Fabio Riva assolto anche in appello dal Tribunale di Milano dall’accusa di bancarotta

Fabio Riva  assolto anche in appello dal Tribunale di Milano dall’accusa di bancarotta

La Corte d’Appello di Milano ha confermato ieri l’assoluzione per Fabio Riva, componente della famiglia ex proprietaria dell’ ILVA di Taranto, dall’imputazione di bancarotta per il “crac” della Riva Fire la holding finanziaria che controllava il gruppo siderurgico.

di REDAZIONE ECONOMIA

La Procura generale, nonostante il ricorso in appello della Procura di Milano che in primo grado aveva chiesto una condanna a oltre 5 anni, ha chiesto la conferma dell’assoluzione per Fabio Rivaperché il fatto non sussiste” , difeso dagli avvocati Gian Paolo Del Sasso e Salvatore Scuto .

La Corte d’Appello di Milano bel collegio composta dai giudici Piffer-Gamacchio-Rinaldi ha confermato ieri l’assoluzione per Fabio Riva, componente della famiglia ex proprietaria dell’ ILVA di Taranto, chiamato a rispondere dell’imputazione di bancarotta per il “crac” della Riva Fire la holding finanziaria che controllava il gruppo siderurgico. Fabio Riva era presente in aula alla lettura del verdetto.

nella foto Fabio Riva

Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di primo grado emessa nel luglio 2019 il Gup Lidia Castellucci del Tribunale di Milano aveva scritto che la società Riva Fire (controllata dalla famiglia Riva) ha investito “in materia di ambiente” risorse finanziarie nella gestione dell’ILVA di Taranto nel periodo intercorrente tra il 1995 e il 2012, per “oltre un miliardo di euro” ed “oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti” e pertanto non vi era stato il “contestato depauperamento generale della struttura”.

La Procura di Milano che aveva chiesto in primo grado una condanna ad oltre 5 anni per Fabio Riva, aveva fatto ricorso in appello, sostenendo nel ricorso che se i soldi reperiti “nei trusts della famiglia Riva, alimentati con le risorse sottratte al gruppo“, fossero stati investiti “quantomeno in parte nell’adeguamento degli impianti alle crescenti esigenze di tutela ambientale, anziché andare ad impinguare le tasche dei Riva in modo occulto, la società non sarebbe incorsa nelle note vicissitudini amministrative e giudiziarie comunque connesse alla crisi del gruppo“.

Ma le motivazioni del ricorso della Procura di Milano non sono state condivise in aula nel processo di appello dal sostituto procuratore generale Celestina Gravina. Fabio Riva e suo fratello Nicola Riva si erano visti respingere nell’ottobre 2017 dall’allora Gup Chiara Valori nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta, le proprie richieste di patteggiamento concordata dai legali della difesa con la Procura, in quanto secondo i pm pena (rispettivamente a 5 e 7 anni) era “incongrua“.

Nel febbraio 2018 Nicola Riva aveva patteggiato una condanna a 3 anni, mentre Fabio Riva ha scelto di sottoporsi a processo con rito abbreviato che ieri si è concluso per lui in appello. Adriano Riva, fratello di Emilio, l’ex leader della famiglia Riva deceduto nel 2014, aveva patteggiato nel maggio 2017 una condanna 2 anni e mezzo. 

L’avvocato Salvatore Scuto del collegio difensivo di Fabio Riva ha così commentato la sentenza: “La Corte d’appello ha confermato una sentenza giusta sia perché risponde in maniera rigorosa a tutti i criteri ermeneutici di un caso complesso, sia perché rispetta la verità storica, distante da quella prospettata dai pm di Milano” aggiungendo “Fabio e la famiglia Riva non sono dei bancarottieri, hanno svolto un ruolo importante e creato ricchezza e la sentenza riconosce questo ruolo e individua le cause del dissesto non nella gestione dei Riva, che negli ultimi decenni è stata la stella polare della siderurgia mondiale“.

La sentenza ha aggiunto l’ avvocato Sciuto “pronunciata tra l’altro nel giorno in cui sembra che potrà essere siglato un nuovo accordo tra la nuova proprietà e lo Stato”. La famiglia Riva secondo il legale, ha avuto il merito “di prendere degli stabilimenti problematici e creare un gioiello di produzione nel rispetto delle norme ambientali. Oggi siamo molto contenti, perché con questa pagina la giustizia e il diritto tornano ad assumere un ruolo nella società”.

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