Dietro le quinte dell’ “intelligence”. I retroscena della liberazione di Silvia Romano

Dietro le quinte dell’ “intelligence”. I retroscena della liberazione di Silvia Romano

L’Italia dopo questa liberazione si è messa in un gioco complicato di equilibri e a Washington non piace sicuramente questo espansionismo dell’”intelligence” turca senza una chiare definizione dei ruoli. E’ abbastanza chiaro che questa “operazione” per liberare Silvia Romano non sia molto vista di buon occhio dal comando Usa per l’Africa . Infatti per gli Stati Uniti è essenziale coordinare i due alleati nella Nato, in quanto esistono degli equilibri e delle strategie che non si possono trascurare o ignorare .

ROMA – La liberazione di Silvia Romano sta per diventare un vero e proprio “problema” per le diplomazie occidentali, e sopratutto per i “servizi”. Il suo rilascio sembra avere un solo vincitore dietro le quinte: i servizi della Turchia.

Infatti negli ambienti dell’intelligence il coinvolgimento dei “servizi” del governo turco si è subito dimostrato essenziale per la complicata gestione della trattativa tra i sequestratori e l’AISE l’agenzia dei servizi esteri del governo italiano. Il ruolo fondamentale della Turchia emerge chiaramente dalla fotografia fatta circolare non casualmente dall’ agenzia di stampa turca Anadolu nelle ultime ore, che mostra Silvia Romano sorridente dopo la liberazione con indosso un giubbotto anti proiettile con i simboli della bandiera turca.

Una fotografia che dice e spiega tante cose. E se qualcuno avesse avuto qualche dubbio sul ruolo turco e sull’importanza “politica” di questa liberazione, ci hanno pensato gli 007 di Erdogan a rimuovere ogni dubbio e fare chiarezza. L’operazione era necessaria al Governo italiano per far rientrare in patria una concittadina rapita, ma serviva soprattutto nel mondo dell’intelligence per far capire pubblicamente i nuovi equilibri in quella parte del mondo.

Giusto e legittimo farsi qualche domanda. Per quale motivo è stato necessario passare dalla Turchia quando Mogadiscio è ben nota nota per avere rapporti proficui con le nostre unità di intelligence sin dai tempi della decolonizzazione ? E come mai non stati allertati in maniera chiara gli americani della CIA?

Ma soprattutto occorrerà capire quale sarà il prezzo politico pagato con questo intervento risolutore dei “servizi” turchi? Domande a cui non è facile rispondere chiaramente, ma per le quali è possibile iniziare ad identificare e tracciare degli scenari partendo da una premessa: in Somalia è andata in corso una vera e propria operazione diplomatica e di spionaggio che ha consentito di portare alla luce un imponente movimento strategico nel territorio somalo. E’ questo quindi il primo punto su cui ragionare per cercare comprendere perché l’Italia ha di fatto dovuto delegare l’operazione alla National Intelligence Organization meglio nota come Mit (il “servizio segreto” turco) ed ai “servizi” della Somalia. E come si è pervenuti a questa conclusione è facile capirlo.

Una fonte “qualificata” ha rivelato al Fatto Quotidiano il retroscena del dietrofront negli ultimi anni della diplomazia e dell’”intelligence italiana” dal territorio somalo, con l’effetto controproducente che la vecchia rete di rapporti invidiata da tutti ai nostri “servizi”, persino dagli stessi americani della C.I.A. e dai servizi europei, al momento risulta essere completamente depotenziata.

Un depotenziamento che coincide con la fine del mandato di capo dei servizi segreti somali di Abdullai Ghafow che era stato “addestrato” anche dagli italiani. Di conseguenza al momento l’Italia conta sempre di meno a Mogadiscio. E non è un caso accidentale che proprio a seguito di questa ritirata che non si può valutare “strategica” sia arrivata in Somalia la forte penetrazione dei “servizi” di un Paese come la Turchia che invece da anni ha avviato un lento e costante processo di inserimento al punto tale tanto che Erdogan ha ormai vestito le vesti di protettore delle sorti internazionali della Somalia.

