G20. DRAGHI: “E’ STATO UN SUCCESSO. MANTENIAMO VIVI I SOGNI”

G20. DRAGHI:  “E’ STATO UN SUCCESSO. MANTENIAMO VIVI I SOGNI”

L’organizzazione alla Nuvola del summit italiano ha funzionato benissimo, la Capitale ha retto alla grande, e Draghi incassa con soddisfazione questo successo, mentre sul fronte delle trattative la prova è stata più complessa. L’ultimo pensiero di Mario Draghi è però rivolto a Papa Francesco Bergoglio, rispondendo alle domande dei cronisti che chiedevano se avesse trovato nel Pontefice un alleato del summit. “Non solo del G20 — risponde sorridendo il premier — ma per tutto ciò che concerne il clima e la conservazione della Terra”

di REDAZIONE POLITICA

“Non è stato facile raggiungere questo accordo. Il G20 è stato un successo” ha detto il premier Mario Draghi parlando con la stampa . Il presidente del Consiglio ritiene che si tratti di una “vittoria del multilateralismo“. Aver convinto la Cina e gli Stati Uniti d’ America a dialogare, nonostante tutto, ed aver coinvolto anche India e Russia, allineando questi colossi agli impegni dell’Occidente. “È un successo — spiega — nel senso che manteniamo vivi i nostri sogni. Ora la credibilità dipende dalle nostre azioni“.

Tutto ciò non è stato affatto semplice. Draghi temeva alla vigilia che le resistenze di Mosca e Pechino potessero far naufragare il summit, negando anche un testo finale condiviso. E siccome molto ha investito nel ruolo di tessitore, mobilita al massimo delle sue possibilità la sponda euroatlantica per sminare il rischio. Anche i russi, nonostante la faccia feroce, mantengono durante tutto il summit un filo costante con gli sherpa italiani. E Nuova Delhi evita strappi e collabora.

il presidente USA Joe Biden ed il Commissario UE Ursula von der Layen.

Non era scontato, secondo il premier. E proprio per questo distribuisce soddisfazione. “Negli ultimi mesi sembrava che i Paesi emergenti non avessero nessuna intenzione di prendere altri impegni”. E invece qualcosa si è risolto, a partire dallo stop ai finanziamenti pubblici delle centrali a carbone: “Abbiamo un’ambizione comune che prima non c’era”. E’ chiaro che si è trattato di una vera e proprio maratona diplomatica. Dove l’Europa e gli Stati Uniti chiedevano più coraggio. Naturale e conseguente che adesso il premier Draghi pensa che il percorso sia appena iniziato.

L’impegno politico, adesso, va “trasformato in fatti” già durante la Cop26 che si apre oggi a Glasgow. “Molti dicono che sono stanchi del bla bla, io credo che abbiamo riempito di sostanza le parole“. Iniziando dalle risorse. Confermati i cento miliardi di dollari per i Paesi in via di sviluppo, l’Italia raddoppierà la “posta” con 7 miliardi in cinque anni. Denaro che può sommarsi agli investimenti dei privati per l’energia verde. “Parliamo di cifre stratosferiche, fino a 140 trilioni “

L’organizzazione alla Nuvola del summit italiano ha funzionato benissimo, la Capitale ha retto alla grande, e Draghi incassa con soddisfazione questo successo, mentre sul fronte delle trattative la prova è stata più complessa. La formula scelta per la fine delle emissioni “entro o attorno alla metà del secolo” non è il 2050 richiesto dall’Europa, ma neanche il 2060 preferito da Putin e Xi Jinping consentendo almeno di sperare, come fa il premier: “L’impegno è oggi un pochino più verso il 2050, nel linguaggio del comunicato. Non è preciso, ma prima era assente. Si sarebbe preferito che tutti avessero confermato il 2050, ma gradualmente ci si arriverà”.

Draghi proprio perché ci crede sceglie di lodare comunque Pechino, nonostante gli evidenti tentativi di frenare accordi più ambiziosi: “Fino a pochi giorni fa dalla Cina mi attendevo un atteggiamento più rigido – dice DraghiMa assieme alla Russia ha accettato l’evidenza scientifica del tetto di 1,5 gradi, che comporta notevolissimi sacrifici. I cinesi producono il 50% dell’acciaio mondiale e molti impianti vanno a carbone “. ed esprime cauta fiducia in nuovi ulteriori passi in avanti.

Il premier italiano non pensa che le resistenze della Cina abbiano origine dall’assenza di un libero dibattito interno o di una “Greta cinese”: “L’opinione pubblica si lamenta del clima anche da loro“. La massima espressione del multilateralismo è sul fronte commerciale, secondo Draghi. Ed è presente nell’intesa raggiunta sull’acciaio tra Stati Uniti d’ America e Unione Europea, suggellato a margine del G20 da Joe Biden e Ursula von der Layen. “È la conferma del progressivo superamento del protezionismo degli scorsi anni”. La decretazione pubblica della fine del trumpismo dopo Trump. Sui vaccini, invece, bisogna accelerare, visti i gravissimi ritardi nella distribuzione nei Paesi poveri. L’ultimo pensiero di Mario Draghi è però rivolto a Papa Francesco Bergoglio, rispondendo alle domande dei cronisti che chiedevano se avesse trovato nel Pontefice un alleato del summit. “Non solo del G20 — risponde sorridendo il premier — ma per tutto ciò che concerne il clima e la conservazione della Terra

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