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27 Maggio 2024 14:32
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Gianfranco Fini: “Sono stato un coglione: mai un corrotto”

Il leader di Fiuggi. L’ex presidente della Camera incredulo intervistato da Marco Lillo: “Scopro tutto ora da lei”

Quello che emerge dalle indagini dei finanzieri dello Scico, sulla casa in Boulevard Princesse Charlotte, che la contessa Colleoni donò ad Alleanza Nazionale, è che Giancarlo Tulliani non pagò mai un euro per acquisire quell’immobile. Infatti, i soldi per pagare l’appartamento, venduto dal partito a un prezzo irrisorio, furono sborsati dall’imprenditore catanese Francesco Corallo (che in un’occasione aveva anche pensato di cedere parte della sua azienda madre ai Tulliani). E non è tutto. Perché Tulliani, grazie alla successiva vendita della casa monegasca, riuscì a incassare 1 milione e 400 mila euro. Ma andiamo con ordine.

Analizzando i trasferimenti effettuati al notaio Aureglia – scrivono gli inquirenti nella vicenda sull’arresto del re delle slot machine Corallo e dell’ex deputato napoletano del Pdl Laboccettapuò dirsi che il primo pagamento attiene alla compravendita immobiliare effettuata, in data 11 luglio 2008, per il prezzo di 300 mila euro dinanzi al notaio Aureglia Paul-Louis, tra Alleanza Nazionale, rappresentata dal senatore Francesco Pontone e la società Printemps Ltd di Santa Lucia”.  Dai riscontri dei finanzieri è emerso che la Printemps “è riconducibile a Giancarlo Tulliani, che ha abitato nell’appartamento in questione e ha lì trasferito la sua residenza il 1 gennaio 2009″.


Ma è un hard disk sequestrato il 28 novembre del 2014
, in un appartamento in piazza di Spagna, a risolvere il giallo. Perché tra quei file vi erano alcune mail dalle quali “si evince che il prezzo della vendita era pari ad euro 300 mila e i costi erano di 27 mila e 250 euro, vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo” ai Tulliani. La casa passa da una società all’altra, ma resta sempre nelle disponibilità dei parenti di Fini. E dopo un anno, nell’ottobre 2015, “è stato possibile accertare che l’appartamento sito a Montecarlo, boulevard Princesse Charlotte, 14, di proprietà della Timara, veniva venduto a Pirmin Swen Lüönd per un somma pari ad 1 milione e 360 mila euro”. “Va aggiunto – ricordano gli inquirenti – quanto alla riconducibilità delle società offshore Printemps Ltd e Timara Ltd alla famiglia Tulliani, anche il sicuro coinvolgimento di Elisabetta Tulliani, compagna di Gianfranco Fini”.

Gianfranco Fini giura di non saperne nulla, ed infatti non compaiono mai negli atti giudiziari delle sue eventuali responsabilità o “coperture” .

L’intervista che segue rilasciata al collega Marco Lillo del Fatto Quotidiano, è un testamento politico che sancisce la fine di un politico onesto, ma sopratutto molto probabilmente la probabile fine di un matrimonio.

 

di Marco Lillo*


Presidente Fini ha sentito? La società della casa di Montecarlo per i magistrati è di sua moglie.
Lei dice? Addirittura è di mia moglie, nemmeno del fratello Giancarlo, è sicuro?

La società Timara Ltd è riconducibile a Elisabetta Tulliani. I pm hanno trovato le procure del 2014 rilasciate da sua moglie.
Che devo dirle (ride nervosamente, ndr), sono notizie delle quali non ero minimamente a conoscenza. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto ma per me questo è un dramma familiare.

Ne ha parlato con sua moglie Elisabetta?
No, lo scopro adesso da lei.

Ci sono 3,5 milioni bonificati a suo suocero e a suo cognato. Un bonifico del 2009 sarebbe legato al decreto sulle slot machine.
A chi viene fatto il bonifico?

A suo suocero.
E che c’entra Sergio Tulliani con il decreto?

Infatti c’entra più lei …
Il presidente della Camera non c’entra nulla. Non potevo fare nulla.

Il Pdl però era potente.
Mi sembra assoluta fantasia, è solo una vicenda familiare drammatica.

Alla famiglia di sua moglie arrivano milioni di euro e lei non nota nulla?
Pensa me lo abbiano detto?

Il tenore di vita della sua famiglia è stato influenzato dall’arricchimento dei Tulliani?
No, come campavo prima campo adesso.

Nel 2010 lei poteva prendere in mano la destra italiana.
Non c’è dubbio che io ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non … familiare.

Davvero credeva ai Tulliani?
Giancarlo Tulliani mi disse che l’appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. Gli ho creduto, sì.

Che dirà stasera a cena a sua moglie?
Questi sono affari miei.

Bplus è accusata di avere portato via 215 milioni euro allo Stato e 3,5 sono andati alla famiglia di sua moglie. Sono anche affari nostri.
Se è così ne risponderà in tribunale. Io ho stima del procuratore Pignatone.

Da segretario ha venduto una casa del partito alla società di sua moglie. Non pensa di dover chiedere scusa?
Se l’avessi saputo non l’avrei venduta! Secondo lei è piacevole a 65 anni ammettere di essere un coglione?

E ai vecchi militanti del Msi e di An cosa vorrebbe dire?
Che sto soffrendo quanto loro e sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto.

 

*intervista del 14 dicembre 2016

 

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