Una presenza che va di traverso soprattutto agli Emirati Arabi Uniti, che invece volevano sfruttare la debolezza politica dell’Africa orientale per entrare in un conflitto politico in cui da un lato c’è la Turchia di Erdogan e dall’altro lato il suo finanziatore occulto: il Qatar . Infatti Roma sembrerebbe aver chiesto anche informazioni ad Abu Dhabi, che però stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe chiesto in cambio un ruolo più importante in una partita dalla posta ben più elevata e che riguardava la Libia.

Il vero punto punto dolente è infatti proprio la Libia. Perché se è assodato che la Turchia ha dimostrato di poter decidere le sorti della Somalia, è altrettanto veritiero che il prezzo da pagare non riguarderà soltanto l’immagine di un’Italia che si ritira dai territori del Corno d’Africa, ma una possibile e pericolosa contropartita libica. Gli Emirati Arabi avrebbero chiesto all’Italia il cambio di sponda con un appoggio politico internazionale a Khalifa Haftar e non all’avversario libico di Tripoli.

La Turchia mentre si trova a convivere difficilmente accanto all’ Italia il sostegno a Fayez al Sarraj, otterrà sicuramente una maggiore libertà operativa in territorio libico. Va ricordato però che “operazione Irini” permettendo al momento si nota la presenza solo di una nave francese nelle acque del Mediterraneo.

Questo complicato incrocio di servizi e diplomazia tra l’ Italia e la Turchia ovviamente non poteva non coinvolgere gli Stati Uniti e gli inglesi del Regno Unito che sembrano non aver assolutamente condiviso le decisioni assunte dal Governo italiano con quello turco ad Ankara. Secondo il quotidiano La Repubblica il Governo italiano si aspetta nei prossimi giorni una richiesta di chiarimenti ed informazioni dagli alleati Usa .

E’ abbastanza chiaro che questa “operazione” per liberare Silvia Romano non sia molto vista di buon occhio dal comando Usa per l’Africa . Infatti per gli Stati Uniti è essenziale coordinare i due alleati nella Nato, in quanto esistono degli equilibri e delle strategie che non si possono trascurare o ignorare .

Come si fa giustificare il pagamento del riscatto milionario a dei terroristi affilati ad Al Qaeda che gli americani bombardano sempre maggiore intensità con i loro caccia e droni da qualche anno? E soprattutto vogliono capire il presunto scambio di favori in Libia quando gli stessi americani dubitano sia dell’interventismo turco che della leadership di Sarraj?

L’Italia dopo questa liberazione si è messa in un gioco complicato di equilibri e a Washington non piace sicuramente questo espansionismo dell’”intelligence” turca senza una chiare definizione dei ruoli. In particolar modo se a guidare il gioco è una persona come Erdogan che ha dimostrato più volte di non voler seguire e rispettare la linea guida dalla Nato in Siria così come anche nel Mediterraneo orientale.

La foto di Silvia Romano con il giubbotto antiproiettili scattata sabato 9 maggio qualche secondo dopo la liberazione di Silvia Romano in Somalia, mostra l’ostaggio italiano a bordo di un veicolo mentre indossa un giubbotto antiproiettile con al centro il simbolo turco della Mezzaluna e la stella. L’immagine fotografica è stata diffusa dall’Agenzia di stampa turca Anadolu, ed è un documento fornito da Ankara in modo ufficiale. Così è stato anche pubblicato da molti altri media turchi, fra cui la Trt, la televisione di Stato, citando sempre l’Anadolu.

Fonti dell’ Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, dl Governo italiano, hanno successivamente fatto circolare una versione differente: Silvia Romano è stata recuperata dagli uomini dell’intelligence italiana con quello stesso giubbetto che si vede nella foto, che è dotazione rigorosamente italiana, e che le è stato fornito nell’immediatezza senza alcun simbolo, quindi non è da escludersi che quella foto sia un fake“. Il “non è da escludersi” è una maniera subdola di smentire senza alcuna ufficialità. Un Paese serio a parere nostro una smentita la fa secca e chiara. Quando dice la verita !

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