Emergenza Covid. Conte: “Le regioni a rischio sono 15. Entro mercoledì nuove misure “

Emergenza Covid. Conte: “Le regioni a rischio sono 15. Entro mercoledì nuove misure “

Il presidente del Consiglio ha riferito in Parlamento sulle misure anti-coronavirus e sui nuovi provvedimenti che il governo si appresta a varare: “Stop agli spostamenti verso le regioni a rischio. Gli interventi saranno mirati a seconda dell’entità dei contagi”. decreto che dovrebbe essere varato domani avendo valore fino al 4 di dicembre. In particolare ci sarebbe l’accordo sul coprifuoco nazionale alle 21 raggiunto con i capi delegazione della maggioranza, che hanno nuovamente incontrato stamattina il premier dopo il lungo vertice di ieri sera.

di REDAZIONE POLITICA

Durante il suo intervento alla Camera il premier ha lanciato l’allarme: “Il quadro epidemiologico è in via di transizione verso lo scenario 4 con particolare riferimento ad alcuni territori“. “L’indice Rt nazionale è a 1,7 ma in alcune regioni ovviamente il dato è superiore. Esiste un’altra probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese“.

Il nuovo Dpcm anti-Covid che il governo si appresta a varare entro mercoledì conterrà misure restrittive che saranno “differenziate a seconda dei livelli di contagi nei territori“. Ogni intervento, ha detto Conte, sarà “vagliato a seconda della soglia di criticità” e basato su vari parametri. Rispetto alla prima fase, quindi, ci saranno misure mirate e non un lockdown generalizzato per tutto il Paese. “Nel prossimo Dpcm – ha spiegato il premier – indicheremo 3 aree con tre scenari di rischio con misure via via più restrittive. L’inserimento di una Regione avverrà con un’ordinanza del ministro della Salute”.

Quali saranno le nuove restrizioni?Pensiamo alla chiusura dei centri commerciali nel weekend e lo stop ai videogiochi ovunque siano collocati“, ha detto Conte. “Sui mezzi di trasporto pubblico ci sarà una capienza massima del 50 per cento – ha proseguito – e prevediamo limiti alla circolazione delle persone verso le regioni più a rischio e nella fascia serale“. Infine, anche per le scuole medie sarà prevista la didattica a distanza.

Coprifuoco alle 21, chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, stretta nella circolazione fra le Regioni, scuole in didattica a distanza fin dalla seconda media, musei chiusi. Sono queste alcune delle proposte per le Regioni con un alto indice di contagio su cui questa mattina è ripreso il ragionamento nella nuova riunione fra governo, Regioni, Province e Comuni in vista della nuova stretta anti-Covid.

Una stretta che si tradurrà in un nuovo Dpcm che il premier Giuseppe Conte ha illustrato questa mattina alla Camera e nel pomeriggio al Senato, decreto che dovrebbe essere varato domani avendo valore fino al 4 di dicembre. In particolare ci sarebbe l’accordo sul coprifuoco nazionale alle 21 raggiunto con i capi delegazione della maggioranza, che hanno nuovamente incontrato stamattina il premier dopo il lungo vertice di ieri sera. 

La crescita dei contagi

“Il governo è sempre stato e sempre rimarrà consapevole della piena responsabilità di fronte al paese di fronte a ogni decisione per la salvezza del Paese” ha assicurato il presidente  del Consiglio elencando una serie di dati sulla pandemia, evidenziando che “la curva dei contagi corre in ogni Continente. L’Ue all’interno di un quadro globale è una delle aree più colpite dall’urto della seconda ondata. Nelle ultime settimane l’incremento di casi Covid è stato di 150 contagi per ogni 100mila abitanti ed anche nel nostro Paese la situazione è in peggioramento, la recrudescenza ha condotto ad una moltiplicazione significativa dei contagi ” ha sottolineato Conte.

