Dopo le rivelazioni del Grande Fratello Vip, sequestrati beni e terreni per 5 milioni di euro ad Alberto Tarallo. “Falso il testamento” di Losito.

Dopo le rivelazioni del Grande Fratello Vip, sequestrati beni e terreni per 5 milioni di euro ad Alberto Tarallo.  “Falso il testamento” di Losito.

Sequestrato dalla Guardia di Finanza di Roma ad Alberto Tarallo, il “patron” della società di produzione Ares Film, il cui nome comprare nel registro degli indagati terreni e fabbricati, un patrimonio di poco inferiore al valore di 5 milioni di euro. La perizia calligrafica che dimostrerebbe che i documenti grazie ai quali Tarallo ha ricevuto l’eredità di Losito sono stati falsificati.

di REDAZIONE CRONACHE

L’ipotesi investigativa del sostituto procuratore Carlo Villani della procura di Roma che indaga sulla morte del produttore cinematografico Teodosio Losito, è che il suo testamento e le sue lettere di addio siano falsi , a seguito della perizia calligrafica che dimostrerebbe che i documenti grazie ai quali Tarallo ha ricevuto l’eredità di Losito sono stati falsificati. “Ho difficoltà ad affrontare la tua delusione, il tuo dolore, il tuo smarrimento, le tue reazioni, è come distruggere ciò che hai/abbiamo costruito con le mie mani, è come doverti infilzare un coltello nel petto“, scriveva Losito in una lettera indirizzata a Tarallo: “Mi vergogno troppo per sopravvivere a questa disfatta”. Ma le lettere non sembrerebbero essere originali. Da cui è conseguita l’ipotesi di reato di falso.

“Emerge con chiara evidenza come l’indagato, approfittando della morte del compagno, abbia messo in atto un disegno criminoso volto all’acquisizione dei beni di Teodosio Losito, al fine di escludere dall’asse ereditario la famiglia del defunto, procurando a sé un ingiusto profitto patrimoniale e arrecando danno ai legittimi eredi”, scrive il gip Maria Paola Tomaselli nel decreto di sequestro preventivo. La giudice aggiunge poi che Taralloha dimostrato, attraverso l’attività di falsificazione posta in essere, una notevole disinvoltura e spregiudicatezza”

Secondo la perizia disposta dai magistrati, la calligrafia sul testamento e su tre lettere datate tra dicembre 2018 e l’8 gennaio 2019 (giorno della sua morte), non sarebbe quella di Losito ma quella di Tarallo. La consulenza grafologica disposta dalla Procura di Roma, oltre che per il testamento, ha confermato anche “i dubbi sull’autenticità delle lettere d’addio di Losito. Secondo l’accertamento grafologico “gli scritti appartengono ad un’unica mano, ovvero quella di Tarallo.

Alberto Tarallo e Teodosio Losito

L’inchiesta è partita dalla denuncia depositata in Procura dal fratello di Losito, Giuseppe. L’uomo ha raccontato di avere trovato strano il suicidio: con lui, Teo non aveva dato segni di depressione così grave e che potessero fare pensare a un gesto disperato. Nella stessa denuncia, Giuseppe Losito affermava di essere venuto a conoscenza del testamento soltanto attraverso il notaio e che, nonostante le sue richieste, non gli era stato concesso di visionarlo per sottoporlo a perizia.

Una vicenda dolorosa sulla quale è in corso anche un contenzioso giudiziario in sede civile in relazione ad una polizza vita da 300 mila euro reclamata sia da Tarallo che dal fratello di Teodosio Losito, Giuseppe. Nel 1987 Losito aveva partecipato al Festival di Sanremo, nella categoria Nuove Proposte, con il brano “Ma che bella storia…”, senza però ritagliarsi un ruolo significativo all’interno del mercato discografico. Successivamente aveva partecipato al Festivalbar con la canzone “Direttamente al cuore”, scritta da Cristiano Malgioglio. Nel 1995 e nel 1996 aveva infine lavorato come attore di fotoromanzi per il magazine “Grand Hotel“. Poi, dal 2001, la carriera di sceneggiatore di successo delle fiction Mediaset. Una carriera proseguita fino all’anno della sua morte, il 2019.

Sequestrati dalla Guardia di Finanza di Roma ad Alberto Tarallo, il “patron” della società di produzione Ares Film, il cui nome comprare nel registro degli indagati terreni e fabbricati, un patrimonio di poco inferiore al valore di 5 milioni di euro.

