ArcelorMittal: "Lo stabilimento ex Ilva di Taranto resta aperta grazie al decreto"

ROMA – Grazie alla pubblicazione in Gazzetta di un Decreto Legge che modifica il cosiddetto “Decreto Crescitavoluto dall’ex-ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che imprudentemente aveva eliminato la tutela legale in attesa dell’attuazione del piano ambientale per lo stabilimento di Taranto, ora di proprietà di ArcelorMittal, è stata evitata la chiusura dello stabilimento dell’ex Ilva. Dopo la sua pubblicazione, il Decreto Legge entra in vigore immediatamente, anche se la sua permanenza nell’ordinamento è soggetta a ratifica da parte del Parlamento entro 60 giorni.

Il decreto “per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, con le norme per l’ex Ilva di Taranto, adesso porta la firma anche del Presidente della Repubblica . Approvato salvo intese lo scorso 6 agosto era stato bloccato dalla crisi di governo, risolta negli stessi minuti della firma di Mattarella, il testo composto da 16 articoli era stato inviato giovedì scorso dal Ministero dello Sviluppo alla Presidenza del Consiglio che a sua volta l’ha girato agli altri ministeri per il necessario concerto con la richiesta di “comunicare con ogni possibile celerità eventuali osservazioni, comunque non oltre le ore 13 di lunedì 2”. I ministeri destinatari del provvedimento, non hanno rilevato criticità e quindi il testo è andato alla firma al Quirinale.

Nel nuovo decreto è prevista la reintroduzione per il siderurgico di Taranto delle tutele  di immunità penale “a scadenza”  che erano state eliminate del tutto nel decreto Crescita e avrebbero avuto effetti da domani venerdì 6 settembre, lasciando “scoperta” ArcelorMittal, aveva comunicato l’intenzione, di conseguenza  di disimpegnarsi nel caso in cui la situazione non fosse stata risolta e quindi il Governo era tornato sui propri passi, smentendo l’ennesima decisione-farsa di Di Maio, collegando lo ‘scudo’ penale all’attuazione del piano ambientale.

In pratica ArcelorMittal sarà coperta fino alla data prevista per completare l’ammodernamento impianto per impianto, restando senza tutela esclusivamente per eventuali incidenti sul lavoro e per danni alla salute.

Matthieu Jehl

Il Gruppo ArcelorMittal ha accolto favorevolmente il nuovo decreto del governo sull’immunità penale e rende che lo stabilimento di Taranto continuerà ad essere funzionante anche dopo il 6 settembre. Per Matthieu Jehl,  Ceo di di ArcelorMittal Italia,  “il nuovo decreto legge significa che, almeno per il momento, siamo in grado di continuare a gestire lo stabilimento di Taranto oltre il 6 settembre, pur continuando a valutarne l’impatto potenziale. Ora dobbiamo affrontare la questione dello spegnimento che è stato ingiunto per l’altoforno numero due. I commissari straordinari dell’ Ilva AS, hanno presentato al Tribunale di Taranto una nuova istanza. Mi auguro che si trovi una soluzione per continuare a far funzionare i tre altiforni indispensabili per la sostenibilità a lungo termine dello stabilimento di Taranto“.

“Colgo l’occasione per ringraziare – conclude Jehl –  tutti i nostri dipendenti che continuano a gestire l’impianto e a produrre l’acciaio presente in molti aspetti delle nostre vite quotidiane e nelle infrastrutture italiane“.




Arcelor Mittal: 14mila operai nelle mani della crisi di Governo. E di un microchip nella tuta

ROMA – 14mila operai dell’ex-Ilva, ora Arcelor Mittal,  compresi quelli dell’indotto, stanno trascorrendo un’estate da prigionieri della crisi di Governo. che si è affiancata. Operai finiti in cassa integrazione per la stagnazione del mercato siderurgico europeo. Gli abitanti  del quartiere Tamburi di Taranto che confina con il parco minerali dello stabilimento siderurgico angosciati dalla disoccupazione e alle malattie. E ora anche di un microchip nella tuta da lavoro.

Il colpo nello stomaco è arrivato in diretta dalla televisione, dove hanno visto Luigi Di Maio uscire dallo studio degli Specchi al Quirinale e  davanti a centinaia di giornalisti dichiarare queste parole : «A causa di questa crisi di governo, il Consiglio dei ministri non riesce ad approvare le leggi che servono a salvare il lavoro a migliaia di italiani: Whirlpool a Napoli con 400 operai rischia di chiudere, la ex Ilva di Taranto con migliaia e migliaia di lavoratori è sospesa in un limbo, la ex Alcoa in Sardegna non può riaprire, i rider non avranno le tutele che hanno gli altri lavoratori»”. Senza confessare che il vero artefice dei problemi attuali dell’ ex-Ilva di Taranto e della Whirlpool di Napoli , sono stati causati dalla scellerata gestione delle rispettive crisi aziendali da parte del capo del M5S, Di Maio il quale prima di assumere la guida dei ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro non ha mai lavorato in vita sua e tantomeno gestito un’azienda, un assessorato, un condominio !

Luigi Di Maio

Dalle parole e dei soliti proclami  televisivi dell’ex-vice premier Di Maio,  a Taranto hanno capito che il Decreto imprese varato a Palazzo Chigi il 6 aprile “salvo intese” (oltre 31mila lavoratori coinvolti), è rimasto bloccato dalla crisi di governo causata dalle dimissioni del premier “grillino” Giuseppe Conte. Di Maio, che ha dimostrato di non essere capace di risolvere quelle emergenze per un anno intero,  adesso le usa come ricatto dell’ultim’ora per attaccare il suo ex dirimpettaio di Palazzo Chigi Matteo Salvini . E nello stesso tempo fonti governative della Lega fanno sapere che ci sarà bisogno di un Consiglio dei ministri straordinario che per l’approvazione definitiva del decreto che potrebbe riunirsi la prossima settimana.

