FALLIMENTO GAZZETTA. LA PROCURA INDAGA SUL FINANZIAMENTO OCCULTO DELLA CISA DI MASSAFRA

FALLIMENTO GAZZETTA. LA PROCURA INDAGA SUL FINANZIAMENTO OCCULTO DELLA CISA DI MASSAFRA

Dalla relazione della Guardia di Finanza, si legge: “Nell’ambito del procedimento penale, ci veniva chiesto di acquisire ed analizzare le due proposte di concordato fallimentare avanzate dalla Ecologica e dalla Ledi per accertare la sussistenza di rapporti di controllo e collegamento societario tra la Ecologica e la Cisa e il suo presidente, Antonio Albanese. su 134 persone in cassa integrazione, al sit-in del sindacato dei giornalisti sotto il Tribunale di Bari hanno partecipato soltanto una trentina di persone ? Sfiducia nel sindacato ?

di REDAZIONE CRONACHE

L’indagine della Procura di Bari sulla gestione della curatela fallimentare della Gazzetta del Mezzogiorno ha preso il via dopo il deposito di una relazione preliminare del Nucleo PEF della Guardia di Finanza, effettuato dal procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, direttamente in udienza. Un atto “forte” e significativo di legali, ed una presenza, quella del procuratore capo che non era mai avvenuta nella storia del Tribunale fallimentare barese.

Roberto Rossi, procuratore capo di Bari

Gli accertamenti della magistratura hanno origine all’indomani di una serie di esposti pervenuti alla procura di Bari ed a quella di Lecce (competente sull’operato degli uffici giudiziari del capoluogo barese) sull’imbarazzante conflitto d’interessi dei due curatori fallimentari Castellano e Zito della EDISUD spa, la società che editava il quotidiano barese, fallita con oltre 40 milioni di euro di passivo. L’ avv. Castellano infatti è il presidente dell’ Organismo di vigilanza della CISA spa di Massafra del “re della monnezza” Antonio Albanese, socio della Progetto Gestione Bari Cinque srl, nel cui collegio sindacale è presente il dr. Zito.

Infatti, da una errata valutazione e/o prospettazione del curatore, può scaturire un errato provvedimento del Giudice, al quale e’ dato conoscere approfonditamente tutte le vicende di ogni procedura, e che, quindi, e’ difficilmente in grado di valutare autonomamente quanto il Curatore via via gli sottopone.

Anche se il Curatore opera sempre sotto la direzione del Giudice Delegato, che agisce nell’ambito del potere di direzione che si estrinseca attraverso i provvedimenti autorizzativi, il suo compito e’ particolarmente delicato quando configura al Giudice le situazioni per le quali chiede l’autorizzazione ad intraprendere le varie azioni giudiziarie, come previsto dalla normativa sulla revocatoria ordinaria, revocatoria fallimentare, simulazione, presunzione muciana, ecc..

I lettori forse non sanno che secondo l’orientamento oggi prevalente, il curatore fallimentare non rappresenta, ne’ sostituisce il fallito o i creditori, ma opera nell’interesse del pubblico , essendo un incaricato giudiziario che opera a fianco del Giudice Delegato nell’interesse della giustizia. La conferma di tale tesi risale al riconoscimento legislativo della qualifica di pubblico ufficiale, nonche’ ai poteri che la legge gli riconosce per sostituire il debitore nella titolarita’ dei rapporti e, contemporaneamente, per tutelare gli interessi dei creditori. L’art. 30 sulla Legge Fallimentare asserisce che: “il curatore, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, e’ pubblico ufficiale”.

Non a caso dalla relazione della Guardia di Finanza, come abbiamo già scritto, si leggeva: Nell’ambito del procedimento penale, ci veniva chiesto di acquisire ed analizzare le due proposte di concordato fallimentare avanzate dalla Ecologica e dalla Ledi per accertare la sussistenza di rapporti di controllo e collegamento societario tra la Ecologica e la Cisa e il suo presidente, Antonio Albanese.

Piccolo particolare è che, dalle cronache baresi del quotidiano La Repubblica, giornale dove lavora… l’attuale segretario nazionale della FNSI Raffaele Lorusso (solo una coincidenza…?) si vuole “spacciare” ai lettori un altra versione e cioè che le indagini a loro dire “riguardano il sospetto di un depauperamento dei beni aziendali — archivio, insegna, valore del marchio — dopo la cessazione delle pubblicazioni, cioè dal 1 agosto. Il punto di partenza delle verifiche è la nota depositata dalla società Ecologica ai giudici fallimentari relativa alla registrazione da parte della concorrente Ledi degli imprenditori Ladisa — che ha editato il giornale fino al 31 luglio e si è poi opposta alla omologa — del marchio ” La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata“, oltre ad “attività di scouting tra i giornalisti della Gazzetta“.

Quello che l’edizione barese di REPUBBLICA non è stata capace di accertare, che in realtà non vi è stato alcun depauperamento dei beni aziendali, che erano stati trasferiti a seguito della riconsegna degli uffici di piazza Moro ove aveva sede precedentemente LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, al legittimo proprietario e cioè alle Assicurazioni Generali che avanzavano alcune centinaia di migliaia di euro di affitto non pagate dalla EDISUD. E risulta che il trasferimento presso l’immobile messo a disposizione dal Gruppo LADISA sia stato autorizzato dal Tribunale Fallimentare di Bari, così come anche per il trasloco dell’ archivio. Spetta quindi adesso alla curatela fallimentare di provvedere al trasloco dei beni (archivio, insegna, mobili e computer vetusti) presso un deposito, come ha spiegato al CORRIERE DEL GIORNO il dr. Franco Sebastio, ex procuratore capo di Taranto, ed attuale presidente della Ladisa spa.

E’ semplicemente ridicolo definire “depauperamento” la cessazione delle pubblicazioni de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, che è avvenuta a seguito della disdetta del fitto d’azienda effettuata dai curatori fallimentari, che hanno fatto circolare proprio su REPUBBLICA tutti i dati al centesimo delle offerte e delle valutazioni del comitato creditori EDISUD, mentre era ancora in corso la votazione comitato creditori MEDITERRANEA, commettendo di fatto una turbativa d’asta.

Sarebbe buona cosa se la Procura di Bari non si limitasse soltanto ad ascoltare i giornalisti in cassa integrazione, a causa del fallimento EDISUD, ma indagasse anche sulle loro situazioni patrimoniali e finanziarie, in quanto risultano numerosi contratti di consulenza ed attività collaterali dei giornalisti, nonostante un contratto di esclusiva con il proprio editore. E ne uscirebbero fuori delle belle, come il CORRIERE DEL GIORNO aveva scoperto appena un anno fa (leggi QUI). Qualcosa su cui il CdR non ha mai detto una sola parola. Che strano… !

A proposito: come mai su 134 persone in cassa integrazione, al sit-in del sindacato dei giornalisti sotto il Tribunale di Bari hanno partecipato soltanto una trentina di persone ? Sfiducia nel sindacato ? Non ci sarebbe da meravigliarsi…

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