Secondo il premier oggi “il quadro è peggiorato rispetto alla prima ondata, fino al 95% per cento delle persone presentano sintomi lievi“. Stando ai dati di ieri i ricoverati nei reparti di terapia intensiva negli ospedali italiani, , sono 1939, cioè “poco più della metà dei posti letto attivati grazie alle forniture del governo con il commissario strarordinario”, ha osservato Conte. Quindi, ha aggiunto, “non stiamo subendo una insostenibile pressione nei reparti di terapie intensivam ma registriamo un preoccupante affollamento, in particolare nelle terapie sub-intensive e nell’area medica in generale. Occorre poi allegerire i pronto soccorsi“.

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I posti negli ospedali

Facendo il punto sulla situazione, Conte ha sottolineato che «gli italiani contagiati sono di numero ben più elevato rispetto alla prima ondata anche se la qualità dei contagi è diversa e inferiore: oggi fino al 96% delle persone sono asintomatici o presentano sintomi lievi». Tuttavia, ha rilevato, è preoccupante l’affollamento generale degli ospedali, in particolare quello dei reparti non covid e delle terapie subintensive. Quanto alle terapie intensive, invece, Conte ha spiegato che l’Italia affronta la nuova emergenza potendo contare, tra posti già attivati e posti attivabili in base alle esigenze delle diverse aree, 10.841 posti, sostanzialmente più di un raddoppio rispetto alla scorsa primavera. «Esiste la possibilità che 15 Regioni superino le soglie critiche di terapie intensive nel prossimo mese — ha ammonito il Premier —, anche se questa previsione non tiene ancora conto dell’impatto che immaginiamo positivo delle misure introdotte con gli ultimi Dpcm“.

Per capire come stanno davvero le cose nelle varie Regioni e applicare le indicazioni di questo documento bisogna però incrociarlo con il monitoraggio settimanale della Cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ultimo (i cui dati sono riprodotti nei grafici in questa pagina) risale a venerdì scorso e si riferisce alla settimana tra il 19 e il 25 ottobre. A preoccupare è anche il fatto che, nei giorni immediatamente successivi, l’andamento dell’epidemia sia peggiorato quasi ovunque.

Realizzando l’ultimo report, tra l’altro, si è iniziato a vedere un fenomeno preoccupante: il fatto che molte Regioni hanno ormai difficoltà a raccogliere e inviare i dati, che arrivano a Roma in ritardo e incompleti. È una spia dell’aggravamento della situazione, perché i sistemi sanitari non hanno più il controllo sulla loro attività. E fa sì che lo stesso monitoraggio rischi di perdere efficacia. Così paradossalmente lo “scenario 4”, che venerdì ha interessato 4 regioni e 1 provincia autonoma (Calabria, Emilia, Lombardia, Piemonte e Bolzano) la settimana precedente era applicato a 9 realtà, malgrado nel frattempo le cose non siano certo migliorate.

Seguono le regioni nello “scenario 3” (Friuli, Lazio, Liguria, Molise, Trento, Puglia, Sicilia, Umbria, Veneto) che dovrebbero, sempre in base al documento, prendere già una serie di misure. Ma la Cabina di regia valuta la situazione anche osservando il rischio alto di progressione della pandemia nei singoli territori. Quest’ultimo indicatore riguarda invece 11 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Val d’Aosta e Veneto). Insomma, sono tanti i dati che supportano Regioni e governo nelle scelte di queste ore.

Probabilmente con la complicità del weekend, in cui si processano meno tamponi, ieri c’è stato un calo dei contagi. Sono scesi sotto i 30mila (29.907) a fronte di 183.457 test (il giorno precedente erano stati 215.886). I morti invece sono stati 208, altro dato in calo: sabato ne erano stati comunicati 297. I ricoveri nei posti letto Covid, dei quali 1.939 (+96) nelle terapie intensive, sono 20.841 (1.032 in più).

