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8 Febbraio 2023 14:25
8 Febbraio 2023 14:25

Fuga delle imprese associate da Confindustria Taranto. “Non ci sentiamo rappresentate”

Sono tutte imprese dell'indotto ex Ilva, sinora aderenti a Confindustria Taranto che lavorano anche con altre importanti aziende dell'area industriale tarantina, e che hanno abbandonato l' associazione confindustriale jonica si sono costituite in un'altra nuova associazione che verrà ufficializzata nei prossimi giorni.

Le imprese dell’indotto Acciaierie d’Italia annunciano l’uscita da Confindustria Taranto qualche giorno dopo il vertice del 19 gennaio col ministro delle Imprese, Adolfo Urso, abbandonando l’ associazione jonica che da molto tempo è in una profonda crisi di rappresentanza, a pochi giorni dell’assemblea generale dell’associazione che è prevista il 3 febbraio alle 10, col presidente nazionale Carlo Bonomi .

Sono tutte imprese dell’indotto ex Ilva, sinora aderenti a Confindustria Taranto che lavorano anche con altre importanti aziende dell’area industriale tarantina, e che hanno abbandonato l’ associazione confindustriale jonica si sono costituite in un’altra nuova associazione che verrà ufficializzata nei prossimi giorni.

“Il nostro comitato è un’aggregazione di aziende libere e senza condizionamenti ideologici, unitesi per interagire direttamente e trovare soluzioni costruttive, pragmatiche e quindi efficaci alle problematiche tipiche del rapporto con clienti di così grandi dimensioni” – spiegano le imprese -. “Abbiamo sentito di non essere rappresentate, rischiando di fare la fine del vaso di coccio come nel 2015 riferendosi all’anno in cui Ilva fu messa in amministrazione straordinaria con tutti i problemi che ne derivarono. In un assoluto vuoto di rappresentatività e lontane dalla palude della politica, le aziende dell’indotto hanno preso il cuore in mano e lo hanno gettato oltre l’ostacolo, appropriandosi del loro spazio e diventando protagoniste dirette del proprio destino, consapevoli che questa è una strada coraggiosa e senza ritorno. Una strada di assunzione di responsabilità“.

il presidente di Acciaierie d’ Italia (ex Ilva) Franco Bernebè e l’ Ad Lucia Morselli

Secondo queste imprese, a peggiorare il clima e l’incertezza, ha contribuito l’inerzia della rappresentanza della Confindustria tarantina che, distratta e disorientata, aveva ormai derubricato in una routinaria questione tra semplici privati, le problematiche complesse della metalmeccanica e della siderurgia, delegandole alla competenza regionale e a loro dire nazionale“. Le imprese dicono che “attaccare questa fabbrica è una follia” riferendosi all’ex Ilva. Fabbrica “che riteniamo patrimonio comune e vogliamo proteggere a tutti i costi in quanto depositaria di tecnologie e di know-how vitali per la sopravvivenza economica e lo sviluppo del nostro territorio. È saggio difenderla aiutando a migliorarla. Per questo abbiamo lanciato messaggi di allarme al Governo e al Parlamento”.

il ministro del made in Italy e delle Imprese Adolfo Urso nell’incontro sull’ex-Ilva

“In un crescendo spontaneo di adesioni e consensi, queste aziende hanno avuto la forza di prendere posizioni controcorrente nette e chiare – continua il loro comunicato – Posizioni positive e di netta contrapposizione con le idee confuse di altri attori locali. Abbiamo chiesto di fare presto ed essere convocati per esporre il nostro punto di vista direttamente, senza filtri, come attori esperti della materia e portatori di un interesse legittimo, giusto e sincero” . Secondo le imprese, “il riconoscimento di tanti sforzi è arrivato il 19 gennaio 2023, quando le nostre imprese dell’indotto, formalmente riunitesi in comitato (una vera e propria associazione regolarmente costituita), sono state accolte e ascoltate dal ministro Adolfo Urso presso il ministero delle Imprese e Made in Italy, al pari della stessa Acciaierie d’Italia, dei suoi soci, delle istituzioni e delle altre forze produttive e di rappresentanza. Su esplicito invito del ministro – concludono le imprese nella loro lunga nota -, il nostro comitato parteciperà a tutti i successivi appuntamenti del tavolo di confronto indetti dal ministero, che saranno finalizzati allo sviluppo dell’accordo di programma e alla verifica passo dopo passo dell’avanzamento dei cronoprogrammi per la ripartenza e la decarbonizzazione di Acciaierie d’Italia“.

