E’ NATO IL GOVERNO DRAGHI

E’ NATO IL GOVERNO DRAGHI

In tutto 23 ministri, di cui 15 politici e 8 tecnici. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, nato a Taranto, un “tecnicco” dalla brillante carriera istituzionale. Oggi a mezzogiorno il giuramento

di REDAZIONE POLITICA

Alle 19, al termine di una giornata in cui l’agenda è più volte cambiata e in cui si sono susseguite voci di possibili allungamento dei tempi, Draghi si è recato al Quirinale e ha incontrato il presidente Sergio Mattarella comunicandogli la composizione del suo nuovo governo

“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il professor Mario Draghi il quale ha accettato l’incarico di formare il governo. Il professor Draghi ha accettato l’incarico e ha presentato al presidente della Repubblica le proposte relative alla nomina dei Ministri, ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione“, ha spiegato il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti. I ministri sono in tutto 23, di cui 15 politici e 8 tecnici. Le riconferme negli stessi ministeri sono 6. Sono otto, su un totale di ventitre, le donne ministro del governo Draghi, mentre gli uomini sono quindici.

Il giuramento del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e dei componenti il nuovo Governo avrà luogo al Palazzo del Quirinale domani, sabato 13 febbraio, alle ore 12. 

Ecco tutti i nomi:

Federico D’Incà al Ministero per i Rapporti con il Parlamento. Laureato in economia e commercio, nella sua vita da ‘civile’ è stato analista di sistemi di gestione informatici in una società privata e prima ancora è stato impiegato come caposettore in una multinazionale della grande distribuzione. Veneto doc, 45 anni, Federico D’Incà appartiene alla ‘vecchia guardia’ del Movimento 5 Stelle e riconferma nel governo Draghi  la casella di ministro per i rapporti con il Parlamento ottenuta nel Conte 2, ereditata dal suo collega Riccardo Fraccaro.

Vittorio Colao al Ministero per l ‘Innovazione tecnologica. Forse il più internazionale e sicuramente tra i più stimati nel mondo tra gli uomini d’azienda italiani, Colao è stato inquadrato nella scalata al successo del vivaio milanese dei ‘McKinsey Boys‘. Un manager da sempre apprezzato e corteggiato (e spesso a vuoto) da Governi e politica: bresciano, classe 1961, famiglia con un ramo di origini calabresi, bocconiano con un master a Harvard, nel 2014 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro.

Renato Brunetta al Ministero della Pubblica Amministrazione. Renato Brunetta, 70 anni, proviene dalla casa “socialista” come collaboratore di Gianni De Michelis. Diventato fervente “berlusconiano”, di quell’area liberal a cui neppure Silvio Berlusconi è mai riuscito a mettere la mordacchia, si è sempre definito “un professore prestato alla politica“. Nella passata legislatura è stato capogruppo di Forza Italia, sanguigno e appassionato

Maria Stella Gelmini al Ministero degli Affari regionali. 48 anni a luglio, è nata a Leno, in provincia di Brescia. Prima il classico in un liceo cattolico, poi la laurea in giurisprudenza con specializzazione in diritto amministrativo. Ha una rapidissima ascesa politica nel centrodestra: presidente del club azzurro di Desenzano dal ’94; nel 1998 prima degli eletti alle amministrative; dal 2002 assessore al territorio della provincia di Brescia; nell’aprile 2005 entra nel consiglio regionale della Lombardia; il mese dopo Berlusconi decide di nominarla coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. L’ingresso in Parlamento nel 2006, nel 2008 a 35 anni è diventata ministra, la più giovane responsabile dell’Istruzione che ci sia stata in Italia. Tra il 2008 e il 2010 firma la riforma della scuola, quella che introduce tra l’altro il maestro unico alle elementari e due nuovi licei, scienze umane e musicale e coreutico.