In realtà un governo in carica per l’ordinaria amministrazione può trasmettere senza ulteriori passaggi  un decreto legge al Quirinale  (già esaminato a Palazzo Chigi)  per la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a meno che nel frattempo non sia stato modificato, come è accaduto nel caso del Decreto imprese, dove sarebbe stato aggiunto un punto relativo ai profili previdenziali del settore costruzioni. Gli uffici tecnici del Mise, che non brillano per grandi capacità istituzionale dopo le nomine volute dal ministro Di Maio, sono convinti che adesso basterebbe ripristinare il testo originario del decreto per sbloccarlo e consentirne la pubblicazione, ma è evidente che il provvedimento vuole essere utilizzato dal M5S come “arma” negoziale di una trattativa di potere politico che non tiene minimamente in considerazione i contenuti.

Il disegno di legge previsto inizialmente interveniva su alcune crisi industriali e problematiche occupazionali,  reintroducendo un’immunità penale parziale per i proprietari ed i manager di Arcelor Mittal ( ex-Ilva)  di Taranto; stanziando circa 17 milioni per consentire la decontribuzione dei contratti di solidarietà alla Whirlpool; 3,5 milioni per le emergenze in Sardegna (Portovesme con la ex-Alcoa e Porto Torres); 30 per la Sicilia (Termini Imerese con Blutec in primis); un milione per Isernia; introduce agevolazioni tariffarie per le industrie energivore (di nuovo la ex-Alcoa); prevedeva nuovi tutele per i “rider”; la proroga delle retribuzioni dei lavoratori socialmente utili e la stabilizzazione dei precari dell’Anpal.

La norma sull’ex-Ilva è essenziale per la più grande acciaieria d’Europa, dove il prossimo 6 settembre scade la precedente immunità penale complessiva per i proprietari e gli amministratori della ex Ilva, cioè ArcelorMittal, e senza il decreto che la reintroduce limitatamente  ai tempi di attuazione del piano ambientale, il gruppo franco-indiano ha reso noto che restituirebbe lo stabilimento all’ ILVA in amministrazione straordinaria, con conseguente causa miliardaria allo Stato italiano. ArcelorMittal lo ha anticipato apertamente ed il 6 settembre è sempre più vicino.

La fuga dall’ Italia potrebbe essere stimolata anche dalla crisi del mercato europeo dell’acciaio, per il quale ci sono attualmente  1400 lavoratori Arcelor Mittal  in cassa integrazione, ed una conseguenza  della prossima chiusura dell’altoforno AFO2 imposta dalla magistratura a causa dei mancati adeguamenti alle norme ambientali, trascurate dall’ Amministrazione Straordinaria ILVA,  provvedimento quest’ultimo inatteso e “pesante” considerato che l’Afo2 è uno dei tre impianti attualmente in esercizio e da solo produce  1,5 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, cioè quasi un terzo dei 5 milioni della produzione complessiva.  questo allungherebbe di parecchio il break-even del piano economico-finanziario

Incredibilmente a causa della crisi di governo in corso  l’incontro tecnico al Mise previsto inizialmente per lunedì  tra i rappresentanti del gruppo Arcelor Mittal e i sindacati, potrebbe slittare. Nel frattempo, un nuovo problema sta alzando la tensione a Taranto  tra gli operai e l’azienda. Il sindacato di base Usb ha proclamato un giorno di sciopero per il 2 settembre, dopo la distribuzione agli addetti della fabbrica di una tuta da lavoro dotata di microchip, la cui presenza era stata comunicata ai sindacati il 17 giugno scorso in una riunione in cui ArcelorMittal aveva spiegato che lo scopo era solamente la “tracciabilità” del ciclo di vita della tuta, strumentale al lavaggio e alla sua sanificazione, nel rispetto delle norme di legge. L’Usb è stato l’unico sindacato che non aveva firmato il documento finale di quella riunione ed adesso annunciando lo sciopero, ha ricordato che proprio le norme prevedono la necessità di un accordo preventivo con i sindacati. mentre la Fiom-Cgil, che però  pur firmando il documento, non lo aveva però considerato un verbale di accordo e aveva diffidato l’azienda a partire con il sistema di chippatura.

 




Taranto. Aumentano i problemi per Arcelor Mittal

ROMA – A seguito dell’acquisizione dell’ ex- Ilva all’interno della neo-costituita  filiale italiana di Arcelor Mittal, l’indice infortunistico del gruppo che aveva raggiunto lo scorso anno il proprio record storico a 0,67, adesso è praticamente raddoppiato, arrivando a quota 1,19 nella prima parte dell’anno in corso.

La frequenza degli infortuni definita con l’acronimo Ltifr ( Lost Time injury frequency rate) indice che misura il numero di incidenti occorsi in un luogo di lavoro per ogni milione di ore lavorate. L’indice degli stabilimenti ex-Ilva, secondo i dati elaborati da Arcelor Mittal, pari a 12:35 equivale che per ogni milione di ore di lavoro degli stabilimenti di Taranto, Cornigliano e Novi Ligure, si registrano più di 12 infortuni.

