Emergenza Coronavirus, la Finanza sequestra 250mila mascherine ad una società dell’ex presidente della Camera, Irene Pivetti

Emergenza Coronavirus, la Finanza sequestra 250mila mascherine ad una società dell’ex presidente della Camera,  Irene Pivetti

La Guardia di Finanza di Savona ha sequestrato in Lombardia altre 250 mila mascherine riconducibili alla Only Italia Logistic, la società di cui è rappresentante legale l’ex presidente della Camera, che è indagata per ricettazione, frode nell’esercizio del commercio, vendita di cose con impronte contraffatte e violazioni alla legge doganale

ROMA – La Guardia di Finanza di Savona ha sequestrato in Lombardia altre 250mila mascherine riconducibili alla Only Italia Custom & Logistic, la società di cui è amministratrice unica e rappresentante legale, l’ex-presidente della Camara dei Deputati Irene Pivetti. Le mascherine sequestrate erano nei magazzini di alcuni ospedali lombardi. La Procura della Repubblica di Savona indaga sulla società per ricettazione, frode nell’esercizio del commercio, vendita di cose con impronte contraffatte e violazioni alla legge doganale. “Si tratta di ipotesi di reato – spiega il Procuratore di Savona Ubaldo Pelosisu cui sono necessari doverosi approfondimenti investigativi, con le previste garanzie di legge, mediante l’esame e la verifica della documentazione acquisita”.

Il contratto firmato da Pivetti con il governo per la fornitura di 5 milioni di
mascherine più economiche, per circa 2,7 milioni di euro

Tutto è nato dal sequestro di una fornitura a una farmacia di Savona. Da lì l’indagine ha portato alla Only Italia Logistics, importatrice dei Dpi.

La complicata vicenda era esplosa nelle settimane scorse, quando si è appurato che la Only Italia Logistics si era impegnata a fornire ben 15 milioni di mascherine, importandole direttamente dalla Cina per un corrispettivo di oltre 30 milioni di euro pagati dallo Stato. Questa enorme partita di protezioni è finita però sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta dei pm di Savona: in sintesi, la magistratura ritiene che le mascherine importate siano «false», perché non dotate della certificazione prevista dalle norme di legge. Nei giorni scorsi il procuratore capo di Savona, Ubaldo Pelosi aveva disposto il blocco dei conti della società e una perquisizione negli uffici dell’ azienda della Pivetti.

Lo scorso 18 marzo, mentre il Covid 19 si stava allargando a macchia d’olio, ì causando migliaia di morti in Italia e non si trovavano mascherine, il Dipartimento della Protezione Civile (che dipende da Palazzo Chigi)  alla luce dell’ estrema emergenza, aveva varato procedure “flash” per limitare al massimo la burocrazia, con l’obiettivo di facilitare e tagliare i tempi per importare le protezioni anti Covid-19.

Questa svolta prevedeva ampie facilitazioni economiche per i fornitori, senza alcun obbligo di presentare fidejussioni: il 60% dell’importo pagato in anticipo alla firma del contratto, mentre il restante 40% allo sdoganamento delle mascherine. E proprio questo particolare avrebbe favorito non poche società che in realtà non erano in grado di adempiere ai contratti. Tanto è vero che, successivamente, quando Domenico Arcuri è stato nominato Commissario per l’emergenza, le condizioni contrattuali sono diventate molto più rigorse.

I militari della Guardia di Finanza avevano già eseguito a fine aprile delle perquisizioni presso gli uffici della Only Italia Logistic in via Cusago, 160 a Cusago (Mi) e presso la sede legale a Roma in via Novara 53 . Nel mirino delle Fiamme Gialle le fatture e la documentazione relativa alle operazioni di importazione e commercializzazione delle mascherine, già sequestrate.