Mara Carfagna al Ministero del Sud dicastero centralissimo guidato fino a ieri da Giuseppe Provenzano. Deputata salernitana, alla Camera dal 2006, 45 anni, era con un piede fuori da Forza Italia è entrata con il suo peso politico anti sovranista nel governo di Mario Draghi. La Carfagna era stata ministro dieci anni fa, alle Pari opportunità, sotto l’ultimo governo Berlusconi, dal 2008 al 2011. In questa legislatura ha ricoperto la carica di vicepresidente della Camera. Il coronamento di una carriera costruita in costante crescendo, passo dopo passo.

Elena Bonetti alle Ministero delle Pari opportunità. È professoressa associata di Analisi matematica dell’Università di Milano. Ha studiato Matematica all’Università di Pavia e ha conseguito il dottorato di ricerca a Milano nel 2002. Renziana della prima ora, è nell’organizzazione della scuola di politica dell’ex segretario del Pd al resort ‘Il Ciocco’ di Barga, in provincia di Lucca.

Erika Stefani al Ministero delle Disabilità. L’avvocata Erika Stefani, senatrice della Lega. Veneta di Valdagno, in provincia di Vicenza, 49 anni, Era già entrata nel governo Conte 1, dove era stata agli Affari regionali e alle Autonomie. Ha studiato giurisprudenza a Padova. Il debutto in politica con le amministrative del 1999 come consigliera del comune di Trissino, in una lista civica, Insieme per Trissino. Quindi, l’adesione alla Lega Nord, e l’elezione alle amministrative del 2009 con la lista Progetto Trissino-Lega Nord, dove ricopre le cariche di vicesindaco e assessore all’urbanistica ed edilizia privata. È stata rieletta al Senato in occasione delle elezioni politiche del 2018 nel collegio uninominale di Vicenza.

Fabiana Dadone al Ministero delle Politiche giovanili. Classe 1984, Fabiana Dadone ha due figli, di cui il più piccolo nato lo scorso giugno, mentre la giovane originaria della provincia di Cuneo, guidava il dicastero della Pubblica amministrazione, in quota al Movimento 5 Stelle. Nel 2013, inizia il suo primo mandato in parlamento con il partito di Beppe Grillo per poi entrare nel governo Conte bis, a settembre del 2019, al posto della leghista Giulia Bongiorno, dopo il ribaltone del Papeete.

Massimo Gararavaglia al Ministero del Turismo. E’ un “leghista” della prima ora, che ha fatto la gavetta. Cinquantatré anni, uno in meno di Giancarlo Giorgetti, si è laureato anche lui alla Bocconi, ma pure in Scienze politiche all’università Statale. Ha iniziato la sua carriera come sindaco di Macallo con Casone, il comune dove vive. Garavaglia nella Lega è sempre stato considerato l’uomo dei conti. Nel 2006 arriva in Parlamento. Dopo essere stato eletto nella lista della Lega Nord nella circoscrizione Lombardia 1. Due anni dopo trasloca al Senato. Diventa vice presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Nel 2013 Roberto Maroni eletto governatore della Lombardia lo chiama come assessore lombardo al Bilancio. Per accettare l’incarico è costretto a lasciare il Senato, ma nel 2018 si rifà. Perché viene nominato viceministro dell’Economia nel primo governo Conte a maggioranza gialloverde, dopo essere stato rieletto nel collegio uninominale di Legnano sempre per la Lega.

Luigi Di Maio al Ministero degli Esteri. Ha riscattato un curriculum incerto che lo vedrebbe ancora studente in Giurisprudenza (al di là dell’ormai iconico lavoro di steward allo stadio San Paolo) con un volo deciso dentro i 5Stelle. Dai 59 voti raccolti alle Comunali del 2010 di Pomigliano d’Arco, il suo paese, ai 189 presi alle Parlamentarie del 2013 che lo spedirono dritto alla Camera. Al terzo governo consecutivo, la riconferma alla guida degli Esteri.

