da guerra lasciano indurre, ad un parere favorevole.

Le armi sono state scovate in un nascondiglio all’interno della masseria a seguito di lunghe indagini che si sono avvalse di intercettazioni ambientali, telefoniche, pedinamenti e ricognizioni fotografiche. All’esito degli accertamenti, gli agenti della Squadra mobile guidati dal vicequestore Filippo Portoghese avuto la certezza che quello fosse il nascondiglio delle armi, hanno deciso di intervenire per sequestrare l’intero arsenale. Sulle armi sono state avviate perizie per risalire alla provenienza, alla destinazione e all’effettiva titolarità.

Gli investigatori sospetto che l’uomo proprietario della masseria Il nome è riportato nel decreto di perquisizione che gli contestata la detenzione illegale di armi e di esplosivi da guerra, custodisse le armi per conto di altre persone. Le armi sono state rinvenute all’interno di una botola, murate in una specie di pozzo e, per occultare il nascondiglio, sopra la botola erano stati posizionati un frigorifero e una cucina. .

A una prima valutazione potrebbe verosimilmente rappresentare ad oggi il più importante sequestro di armi mai effettuato nel Paese“, scrive in una nota il procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone de Castris, in una nota.

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