La situazione nelle regioni

Valle D’Aosta – Rt 0,92

Record di casi. È l’unica Regione che ha superato il 40% dei letti delle medicine occupati (è al 59%). Ha la più alta incidenza di casi per 100mila abitanti d’Italia (750). Ha inviato dati incompleti, perciò il suo Rt è sottostimato. È considerata ad alto rischio


Piemonte – Rt 1,99

In crisi quasi tutte le province tranne Vercelli e Novara hanno un Rt superiore a 1,5. Cresce l’incidenza, le medicine sono occupate al 25% e le intensive al 13%. È considerata ad alto rischio e già in uno scenario da lockdown, cioè il 4


Liguria – Rt 1,35

Aumentano i focolai. Genova, Savona e Imperia hanno un Rt tra 1,24 e 1,5. Ha il 30% dei letti internistici occupati e il 17% delle rianimazioni. In una settimana ha avuto 920 nuovi focolai (erano 46). È considerata ad alto rischio con probabilità alta di progressione

Lombardia – Rt 2,01

I dati sono da lockdown. Solo una provincia, quella di Bergamo, ha un Rt tra 1,25 e 1,5. Tutte le altre sono sopra 1,5. Sono occupati il 19% dei letti internistici e il 16% di quelli intensivi. Ben 18.568 i casi non tracciati. È considerata a rischio alto e classificata al livello 4, da lockdown


Veneto – Rt 1,47

Crescono i casi non tracciati. Treviso e Rovigo hanno un Rt superiore a 1,5, Belluno, Vicenza e Venezia sono tra 1,25 e 1,5. I reparti internistici hanno il 10% di occupazione, crescono (+51%) i casi non tracciati (4.689). Dati incompleti, è considerata ad alto rischio


Friuli Venezia Giulia – Rt 1,47

La situazione peggiore è a Trieste nella cui provincia si ha un Rt superiore a 1,5, Gorizia è tra 1,25 e 1,5. Aumentano focolai e casi non tracciati (165 e 771), i dati vengono comunicati a Roma in ritardo. È considerata a rischio moderato con alta probabilità di progressione

Trentino – Rt 1,56

Occupazione dei posti letto bassa, con il rischio di terapia intensiva e internistici è piuttosto bassa (4% e 7%) ma si segnala il rischio di una progressione nel prossimo mese. In aumento i casi fuori da catene di trasmissione, adesso sono 492. È considerata a rischio moderato con probabilità alta di progressione


Alto Adige – Rt 1,92

Il 21% dei letti internistici e il 16% di quelli di terapia intensiva sono occupati, dati cresciuti in modo preoccupante nell’ultima settimana. Alto il numero dei casi settimanali per 100mila abitanti (451). Anche se è considerata a rischio moderato viene classificata nello scenario più grave, il numero 4


Emilia Romagna Rt 1,66

Tanti contagiati non tracciati in quattro province, Modena, Reggio-Emilia, Ferrara e Ravenna, l’Rt è sopra 1,5, nelle altre tra 1,25 e 1,5. Ha avuto 3648 casi non tracciati. Ha il 15% dei letti intensivi e ordinari occupati. Si trova nello scenario 4 ma ha un rischio moderato

Toscana – Rt 1,19

Crescono i casi e i letti occupati. Le province di Firenze e Grosseto hanno un Rt tra 1,25 e 1,5. Crescita dei casi e di occupazione dei letti accentuata nell’ultima settimana. Ci sono ben 8.854 casi non tracciati. I dati comunicati sono incompleti. È considerata ad alto rischio


Marche – Rt 1,35

Niente dati sul 55% dei contagiati. Le province di Pesaro-Ancona, Urbino e Fermo hanno un Rt tra 1,25 e 1,5. Il 55% dei casi segnalati nella settimana non sono tracciati (878). I dati sono comunicati in ritardo. È comunque considerata a rischio moderato


Umbria – Rt 1,45

Un quarto dei letti occupati. La provincia di Perugia ha un Rt tra 1,25 e 1,5. Ha il 25% dei letti di intensiva e il 26% di quelli internistici occupati, sono stati 2106 su 2565 i casi non tracciati. È considerata a rischio moderato, si trova nello scenario 3


Lazio – Rt 1,43

La capitale tra 1,25 e 1,5. La provincia di Rieti ha un Rt superiore a 1,5, quelle di Roma e Viterbo sono tra 1,25 e 1,5. Sono occupati il 27% dei letti internistici e si rischia di arrivare alla soglia critica del 40% in meno di un mese. È considerata a rischio moderato


