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5 Gennaio 2026 02:57

La campionessa Benny Pilato supera ogni il tabù: “Il ciclo? Dobbiamo poterne parlare”

«Agli uomini basta essere in forma: noi abbiamo condizioni fisiche che certe volte ci destabilizzano». L’oro mondiale e la generazione Benny: «Le mestruazioni sono un fattore che incide, tra noi siamo aperti»
di Alessia Di Bella

La giovane campionessa del mondo dei 100 rana Benedetta Pilato non ancora maggiorenne ha sicuramente gli “attributi” come si suol dire, e lo dimostra anche fuori dalla vasca dove annienta record su record. E parlando con il quotidiano LA STAMPA chiarisce le urgenze della sua generazione quando spiega perché la gara vinta non è stata veloce come avrebbe desiderato: “Ero in pre ciclo, non avrei dovuto secondo il calendario, ma mi ci sono ritrovata e non stavo proprio benissimo“.

Ed il giorno di cui parla è finito con un podio e la medaglia d’oro, togliendo subito il dubbio che si tratti di chissà quale insormontabile problema, “ma si potrà dire che gli uomini ai Mondiali o alle Olimpiadi devono essere in forma e poi dipende tutto da loro, mentre noi abbiamo condizioni fisiche che non possiamo controllare e che certe volte ci destabilizzano?”. Sì, cara Benedetta si può dire, e si deve dire senza alcun problema. La nuotatrice diciassettenne tarantina che oggi nuota la finale dei 50 rana lo sa benissimo: “Per me non è un tabù, sono molto aperta e anzi al mio allenatore, che è arrivato adesso, ho chiesto di portarmi gli assorbenti. Necessità. Non vedo la vergogna”. Il Mondiale dei teenager travolge pure certi convenevoli. E la Pilato ha ragione: non c’è alcuna vergogna.

La “generazione Benny” vuole poterne parlare: “è uno dei fattori che magari mi portano a essere un po’ più lenta qui. Io non sono troppo regolare quindi è difficile gestirmi. Potrei prendere gli anticoncezionali per essere sicura delle date, ma poi pure quelli potrebbero avere effetti indesiderati e quindi sto così. Pace”.

Mentre la Pilato ne parla tranquillamente a Budapest a Wimbledon le tenniste con crescente fastidio si organizzano per la divisa di gioco, bianco assoluto. Il dibattito è iniziato con un tweet seccato di Monica Puig, medaglia d’ oro ai Giochi di Rio: “Bene, aggiungiamo allo stress di un grande avvenimento pure l’ansia per il bianco, atlete che pregano di non avere le mestruazioni nei giorni in cui si gioca per colpa del dress code”. In sostanza, le tenniste sostengono che se il bianco obbligatorio causasse qualche problema agli uomini lo avrebbero già levato dal regolamento mentre siccome la questione è tutta al femminile si andrà avanti con eleganza e candore per l’eternità. Probabilmente.

La generazione Benny strappa, qui tra noi non mi pare proprio un argomento proibito, sarà che siamo piccoli e forti, non so. Io parlo con tutti, di tutto, senza problema. Poi si cambia, nella rana circola una ragazza nata nel 2008…“, tanto per quantificare la distanza rispetto alle vecchie abitudini, ai pudori che hanno contribuito a qualche ansia inutile. La Pilato la dice tutta: “Ognuna la vive secondo le reazioni del proprio fisico, mi piacerebbe semplicemente che fosse un parametro, da mettere lì. Insieme a tutti gli altri». Federica Pellegrini lo ha fatto dopo le Olimpiadi girate a vuoto, nel 2016. Una gara studiata al millimetro nella distribuzione dello sforzo, poi cambiata all’improvviso per colpa di un ciclo anticipato: «L’avevo calcolato malissimo, si è fatto sentire“.

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