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28 Gennaio 2026 18:59

La Cassazione riapre il Ruby ter: “Sì al processo di appello”

È stato accolto il ricorso che la procura di Milano aveva depositato direttamente in Cassazione a giugno 2023 contro le assoluzioni decise dal tribunale il 15 febbraio dello stesso anno

La lunga ed estenuante storia dei processi su quello che sarebbe accaduto ad Arcore nella villa di Berlusconi non è ancora finita dopo oltre 14 anni dai fatti, ed il suo decesso. La Procura di Milano insiste imperterrita sui suoi teoremi accusatori . La Sesta sezione della Corte di Cassazione, dopo le assoluzioni in primo grado di tutti gli imputati ( tra i quali era presente anche il Cavaliere Berlusconi ) rappresentata dal pg Roberto Aniello aveva chiesto di annullare le assoluzioni e ordinare il nuovo processo, richiesta accolta oggi dalla sezione presieduta dal giudice Giorgio Fidelbo che ha stabilito che per il processo “Ruby ter” si dovrà celebrare il processo di appello.

Infatti è stato accolto il ricorso contro le assoluzioni, che il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio avevano fatto nei confronti delle 22 “Olgettine” accusate di falsa testimonianza e di corruzione in atti giudiziari perché, secondo l’accusa, testimoniando a partire dal 2011 nei processi “Ruby 1” e “Ruby 2”, avrebbero dichiarato il falso in cambio di denaro e benefit provenienti da Silvio Berlusconi che, per questo, era accusato con loro di corruzione in atti giudiziari ma, come detto, era stato poi assolto con tutti gli altri.

La procura di Milano aveva presentato il suo ricorso direttamente in Cassazione a giugno 2023, scavalcando quindi la Corte d’appello di Milano, avverso la decisione dalla 7ma Sezione penale del Tribunale di Milano del 15 febbraio dello stesso anno che aveva assolto tutti gli imputati tra i quali compariva anche l’ ex premier, per il quale erano stati chiesti 6 anni di reclusione senza attenuanti generiche. Berlusconi venne a mancare il successivo 12 giugno.

La Cassazione ha disposto però che il processo che dovrà riprendere a Milano dovra riguardare solo l’accusa di “corruzione in atti giudiziari” in quanto l’eventuale reato di falsa testimonianza è ormai finito prescritto. Si tratta di una soddisfazione processuale per i pm che oggi si vedono riconoscere la loro impostazione accusatoria. L’aggiunto Siciliano e il pm Gaglio, infatti, erano stati “bacchettati” dai giudici del primo grado, per  i quali le Olgettine non potevano essere accusate di falsa testimonianza perché durante i processi avrebbero dovuto essere interrogate come indagate ed assistite da un avvocato. Non essendo accaduto, per una grave svista (o abuso ?) della procura ambrosiana, le loro dichiarazioni verbalizzate erano inutilizzabili anche contro di loro stesse, e di conseguenza era caduta anche l’accusa, molto più grave, di corruzione in atti giudiziari, che è il reato che commette chi prende soldi per dire il falso quando depone in un processo, non potendo essere considerate delle semplici testimoni in quei procedimenti.

Se il nuovo processo d’appello, che si celebrerà l’anno prossimo, dovesse portare alla condanna delle “Olgettine” si creerebbe una situazione incredibile quasi surreale, con due sentenze opposte per il medesimo fatto. Le follie della giustizia italiana.

Tra gli imputati dell’appello ci sarà ancora Karima «Ruby» El Mahroug che quando andava ad Arcore aveva appena 17 anni, ed adesso è una mamma di quasi 32 anni. Ci sarà anche Marystelle Polanco, una delle giovani più assidue frequentatrici del bunga bunga. “Non è ancora finita… Berlusconi è morto ma adesso il processo è mio. Pensavo non andasse così, lui è assolto e io rischio di essere condannata. Com’è possibile?”, dice per tramite del suo legale, l’avvocato Paolo Cassamagnaghi. A processo torneranno Ioana Amarghioale, Lisney Barizonte, Francesca Cipriani, Concetta ed Eleonora De Vivo, Karima El Mahrough, Barbara Faggioli, Manuela e Marianna Ferrera, Maria Esther Garcia Polanco, Barbara Guerra, Raissa Skorkina, Alessandra Sorcinelli, Silvia Trevaini, Iona Visan, Aris Leida Espinosa, Giovanna Rigato, Elisa Toti, Miriam Loddo, e Roberta Bonasia.

“Sorpresi e stupiti” invece si dichiarano i difensori che hanno assistito Silvio Berlusconi, gli avvocati Federico Cecconi e di Giorgio Perroni, che si dicono convinti però che in appello “sarà confermata la verità dei fatti: e cioè che non esistono testimoni corrotti“. Gli avvocati confidavano “nella conferma della sentenza di primo grado del febbraio 2023, un’assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste“, perfettamente motivata e priva di vizi. “Siamo comunque certi – concludono – che nel procedimento che adesso si aprirà sarà confermata la verità dei fatti: e cioè che non esistono testimoni corrotti”.

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