Nella sua lettera agli azionisti Lakshmi Mittal spiega che “abbiamo migliorato l’indice di Arcelor Mittal Italia facendolo passare da 20 a 12:35” ma i progressi non sono ancora sufficienti. Infatti senza l’acquisizione dell’ ex-Ilva il gruppo Arcelor Mittal, avrebbe potuto raggiungere nel 1° semestre un indice di 0,66 , quindi leggermente migliorato rispetto al record dello stesso periodo conseguito l’anno precedente.

I commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, nella loro ultima relazione trimestrale, segnalano in relazione ai primi tre mesi dell’anno, che l’ottica di allineamento degli stabilimenti di Arcelor Mittal Italia agli standard operativi , sono stati specifici audit negli stabilimenti di Taranto, Cornigliano e Novi Ligure, finalizzati a verificare il livello di conformità agli standard di lavoro Arcelor Mittal.

La relazione dei commissari mette in luce un dato infortunistico calato dal 18% del 2018, al 12% attuale ed in costante calo negli ultimi 10 anni. Infatti nel 2010 era del 57, sceso sotto quota 30 nel periodo del commissariamento Carruba, Gnudi, Laghi.

Nel frattempo il numero degli indagati della Procura della Repubblica di Taranto relativo al tragico incidente mortale alla gru avvenuto lo scorso 10 luglio, sale a 10 con l’iscrizione di Arcelor Mittal Italia, con le ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo, e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro secondo quanto indicato dalla Legge 231 del 2011 sulla responsabilità delle imprese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Poste Italiane, risultati in crescita

ROMA  Poste Italiane sotto la guida dell’ amministratore delegato Matteo Del Fante chiude i risultati del primo semestre 2019 con un utile netto in crescita del +4% a 763 milioni nel confronto con lo stesso periodo del precedente esercizio. La società vede i ricavi crescere del +1,7% a 5,521 miliardi con un risultato operativo (Ebit) di 1,081 miliardi (+2,6%). Poste ha indicato anche un utile netto normalizzato di 570 milioni (+18%).

Il risultato operativo è stato superiore al miliardo, con la versione normalizzata a 825 milioni di euro. Il periodo si è così chiuso con un utile normalizzato di 570 milioni di euro, in miglioramento del 18% rispetto al medesimo periodo dell’ esercizio precedente

Nel solo secondo trimestre, +30% per l’utile netto a 324 milioni (+29% l’utile netto normalizzato a 339 milioni) con un risultato operativo in crescita del 32,5% a 464 milioni ed “una crescita ulteriore dei ricavi”, +5,3% a 2,679 miliardi, “con contributi positivi – sottolinea una nota di Poste  Italiane – da tutti i settori operativi grazie al focus commerciale“.

Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane

“I risultati del secondo trimestre sono un’ulteriore pietra miliare lungo il percorso delineato dal piano Deliver 2022“, ha commenta l’ad, Matteo Del Fante, in una nota a corredo dei conti: “Tutti i settori operativi hanno dato un contributo positivo alla crescita dei ricavi, mentre continua a ridursi la dipendenza dalle plusvalenze“. “Data la maggiore visibilità sul 2019 – continua – confermiamo gli obiettivi previsti per la fine dell’anno. Al fine di allinearci alle migliori pratiche di mercato, abbiamo deciso di riconoscere un acconto sul dividendo e stiamo considerando tutti le fasi necessarie per avviare il processo che consentirà il pagamento dello stesso, nel quarto trimestre, ai nostri azionisti“.

La performance finanziaria settori operativi nel secondo trimestre del 2019

  • Corrispondenza, pacchi e distribuzione: ricavi pari a € 875 milioni (+1,5% rispetto al secondo trimestre del 2018); ricavi da attività di recapito pacchi in aumento del 12%, con il comparto B2C in rialzo del 22,6%; i ricavi da corrispondenza in ribasso dell’1,5%, caratterizzati da un recupero nel secondo trimestre dell’anno e dall’effetto di re-pricing a luglio 2018; risultato operativo pari a -€ 67 milioni, in miglioramento del 15,7% (il risultato operativo normalizzato è migliorato del 29,6%, a -€ 57 milioni)
  • Pagamenti, Mobile e Digitale: ricavi pari a € 167 milioni (+11,2% rispetto al secondo trimestre del 2018), grazie all’aumento sia del numero di carte che dei volumi delle transazioni; i ricavi delle telecomunicazioni evidenziano un’ottima tenuta grazie ad offerte commerciali ulteriormente migliorate; risultato operativo in aumento del 22,3%, a 54 milioni, grazie anche a partite non ricorrenti positive con effetto sui costi
  • Servizi Finanziari: ricavi per € 1.180 milioni (+0,6% rispetto al secondo trimestre 2018); aumento dei ricavi legati alla distribuzione di prestiti personali e mutui grazie alla crescita dei volumi; crescita dei ricavi da risparmio gestito con raccolta netta positiva. Il risultato operativo è in crescita del 2,6% a € 174 milioni
  • Servizi Assicurativi: ricavi per € 458 milioni (+26,9% rispetto al secondo trimestre 2018), sostenuti da entrambi i rami Vita e Danni; i ricavi del ramo Vita aumentano del 28%, grazie a un incremento dei volumi dei prodotti multiramo, che segnano una raccolta di €1,5 miliardi, e margine finanziario, che beneficia delle condizioni positive dei mercati; i ricavi del ramo Danni aumentano del 20% grazie a tutte le linee di prodotto. Il risultato operativo è in crescita del 40,2% a € 303 milioni

