La “guerra” delle Fiamme Gialle ai furbetti del reddito di cittadinanza

La “guerra” delle Fiamme Gialle ai furbetti del reddito di cittadinanza

Sinora sono stati denunciati imprenditori, pregiudicati e lavoratori in “nero”, negozianti, pasticceri, fotografi, cantanti neomelodici, venditori ambulanti. Le indagini della Guardia di Finanza partite da Milano passando per Torino, Genova, Roma, Napoli, Frosinone, Cosenza arrivando sino a Siracusa, verranno estese a tutt’ Italia. Le pene sono severe in quanto la legge prevede anche la reclusione da due a sei anni per chiunque presenti dichiarazioni false oppure ometta informazioni dovute.

ROMA – I “furbetti-predoni” del reddito di cittadinanza, ottenuto senza averne i requisiti, circostanza che la dice tutta sull’inconsistenza delle verifiche dell’ INPS in sede di erogazione del contributo pubblico, sono stati scoperti e denunciati dagli investigatori delle Fiamme Gialle, con una operazione di controllo estesa a tutte le categorie professionali e commerciali, e che comprende imprenditori, commercianti, soci di Onlus, baristi, camerieri, cassieri, una marea di lavoratori in “nero”. Fra i quali anche cantanti neomelodici, fotografi, persino venditori ambulanti. Molti “furbetti” credevano che la potessero fare franca trasferendo la loro residenza , in modo fittizio, per far risultare un nucleo familiare più ristretto rispetto al reale.

La strategia con cui lo Stato ha dichiarare guerra ai soliti “furbetti” è stata messa pianificata dai vertici del Comando Generale della Guardia di Finanza che ha emanato una circolare operativa alle proprie legioni regionali e comandi provinciali con il chiaro intento di scovare ed identificare chi ha provato ad approfittare del reddito di cittadinanza.

Dalla Guardia di Finanza spiegano cheè  bene ricordare che il reddito di cittadinanza è un beneficio riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di particolari requisiti (cittadinanza, residenza, soggiorno, reddituali e patrimoniali) che si ottiene presentando all’INPS, telematicamente o presso i centri autorizzati (Caf e uffici Postali), un’apposita domanda. Presuppone una dichiarazione sostitutiva unica (DSU) da parte di chi propone l’istanza sulla posizione patrimoniale e reddituale dell’intero nucleo familiare. È proprio sulla veridicità dei dati auto-dichiarati dai richiedenti che sono concentrati i controlli. Sono informazioni che non emergono dalle verifiche automatiche del sistema ma che possono essere scoperte solo attraverso l’azione di servizio sul territorio e grazie all’incrocio delle notizie contenute nelle diverse banche dati in uso al Corpo“.

E potevano mancare pregiudicati, spacciatori, mafiosi e… persino i defunti ? Certo che no ! . Per esempio un settantenne a Rimini, ha dichiarato di incassare “solo” una pensione sociale. La Guardia di Finanza ha scoperto che il pensionato romagnolo aveva semplicemente “dimenticato”…. di dichiarare le sue proprietà immobiliari. Infatti oltre a essere proprietario di un albergo (anche se al momento non attivo) del valore commerciale stimato pari a oltre 800 mila euro è stato accertato,   approfondendo la situazione , che l’anziano pensionato dal 2017, usufruiva indebitamente anche di altre prestazioni sociali erogate sempre dall’INPS.

Una circostanza che prova la leggerezza e l’inconsistenza , ancora una volta, e sopratutto la “latitanza” dei controlli interni effettuati dall’ Istituto pubblico erogante. A Milano, a dicembre sono stati scovati 22 “furbetti”:  16 di loro facevano i venditori ambulanti in occasione di manifestazioni organizzate presso il Forum di Assago. Una donna invece è stata sorpresa mentre lavorava “in nero” all’interno dell’officina del padre.

A Bergamo, le Fiamme Gialle ne ha denunciati 12. Si va da lavoratori in “nero” a due donne che nonostante fossero state assunte, riscuotevano il contributo pubblico,  così come una donna di origine libanese ha simulato una separazione dal coniuge, per non indicare nella domanda il reddito del marito che superava i 120mila euro. Gli accertamenti della Guardia di Finanza non sono sempre indirizzati all’accertamento di aver usufruito del reddito di cittadinanza in modo truffaldino.