Abruzzo – Rt 1,13

Manca il personale. Nella provincia di Chieti l’Rt è compreso tra 1,25 e 1,5. C’è un allerta per le risorse umane del sistema sanitario, inferiori a 1 per 100mila abitanti. Ha 1.443 casi non tracciati. È considerata a rischio alto di progressione


Molise – Rt 2,1

Si teme una escalation. Nella provincia di Isernia l’Rt è tra 1,25 e 1,5. Buona l’occupazione dei letti, all’8% per quelli internistici e al 3% le intensive, ma si teme una progressione verso le soglie critiche nel prossimo mese. È considerata a rischio moderato


Campania – Rt 1,29

L’incognita dei dati sui ricoveri. La provincia di Caserta ha un Rt tra 1,25 e 1,5, le altre vanno tutte meglio. Le medicine sono occupate al 26%. Ci sono problemi sulla qualità dei dati inviati all’Istituto superiore di sanità riguardo ai ricoveri. È considerata a rischio moderato


Basilicata – Rt 0,83

Rischio sottostimato. L’Rt è ridotto ma la bassa percentuale di completezza dei dati, dicono gli esperti, porta ad un rischio di sottostima nel calcolo di quell’indicatore, in aumento i focolai attivi (sono 47). Viene considerata ad alto rischio


Puglia – Rt 1,47

Tracciamento dei casi in difficoltà. La provincia di Brindisi ha un Rt superiore a 1,5, quelle di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Taranto sono tra 1,25 e 1,5. Il 21% dei letti internistici sono occupati. C’è un forte aumento dei casi non tracciati (2.243). È considerata ad alto rischio


Calabria – Rt 1,84

Pochi medici e infermieri. Le province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria hanno un Rt superiore a 1,5. Le risorse umane del sistema sanitario sono ridotte, ci sono problemi nella comunicazione dei dati. È considerata ad alto rischio e si trova nello scenario 4


Sicilia – Rt 1,38

Preoccupano Enna e Caltanissetta. Le province di Enna e Caltanissetta hanno un Rt superiore a 1,5, quelle di Ragusa, Catania e Agrigento sono tra 1,25 e 1,5. Il 19% dei posti letto internistici sono occupati, aumentano i casi non tracciati (1.906). È considerata ad alto rischio


Sardegna – Rt 1,04

Bassa incidenza dei nuovi positivi. La provincia di Oristano ha un Rt tra 1,25 e 1,5. Il 20% dei letti di terapia intensiva e il 18% di quelli internistici sono occupati. Bassa l’incidenza dei nuovi casi per 100mila abitanti (82). È considerata a rischio moderato senza probabilità di progressione.

È in corso il vertice tra il Governo e le Regioni per tentare di trovare una linea comune sulle nuove misure da adottare per frenare la nuova ondata del Covid. Alla riunione in videoconferenza, convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, oltre ai governatori e al presidente dell’Anci Antonio Decaro, sono presenti il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri e il direttore delle emergenze del Dipartimento della Protezione Civile Luigi D’Angelo.Gli interventi saranno uniformi, poi, come scritto nel precedente Dpcm, nella propria autonomia ciascun ente locale può prevedere anche restrizioni ulteriori. Le restrizioni saranno nazionali, poi magari c’è anche la volontà di fare una distinzione tra quelle regioni che hanno già superato l’Rt 2 da quelle che hanno indici più bassi. Ma le misure saranno nazionali, come per esempio il coprifuoco alle 21 per tutto il territorio nazionale“.

Lo ha dichiarato a “Start“, su Sky TG24, il Sottosegretario al ministero del Lavoro, Francesca Puglisi secondo quanto riporta una nota della trasmissione. “Purtroppo dobbiamo sacrificare la didattica in presenza, modificandola in didattica a distanza, per tutte le scuole di secondo grado e si sta discutendo in queste ore se farlo anche per la terza media“.

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