Coronavirus: proteste nelle carceri. A Foggia, 20 detenuti sono riusciti a evadere

Coronavirus: proteste nelle carceri. A Foggia, 20 detenuti sono riusciti a evadere

Sul posto sono intervenuti agenti di polizia carabinieri e militari dell’esercito. A quanto si apprende, una parte dei detenuti evasi sarebbero stati bloccati e riportati in carcere

ROMA – Non si placa la protesta nelle carceri legata all’epidemia di CoronaVirus. Questa mattina alcuni detenuti del carcere di Foggia sono riusciti ad evadere. I detenuti di due sezioni della struttura penitenziaria di via delle Casermette (circa 250-300 persone dei 630 soggetti ad oggi ristretti) hanno divelto un cancello della “block house“, la zona di sicurezza che li separa dalla strada. Molti detenuti si sono arrampicati sui cancelli del perimetro del carcere.

La rivolta nel carcere Foggia

I detenuti hanno iniziato la rivolta contro le restrizioni dei colloqui con i parenti imposte per l’emergenza Coronavirus. All’esterno dell’istituto ci sono i parenti di alcuni di loro. I detenuti gridano: “indulto, indulto”.

Sul posto sono intervenuti agenti di polizia carabinieri e militari dell’esercito. A quanto si apprende, una parte dei detenuti evasi sarebbero stati bloccati e riportati in carcere. Un detenuto ha riportato una ferita alla testa.  Feriti nella guerriglia alcuni agenti della Penitenziaria.

Sulla base di una prima stima, sarebbe una ventina i detenuti evasi dal carcere di Foggia nel corso della rivolta di questa mattina. Lo si apprende da fonti investigative. Nel corso della protesta, circa cinquanta detenuti sono riusciti a scappare dal carcere ma una trentina di loro è stata bloccata nelle immediate vicinanze dalle forze di polizia. I commercianti che si trovano nelle vicinanze della casa circondariale sono stati invitati dalle forze dell’ordine a chiudere i locali.

In alcuni video amatoriali e in filmati della sorveglianza, si notano i detenuti mentre si dileguano nel villaggio artigiani, fermando alcuni automobilisti, rapinati dei propri veicoli. Durante l’evasione, sarebbero già stati fermati e arrestati numerosi fuggitivi . La caccia agli evasi continua ed  elicotteri e volanti presidiano l’area del rione Martucci.

Anche nel carcere di Bari la rivolta dei detenuti si è fatta sentire. Tanti i video che girano sui social e dalle immagini è chiaro come anche dietro le sbarre la paura di ammalarsi c’è ed è tanta. Le grida di priotesta dei detenuti di Bari si ascoltano dalla strada, c’è chi fa rumore contro le inferriate delle finestre, c’è chi dà fuoco a qualcosa che poi lancia dalla finestra. La protesta è scoppiata ieri in tarda serata contro il provvedimento del governo in materia di misure anti-coronavirus che ha sospeso l’ingresso dei familiari nel penitenziario fino al 22 marzo prossimo.

Contestualmente, davanti all’ingresso dell’istituto di pena barese, alcuni parenti dei detenuti hanno bloccato la strada ed è stato necessario l’intervento degli agenti di polizia per cercare di riportare la calma almeno tra i familiaridei carcerati. “Metteteli ai domiciliari, ma almeno sono a casa. Ci sono celle con sette persone dentro, non possono neanche respirare” gridano disperate le mogli dalla strada, in Corso Alcide De Gasperi. Pare che la protesta sia nata prima fuori, da parte dei parenti dei detenuti, e poi all’interno.

Bruciano tutto, gridano ‘amnistia e polizia bastarda’. Adesso basta, lo Stato si faccia sentire.” commenta Rossano Sasso deputato pugliese della Lega,, che ha postato un video su Facebook.

 “Ieri la rivolta ha toccato tutta la Regione Puglia e ci sono state grandi tensioni. La prima a Foggia, poi nelle carceri di Lecce, Bari e Taranto. Gli scontri più duri sono stati a Foggia e a Taranto.” ha dichiarato  Federico Pilagatti, responsabile in Puglia del Sappe , il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che ha aggiunto: “Sospendere i colloqui è una cosa insensata. Si potrebbero ridurre le visite ad un solo familiare. Nelle carceri ogni giorno entrano centinaia di persone (a seconda della grandezza dell’istituto di pena) tra avvocati, poliziotti e sanitari, quindi i detenuti vengono a contatto con persone provenienti dall’esterno.

Ritorna di attualità il problema della sicurezza. “Ieri con quattrocentoquaranta detenuti nel carcere di Bari e una protesta in atto erano di turno soltanto quindici agenti di polizia penitenziaria. Se davvero i detenuti avessero voluto, avrebbero potuto fare un’evasione di massa“, ha  concluso Pilagatti.

(notizia in aggiornamento)
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