Salvatore Toma nel suo habitat: abbigliamento low cost

Ai primi giorni dell’ anno Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che probabilmente non aveva digerito il rifiuto di Acciaierie d’ Italia di non fargli organizzare una sfilata di moda degli abiti che produce all’interno dello stabilimento siderurgico, aveva preso le distanze da queste imprese, che, oltre a schierarsi sempre a difesa dell’ex Ilva, avevano anche contestato lo sciopero dei sindacati definendolo inopportuno. “Non condividiamo né nel merito né nel metodo” – ha dichiarato Toma. E prima di lui anche il sindaco Rinaldo Melucci aveva contestato (non si capisce a quale titolo !) le aziende che protestavano. Martedì scorso in occasione del consiglio generale di Confindustria Taranto sembrava essere stata raggiunta una tregua. E sembrava che solo Toma alla continua ricerca di visibilità e protagonismo (senza alcuna competenza industriale e conoscenza reale dei problemi del siderurgico di Taranto) dovesse esporre la posizione al ministro. Ma il 19, al ministero, Toma si è ritrovato sconfessato dal comitato, che è intervenuto anche prima della stessa Confindustria.

Vincenzo Cesareo e Salvatore Toma

Una vera e propria sconfessione dell’ operato dell’attuale imbarazzante presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che di fatto si muove con dietro le spalle Vincenzo Cesareo l’ ex presidente dell’ associazione degli industriali jonici, che da tempo vuole a tutti i costi diventare presidente della Camera di Commercio di Taranto, alleandosi prima a Tonino Albanese della CISA s.p.a. di Massafra che aspira a sua volta da tempo di diventare presidente di Confindustria Taranto. Cesareo non ha mai digerito una votazione a lui contraria (sotto la presidenza di Antonio Marinaro) come presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto, venne fortemente osteggiato dalle imprese metalmeccaniche di Massafra, così come non ha mai digerito la mancata indicazione in suo favore da parte di Sportelli e delle associazioni a lui vicine, per diventare presidente della Camera di Commercio di Taranto. Ma Albanese si è dovuto rassegnare in quanto nel frattempo è stato condannato per la nota vicenda del “boschetto” di Massafra, ed attualmente sotto processo dinnanzi ai Tribunali di Taranto e Lecce.

La realtà è che all’interno Confindustria Taranto si muove dietro le quinte una sorte di cupola “affaristica” composta da pseudo imprenditori che di fatto altro non sono che “prenditori” di denaro pubblico, alcuni dei quali indagati dalla Procura di Taranto e di Lecce, per varie ipotesi di reato, ed alcuni sotto processo, i quali con la complicità di qualche politicante a caccia di protagonismo e qualche giornalista “a mezzo servizio” cercano di indirizzare il consenso ed un potere lobbistico che di fatto, come i fatti dimostrano, non sono capaci di conquistare legalmente e gestire eticamente. Basti vedere i roboanti annunci alla stampa…”amica” e qualche volta a libro paga, di grandi iniziative imprenditoriali, decine e decine di milioni da investire, personale da assumere, che di fatto non vengono mai realizzati. Dalla sanità al cinema, passando per l’ idrogeno e l’agricoltura. Solo tante parole e fumo al vento.

al centro con gli occhiali specchiati Tonino Albanese ex-vice presidente di Confindustria Taranto (presidenza Cesareo), finito nella delegazione massafrese di Confindustria.

Qualcuno vuole far leggere il codice etico di Confindustria a Toma, e spiegargli che è tenuto ad applicarlo, invece di imperversare e perdere tempo sui socialnetwork ? Si facesse dare le attestazioni (art. 335) sui carichi pendenti delle persone che premia (Tonino Albanese !) e con cui si apparecchia e li sospendesse come prevede il codice etico confindustriale !

Il collaboratore del Quotidiano di Puglia Domenico Palmiotti, (in pensione da alcuni anni) che scrive anche sul Sole24Ore (giornale di proprietà della Confindustria nazionale) scrive oggi che “la sommossa delle imprese uscite dall’ associazione industriale viene messa in relazione con la partita delle nomine della nuova Camera di Commercio Taranto-Brindisi. Il decreto del presidente della Regione, Michele Emiliano, che invita le associazioni a designare i propri rappresentanti nel consiglio camerale, è da poco arrivato e Confindustria, apprende Quotidiano, farà le proprie designazioni a giorni” dimostrando di non conoscere i meccanismi elettorali previsti dalla Legge per l’elezione del presidente della CCIAA di Taranto e Brindisi e sopratutto di non conoscere come funzionano le alleanze per le elezioni camerali. Qualcuno si chiede come faccia un giornalista pensionato a continuare a venire retribuito per i suoi articoli…Perdonateci, ma ce lo chiediamo anche noi !

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