La Guardia di Finanza di Taranto arresta per usura ed estorsione la moglie e figlio di un ergastolano

La Guardia di Finanza di Taranto arresta per usura ed estorsione la moglie e figlio di un ergastolano

L’ operazione odierna scaturisce da indagini condotte dalle Fiamme Gialle di Taranto, all’esito delle quali è stato accertato che gli arrestatierano entrambi dediti ad attività estorsive e di usura nei confronti di imprenditori e privati applicando un tasso di interesse usurario che si attestava mediamente al 120%.

ROMA – Nella mattinata odierna, militari del Nucleo di Polizia Tributaria comandato dal T.Col. Renato Turco hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 persone di Taranto, responsabili dei reati di “usura” ed “estorsione”. Il provvedimento, richiesto dal pm Maurizio Carbone, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Taranto – dr. Benedetto Ruberto, ha interessato la 59enne Lucia Labriola ed il 27enne Emanuele Catapano, rispettivamente moglie e figlio di Cataldo Catapano , 62 enne personaggio di spicco della criminalità tarantina, attualmente detenuto e condannato all’ ergastolo.

Cataldo Catapano già condannato definitivamente per i maxi processi “Orrilo” e “Due Mari” insieme a sua moglie Lucia Labriola,  erano già coinvolti nell’inchiesta avviata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi con l’ipotesi di associazione mafiosa.  Catapano era attualmente ristretto nel carcere di Padova, ritenuto una casa circondariale moderna, all’interno della quale è persino consentito l’utilizzo del personal computer purché non connesso a internet. Ma l’indagine avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha accertato che Catapano, grazie all’utilizzo di  una chiavetta internet key commercializzata da tutti i gestori di telefonia mobile, era riuscito ad accedere alla rete internet ed utilizzando falsi profili creati su Facebook,  praticamente dialogava ogni giorno  con la moglie ed il figlio, e con altre persone del suo “clan” con cui manteneva i contatti ed impartiva dal carcere disposizioni ai suoi uomini per continuare a curare gli interessi del clan, attraverso gruppi “segreti” sullo stesso social network, e quindi inaccessibili  dall’esterno.

I sospetti portarono quattro anni fa ad una serie di perquisizioni eseguite dalla Polizia sia nel carcere di Padova, dove vennero rinvenute e sequestrate le chiavette per accedere a internet, e nell’abitazione tarantina della Labriola, moglie di Cataldo Catapano a cui  vennero sequestrati computer, tablet e cellulare, strumenti di comunicazione oche vennero sottoposti al vaglio degli specialisti del Servizio Centrale della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma.

L’ ultima operazione odierna scaturisce da indagini condotte dalle Fiamme Gialle di Taranto, all’esito delle quali è stato accertato che Lucia Labriola ed il figlio  27enne Emanuele Catapano, erano entrambi dediti ad attività estorsive e di usura nei confronti di imprenditori e privati, i quali erano costretti a “rispettare” le scadenze di pagamento dietro continue minacce, attuate proprio dal giovane Catapano anche con l’impiego di un’arma. I “prestiti” venivano concessi applicando un tasso di interesse usurario che si attestava mediamente al 120%.

Lucia Labriola  ed Emanuele Catapano  sono stati tradotti presso la casa circondariale di Taranto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che al momento sta vagliando anche l’ipotesi di richiedere la confisca dei loro beni finanziari e patrimoniali

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