Performance dei settori operativi nel secondo trimestre del 2019

  • Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione: l’implementazione del Joint Delivery Model ha superato l’80% del target per il 2019; il 16 luglio è stato inaugurato il nuovo impianto di Bologna, adibito allo smistamento pacchi, con una capacità operativa massima di 250.000 pacchi al giorno; Punto Poste, la rete alternativa di recapito pacchi, è operativa con 3.500 punti di consegna, che si aggiungono ai tradizionali uffici postali; a seguito della profonda ristrutturazione; Mistral Air ora trasporta esclusivamente corrispondenza e pacchi.
    • Pagamenti, Mobile e Digitale: l’aumento sia del numero di carte in essere sia del volume delle transazioni è alla base della forte crescita dei ricavi. L’offerta integrata PostePay Connect ha contribuito con oltre 1.200 vendite medie giornaliere; “altri pagamenti” in calo a causa della riduzione dei volumi, in linea con le previsioni di Deliver 2022
    • Servizi Finanziari: incremento dei ricavi legati alla distribuzione di prestiti personali e mutui ipotecari grazie a un aumento dei volumi; il risparmio postale è in linea con le attese ed il risparmio gestito registra un incremento della raccolta; ricavi da distribuzione visibili e sostenibili anche grazie alla capillarità della rete sul territorio
    • Servizi Assicurativi: continua la diversificazione dell’offerta con il contributo positivo dei prodotti sia Vita che Danni; ottimi risultati dei nuovi prodotti multiramo, che registrano una raccolta netta di € 1,5 miliardi nel secondo trimestre del 2019

Maria Bianca Farina e Matteo Del Fante

Nel dettaglio, il Consiglio di Amministrazione di Poste presieduto da Maria Bianca Farina ha deciso di distribuire un acconto sul dividendo a valere sui risultati dell’esercizio in corso. Comunica quindi “l’intenzione di mettere in pagamento un acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2019 in data 20 novembre 2019” con stacco cedola il 18 novembre e record date il 19 novembre.

La crescita dei ricavi da pacchi continua a sopperire al calo della corrispondenza, grazie ai progressi compiuti nell’ambito della trasformazione industriale e al focus sulla customer experience – ha aggiunto Del Fante –  Tale trasformazione ci ha permesso di diventare partner dei principali operatori di e-commerce in Italia, come confermato dal recente accordo esclusivo siglato con Zalando e dal rafforzamento della partnership con Amazon, che sta sperimentando ora una fase di test del servizio di consegna entro 24 ore in alcune città italiane”.

“La nostra continua attenzione ai costi è affiancata ad un efficace piano di investimenti, come dimostrato dalla realizzazione del moderno centro di smistamento inaugurato a Bologna il 16 luglio.  Il nostro focus commerciale è alla base del rapporto di fiducia instaurato con i nostri 35 milioni di clienti, che è ulteriormente rafforzato dal nostro impegno sul territorio mediante iniziative quali Piccoli Comuni.  Con 1,9 milioni di utenti digitali giornalieri, l’offerta di Poste Italiane si fonda su continui investimenti nell’ infrastruttura informatica e sull’integrazione di nuove tecnologie a beneficio dei nostri clienti.”




Porto di Taranto: finalmente si riparte

ROMA – Si è sbloccata ieri definitivamente la vicenda Yilport e c’è anche la data per la firma della concessione del Molo Polisettoriale ai turchi dopo l’incontro avvenuto fra il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ionio, Sergio Prete e Robert Yildirim il Ceo del gruppo turco Yilport che ha avuto esito positivo.  Probabilmente martedì della prossima settimana, alla presenza di autorevoli rappresentanti istituzionali, finalmente riprenderà a lavorare il terminal container del Porto di Taranto.

Robert Yildirim,  Ceo di Yilport

Nel pomeriggio di lunedì scorso il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in missione istituzionale in Turchia aveva incontrato un gruppo di grandi imprenditori turchi tra cui Eren, Koc, Ylport Permak e Sisecam, che si sono dichiarati interessati ad investire in Italia, al punto tale da indurre il sempre taciturno ministro italiano a dichiarare “Rafforzare i rapporti bilaterali e la fiducia reciproca non potrà che irrobustire la crescita economica in entrambi i nostri Paesi“.

il Porto di Taranto durante la “gestione Prete”: il deserto

Ieri finalmente il presidente Sergio Prete e il presidente del gruppo Ylport Robert Yildirim si sono incontrati ad Instambul nella sede della holding turca, dove hanno limato gli ultimi ostacoli burocratici, i rispettivi uffici legali hanno quindi concordato il testo definitivo di un accordo su cui ormai manca soltanto l’apposizione delle rispettive firme. Il 30 luglio verrà organizzato un incontro per suggellare l’avvio di questo accordo che consentirà di fare ripartire un terminal fermo da anni dopo l’addio di Tct, causato dai notevoli ritardi di conclusione degli interminabili lavori da parte dell’ Autorità Portuale jonica, e che si spera adesso potrà finalmente riattivarsi dopo anni di fermo totale.

Yilport organizzerà incontri con le Autorità locali, i sindacati, le società di logistica, importatori ed esportatori con particolare occhio ed attenzione al settore agroalimentare. Qualche mese fa il presidente della holding turca aveva anticipato l’intento di avere colloqui con le principali società di spedizione di container a livello globale dichiarando “Spiegheremo il nostro piano aziendale per Taranto e forniremo la visione di Yilport di migliorare il Terminal container di Taranto sia come terminal gateway sia come hub di trasbordo”  .