Luciana Lamorgese al Ministero dell’Interno. Donna del sud, originaria di Potenza, 67 anni, due figli, sposata con l’infettivologo Orlando Armignacco, la Lamorgese è l’incarnazione di quel che si dice un “servitore dello Stato“. Da prefetto ha diretto sedi importanti, da Venezia a Milano ( ultimo suo incarico prima di andare in pensione), prima di tornare da ministro al Viminale laddove è cominciata la sua carriera di funzionario nel 1979 per poi diventare capo di gabinetto prima di Angelino Alfano e poi di Marco Minniti.  Conosce a fondo il sistema del ministero dell’Interno, sa gestire equilibrio e moderazione sempre alla ricerca di un dialogo che porti ad una soluzione.

Marta Cartabia al Ministero della Giustizia, Giurista cattolica, allieva di Valerio Onida, è originaria della provincia di Milano, sposata, con tre figli. A fine 2019 ha rotto “il tetto di cristallo”, diventando la prima donna presidente della Corte Costituzionale. Poco prima che il suo incarico fosse ufficializzato, a un seminario sull’uguaglianza ha esortato le donne che puntano alla parità a far valere la propria diversità, mettendo in guardia sulle quote rosa, perché “misure paternalistiche possono prolungare nel tempo gli stereotipi“. Cartabia è arrivata alla Corte Costituzionale nel 2011, a solo 48 anni, chiamata da Giorgio Napolitano, è la terza donna a farne parte e la prima a diventare presidente.

Daniele Franco al Ministero dell’Economia. Esperto di conti pubblici, attuale direttore generale di Bankitalia, entrato nel 1979, dopo la laurea in Scienze politiche a Padova e gli studi all’Università di York in Gran Bretagna. Il suo curriculum garantisce a Draghi competenza e rigore professionale, e conoscenza capillare dei meandri e dei meccanismi del bilancio pubblico e di una pubblica amministrazione da semplificare. La sua carriera è segnata dall’occhio vigile e competente sul bilancio dello Stato. La prima in Banca d’Italia quando è stato a lungo al Servizio studi, fino a diventarne il capo, e dove da sempre ha seguito la finanza pubblica, esprimendo la linea e le osservazioni di Via Nazionale durante le audizioni parlamentari ad ogni Finanziaria e ogni provvedimento di bilancio. La seconda esperienza, di ben sette anni, è stata a Via Venti Settembre nella posizione cruciale di Ragioniere generale dello Stato. Qui ha avuto a che fare con quattro governi: Letta (che lo nominò), Renzi e Gentiloni e poi dal 2018 con il gialloverde Conte 1.

Lorenzo Guerini al Ministero della Difesa.  55 anni, lombardo di Lodi, figlio di un operaio comunista è legatissimo alla città di cui è stato anche sindaco. Doti di mediazione, è capace di dribblare agguati e polemiche politiche e di risolvere grane. E’ nella Dc che Guerini viene folgorato sulla strada della politica, quando Luigi Baruffi era capo della corrente andreottiana in Lombardia. Poi nel Ppi di Martinazzoli, quindi nella Margherita fino all’approdo nel Pd. E’ con Renzi che stringe un sodalizio che sembrava destinato a non sciogliersi mai. Era il 2011 e l’allora sindaco di Firenze punta a conquistare la presidenza dell’Anci, l’associazione dei Comuni, per Graziano Delrio, all’epoca primo cittadino di Reggio Emilia. Renzi affida a Guerini il compito di portare a casa il risultato, battendo la candidatura di Michele Emiliano voluta da Bersani. E lui ci riesce.  

Giancarlo Giorgetti al Ministero dello Sviluppo economico. Varesino di nascita, Giorgetti, 54 anni,  è vice segretario della Lega dal 1 giugno 2018. Laurea alla Bocconi di Milano in Economia Aziendale, è stato eletto in Parlamento per la prima volta nel 1996. Una carriera folgorante nella Lega allora guidata da Umberto Bossi. Da sindaco di Cazzago Brabbia ad ambasciatore della Lega nei salotti che contano. Banche, finanza. Nel 2001, Silvio Berlusconi lo nomina sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Fa parte del Consiglio di amministrazione di Credieuronord, ma esce assolto dall’inchiesta sul crac dell’istituto di credito. Storico segretario nazionale della Lega Lombardia, è stato il relatore della manovra economica del 2011. Da sempre esponente dell’ala liberale della Lega  si è sempre schierato a favore dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti nel quadro della Nato, ma ha anche cercato un dialogo con la Germania di Angela Merkel.