Chi è Alberto Tarallo

Tarallo è nato il 23 settembre 1953 a Napoli. Il suo esordio sul grande schermo avviene nel 1973 in Rugantino di Pasquale Festa, dove vestiva i panni di un modello che posava per uno scultore. In seguito diventa popolare grazie al ruolo del travestito, ricoperto in diversi film. Alberto Tarallo ha gestisce per un periodo “L’Alibi” lo storico locale gay di Roma. Negli anni ’80, debutta nel campo dell’editoria per adulti con il settimanale ‘OP’ e in quello della produzione televisiva. Soltanto sul finire del 1980, diventa anche agente di personaggi dello spettacolo.

Ad oggi è noto per essere stato il fondatore della Ares Film, casa di produzione dichiarata fallita dal Tribunale di Roma a febbraio del 2020. Molti titoli di fiction di successo sono legati alla sua azienda, come: “Il Bello delle Donne”, “L’Onore e il Rispetto“, “Il Peccato e la Vergogna”, “Furore: Il vento della speranza” e “Pupetta“.

Nonostante la sua appartenenza al mondo dello spettacolo, le notizie che abbiamo sul suo conto sono quelle di essere stato sempre molto vicino agli “ambienti” berlusconiani, presentando avvenenti donne dello spettacolo diventate amanti, fidanzate ed in qualche caso anche mogli di influenti personaggi dell’ entourage di Silvio Berlusconi. Il fallimento della società Ares Film è avvenuto a febbraio 2020. Dopo che nel 2016, anno delle riprese di “Furore 2“, i lavori della produzione erano già stati interrotti. Successivamente a cavallo tra il 2017 e il 2018, doveva andare in produzione “Donne d’Onore” con Manuela Arcuri, ma tutto finì nel dimenticatoio.

Qualche mese fa la Fiamme Gialle hanno bussato alla porta alla villa di Tarallo a Zagarolo alle porte di Roma, sequestrando numerosi documenti nell’ abitazione in cui il produttore ha vissuto insieme al compagno Teodosio Losito fino al gennaio 2019, quando lo sceneggiatore si è ucciso, morte da cui è nata l’inchiesta della procura di Roma. L’inchiesta, in cui veniva ipotizzato inizialmente il reato di istigazione al suicidio, aveva anche approfondito le dinamiche economiche che ruotavano intorno all’azienda fallita. Alla base del suicidio potrebbero esserci motivi economici.

Massimiliano Morra e Rosalinda Cannavò, in arte Adua Del Vesco

Le indagini sono iniziate a seguito delle rivelazioni captate nella casa del “Grande Fratello Vip il fortunato programma televisivo condotto da Alfonso Signorini su Canale 5. “Se fossi rimasta, avrei fatto la sua fine. Tu non immagini cosa ho passato! Ero veramente sola, con il suo gesto Teo ha liberato anche me, altrimenti oggi non sarei più qui… che poi io non ci credo che sia stato un suicidio, sai? Tanto sappiamo bene chi è l’artefice di tutto questo schifo…”, aveva affermato Rosalinda Cannavò, in arte Adua Del Vesco, concorrente del Grande Fratello Vip e già volto della Ares Film, la società di produzione di Tarallo ormai fallita, mentre l’attrice confabulando con il collega Massimiliano Morra, faceva riferimento a un certo “Lucifero“.

Manuela Arcuri e Gabriel Garko

Gli inquirenti avevano così dato corso alle indagini con il sospetto che l’ Ares Film potesse aver interferito in maniera opprimente nella vita privata degli artisti, imponendo loro quelle che sarebbero state le tre regole non scritte della Ares: cambiare il nome, cancellare l’età ed annullare ogni rapporto con la propria famiglia. In procura a Roma, erano stati convocati ed interrogati numerosi volti della Ares: Manuela Arcuri, Nancy Brilli, Giuliana De Sio, Barbara D’Urso, Gabriel Garko, Eva Grimaldi, Francesco Testi, ed anche la parlamentare di Forza Italia Patrizia Marrocco, socia co-fondatrice della Ares Film, che all’epoca dei fatti era legata sentimentalmente a Paolo Berlusconi.

Paolo Berlusconi e Patrizia Marrocco

L’attenzione degli investigatori si è focalizzata proprio sui conti della Ares che hanno bloccato parte del patrimonio riconducibile al suo fondatore. L’azienda, fallita nel 2020, già da tempo non navigava in buone acque, dopo aver visto dimezzarsi i precedenti 7 milioni di telespettatori raccolti ai tempi degli esordi della fiction “L’onore e il rispetto“. Il fallimento della società è stato la naturale conseguenza, ma secondo la procura di Roma potrebbe portare alla luce molto altro. Le indagini proseguono.

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