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3 Febbraio 2023 15:48
3 Febbraio 2023 15:48

Condannate 3 escort baresi che mentirono ai giudici sulle nottate passate con Berlusconi a palazzo Grazioli

Le false testimonianze delle escort baresi sarebbero state rese nel corso del processo conclusosi con la condanna definitiva in Cassazione a 2 anni e 10 mesi di reclusione per Giampaolo Tarantini, ritenuto colpevole di aver selezionato e portato alcune escort pronte a prostituirsi, nelle residenze private di Berlusconi

Sonia Carpentone, Vanessa Di Meglio e Barbara Montereale sono state condannate dal giudice monocratico Mario Mastromatteo del Tribunale di Bari, ciascuna a due anni di reclusione per falsa testimonianza nel “processo Escort” , a seguito delle accuse di aver mentito sulle notti di sesso con l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2009. Le donne avevano sostenuto: “niente sesso, solo baci“. Le tre donne condannate, come riporta l’Ansa, usufruiranno della sospensione della pena. Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni.

Le false testimonianze sarebbero state rese nel corso del processo ‘escort’, conclusosi alcuni mesi fa con la condanna definitiva in Cassazione a 2 anni e 10 mesi di reclusione per Giampaolo Tarantini, ritenuto colpevole di aver selezionato e portato alcune escort pronte a prostituirsi, nelle residenze private di Berlusconi. Il 13 ottobre dello scorso anno vennero rese note Le motivazioni della sentenza con cui l la Suprema corte aveva reso definitiva la condanna a due anni e dieci mesi per Tarantini, accusato di reclutamento della prostituzione.

Giampaolo Tarantini

Con la sentenza del 13 novembre 2015, che chiuse il primo grado di giudizio, il Tribunale di Bari dispose la trasmissione degli atti alla procura per valutare la posizione delle donne: la Procura aprì nuovo procedimento che questa volta le vedeva indagate per falsa testimonianza, venendo in seguito mandate a processo dal giudice per le udienze preliminari Rossana De Cristofaro. Da qui il processo conclusosi oggi in primo grado.

A delineare la concretezza dell’offensività della condotta è il generale contesto nel quale la stessa si è sviluppata, per come emersa da innumerevoli dialoghi intercettati tra l’imputato e le ragazze reclutate, tra lo stesso e i compartecipi e tra l’imputato Tarantini e Silvio Berlusconi, contesto, cioè, in cui la scelta di prostituirsi appare essersi significativamente manifestata in un ambito nel quale la donna può essere ‘scambiata‘, ovvero ‘data in prestito‘ da un fruitore della prestazione sessuale ad altro”, scrivevano i giudici della Suprema corte. “L’imputato (Tarantini – n.d.r.) – continuavano gli ermellini della Terza Sezione Penale della Cassazione – si era attivato fattivamente offrendosi di pagare le spese di viaggio e di accompagnamento a Palazzo Grazioli circostanze dimostrative del fatto che l’accordo in questione non poteva farsi risalire a quelli precedenti, avendo posto in essere, l’imputato, attività diretta ad ottenere l’adesione delle donne per la specifica serata”.

Nelle motivazioni i giudici della Suprema corte parlavano di “frenetica attività” posta in essere “dall’imputato per reperire delle donne per la serata del 6 settembre 2008, in cui larga parte delle trattative (con le ragazze – ndr) riguarda il pernottamento o meno nella casa di Silvio Berlusconi“. Un comportamento che, secondo i giudicanti della Suprema Corte “dimostra l’autonomia dell’accordo prostitutivo con le tre donne nel quale la condotta di Tarantini ha avuto una evidente autonomia rispetto a precedenti inviti per altre serate”.

La Cassazione rigettò i ricorsi della Procura generale di Bari e dei difensori contro la sentenza dalla Corte d’Appello di Bari con la quale aveva condannato “Giampi Tarantini” in secondo grado, con la riduzione della condanna ridursi dai 7 anni e 10 mesi del primo grado a 2 anni e 10 mesi, grazie all’intervenuta prescrizione per 14 dei 24 episodi contestati e al riconoscimento delle attenuanti generiche. Nella requisitoria in Cassazione, il sostituto procuratore generale Luigi Giordano aveva chiesto l’annullamento della sentenza e la celebrazione di un nuovo processo d’Appello. Ma i giudici della terza sezione penale avevano invece dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile Patrizia D’Addario, una delle ragazze “procacciate” da Tarantini, che fin dal primo grado aveva chiesto il risarcimento del danno. Domanda costantemente respinta, perché i giudici nei vari gradi del giudizio hanno ritenuto che la D’Addario, così come le altre ragazze che facevano parte del “giro” di Tarantini, non avesse sofferto alcun danno morale.

Silvio Berlusconi in una udienza del processo iniziale

Nell’udienza di oggi in Tribunale a Bari soltanto Roberta Nigro è stata assolta insieme a Dino Mastromarco l’ex autista di “Giampi” Tarantini, perchè secondo il giudice non potevano essere obbligati a rispondere alle domande a loro poste dalle parti perché in tal caso a seguito delle loro risposte poteva scaturire una incolpazione ai loro danni. La richiesta di rinvio a giudizio era stata formulata anche per l’ autista di Tarantini il quale negò di conoscere i motivi per cui quelle donne venissero accompagnate nelle ville del presidente. In realtà dalle intercettazioni – secondo la procura di Bari – “emerge la sua piena consapevolezza del giro di prostituzione e del pagamento di utilità alle ragazze“.

 Vanessa Di Meglio ha raccontato nelle sue testimonianze e deposizioni in Tribunale: “”Dovevo dormire all’Hotel de Russie a Roma, ed invece mi sono ritrovata bloccata a palazzo Grazioli perché Tarantini non rispondeva al telefono “Abbiamo bevuto, ci sono state effusioni ma a livello superficiale, tipo baci, tipo preliminari… ma senza atti sessuali…” . Dichiarazioni ritenute false secondo il pm D’Agostino, che invece contestava nella sua richiesta di rinvio a giudizio delle intercettazioni in cui la donna chiedeva a Tarantini “Chi paga, chiediamo a lui o a te? ” e il giorno dopo la festa gli riferiva di essere stata ricompensata “con un importante regalo” da Berlusconi.

Analogo copione per Sonia Carpentone, Roberta Nigro e per Barbara Montereale, la quale raccontò davanti al tribunale di essere stata ingaggiata da Tarantini come “ragazza immagine” per una festa a casa Berlusconi e di aver percepito 1.000 euro. Invece secondo la procura di Bari, la Montereale si sarebbe prostituita a palazzo Grazioli a Roma, ex residenza di Berlusconi nella capitale, ricevendo dal premier dell’epoca in cambio due buste con dentro 5.000 euro .

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