Coronavirus: morto l’ingegnere della Cisa di Massafra ricoverato a Taranto

Coronavirus: morto l’ingegnere della Cisa di Massafra ricoverato a Taranto

A seguito del caso di Conavirus riscontrato nel defunto dirigente della CISA  anche altri dipendenti della stessa società erano risultate contagiate e  quindi positive al Covid19 , venendo sottoposte allo stesso specifico protocollo. All’interno dell’ articolo la ricostruzione da parte della CISA per voce di Teresa Albanese, che contiene delle gravi accuse nei confronti dei medici dell’ Ospedale S.S. Annunziata di Taranto

ROMA – Si è spento  la scorsa notte l’ingegnere Antonio Corriero, 66 anni, dirigente della Cisa spa di Massafra, azienda che si occupa di ambiente e smaltimento rifiuti, che era stato ricoverato all’ospedale Moscati di Taranto lo scorso 11 marzo dopo esser risultato positivo al Covid19 .

A seguito del caso di Conavirus riscontrato nel dirigente della CISA  anche altri dipendenti della stessa società sono risultate contagiate e  quindi positive al Covid19 , venendo sottoposte allo specifico protocollo.

Teresa Albanese moglie del proprietario della CISA, il rag. Antonio (per tutti Tonino) Albanese lo scorso 17 marzo aveva pubblicato sulla pagina Facebook dell’azienda di famiglia un video a dir poco imbarazzante su dei presunti comportamenti a suo dire superficiali del personale medico dell’ Ospedale S.S. Annunziata, accusato di non aver fatto fino in fondo il proprio dovere.

le gravi accuse della famiglia Albanese al personale medico
dell’Ospedale S.S. Annunziata di Taranto sui casi di Corona Virus

La sintesi delle dichiarazioni della CISA:

Questa la ricostruzione dei fatti fatta su Facebook dalla moglie di Albanese:

il 26 e il 27 febbraio scorso, un ingegnere di Torino si reca nei nostri uffici della Cogeam e lavora a stretto contatto con un nostro dirigente. Dopo la sua partenza, cioè il 28 febbraio, il nostro dirigente ha cominciato ad accusare un malessere generale e si assenta dagli uffici dal 29 febbraio. Gli viene diagnosticata un’influenza e quindi curata come un’influenza.

Verso fine settimana (siamo al 28/29 febbraio – n.d.r.) , visto che comunque non riusciva a migliorare e il fiato diventava sempre più corto, lui e la moglie si recano all’ospedale Santissima Annunziata per fare una TAC. Qui gli viene diagnosticata una polmonite batterica e non virale. La moglie chiede ed implora i dottori di fare il tampone ma loro ritengono che non sia necessario perché non ha i sintomi del COVID-19La moglie non aveva un’idea, non aveva nulla di certo in mano, ha fatto questo tipo di richiesta solo perchè si sentiva parlare in Italia, ormai da giorni, solo di CoronaVirus e quindi voleva eliminare questa possibilità. Ma i medici si sono rifiutati.

Sono quindi tornati a casa e lunedì, siamo già al 9 marzo, il fiato era diventato sempre più corto: e si sono recati nuovamente al Santissima Annunziata dove è stato ricoverato nel reparto di Medicina, e sottolinea Medicina per farvi capire come i medici non avevano nessuna intenzione di fargli un tampone e non lo consideravano possibile contagio.

E’ stato lì fino al 10 marzo quando, finalmente grazie a Dio a questo punto, devo dire, l’ingegnere di Torino ci invia il 10 marzo alle ore 18 via sms, un messaggio con il quale ci dice che è affetto da Coronavirus. A questo punto allertiamo tutti quanti e avviamo il protocollo legale. Chiudiamo la palazzina, mandiamo i nostri dipendenti e i nostri collaboratori Cisa e Cogeam a casa e sanifichiamo la stessa sera gli ambienti. 

Avvertiamo la moglie del nostro dirigente, la quale parla con i dottori (dell’ Ospedale S.S. Annunziata n.d.r.) ed il giorno seguente, quindi siamo già all’ 11 marzo, il tampone viene finalmente eseguito.