L’ attuale  capacità annuale di movimentazione dei container del terminal di Taranto è all’incirca di 2 milioni di Teu consentito dal pescaggio di -16,5 metri di banchina . Yilport prevede di effettuare investimenti nei prossimi 10 anni per aumentare la capacità di gestione annuale portandola ad oltre 4 milioni di Teu  assicurando che “il Terminal container di Taranto sarà uno dei migliori terminal in Italia entro il 2025“.  Yilport che attualmente occupa attualmente il dodicesimo posto, conta di riuscire a collocarsi tra i primi dieci operatori di terminal container . La holding controllante Yildirim Holding controlla anche il 24% di azioni di Cma Cgm Group, che è la terza più grande società di spedizioni di container.

La Regione Puglia con una delibera di giunta ha approvato ieri il nuovo Piano Regolatore del Porto di Taranto . Adesso è arrivato quindi il tempo di fare i fatti e lasciare le parole, i proclami e tagli di nastri da parte. Taranto ha bisogno di generare economia, di creare valore aggiunto ed occupazione e non delle solite “promesse da marinaio” e dei ritardi di chi avrebbe dovuto probabilmente fare un altro mestiere.




Arcelor Mittal. Al via la costituzione di una task force. L'azienda disponibile a nuovi interventi per la sicurezza

ROMA – Costituito un gruppo di lavoro per la sicurezza  composto da rappresentanti sindacali unitari  e tecnici aziendali, che esamineranno i piani di manutenzioni delle aree, le comunicazioni e segnalazioni sindacali, con un cronopogramma di riunioni specifiche che partono da oggi:  alle ore 10,30 presso l’ area portuale sbarco materie prime e parchi minerali, e successivamente alle ore 14.30 nella cokeria e sottoprodotti.  Domani si passerà all’ area agglomerato ed Altiforni/manutenzioni

Alla fine delle varie ispezioni  si passerà a valutare le specifiche richieste che i sindacati hanno già anticipato e reso noto ieri. Dal prossimo mercoledì   si svolgeranno  saranno dei confronti con cadenza settimanale, in relazione agli infortuni nell’ottica di un sistema proattivo e costruttivo di relazioni.

Al momento è questo il risultato del confronto svoltosi ieri pomeriggio tra  Cosimo Liurgo, responsabile relazioni industriali di ArcelorMittal nello stabilimento tarantino ed i rappresentanti locali di Fiom, Fim, Uilm e Ugl avviando un percorso all’interno del quale verrà definito un protocollo con la partecipazione degli enti preposti al controllo delle condizioni di salute e sicurezza.

I sindacati volevano dei tempi stabiliti e chiari,  e così è stato. ArcelorMittal si è dichiarata pronta a degli interventi per la manutenzione aggiuntivi e sin da questa mattina si entrerà nel merito in quanto è stato convenuto preliminarmente di trovare un accordo sul metodo di lavoro del gruppo di lavoro. Entrambe le parti quindi hanno fatto rispettivamente dei passi costruttivi in avanti,  ed oggi si comincia ponendo le attenzioni sull’area Ima impianti marittimi e vi sarà un aggiornamento sullo stato attuale. Le varie denunce e segnalazioni di inefficienza, e di mancanza di sicurezza avanzate in questi ultimi mesi da quando il gruppo franco-indiano ha preso in consegna l’impianto tarantino,  che non erano state prese in considerazione verranno rivalutate ed analizzate .

Questa mattina  alle 8.30 si discuterà anche della cassa integrazione ordinaria e, nello specifico, della possibilità di far tornare al lavoro un numero di operai , in particolar modo  i manutentori per cominciare subito ad intervenire sui lavori urgenti. ArcelorMittal   in una nota ha confermato di aver istituzionalizzato un processo con il quale al quale i sindacati possano venire regolarmente aggiornati sugli sviluppi relativi agli investimenti previsti dal piano ambientale e industriale: “Siamo tutti concordi sul fatto che l’effettiva manutenzione dell’impianto e la sicurezza dei dipendenti siano fondamentali” .  Una posizione che ha ricevuto la soddisfazione dai sindacati, che però attendono riscontri concreti in questo percorso congiunto di collaborazione.

ArcelorMittal   ha ringraziato i presenti all’incontro per l’atteggiamento costruttivo manifestato chiarendo che è stata organizzata una riunione anche con il sindacato Usb.  l’ Unione sindacale di base che al Mise non ha siglato il verbale  di lunedì scorso, con un atteggiamento molto rigido con l’azienda., motivo per cui non è stata convocata partecipato al tavolo Rsu-Rls insieme alle altre rappresentanze  sindacali ed è quindi stata convocata a parte. Una decisione questa dell’ azienda che non ha trovato il consenso del sindacato di base, che come sempre cavalca posizioni estreme, non condivise dagli altri sindacati che hanno a cuore unicamente il lavoro e le garanzie dei lavoratori per cui stanno lavorando

FIM FIOM UILM UGL Agreement

Sul fronte sindacale è da segnalare la presa di posizione di Vincenzo La Neve  coordinatore di fabbrica della Fim-Cisl sulla questione tubifici: “I lavoratori dell’area tubifici continuano ad avvertire serie preoccupazioni circa la paventata riapertura della cassa integrazione all’interno della stessa area“. In relazione al nuovo stop, le Rsu avanzano richieste di garanzie e sopratutto il rispetto di quanto stabilito in sede ministeriale. “Servono risposte certe – ha aggiunto La Neveche passino da un serio intervento in termini di manutenzioni ordinarie e straordinarie a un rilancio reale dell’intera area. Chiediamo da subito al management di ArcelorMittal Italia che si faccia immediata chiarezza sulle problematiche legate all’area tubifici“.