Stefano Patuanelli al Ministero dellAgricoltura. Triestino, 46 anni e tre figli, una grande passione per il basket, ministro dello Sviluppo economico dello scorso governo. Nel M5s, proprio in virtù del suo carattere, è ben considerato un po’ da tutte le componenti. Quando cade il governo di Giuseppe Conte e il Ter tramonta, all’inizio è contrario all’appoggio a Mario Draghi. Un’incertezza durata l’arco di un giorno. Alla fine vince la famosa responsabilità…. Del resto è un 5 Stelle, “ma potrebbe pure essere del Pd“.

Roberto Cingolani al Ministero della Transizione ecologica. 59anni, Fisico milanese di levatura internazionale, genovese di adozione, studi di perfezionamento alla Normale di Pisa ed esperienze in Germania al Max Planck Institut, in Giappone e negli Usa oltre che alla guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Enrico Giovannini al Ministero delle Infrastrutture, 63 anni, laureato in Economia e Commercio all’Università La Sapienza di Roma, ha cominciato subito a lavorare all’Istat, dove poi è ritornato prima come direttore delle Statistiche Economiche dal 1997 al 2000 e poi come presidente dal 2009 al 2013. In mezzo, moltissime esperienze internazionali, a cominciare da quella di responsabile statistico per l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha sede a Parigi. Attualmente è professore ordinario di Statistica economica all’Università di Roma Tor Vergata e Senior Fellow della LUISS School of European Political Economy, E’ tra i fondatori dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, che riunisce oltre 270 organizzazioni e istituzioni di ogni tipo, dalle aziende ai sindacati ai movimenti. 

Andrea Orlando al Ministero del Lavoro. Nato a La Spezia da padre campano e madre toscana, studi di Giurisprudenza a Pisa senza però conseguire la laurea (ha prevalso la passione per la politica),  è il classico figlio dell’apparato post-comunista: 52 anni appena compiuti, ha scalato tutti i gradini del partito fino a diventare vicesegretario del Pd. 

Patrizio Bianchi al Ministero dell’Istruzione. 68 anni, ferrarese, ha un curriculum accademico di respiro europeo e internazionale: la formazione a Scienze politiche dell’Alma Mater con Romano Prodi, di cui è amico di vecchia data, e Alberto Quadrio Curzio; gli studi successivi alla London School of Economics fino alla cattedra universitaria in Economia e Politica industriale e alla guida dell’Università di Ferrara, rettore dal 2004 al 2010. È titolare nel suo Ateneo della Cattedra Unesco “Educazione, crescita ed eguaglianza”, è autore di 40 libri, 250 pubblicazioni, è stato responsabile del laboratorio di Politica industriale di Nomisma e chiamato nel 1999 a guidare Sviluppo Italia.

Cristina Messa al Ministero dell’ Università. Nata a Monza l’8 ottobre del 1961, è stata la prima donna a capo di una università milanese e la quarta in Italia. Ha guidato infatti l’ Università della Bicocca dal 2013 al 2019. E con lei al comando l’ateneo è cresciuto sensibilmente, prima università italiana ad avere un rettore e un direttore generale donna al vertice raggiungendo anche la parità assoluta nei suoi principali organi di governo. Ha valorizzato la ricerca e l’innovazione e ha dedicato grande attenzione ai rapporti tra università e territorio. Si è laureata in medicina e chirurgia all’università di Milano nel 1986 dove ha ottenuto il diploma di specialità in medicina nucleare tra anni dopo. Dal 2016 fa parte del Comitato Coordinatore di Human Technopole e dal 2017 è nell’Osservatorio nazionale della formazione medico specialistica del ministero. Autrice di oltre 180 pubblicazioni scientifiche, nel 2014 ha ricevuto il premio Marisa Bellisario, “Donne Ad Alta quota”.

