INDRO MONTANELLI, 22 ANNI DOPO MANCA SEMPRE DI PIU AL GIORNALISMO

INDRO MONTANELLI, 22 ANNI DOPO MANCA SEMPRE DI PIU AL GIORNALISMO

Al giornalismo italiano, alla politica, a tutti noi mancano la sua intelligenza, il suo fiuto per la notizia, la sua sferzata giornalistica, ci mancano quelle due colonne mattutine che erano più di una preghiera laica, erano un vero e proprio inno al giornalismo

di ANTONELLO de GENNARO

Quanto ci manca quel burbero direttore ! Quel Dio al quale avrebbe voluto credere perché credendoci, diceva, si vive meglio; quel Dio che per il suo caro amico Prezzolini era un rischio e un rischio si decide di correrlo oppure no; ecco, quel Dio sa, se c’è, quanto ci manca Indro Montanelli a vent’anni dalla sua scomparsa.

Al giornalismo italiano, alla politica, a tutti noi mancano la sua intelligenza, il suo fiuto per la notizia, la sua sferzata giornalistica, ci mancano quelle due colonne mattutine che erano più di una preghiera laica, erano un vero e proprio inno al giornalismo, l’occasione per buttare all’aria il libro di scuola, una ventata d’aria fresca sotto il cielo sempre plumbeo della politica italiana.

Quanti dispiaceri, quante morti premature, quanti lutti siamo chiamati a elaborare nella vita, eppure quel lutto non si elabora. Sfogliamo i giornale e speriamo di trovarlo di qua o di là, ma purtroppo non lo troviamo più. In una polemica, che nel nostro Paese non mancano mai, ti aspetti di leggere il suo punto di vista, cosa avrebbe detto, cosa direbbe, ma il suo scritto non c’è pur risuonando di qua o di là, perché qualcosa di misterioso lo fa riapparire di qua e di là, ce lo fa sentire presente e vicino, testimone scorbutico e irriverente, libero in ogni sua fibra, autentico in ogni suo dire, in ogni suo fare.

Escono libri su Montanelli, talvolta ottimi libri che ci raccontano la protervia, lo stile, la lealtà, la dedizione al giornalismo, la sua vita, ma non piovono i suoi articoli, i suoi attacchi, le sue chiusure, il suo modo inconfondibile e mai superato di tenervi il lettore aggrappato fino all’ultima riga, lasciandogli, dopo l’ultima riga, il gusto finissimo di averlo letto, il retrogusto amaro di averlo finito. E si aspettava il giorno dopo per ripartire da lì, da quelle due colonne.

Quante cose belle si trovano nel libro “Un italiano contro. Il secolo lungo di Montanelli”, edito da Solferino, ma non abbiamo trovato lui. Quante cose belle abbiamo trovato in “Indro Montanelli. Dove eravamo rimasti?”, scritto due dei suoi migliori allievi, i fratelli Alberto e Giancarlo Mazzuca, edito da Baldini+Castoldi, ma abbiamo ho trovato lui. Abbiamo letto e trovato tanto su Montanelli, ma purtroppo non abbiamo ritrovato lui, la sua penna, i suoi occhi gelidi ma buoni.

Dio, quanto ci manca Montanelli ! Oggi il burbero Indro ci mancherà da vent’anni. I libri che lo ricordano ce lo fanno mancare un po’ di meno. Talvolta un po’ di più. Un nuovo Montanelli non è ancora nato nel nostro giornalismo. Purtroppo.

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