Nella tarda serata di ieri è arrivata anche una dichiarazione di Rocco Palombella, segretario Generale della Uilm, dopo la firma del verbale di riunione all’ex- Ilva di Taranto tra Rsu ed Arcelor Mittal.Ci auguriamo che si rispettino gli impegni presi e si continui in questa direzione, andando a migliorare e salvaguardare la sicurezza dei lavoratori dello Stabilimento di Taranto”

“Da oggi con la sottoscrizione deI verbale di riunione – continua il Segretario Generale della Uilm  –  si prevede un fitto programma di incontri tra Rsu e azienda al fine di un monitoraggio completo dello stabilimento, facendo una ricognizione impianto per impianto, andando a vedere quali sono quelli che hanno necessità di messa in sicurezza e di manutenzione. Si partirà  dalle aree dello sbarco delle materie prime e parchi minerali, per proseguire con le cokerie, l’agglomerato e altoforno fino alle aree finali del processo produttivo, seguendo il ciclo produttivo“.

“Questi incontri previsti dal verbale di riunione – conclude Palombelladevono portare alla messa in sicurezza e manutenzione degli impianti che ne necessitano perché non avvengano più tragedie come quella di giovedì scorso“.



Ilva, la procura di Taranto ordina : stop all' Altoforno AFO2

ROMA – All’incontro al Ministero dello Sviluppo economico  di ieri si sarebbe dovuto parlare, fondamentalmente, della cassa integrazione di 13 settimane, partita all’inizio di luglio, per 1.395 dipendenti di Taranto. Ma invece  si è dovuto parlare dell’immunità penale cancellata dal “decreto Crescita“. Il vicepremier Luigi Di Maio ha voluto da subito ribadire quanto aveva già sottolineato alla fine del precedente tavolo,  del 4 luglio, incentrato proprio sull’immunità penale: “Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che torni“.

Su questo punto Di Maio e il suo codazzo di dirigenti ministeriali “grillini” non intendono fare dei passi indietro: il Governo riconosce che ArcelorMittal non può pagare per gli errori del passato  ma nessun arretramento sulla cancellazione completa dello «scudo» penale, diventato dal post-elezioni che ha visto perdere ai grillini oltre il 20 per cento dei voti, una bandiera di lotta e “posizione” del Movimento 5 Stelle. una via d’uscita proposta da Di Maio ad ArcelorMittal è che se saranno rispettate le prescrizioni, nessun amministratore sarà mai chiamato a rispondere del passato, proposta questa che equivale a dire: immunità penale nell’applicazione del Piano ambientale, fino al completamento nel 2023, a patto che vengano rispettati i tempi.

Ma in definitiva in questi tavoli ministeriali del 4 e del 9 luglio nulla di fatto è cambiato. «Anche perché mai, nel contratto, così come in nessun altro documento, viene citata espressamente o implicitamente l’esimente penale“. Ma il problema è che Di Maio ed i suoi non sono capaci di saper leggere un contratto come sinora hanno dato ampia dimostrazione.  Ma proprio mentre era in corso l’incontro al ministero, a Taranto il capo dell’ufficio dei Gup e Gip, il dottor Pompeo Carriere ha rigettato l’istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 presentata dai commissari straordinari Carruba, Gnudi e Laghi (recentemente dimessisi) di ILVA in amministrazione straordinaria, in relazione al procedimento penale per la morte dell’operaio Alessandro Morricella avvenuta nel giugno 2015.

Decreto GIP Carriere

Da qui il conseguente decreto della pm Antonella De Luca, fatto notificare in giornata ai nuovi proprietari dell’Ilva:  “Alcune delle prescrizioni a suo tempo imposte risultano attuate o non attuate soltanto in parte“. In pratica, così, l’Altoforno AFO 2 che attualmente è l’ unico a produrre,  dei tre altoforni attualmente in funzione a Taranto,  insieme ad AFO1 ed AFO4 (i quali alimentano AFO2 ed AFO5, quest’ultimo spento da tempo in attesa di ristrutturazione) con lo spegnimento disposto dall’ Autorità Giudiziaria rischia di far chiudere e boccare l’attività produttiva dello stabilimento di Taranto. I nuovi commissari straordinari (nominati dal Ministro Luigi Di Maio) , hanno annunciato in accordo con ArcelorMittal,  un’istanza al giudice per chiedere la sospensione del provvedimento, in modo da consentire alla multinazionale di poter mettere a norma gli impianti.

ATTI procura taranto

Infatti in passato l’ILVA in amministrazione straordinaria gestita dai commissari Carruba, Gnudi e Laghi, subito dopo l’incidente mortale dell’operaio Morricella, ottenne l’uso dell’impianto sequestrato , grazie a un piano che prevedeva una serie di interventi e di lavori di messa a norma dell’Altoforno AFO2. Lavori che però non sono stati portati a termine per 4 prescrizioni sulle 15 previste, Constatando però che alcune opere previste non erano state effettuate dall’ ILVA in amministrazione straordinaria, il Gup di Taranto ha respinto l’istanza di dissequestro, che è quindi stata notificato dalla Procura di Taranto (atto dovuto) sia ai commissari straordinari Ilva firmatari dell’istanza, che ad ArcelorMittal Italia, la società italiana del gruppo franco-indiano, subentrata a ILVA in amministrazione straordinaria, e che gestisce in locazione l’acciaieria dallo scorso 1° novembre.

