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6 Ottobre 2022 15:37
6 Ottobre 2022 15:37

Il programma del “Terzo Polo” di Renzi e Calenda

Matteo Renzi e Carlo Calenda si accomoderebbero ad un tavolo col centrodestra per discutere dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. Soprattutto Renzi, che attacca il segretario dem, Enrico Letta disposto alle barricate pur di stoppare il presidenzialismo, caro soprattutto a Giorgia Meloni

Al debutto davanti alla stampa della coalizione che aspira a fare da ago della bilancia della prossima legislatura, nonostante i sondaggi le accreditino una percentuale oscillante tra il 4 e il 5, assente l’altro protagonista di questa novità politica: Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Ma Carlo Calenda tranquilizza tutti e spiega: “Con Renzi faremo una grande iniziativa insieme a Milano, stiamo fissando la data. I nostri rapporti sono stati molto difficili – ammette Calendaperò lui ha fatto un gesto di grandissima generosità mettendosi di lato e dicendo “corri tu”, non è una cosa banale“.

Il leader di Azione non nega le differenze che continuano ad esserci: “Io ho un pensiero sulle sue conferenze in Arabia Saudita, lui ne ha un altro“, ma immagina un partito con il senatore fiorentino: “Dopo le elezioni partirà un processo costitutivo di una forza politica che a un certo punto deve superare me e lui, perciò stiamo costruendo una classe dirigente che ha tutte le caratteristiche per farlo“. I precedenti scontri durissimi con Renzi sono superati, Carlo Calenda non parla più con “orrore” del leader di Italia Viva, e diffonde pace sulle aspre polemiche passate: “Ho lavorato al governo con Renzi come ministro: non c’è un giorno in cui non abbiamo litigato, eppure non ho mai disconosciuto il fatto di considerarlo uno dei migliori presidenti del Consiglio che il Paese abbia avuto“.

L’obiettivo è semplice e delineato: andare avanti con l’agenda e il metodo Draghi, e continuare ad avere Mario Draghi presidente del Consiglio a Palazzo Chigi. Calenda si è presenta in sala stampa al Senato per illustrare il programma del Terzo polo, parlando senza prendere fiato per 32 minuti, ma il messaggio più importante è la volontà di proseguire sul sentiero delle riforme avviate con il governo dell’ex banchiere della Banca Centrale Europea: “O cerchiamo di ripartire da un governo Draghi con un polo liberale più forte, recuperando, com’è stato per la coalizione Ursula, un pezzo della destra e il Partito democratico, o il Paese è andato. E questo è quello che succederà se il centrodestra non vince – ha detto Carlo Calendaperché si odiano talmente che Salvini governerebbe con Rifondazione comunista piuttosto che stare con Meloni”. Calenda non resiste e lancia una stoccata a Enrico Letta:A persone come Carlo Cottarelli, Emma Bonino e Marco Bentivogli voglio dire che le nostre porte continuano a essere aperte perché il Pd dopo le elezioni tornerà dai 5 stelle”.

Accanto a Calenda alla presentazione del programma del Terzo Polo, da sinistra, Boschi, Bonetti, Gelmini, Carfagna e Marattin 

Il programma è un concentrato di 68 pagine dei cavalli di battaglia di Azione e Italia viva: basta con l’ambientalismo dei no, Ius scholae, salario minimo a 9 euro, il sindaco d’Italia, sgravi sui premi di produttività, una mensilità di stipendio in più detassata. Ma su alcuni temi come la giustizia, le priorità appaiono diverse, ma non contrastanti. Accanto a Calenda ci sono le ex berlusconiane Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, e un pezzo importante del mondo renziano: Maria Elena Boschi, Elena Bonetti e Luigi Marattin. La Boschi ha avanzato una proposta che nel programma non emerge in maniera così chiara: “Siamo per l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione“, che richiama la misura proposta in questi ultimi giorni a gran voce da Silvio Berlusconi , anche se già respinta dalla Corte Costituzionale nel 2006. Nel programma del Terzo polo si parla in modo più soft “di norme finalizzate a ridurre i casi di appello da parte del pubblico ministero della sentenza di assoluzione in primo grado“.

Mara Carfagna e Maria Elena Boschi

Sul reddito di cittadinanza argomento sul quale Matteo Renzi è “più tranchant“, al punto che voleva fare un referendum per abolirlo il programma prevede di togliere il sussidio al beneficiario che rifiuta la prima offerta di lavoro, e la riduzione di un terzo dell’assegno dopo due anni. Nel programma: una mensilità in più detassata. Sì al salario minimo di 9 euro l’ora. Di certo no Flat tax, ma un necessario ammodernamento delle imposte. No quota 41 cara a Salvini, che significherebbe un capitombolo per i conti con una spesa di 63 miliardi («Irrealizzabile»).

Calenda ha confermato la sua candidatura nel collegio di Roma 1, e si dice soddisfatto delle liste che verranno chiuse nelle prossime ore: “Non presentiamo persone senza esperienza nel pubblico o nel privato, basta coi Toninelli e coi Di Maio. Per il voto del prossimo 25 settembre il leader di Azione Il voto è il primo passo di quello che Calenda immagina: un grande partito liberale con Renzi, e prevede una partita aperta: “Non esiste il voto utile perché ci sono in campo quattro coalizioni, non due. Ce la giochiamo sul proporzionale al Senato e possiamo vincere rivolgendoci a tutti gli italiani”.

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