Dagli applausi ai medici ed agli infermieri dai balconi, emerge un’ Italia unita: finalmente “Nazione”

Dagli applausi ai medici ed agli infermieri dai balconi, emerge un’ Italia unita: finalmente “Nazione”

Un’iniziativa partita su Facebook dal gruppo “Applaudiamo L’Italia”  che raccoglie oltre 350mila persone, ed è stata presentata come un atto di gratitudine ed incoraggiamento non solo ai professionisti della guerra al contagio ma anche allo sforzo di pazienza e resilienza dei sessanta milioni di cittadini che collaborano dalle retrovie

di Antonello de Gennaro

Le immagini degli italiani che applaudono e cantano stanno facendo il giro del mondo e forse ci aiuteranno più dei discorsi ufficiali a far percepire il sentimento di un Paese tutt’altro che rassegnato. Quei video dalle case di ringhiera, dagli attici in centro, dai “palazzoni” popolari a venti piani, dalle strade senza più auto, senza più traffico, senza più passanti, dicono una cosa precisa: stiamo giocando il nostro Mondiale, tutti insieme, e siamo determinati a vincerlo.

A mezzogiorno di oggi un lungo applauso per medici e infermieri è scattato dalle finestre e dai balconi in molte città d’Italia . L’invito al flash-mob a distanza di sicurezza circolava sui social e sulle chat di quartiere, ma anche chi non lo aveva visto è stato richiamato ad affacciarsi sulla strada e a partecipare.

Si sono moltiplicate in questi giorni  le iniziative e le manifestazioni lampo rigorosamente senza uscire di casa, per affrontare insieme la paura, come già successo in Cina a Wuhan (epicentro mondiale del CoronaVirus) , dove gli abitanti nel bel mezzo dell’epidemia di Covid-19 si facevano forza l’un l’altro affacciandosi dalle finestre per urlare “Wuhan jiayou“, cioè “Forza Wuhan” .

Molta gente si è affacciata dai balconi a mezzogiorno in punto in tutt’ Italia: c’è chi ha intonato l’inno di Mameli, chi ha sventolato il Tricolore e alla fine un lungo applauso per ringraziare tutte le persone, soprattutto medici e paramedici, impegnate in prima fila in questi giorni difficili per combattere la pandemia da coronavirus. E c’è stata gente che ha applaudito anche della strada, fermandosi a ringraziare quanti stanno lavorando negli ospedali.

E’ un’emergenza sanitaria, ma ormai sembra un Mondiale di calcio, con i tricolori alle finestre, gli incitamenti e il corale applauso dai balconi. Alle ore 12 le terrazze , i balconi, le finestre si sono  animate all’improvviso in Italia, pressochè ovunque, da Milano a Bari, passando per Roma. Battimani, fazzoletti sventolati, persino qualche megafono: “Forza“, “Daje“. “Siamo un grande Paese, ricordiamocelo”, si legge in uno dei tanti tweet.

“Applauso all’Italia, agli Italiani ma soprattutto al personale sanitario”, si legge in un commento. E c’è anche chi accenna alla polemica: “Gli infermieri denigrati, umiliati derisi, non rispettati, usati come camerieri oggi vi salvano il culo”. Da nord a sud, il grido è unanime. “Un applauso per tutti quelli che stanno lavorando senza sosta per sconfiggere il coronavirus e per tutti gli italiani che stanno in casa”.

Solo che questa volta il goal della vittoria non lo ha segnato un calciatore , gli italiani festeggiano una Nazionale diversa, composta dai medici, degli infermieri, dei biologi, di chiunque in camice bianco o con la più modesta divisa degli inservienti, dei cuochi, dei manutentori, tiene in piedi gli ospedali e lotta contro il virus.

Voleva essere un flash mob ma è diventato qualcosa di diverso: una testimonianza collettiva di partecipazione, un’inattesa manifestazione di solidarietà che unito un Paese che fino a ieri era spaccato, separato tra Nord e Sud, poveri e ricchi, cittadini e stranieri, garantiti e precari.

C’è uno stato d’animo che finora nessuno è riuscito a interpretare a pieno – a partire dalla politica, i giornalisti, gli opinionisti – costruito non solo dai sentimenti molto raccontati dello spavento e della diffidenza ma anche dalla voglia e dal desiderio di sentirsi finalmente nazionalisti, uniti in una prova senza precedenti che obbliga alla distanza fisica, all’isolamento personale.

Quando a fare paura erano le bombe e il terrorismo, gli italiani reagirono scendendo in piazza  con i grandi raduni  per manifestare la volontà di non piegarsi, di andare avanti , di non aver paura facendosi forza gli uni con gli altro. Questa volta non si può. Però quella volontà esiste ancora più forte anche in questa emergenza avverte la voglia di farsi sentire, di manifestarlo pubblicamente: un desiderio così forte che trova modi per esprimersi anche senza regie organizzative o input calati dall’alto. E’ tutto spontaneo, è la creatività del nostro popolo, della nostra Nazione, mai come ora unita.

Un’iniziativa partita su Facebook dal gruppo “Applaudiamo L’Italia  che raccoglie oltre 350mila persone, ed è stata presentata come un atto di gratitudine ed incoraggiamento non solo ai professionisti della guerra al contagio ma anche allo sforzo di pazienza e resilienza dei sessanta milioni di cittadini che collaborano dalle retrovie, a “tutto quello che ciascuno di noi sta facendo per questa nazione”. Ha funzionato.

Gli oltre 350mila iscritti al gruppo (che crescono ogni minuto) e migliaia, forse decine di migliaia, di risposte ai tre diversi inviti lanciati negli ultimi due giorni: esporre la bandiera; cantare, suonare o metter su una canzone che rompesse il silenzio spettrale della quarantena; applaudire tutti insieme, alla stessa ora, le 12 di oggi. E così è stato.

Le immagini dei video caricati dai partecipanti descrivano un Italia unita che sa resistere a tutte le sue problematiche. Un’iniziativa che ha visto una flautista esibirsi musicalmente in video per tutti dal suo appartamento un po’ bohemienne, l’arpista nella penombra di una sala da musica, una “classica” famiglia borghese  italiana col padre al pianoforte e la figlia adolescente che sa cantare benissimo “Hallelujah” di Leonard Coen,

Un flashmob che ha fatto vedere anche un signore che da un punto imprecisato di un mega-condominio fare suonare a palla  “Il Triangolo” di Renato Zero ed un simpatico “matto” salito su un tetto di Monteverde, il quartiere più engagée di Roma, far riecheggiare a un milione di decibel l’inno nazionale .

Gli applausi di mezzogiorno degli italiani si sono sentiti scroscianti persino nei quartieri residenziali più riservati delle metropoli italiane, di solito poco abituati ad unirsi alle manifestazioni, che si sono diffusi ed amplicati nel web grazie a migliaia di dirette Facebook, consentite dalle videoriprese al cellulare: bambini dalle loro camerette, adolescenti truccate e pettinate di tutto punto, nonne in grembiule, e ci sono pure fischietti, pentole sbattute con i mestoli, sirene da stadio.

E’ sostegno all’autostima, è orgoglio tricolore, è  desiderio di dire a se stessi e al mondo che siamo un Paese differente, che non si piange addosso, che è capace di inventarsi cose speciali persino nella reclusione forzata casalinga della quarantena. Solo che  dietro questo desiderio di manifestarsi solidali e patriottici dai balconi, questa volta,  c’è qualcosa di più. Ed era ora.

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