Il rigetto dell’istanza ha conseguentemente attivato il percorso giudiziario che prevede la fermata dell’impianto che produce la ghisa. Ma se l’istanza dei commissari sarà accolta, accompagnata da un piano di prescrizioni sulla messa in sicurezza dell’Altoforno AFO2 per ovviare in tal modo alle carenze riscontrate dagli accertamenti tecnici, ci sarebbe il tempo necessario per presentare il piano e farselo approvare, considerato anche che altoforno è un impianto complesso e richiede molto tempo e diverse fasi organizzative ed operative prima di essere spento.

L’attuale situazione di Taranto e la posizione irremovibile di Arcelor Mittal sulla cassa integrazione per la quale l’azienda non torna indietro, e preoccupa ovviamente i sindacati: “Riteniamo positive le parole del ministro Di Maio che oggi ha assunto impegni precisi per scongiurare la fermata dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ha ribadito la inderogabile validità del Dpcm di settembre 2017 (piano ambientale) e si è impegnato nei prossimi giorni a intervenire, se necessario, con strumenti legislativi per garantire il rispetto del piano stesso”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, all’uscita dal ministero dello Sviluppo economico dove si è tenuto un incontro tra sindacati, governo, commissari e ArcelorMittal. “Abbiamo registrato invece – spiega Palombellaun ritardo nell’applicazione dell’accordo del 6 settembre 2018 sia da parte di ArcelorMittal che dell’ ILVA in amministrazione straordinaria”.

“Sul tavolo c’era anche un altro argomento su cui purtroppo non ci sono stati passi in avanti, – continua il leader della Uilm –  ovvero la cassa integrazione ordinaria per circa 1.400 lavoratori, una decisione presa unilateralmente da ArcelorMittal per la quale abbiamo indetto 24 ore di sciopero il 4 luglio, a cui ha aderito circa l’80% dei lavoratori. Senza contare – aggiunge – che ci sono ancora 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria legati alla ripresa dell’attività produttiva, al piano di bonifiche e ai corsi di riqualificazione organizzati dalla Regione tuttora fermi”.
“Ancora una volta il peso della crisi dell’acciaio sta per ricadere esclusivamente sulle spalle dell’Italia e dei lavoratori dell’ex Ilva. Se è vero – continua Palombella –  che ArcelorMittal perde come ha detto 150 milioni di euro in sei mesi, il risparmio ottenuto dalla cassa integrazione ordinaria, circa 8 milioni di euro, è nulla al confronto. Taranto sta già pagando il prezzo di questa crisi, il taglio stesso della produzione di acciaio negli stabilimenti ArcelorMittal sta avvenendo in modo discriminatorio: a Taranto sono previste 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale, mentre negli stabilimenti in Polonia, Germania, Francia e Spagna si tagliano complessivamente 2 milioni di tonnellate di acciaio”. “Questo atteggiamento – conclude il Segretario generale Uilmaumenta le tensioni e le preoccupazioni dei lavoratori. Se le cose non cambieranno, ci vedremo costretti a continuare le iniziative di lotta coinvolgendo tutti gli stabilimenti ArcelorMittal Italia che attualmente non sono coinvolti, ma che sono comunque a rischio”.



Arcelor Mittal: "Completato il dragaggio del canale di scarico dello stabilimento di Taranto"

TARANTO – Il piano ambientale di ArcelorMittal Italia nonostante la paventata chiusura dello stabilimento di Taranto a fronte della cancellazione dell’immunità penale, procede nel pieno rispetto del cronoprogramma e va avanti spedito: ultimo intervento, in ordine di tempo, quello del dragaggio del canale di scarico 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto, che è appena stato completato. Obiettivo dell’intervento , che  incluso nel piano ambientale concordato a suo tempo alla firma del contratto, è quello di migliorare l’efficienza depurativa dei canali di scarico attualmente in funzione, evitando effetti negativi al corpo idrico ricettore, ovvero il Mar Grande di Taranto..

I lavori, iniziati a fine agosto 2018, dall’ ILVA in Amministrazione straordinaria, e proseguito da Arcelor Mittal Italia all’atto dell’ingresso nella gestione dello stabilimento di Taranto, hanno riguardato la rimozione dei fanghi dal fondo del canale, mediante una draga aspirante sostenuta da una struttura galleggiante, con successivi procedimenti di disidratazione e smaltimento degli stessi fanghi. I solidi disidratati sono stati avviati allo smaltimento presso impianti che si trovano all’esterno dello stabilimento, in conformità con le norme vigenti. Inoltre, in ottemperanza a quanto previsto dal decreto del ministero dell’ambiente n.286.

Dello scorso ottobre, a fine dicembre 2018 sono state completate con successo anche le attività di dragaggio del ramo 1 del canale 1, rimesso in funzione immediatamente dopo i lavori, nello stesso mese di dicembre, mentre proseguono le attività di dragaggio del ramo 2, sempre del canale 1, che al momento è chiuso.




L'annuncio shock dell'ad di ArcelorMittal "L'ex Ilva di Taranto senza immunità chiuderà il 6 settembre"

ROMA –  L’amministratore delegato di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, a margine di una conferenza di Eurofer ha annunciato che in assenza di una soluzione al problema della protezione legale, lo stabilimento ex-Ilva di Taranto chiuderà il 6 settembre, cioè quando entrerà in vigore la legge che ha abolito l’immunità.

Van Poelvoorde si riferisce alla contestata norma, contenuta nel decreto crescita, che mette fine all’immunità penale per le società che operano nell’area ex-Ilva  limitando l’immunità per proprietari e amministratori sull’attuazione del piano ambientale al prossimo 6 settembre 2019 nello stabilimento tarantino.

