Come la burocrazia uccide il turismo al Sud

Come la burocrazia uccide il turismo al Sud

Il noto ristorante La Vela al porto di Villanova (Brindisi) sul mare era diventato abusivo da dieci anni: scattano i sigilli, evasi 100mila euro. Denunciato il titolare Luigi Marzio. Che accusa il Comune: “E’ una storia vecchia che ci portiamo avanti da anni”

ROMA – L’ennesima triste piccola burocrazia di provincia che uccide l’economia turistica pugliese. Luigi Marzio il proprietario del un noto ristorante pugliese La Vela nella marina di Ostuni, nel 1991 aveva acquistato lo storico ristorante, e subito dopo erano subito state contestate alcune opere abusive, venendo assolto in quanto quelle opere erano state costruite realizzate dai precedenti proprietari, senza che nessuno dicesse e facesse nulla. Nel 2008 aveva presentato regolare domanda di sanatoria, ma è stata rigettata. Da quel momento è rimasto nel limbo e dice “Gli uffici comunali non ci hanno mai fatto saper nulla“.

E’ la storia della inefficente burocrazia locale, che ha costretto questo ristoratore ad essere abusivo da dieci anni,  vedendoselo sequestrare dopo 26 anni . La concessione demaniale era scaduta nel 2007 e non era stata più rinnovata, ma il ristorante continuava a essere operativo. La sezione navale della Guardia di Finanza di Brindisi, facendo correttamente il proprio lavoro,  ha messo i sigilli a un’area di circa 300 metri quadrati. Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal Tribunale di Brindisi, che ha sospeso conseguentemente l’attività di ristorazione.

Il titolare è stato denunciato per abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti della proprietà privata. Il ristorante La Vela si  affaccia sul porticciolo di Villanova con tavoli vista mare ed molto frequentato nel periodo estivo: mentre durante l’inverno è chiuso. Le indagini della Guardia di Finanza sostengono che la struttura occuperebbe abusivamente una parte dell’area portuale. Una volta scaduta la concessione, il Comune di Ostuni non ha più rinnovato le autorizzazioni.  Resta da chiedersi: perchè ? Se un ristorante esiste, lavora e funziona, perchè non rinnovargli la concessione ? Gelosia di qualche concorrente, abusi di qualche “piccolo” dipendente pubblico o politicante locale ?

Durante i controlli è emerso che il ristoratore non aveva pagato i tributi comunali, i versamenti dell’Imu, della tassa sui rifiuti e i canoni di concessione demaniale per un totale di 100mila euro. E come avrebbe potuto farlo, essendo privo di concessione ? L’immobile sequestrato vale circa un milione e mezzo di euro.

Il titolare dell’attività giustamente attacca il Comune di Ostuni. “E’ una vecchia storia che ci portiamo avanti da anni” raconta Luigi Marzio  che presenterà con il suo avvocato un’istanza al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro, pronto a pagare la sanzione per ottenere indietro il ristorante. Il reato contestato dalla Guardia di Finanza è previsto e regolamentato nel Codice della navigazione ed è soltanto prevista l’oblazione cioè il pagamento di una somma denaro. Ma la mancanza di concessione demaniale resta. Legittimo chiedersi come mai al vecchio proprietario era stato consentito di fare degli abusivismi edilizi senza che nessuno dicesse nulla, salvo svegliarsi….dopo così tanto tempo. Qualcuno giustamente si chiede: perchè il Comune di Ostuni non vuole rinnovarla ?

 

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