Una badante di origine rumena aveva ottenuto a Torino il sussidio ma non aveva dichiarato il reddito di 140mila euro percepito nei precedenti quattro anni, a Genova nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia su un traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica, uno degli arrestati, già condannato in primo grado dal Tribunale di Locri per “falsa testimonianza” e per l’omicidio dell’ex vice-presidente del Consiglio Regionale della Calabria , incassava dallo scorso mese di giugno del reddito di cittadinanza. L’indagato a seguito degli accertamenti effettuati dalle Fiamme Gialle è risultato essere proprietario di una villetta appena ristrutturata nel comune di Gioiosa Jonica, e pertanto è stato denunciato anche per questo e l’INPS gli ha sospeso l’erogazione di 500 euro al mese che gli aveva erogato.

Ma la mappa delle indagini delle Fiamme Gialle riguarda davvero tutto il Paese. Ventisei persone, un tempo nomadi, invece sono stati denunciati perché avevano ottenuto fraudolentemente il reddito di cittadinanza: per un ammontare complessivo di 110.000 euro. Non avevano dichiarato proprietà immobiliari e mobiliari o in alcuni casi la composizione del nucleo familiare differente da quella reale. Ottanta sono stati smascherati nel Casertano.

Nella provincia di Frosinone nel Lazio  ne sono stati scoperti 37. Per esempio, un imprenditore (in questo caso trasformatosi in “prenditore” di denaro pubblico !) ,  aveva omesso di dichiarare intere quote di una società all’interno della quale peraltro lavorava in “nero”suo figlio, facente parte del nucleo familiare, producendo quindi un reddito non inserito nella dichiarazione.  A Sora è stata scoperto che in una attività di vendita di bibite e alimenti, a lavorare costantemente era il padre del titolare che percepiva, da giugno, il reddito di cittadinanza. Per ottenerlo aveva presentato all’INPS delle false dichiarazioni sulla propria posizione lavorativa.

La lista dei “furbetti” scovati dalle indagini delle Fiamme Gialle vede presenti contrabbandieri di sigarette ed un “mago” della pirateria informatica, pizzaioli, baristi,  cassieri, operai. Fra i tanti è stato scovato persino l’ex titolare di un caseificio il quale, dopo aver ceduto le quote dell’impresa ai familiari, manteneva un tenore alto di vita ed era stato più volte fermato per controlli di routine alla guida di auto lussuose. Incredibilmente percepiva il reddito di cittadinanza.

Secondo gli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza, il “furbetto” non aveva inserito nella domanda la presenza di sua moglie nel nucleo familiare. Sono stati “pizzicati” anche due coniugi che, tra l’altro, gestivano un negozio al dettaglio nonostante la loro partita Iva risultasse chiusa, cioè cessata, non dichiarando alcun reddito e percependo il sussidio.

In Calabria nel Cosentino, sono scattate 41 denunce ed una di esse ha interessato un fotografo professionista che pubblicizzava i propri servizi fotografici da realizzare, persino sui social network, così come anche la gestrice di un B&B la quale pubblicizzava anche lei la sua attività commerciale sui social e su vari motori di ricerca. Onnipresenti i lavoratori in “nero” .

In Sicilia a Trapani, è stato “scoperto” un pasticcere che dal giugno 2019, incassava 700 euro al mese quale beneficio proveniente dal reddito di cittadinanza, soldi con i quali aveva affittato un appartamento e lo aveva trasformato in laboratorio dove lavorava in nero affiancato dalla moglie, anch’essa rigorosamente in “nero” !  Nel Palermitano a Partinico,  sono stati trovati in un panificio  quattro lavoratori tutti occupati in “nero”, uno dei quali percepiva anche il reddito di cittadinanza. A carico dell proprietario del panificio è stata invece accertata, non solo la violazione delle norme sul lavoro, ma anche una consistente evasione fiscale: 15mila euro di Iva non pagata e imposte evase su un reddito non dichiarato di 275mila euro.