Nell’inchiesta, demoninata ‘Bad Mask’, è coinvolto anche il titolare della “Stt Group“, società di Lentini, nel Siracusano, che si era occupata della distribuzione in farmacie e parafarmacie del Paese delle mascherine protettive. La società Only logistics Italia srl, che le aveva importato dalla Cina, ha subito nei giorni scorsi un altro sequestro di Dispositivi di protezione individuale (Dpi) a Malpensa.

A finire sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme Gialle di Siracusa, a seguito dei controlli richiesti dai colleghi di Bologna, è stata la Stt Group, operante nel settore della distribuzione di Dpi risultati accompagnati, secondo la Procura di Siracusa, da “una certificazione inattendibile di conformità alla normativa europea” da una società polacca. Ma dagli accertamenti delle Fiamme Gialle è emerso, che “il codice relativo al certificato è risultato estraneo all’ente certificatore” e che erano stati acquistati dalla società romana di cui è amministratrice Irene Pivetti.

Secondo gli approfondimenti eseguiti dai finanzieri della Tenenza di Lentini, i dispositivi apparterebbero a una partita di merce per la quale il direttore centrale dell’Inail, ente competente a ricevere le comunicazioni da parte di produttori e importatori, aveva espressamente vietato alla società importatrice l’immissione in commercio. I sequestri sono stati eseguiti nelle provincie di Milano, Roma, Bologna, Ravenna, Forlì, Siracusa, Caltanissetta, Catania e Ragusa. Il provvedimento è stato emesso dalla procuratore capo di Siracusa, dr.ssa Sabrina Gambino, e dal sostituto Salvatore Grillo.

Alla fine di aprile la Guardia di Finanza aveva effettuato una serie di acquisizioni documentali presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile. Lo rese noto lo stesso Dipartimento sottolineando che è stata “messa a disposizione della Gdf tutta la documentazione in nostro possesso relativa ai contratti di fornitura stipulata con la società”. Il Dipartimento, “estraneo all’indagine – prosegue la Protezione Civile nella consueta ottica di massima collaborazione, resta a disposizione degli inquirenti per ogni ulteriore elemento ritenuto utile”. I magistrati romani starebbero monitorandola prevista fornitura alla Protezione civile, poi bloccata, di dieci milioni di mascherine Ffp2 per 23 milioni di euro.

Anche Regione Toscana ha aperto un contenzioso amministrativo nei confronti della società di Pivetti: l’ente strumentale per gli acquisti in sanità della Toscana aveva comprato 150mila mascherine tipo Ffp2 senza valvola del valore di 3,65 euro cadauna, per un’importo complessivo 547.500 euro che non sono state messe a disposizione della popolazione in quanto risultante prive di certificazione.

Irene Pivetti

Pivetti: “Magistratura chiarirà tutto”

Non si può mettere in mezzo una Istituzione così importante per l’Italia come la Protezione civile per una vicenda che presto sarà chiarita grazie all’intervento della magistratura“. Così Irene Pivetti, raggiunta al telefono dall’ANSA, aveva commentato la vicenda che la vede coinvolta. “Ben vengano le indagini, serviranno a stabilire la verità, mettendo fine alla cagnara sollevata, a un ‘can can’ che imploderà su se stesso“. La Pivetti aveva ribadito di “essere una persona seria, alla guida di un’azienda seria”, che ha milioni di mascherine ferme in Cina che venderà “in altri Paesi, visto le richieste che ho e che in Italia non le fanno arrivare“.

Secondo l’ex presidente della Camera, in questa vicenda ci “sono problemi di burocrazia mal raccontata” che “fanno del male all’Italia“. Ma si è detta in ogni caso “tranquilla perché ho agito nel pieno rispetto della legge“. E contestava le affermazioni di chi sosteneva che le “sue” mascherine sono “false” e auspica che “si possa ristabilire al più presto una visione equilibrata della vicenda che coinvolge persone che si sono spese e si stanno spendendo per l’Italia“.

Ma anche i magistrati della Corte dei Conti del Lazio hanno aperto un fascicolo sul caso, e ieri è arrivato il sequestro

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