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24 Agosto 2026 11:02

Conto corrente, costi in aumento: ecco come risparmiare

Ad analizzare la situazione è uno studio dell'Adusbef, l'Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari

Aprire e mantenenere un conto corrente bancario costa sempre di più agli italiani, nel momento in cui sui conti bancari continua ad accumularsi una quantità record di liquidità. Le famiglie infatti hanno depositato in banca circa 1.163 miliardi di euro, ma la gestione di un conto tradizionale supera ormai in media i 100 euro all’anno, con un aumento del 23% nell’arco di dieci anni.

Ad analizzare la situazione è uno studio dell’Adusbef, lAssociazione Difesa Utenti Servizi Bancari, elaborato sui dati della Banca d’Italia ed analizzato dal Corriere della Sera. Il quadro evidenzia una doppia tendenza: da una parte le famiglie continuano a mantenere ingenti somme immediatamente disponibili sui propri conti, dall’altra devono fare i conti con costi di gestione sempre più elevati.

Conti tradizionali più cari del 23% in dieci anni

Secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia, il costo medio annuo di un conto corrente bancario tradizionale è passato dagli 82,2 euro del 2014 ai 101,1 euro del 2024, con un incremento di 18,9 euro, pari al 23%. A crescere maggiormente sono state le spese legate alle singole operazioni, come bonifici, pagamenti e prelievi. Questa voce è aumentata in media del 34,2%, passando da 26,6 a 35,7 euro all’anno. Ancora più marcato l’aumento delle spese per le disposizioni, salite del 62,6%.

Sono aumentati anche i costi fissi, che comprendono canoni e carte di pagamento: in dieci anni sono passati da 55,6 a 65,4 euro, con una crescita del 17,6%. Nell’ultimo anno preso in esame, tuttavia, la situazione è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2024 il costo medio di un conto tradizionale è stato di 101,1 euro, contro i 100,7 euro del 2023.

Online si spende meno di un terzo

La differenza tra le varie tipologie di conto resta però molto significativa. Come evidenzia il Corriere della Sera sulla base dei dati di Bankitalia, un conto corrente online costa mediamente 30,6 euro all’anno, meno di un terzo rispetto a un conto tradizionale.

Per un conto postale, invece, la spesa media si attesta a 71,6 euro. Considerando insieme conti tradizionali, online e postali, il costo medio ponderato scende a 85,3 euro, anche grazie alla crescente diffusione dei rapporti gestiti attraverso il web.

Ai costi va poi aggiunta l’imposta di bollo. Nel campione analizzato dalla Banca d’Italia, l’importo medio versato è stato di 16,5 euro. Per un conto tradizionale, quindi, il costo complessivo può arrivare mediamente a 117,6 euro all’anno.

Sui conti delle famiglie 1.163 miliardi di euro

Nonostante i costi, gli italiani continuano a mantenere una parte consistente dei propri risparmi sui conti correnti. Al 31 maggio 2026, secondo i dati elaborati dall’Adusbef, le famiglie consumatrici italiane disponevano di circa 1.163 miliardi di euro in depositi bancari. Dieci anni prima, nel maggio 2016, la cifra era pari a circa 906 miliardi. L’aumento nominale è quindi di 257 miliardi di euro, pari al 28,3%.

Nello stesso periodo, però, l’inflazione complessiva è stata del 23,6%. Al netto dell’aumento dei prezzi, secondo i calcoli dell’associazione, la crescita reale delle somme depositate si ridurrebbe al 4,7%. Una crescita che non significa necessariamente un aumento del benessere delle famiglie. Una parte della liquidità, infatti, potrebbe essere il risultato di una maggiore prudenza e della scelta di mantenere denaro immediatamente disponibile per far fronte a spese impreviste o a un contesto economico percepito come incerto.

Lombardia prima per valore assoluto

La distribuzione dei depositi sul territorio italiano è tutt’altro che uniforme. La Lombardia concentra da sola quasi 239 miliardi di euro, pari a circa un quinto di tutta la liquidità presente sui conti correnti delle famiglie italiane.mSeguono il Lazio, con circa 122 miliardi di euro, e il Veneto, con 105 miliardi. In fondo alla classifica regionale si trova invece la Valle d’Aosta, con circa 2,8 miliardi di euro. Il dato cambia sensibilmente se si guarda ai depositi in rapporto al numero degli abitanti.

Bolzano prima per risparmi pro capite, Crotone ultima

Nella classifica dei depositi pro capite, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il primato spetta alla provincia di Bolzano, dove sui conti risultano in media quasi 30.400 euro per abitante. Seguono Milano, con circa 27.900 euro, Piacenza con 26.800 euro, Sondrio con circa 26 mila euro e Belluno con 25.650 euro. All’estremo opposto della graduatoria si trova Crotone, dove la media scende a 9.679 euro per residente. Seguono Sassari, con 9.741 euro, e Nuoro, con circa 10.600 euro.

Gli aumenti maggiori in Trentino-Alto Adige

Anche la crescita dei depositi negli ultimi dieci anni presenta differenze marcate tra le varie regioni. Tra il 2016 e il 2026, l’incremento nominale più elevato è stato registrato in Trentino-Alto Adige, con un aumento del 43,2%. Seguono la Sardegna, con una crescita del 42,7%, e il Friuli-Venezia Giulia, con il 39,7%. Gli incrementi più contenuti si registrano invece nelle Marche, dove i depositi sono aumentati del 10,6%, e in Liguria, con il 14,5%.

“La crescita dei depositi bancari degli italiani è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica”, ha osservato Antonio Tanza presidente dell’Adusbef, . Un fenomeno che, secondo l’associazione, non dovrebbe però essere interpretato automaticamente come un segnale di maggiore ricchezza diffusa. Dietro l’aumento dei soldi lasciati sui conti potrebbe esserci anche la rinuncia ai consumi e una maggiore prudenza delle famiglie, che scelgono di tenere una parte consistente dei propri risparmi immediatamente disponibile, pur a fronte di una remunerazione spesso limitata.

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