CONCLUSE LE INDAGINI SULLA FONDAZIONE OPEN: “ERA DIRETTA DA RENZI”. INDAGATI ANCHE LOTTI E LA BOSCHI

CONCLUSE LE INDAGINI SULLA FONDAZIONE OPEN: “ERA DIRETTA DA RENZI”. INDAGATI ANCHE LOTTI E LA BOSCHI

L’ex premier Matteo Renzi, la sua ex ministra e l’attuale deputato del Pd risultano indagati proprio nel filone di inchiesta per l’ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti. Agli altri indagati – Patrizio Donnini, Alfonso Toto, Riccardo Maestrelli, Carmine Ansalone, Giovanni Caruci, Pietro Di Lorenzo – vengono contestati a vario titolo i reati di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze

di REDAZIONE POLITICA

I pm Luca Turco e Antonino Nastasi della Procura di Firenze hanno notificato l’avviso di conclusione indagini agli indagati, per i quali dunque, dopo eventuali interrogatori richiesti dalle difese potrebbero chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione per finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze, reati contestati nei confronti delle 11 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open, quella che secondo i pm era la “cassaforte” della corrente di Matteo Renzi ai tempi della scalata al Pd e la sua successiva entrata a Palazzo Chigi.

L’inchiesta coinvolge gli esponenti più in vista del famigerato “Giglio Magico”: l’ex premier Matteo Renzi, l’ex ministra e attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi, l’ex sottosegretario e attuale deputato del Pd Luca Lotti, l’avvocato Alberto Bianchi – già presidente di Open – e l’imprenditore Marco Carrai che “ricevevano, in violazione della normativa citata, i seguenti contributi di denaro che i finanziatori consegnavano alla Fondazione Open; somme utilizzate per sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana”.

Si tratta di finanziamenti per un totale di 3.567.562 euro percepiti dal 7 novembre 2014 all’11 luglio 2018. 1,4 milioni soltanto nel 2016 . Nel lungo elenco dei finanziatori più generosi (estranei all’inchiesta) compare la società Moby compagnia di collegamenti marittimi che ha versato nel 2015 100mila euro ed il suo presidente Vincenzo Onorato, che nel 2016 ha versato a mezzo bonifico 50mila euro .

Nell’inchiesta compaiono fra gli indagati anche quattro società. I magistrati inquirenti hanno fatto notificare gli avvisi anche a Carmine Ansalone, Giovanni Caruci, Pietro Di Lorenzo, Patrizio Donnini, Riccardo Maestrelli ed Alfonso Toto.

Secondo la procura fiorentina la Fondazione Open avrebbe agito tra il 2012 e il 2018 come un’ articolazione di partito , ricevendo “in violazione della normativa sul finanziamento ai partiti”  la somma di 7,2 milioni di euro, utilizzati almeno in parte per finanziare direttamente l’attività politica della corrente renziana del Pd. Va ricordato però che la Corte di Cassazione ha annullato per due volte il provvedimento di sequestro dei documenti e del pc di Marco Carrai, non considerando fondato e provato che la Fondazione Open agisse come un’articolazione di partito. Ma la Procura di Firenze incurante del giudicato della Suprema Corte, ne rimane convinta e procede lo stesso.

Nell’avviso di conclusione indagini i magistrati sostengono che Bianchi, la Boschi, Carrai e Lotti erano “componenti del consiglio direttivo della Fondazione Open, riferibile a Renzi Matteo e da lui diretta”. E quindi i pm contestano all’ex premier il reato di finanziamento illecito ai partiti come direttore ‘”di fatto” della stessa fondazione. 

La società British American Tobacco, che è indagata per la legge 231, ha donato negli anni 2014, 2015 e 2017, poco più di 253mila euro in totale . Proprio per l’affaire British viene contestata a Bianchi e Lotti la corruzione per l’esercizio della funzione. Lotti era segretario del Comitato Interministeriale per la programmazione economica che all’epoca in cui Renzi era a Palazzo Chigi , si contesta di essersi “ripetutamente adoperato, nel periodo temporale 2014 – 2017, in relazione a disposizioni normative di interesse per la spa British American Tobacco Italia spa (delega fiscale 2014 in materia di accise sui tabacchi lavorati, procedura comunitaria 2015 relativa al c.d. ‘pacchetto generico‘, emendamenti a legge di bilancio 2016, emendamento onere fiscale minimo legge bilancio 2017)”. Per questa vicenda sono indagati Giovanni Caucci e Carmine Gianluca Ansalone, rispettivamente vice presidente del consiglio di amministrazione e responsabile dell’ufficio relazioni esterne.

Luca Lotti

Lotti risponde delle accuse di essersi adoperato affinché in Parlamento venissero approvate delle norme favorevoli alla Toto Costruzioni, titolare di concessioni autostradale. In cambio avrebbe ottenuto in cambio di queste “attenzionì” finanziamenti per la fondazione. Il gruppo Toto come ricompensa per l’operato di Luca Lotti, avrebbe versato 800.000 euro a fronte di una prestazione professionale fittizia all’ avvocato Alberto Bianchi all’epoca dei fatti presidente di Open. Di questa somma, Bianchi avrebbe poi versato 200.000 euro alla Open e altri 200.000 al comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale.

Bianchi è indagato anche perché anche al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, emetteva la fattura n. 4/2016 del 02.08.2016, nei confronti della Toto Costruzioni Generali S.p.A (con un imponibile di € 750.000, CAP 4% pari a€ 30.000 ed IVA 22% pari ad€ 171.600 – a detrarre ritenute d’acconto € 150.000 -, per un importo complessivo di € 951.600 ed un netto di € 801.600) per operazione inesistente, in effetti avendo versato il ricavato, al netto delle imposte, alla Fondazione Open ed al “Comitato nazionale per il sì al referendum costituzionale – basta un sì”, in tal modo occultando l’erogazione di Toto Costruzioni Generali S.p.a. a Fondazione Open”.

Per quest’episodio di corruzione oltre a Lotti e Bianchi, sono accusati l’imprenditore Patrizio Donnini ed Alfonso Toto, quale referente della Toto Costruzioni. Sempre in relazione allo stesso episodio, viene contestato a Toto anche il reato di finanziamento illecito ai partiti. Inoltre devono rispondere dell’accusa di traffico di influenze in concorso illecite: per l’accusa, Donnini, si sarebbe fatto pagare da Toto circa 1 milione di euro per una sua mediazione illecita con Luca Lotti.

Il denaro è la tesi dei pm fu corrisposto attraverso Renexia spa (gruppo Toto) alla Immobil Green srl amministrata da Patrizio Donnini che risponde delle accuse di autoriciclaggio, per mascherare la provenienza dei soldi, avrebbe impiegato parte delle somma ricevuta in due società attive nel settore del turismo e in acquisti immobiliari.

Secondo alcune ricostruzioni nel corso degli accertamenti è stato esaminato tra le altre cose un emendamento alla Manovra Finanziaria del 2017, sotto il governo Gentiloni, che rinviò, con l’avallo del Tar e del Consiglio di Stato, il pagamento di 121 milioni che il Gruppo Toto doveva ad Anas per la concessione delle Strade dei Parchi, gravando la restituzione con un interesse del 6% che il gruppo Toto pagherà a fine concessione nel 2030.

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