Dario Franceschini al Ministero della Cultura. Avvocato civilista, appassionato di lirica, primi passi nella Dc di Zaccagnini, da ragazzo suonava il sassofono, faceva lo sbandieratore al Palio e a calcio presidiava la porta. Il riconfermato ministro della Cultura è padre di tre figlie femmine, due grandi avute dal primo matrimonio, la piccola dalla seconda moglie consigliera regionale col cuore a sinistra, cui probabilmente deve alcune svolte femministe e sulle unioni civili che gli hanno guadagnato il favore dei laici, essendo dai cattolici già molto amato. A 16 anni, da liceale allo scientifico Roiti, gira con l’eskimo e la barba rossa, fonda l’Associazione studentesca democratica, ma a 21 è già consigliere comunale con la Dc. Da lì in poi non si ferma più: vicesegretario del Ppi, poi del Pd, dal 2001 in Parlamento.

Roberto Speranza al Ministero della Salute,  lucano di Potenza, 42 anni e due figli piccoli . Il segretario di Articolo Uno è l’uomo della continuità nella lotta al Covid ma anche l’uomo che, da politico puro, ha affrontato con grande senso dell’istituzione la guida del ministero alla Salute.

Roberto Garofoli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio . Nato a Taranto il 20 arile del 1966, due figli, è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari. Da oltre 25 anni, magistrato ordinario penale fino al 1999 ed al Consiglio di Stato di cui è presidente di sezione dal 2000.  E’ stato impegnato in processi anche di mafia. Condirettore della Treccani Giuridica, è stato capo di gabinetto del Ministero del Tesoro con i ministri Pier Carlo Padoan, nel governi Renzi e Gentiloni, e con il successore Giovanni Tria con il governo M5S-Lega con Conte premier dal febbraio 2014 al dicembre 2019.  In precedenza, tra gli altri incarichi, era stato segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri e presidente della commissione per l’elaborazione di misure di contrasto, anche patrimoniale, alla criminalità nel governo Letta; prima era capo di gabinetto del dipartimento della funzione pubblica, con il ministro Filippo Patroni Griffi, e coordinatore della commissione ministeriale per l’elaborazione di misure per la trasparenza, la prevenzione e il contrasto della corruzione nel governo Monti.

Otto sono ministri “tecnici“.

Si tratta in particolare di Cartabia (Giustizia), Lamorgese (Interni); Colao (Innovazione tecnologica); Franco (Economia), Cingolani (Ambiente e transizione ecologica); Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Bianchi (Istruzione) e Messa (Università).

Da segnalare la presenza nel governo Draghi di Daniele Franco, Roberto Garofoli, cioè coloro i quali erano stati definiti da Rocco Casalino quei pezzi di m… del Mef” . Non vi è traccia del “super ministero” chiesto da Beppe Grillo così come il Ministero dell’ambiente non verrà fuso con il Ministero dello sviluppo economico. per non parlare di Luigi Di Maio ministro con la Carfagna, la Gelmini e Brunetta. E l’ingresso di Vittorio Colao al Governo. Sembra la giusta punizione per chi è diventato maturo, e per chi credeva di essere insostituibile !

Non c’è una parità di genere nel nuovo esecutivo Draghi: le donne sono solo 8 su 23, circa un terzo. E neppure geografica: tre ministri su quattro vengono dal Nord. In particolare, nove vengono dalla Lombardia, quattro dal Veneto, due rispettivamente dalla Basilicata, dalla Campania, dall’Emilia e dal Lazio e uno da Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia e Liguria.

Draghi ha incontrato in serata i presidenti del Senato e della Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, e il premier uscente Giuseppe Conte. Il neo premier, davanti alle telecamere, si è limitato a leggere l’elenco dei nuovi ministri, senza aggiungere considerazioni e senza intrattenersi con i giornalisti per rispondere a domande. Le sue uniche parole sono quelle riportate da un gruppo di fotografi che gli hanno augurato “in bocca al lupo“: abbassando il finestrino dall’auto che si allontanava dal Quirinale, Draghi ha sorriso e ha risposto loro con il classico “Crepi il lupo!“.

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