La crisi di Emiliano nella “giungla” regionale pugliese

La crisi di Emiliano nella “giungla” regionale pugliese

Secondo la Procura nel presunto sistema di corruzione che per anni avrebbe gestito appalti milionari della Regione Puglia, ci sarebbe anche una rete di complici e conniventi. Sono tre i filoni investigativi aperti

di ANTONELLO de GENNARO

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, con riferimento alla vicenda dell’arresto del dirigente regionale Antonio Mario Lerario ormai ex dirigente della Protezione Civile pugliese, con una nota diffusa ieri alla stampa ha dichiarato quanto segue:“Innanzitutto intendo ringraziare la Guardia di Finanza di Bari che da mesi stava conducendo indagini sulle attività del dirigente inquisito. Li ringrazio in modo particolare per avere continuato il lavoro anche durante queste feste natalizie compiendo fino in fondo il loro dovere utilizzando con sagacia investigativa mezzi tecnici di grande efficacia che hanno portato ad importanti acquisizioni probatorie. Ringrazio con lo stesso sentimento la Procura delle Repubblica di Bari e l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari per il lavoro di ripristino della legalità. L’intera Regione Puglia, la Giunta, i dirigenti di tutti i settori seguono con dolore, ma anche con la massima considerazione, il lavoro investigativo in corso“. 

Un comunicato di circostanza, ma sopratutto denso di una “solitudine” politica, che manifesta i limiti del governatore pugliese, che non ha tenuto conto o dimenticato alcuni particolari. Dopo soli 12 mesi le due uniche personalità presenti nella sua giunta hanno rassegnato le dimissioni: Pierluigi Lopalco e Massimo Bray. Coincidenze ? Non un solo “mea culpa” di Emiliano sulla sua scelta e decisione di affidare le chiavi dell’emergenza Covid al dirigente Lerario, cioè a colui che ha gestito il portafoglio pubblico pugliese di tutta l’emergenza sanitaria, equivalente ad alcune centinaia di milioni di euro, che faceva atterrare gli aerei pieni di mascherine provenienti dalla Cina, a colui che ha creato la fabbrica delle mascherine “pubbliche” in Puglia, a colui che ha gestito la realizzazione dell’ospedale in Fiera firmando con la propria mano 5 ordini di servizio che hanno fatto lievitare alle stelle il corso finale a dir poco spropositato della struttura Covid.

Antonio Mario Lerario, l’ex direttore generale della Protezione Civile della Regione Puglia

Ma Michele Emiliano non si rende conto di qualcosa che invece, lui da magistrato di esperienza (seppure ora in aspettativa) dovrebbe invece ben conoscere. Per le Forze dell’ ordine non esistono vacanze, dovendo lavorare al servizio dei contribuenti e cittadini 12 mesi all’ anno. Così come è imbarazzante il suo ringraziamento alla Procura di Bari, che in realtà si è attivata solo a seguito delle contestazioni politiche pubbliche degli onorevoli Fitto e Gemmato, affiancati dall’intero gruppo di Fratelli d’ Italia al Consiglio Regionale della Puglia. Non si capisce infine il ringraziamento all’ ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari “per il lavoro di ripristino della legalità” quando è ben noto che il Gip è tenuto solo a valutare le richieste cautelari e le prove avanzate dalla Procura.

Così come è ridicolo leggere alcuni presunti “giornaloni” che si atteggiano a censori di una morale pubblica più volte calpestata dai loro editori,. e delle norme di segreto istruttorio ripetutamente violate. Dove erano questi giornalisti, questo giornali quando le opposizioni contestavano l’ esosità dei lavori all’ Ospedale Covid in Fiera ? Io c’ero in occasione del sopralluogo con FdI. Loro no. Arrivarono solo alla fine, all’uscita facendo le solite 4 domandine di circostanza a Fitto, Gemmato e Zullo. Qualcuno di quelli che oggi scrivono sotto dettatura di qualche magistrato compiacente, mandò addirittura il suo fidanzato, un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, pluridenunciato. E questo spiega molte cose.

Leggiamo un peana spropositato in favore della Procura di Bari a capo della quale sembra essere arrivato il “tutore” della legalità, cioè il procuratore capo Roberto Rossi, che però sino a qualche settimana fa era il procuratore facente funzione, ed ancora prima uno dei procuratori aggiunti, e quindi sapeva bene in che città viveva, e cosa accedeva in quella città. E non un “marziano” sbarcato sul pianeta terra.

Qualcuno si pone il problema se sia possibile credere che “il presidente Emiliano non sarebbe potuto intervenire prima che la Guardia di Finanza fermasse Lerario in auto con una busta di soldi” . Chi scrive certe cose evidentemente è un’ignorante in materia di pubblica amministrazione e farebbe bene a passare qualche giorno in una Regione qualsiasi per capire quanto sia difficoltoso gestire un’ Ente regionale.

E’ errato scrivere e sostenere giornalisticamente chei processi scriveranno la verità giudiziaria”, in quanto al limite saranno le sentenze sino al terzo grado ad esprimere un giudizio ed accertare la veridicità. Mentre non si può non essere in disaccordo con le solite giustificazioni di Emiliano, in quanto le sue affermazioni odierne ” I fatti che stanno emergendo dalle indagini in corso obbligano tutti, al di là di tutti i controlli e le verifiche ordinariamente svolti in ogni settore della Amministrazione Regionale, ad un’ulteriore massima allerta su qualunque procedura di gara, di affidamento e di accreditamento e simili per la acquisizione di beni e servizi che sarà indetta ribadendo a ciascuno delle decine di responsabili dei centri di spesa la massima attenzione e trasparenza nella applicazione delle procedure previste dalla legge”. Non si possono accettare certe fughe diplomatiche dalle proprie responsabilità politiche, che ci sono, sono evidenti e macroscopiche.

Questi 6 anni di Amministrazione Emiliano alla guida della Regione Puglia sono costellati dalle molteplici indagini della magistratura e delle forze dell’ ordine, da un turnover di incarichi con dimissioni di assessori, soldi pubblici concessi con facilità a fronte di vantaggi personali, scandali per voti di scambio, collusioni con la criminalità organizzata, e chi più ne ha, più ne metta !

E’ arrivato il momento che Emiliano pensi di più alla guida della Regione Puglia, e meno alla politica locale, che non gli appartiene e non gli compete, in quanto ancora magistrato, fare politica, ma semplicemente amministrare una Regione per la quale si è candidato è stato rieletto alla guida. Senza mai dimenticare la decisione a suo carico del Csm. Nominare “sceriffi” o presunti controllori non serve a nulla. Sarebbe più opportuno rendere pubbliche le capacità, competenze, curricula (da verificare) per le opportune valutazioni sulle nomine di dirigenti chiamati a gestire centinaia di milioni di euro pubblici.

La domanda da farsi a questo punto, secondo noi è questa: riuscirà il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano a resistere a questi terremoti interni alla sua maggioranza ed a superarli indenne ? Sarà solo il tempo a farcelo capire.

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