Il risultato “positivo” purtroppo arriva dopo 13 ore: la sera dell’undici marzo.

Il nostro dipendente (cioè l’ing. Antonio Carriero – n.d.r.) , intanto, il 10 marzo era stato nel frattempo trasferito dal Santissima Annunziata al reparto Infetti dell’ospedale Moscati.

Il giorno successivo, quindi il giovedì 12 marzo, l’ASL Taranto ci contatta e comincia ad eseguire una serie di tamponi su persone che potevano essere venute a contatto con il nostro dirigente. Attendiamo i risultati e questi risultati sono tutti negativi. L’ ASL, poi, comunica il tutto al primo cittadino di Massafra, e la vicenda diviene “mediatica”.

Tra i tamponi eseguiti, però, c’era anche quello fatto al nostro collaboratore di Laterza che, nel frattempo il 9 mattina, avverte spossatezza: non ha febbre, non ha ancora tosse. Ha fatto anche lui il tampone insieme agli altri il giovedì mattina (quindi il 5 marzo – n.d.r.) e anche lui è risultato “negativo“.

L’unico tampone a non essere eseguito il giovedì, perchè un infermiere non aveva avuto il tempo, viene eseguito il venerdì mattina – (cioè il 6 marzo n.d.r.)  – sul nostro collaboratore che vive a Crispiano,il cui risultato lo riceviamo il sabato mattina  (quindi il 7 marzo n.d.r.) : positivo.

A questo punto l’ASL contatta tutti gli altri colleghi, eventualmente possibili contagiati, venuti a contatto con il nostro dipendente di Crispiano.

Quindi, inizia tutta un’altra serie di tamponi. I risultati si sono avuti, chiaramente, dopo un giorno e tra questi c’è anche la signora (di Massafra n.d.r.) di cui si è parlato e che ha fatto un solo tampone in vita sua, risultato “positivo“.

“Tengo a precisare –  chiarisce Teresa Albaneseche questi nostri dipendenti, oltre ad un po’ di tosse iniziale non hanno sintomi, stanno benissimo, non hanno febbre, non hanno nulla. Quindi nulla ci poteva far pensare che fossero positivi, nè tanto meno sono mai usciti di casa dal 10 marzo, come da protocollo di legge.

Questo nostro collaboratore di Laterza, risultato negativo insieme a noi a questo punto comincia a preoccuparsi:come è possibile – pensava – che un collega con cui sono stato a contatto per tutto il giorno è positivo ed io negativo?”. A questo punto chiede all’ospedale di eseguire un altro tampone. Il tampone gli viene rifatto, risultando questa volta “positivo“.

Stamattina ( e siamo al 17 marzo n.d.r.)  infine, stanno eseguendo un altro tampone sempre sulla stessa persona (il nostro collaboratore di Laterza).

Il nostro collaboratore di Laterza, risultato negativo il venerdì, sarebbe stato spostato nel reparto di Medicina di Castellaneta e grazie al nostro sostegno morale, si è imputato, rifiutando il trasferimento per evitare di contagiare altri ambienti, finché non avesse avuto il risultato del successivo tampone.  Questo significa impegno e responsabilità civica.

Concludo il discorso dicendo che altri tamponi, probabilmente, l’ASL continuerà a farli, e che parte nostra c’è stato sempre il massimo impegno.  Chiedo a tutta la cittadinanza – la chiosa- di attenersi solo ed esclusivamente ai dati ufficiali. Grazie”. E così finisce il video messaggio sulla pagina Facebook della CISA.

Adesso alla luce di queste gravissime accuse nei confronti di qualcuno che non avrebbe fatto i doverosi controlli del caso, spetterà all’ Autorità Giudiziaria accertare eventuali responsabilità o omissioni e siamo certi che non mancherà la dovuta attenzione ad un evento del genere dinnanzi a tali accuse circostanziate da parte della moglie di Albanese.

(in aggiornamento)

 

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