La Questura di Catania ha denunciato lo scorso ottobre, tre manager e dieci cantanti neomelodici per reati connessi, direttamente e indirettamente, durante un concerto, conclusosi con fuochi d’artificio, che si sarebbe svolto illegalmente, chiudendo al traffico una strada. Secondo gli agenti della Polizia di Stato, la “star” della serata sarebbe stata Agata Arena, che è stata denunciata per affissione abusiva di manifesti pubblicitari e per “truffa aggravata allo Stato” per l’indebita percezione del reddito di cittadinanza. Reato che avrebbe reiterato , secondo l’accusa,  presentando una nuova domanda.

Oltre alla Arena, per gli inquirenti, due dei “promoter” e altre due persone estranee all’organizzazione del concerto sono stati denunciati per truffa perché anche loro avrebbero percepito illegalmente il reddito di cittadinanza. Nel Siracusano, in un supermercato sono stati trovati ben 9 dipendenti in divisa le quali venivano pagate in nero. 2 di loro percepivano anche  il reddito di cittadinanza.

 I “furbetti” del reddito di cittadinanza sono stati scoperti non sempre con delle azioni mirate ma anche attraverso successive indagini. In Emilia-Romagna a  Modena , una 39enne è stata “beccata” dalla Polizia Locale mentre vendeva abusivamente alcolici ai manifestanti , durante il Gay Pride, e le era stata elevata una multa salata: 5.164 euro.

Le successive indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che la modenese da aprile  percepiva il reddito di cittadinanza e successivamente  aveva aperto anche una partita Iva, continuando a ricevere il beneficio economico, che è incompatibile per legge.

Per altri 11 percettori di reddito di cittadinanza, risultanti essere soci di una Onlus,  sono in corso accertamenti per verificare se il reddito di cittadinanza va annullato del tutto o rimodulato. Durante una verifica fiscale, le Fiamme Gialle hanno trovato centinaia di autocertificazioni sottoscritte dai volontari, attraverso le quali richiedevano il rimborso delle spese sostenute nel corso del servizio, senza  però l’indicazione delle spesa effettuate e del giorno in cui le stesse sarebbero state sostenute.

Da un raffronto è stato constatato che alcuni di questi percepivano la massima somma spettante nel mese pur avendo prestato la propria opera volontaria per meno di dieci giorni. In alcuni casi sono stati addirittura rilevati rimborsi spese nei confronti di “volontari” senza che risultasse alcuna traccia della loro presenza. I finanzieri  pertanto dal punto di vista esclusivamente fiscale, hanno riqualificato i rimborsi spese forfettari percepiti dai soci come veri e propri compensi.

A carico della Onlus è stato constatato e contestato  l’omesso versamento per oltre 75mila euro di ritenute Irpef non operate.

Le pene sono severe in quanto la legge prevede anche la reclusione da due a sei anni per chiunque presenti dichiarazioni false oppure ometta informazioni dovute. Invece è prevista  la reclusione da 1 a 3 anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all’ INPS delle variazioni di reddito, del patrimonio o del nucleo familiare, nonché informazioni dovute e rilevanti ai fini della riduzione o revoca del beneficio.

«La decadenza ricorre allorquando uno dei componenti del nucleo familiare viene trovato a svolgere un’attività di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa “in nero”  cioè senza la preventiva comunicazione obbligatoria online ai servizi per l’impiego un’attività di impresa o di lavoro autonomo, senza la comunicazione di inizio di attività all’INPS, da effettuare entro trenta giorni dall’inizio della stessa” precisano dal Comando Generale della Guardia di finanza . Invece la revoca del reddito di cittadinanza, ricorre “con efficacia retroattiva, qualora al termine del processo penale, sia stata accertata la responsabilità della persona, oltre alla condanna definitiva ne sussiste una accessoria che comporta la restituzione di quanto indebitamente percepito l’INPS abbia accertato la non veridicità della documentazione e delle informazioni prodotte a corredo dell’istanza o l’omessa comunicazione successiva delle variazioni patrimoniali o riferite ai componenti del nucleo familiare”.

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