L’azienda è rimasta “sorpresa” dalla decisione del Governo di togliere la protezione legale. “Allo stesso tempo il Governo ci dice che non vuole che ce ne andiamo, ma vuole che restiamo, e ci dicono che risolvono il problema. Noi abbiamo scritto un articolo molto chiaro per dire che il 6 settembre, quando entra in vigore questa legge, l’impianto si fermerà se nulla sarà successo“.

Il governo continua a dirci di non preoccuparci, che troverà una soluzione, ma finora non c’è niente. Quindi il 6 settembre l’impianto chiuderà. Abbiamo ancora due mesi, spero che il governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere“, affermazioni alle quali il vice premier Luigi Di Maio reagisce con toni durissimi: “Io non accetto ricatti. Qui la legge è uguale per tutti. Ilva resti aperta, non hanno nulla da temere, le soluzioni si trovano”. E in tarda serata fonti del ministero dello Sviluppo economico rendono noto che  è stato fissato un incontro tra Di Maio e l’ad di ArcelorMittal per il prossimo 4 luglio

“Noi non siamo in conflitto con il governo – ha aggiunto ancora Van Poelvoorde –  non sappiamo perché faccia quello che fa, avrà le sue ragioni, ma diciamo che in queste condizioni non si può andare avanti, perché non posso mandare i miei manager lì ad essere responsabili penalmente” in una situazione già fuori norma perché l’impianto è sotto sequestro.

L’amministratore delegato ha assicurato che l’ArcelorMittal sta implementando il piano come previsto: “Noi ci fidiamo delle dichiarazioni del governo, stiamo andando avanti con il piano, non rallentiamo e aspettiamo che il governo trovi una soluzione perché non c’è motivo per cui ci mandino via. Ma apparentemente non vedono questo problema grave come lo vediamo noi e quindi hanno detto che lo risolveranno, lavorando a una soluzione legale“.

L’azienda avrebbe preferito aspettare che sulla questione dell’immunità si pronunciassero i giudici della Consulta, che stanno esaminando la questione ed emetteranno una decisione ad ottobre. Ma nonostante ciò la componente “grillina” del Governo ha voluto comunque votare il provvedimento che abolisce le tutele, anticipando l’esito dell’analisi dei giudici. “Non puoi gestire un impianto sotto sequestro quando non hai protezione legale, è impossibile“, ha ribadito.

ArcelorMittal sta comunicando ai lavoratori dello stabilimento di Taranto il numero delle giornate di cassa integrazione che partirà dall’1 luglio prossimo e coinvolgerà 1395 dipendenti per 13 settimane. Lo rendono noto Fim, Fiom e Uilm che hanno inviato un comunicato all’Ad Matthieu Jehl e al responsabile della Risorse Umane Annalisa Pasquini definendo “irresponsabile” l’atteggiamento dell’azienda

L’annuncio di Van Poelvoord e il contemporaneo avviso inviato ai dipendenti sulla cassa integrazione con le indicazioni sul numero delle giornate hanno provocato anche la reazione del ministero dello Sviluppo. “L’avvio della Cig per i lavoratori dell’Ilva tramite comunicato stampa è un atteggiamento irresponsabile che mina l’equilibrio sociale del territorio di Taranto. Un equilibrio messo già a dura prova in questi decenni e che crea allarmismo e tensione, frutto anche delle dichiarazioni dell’ad di ArcelorMittal Europa sulla presunta chiusura dello stabilimento“. Le stesse fonti del Mise commentano: “Vogliamo trovare una soluzione assieme ad Arcelor Mittal“.

“L’azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto-crescita, alla luce della questione di legittimità costituzionale sollevata dal gip di Taranto l’8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l’immunità penale) emessi dai Governi precedenti per salvare lo stabilimento siderurgico“, dichiarano le stesse fonti dello staff di Di Maio. Affermazioni queste che però non trovano riscontro nel gruppo Arcelor Mittal.

ArcelorMittal sostiene che sarebbe una violazione degli accordi e un segnale pessimo verso qualunque investitore estero che voglia scommettere su un impianto che ha bisogno di grossi investimenti di riconversione. ArcelorMittal vuole “evitare di incorrere in responsabilità relative a problematiche che gli attuali gestori non hanno causato” almeno “fino a quando non sarà completato il piano ambientale“. Cioè fino al 2023.

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega, Matteo Salvini a Porta a Porta  Ilva? Non ci possiamo permettere la chiusura, sono 11 mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti. Per carità la tutela ambientale, ma gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e in nove mesi non possono sistemarla». Salvini  ha aggiunto: “C’è una sentenza pendente della  Corte Costituzionale, io avrei lasciato la garanzia legale. Di Maio mi assicura che non rischia, io mi fido. Con 15 mila posti di lavoro non si  scherza. Non si può cambiare un contratto in corso d’opera. Per me il piano per il 2023 sta in piedi“.




Le aziende dell’indotto siderurgico di Taranto piangono. Dov'è finito il ministro Di Maio ?

TARANTO – Le assemblee generali di Federmeccanica e di Confindustria Taranto si sono svolte per la prima volta,  in maniera condivisa a Taranto, e non sono mancate le polemiche. “Rammarica che impegni istituzionali abbiano impedito sia al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio sia al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di essere qui con noi – ha dichiarato il presidente di Federmeccanica Alberto Dal PozCon la loro presenza le intere filiere istituzionali e industriali del Paese si sarebbero trovate per la prima volta insieme per ragionare sul futuro di questa comunità ” .

Alberto Dal Poz presidente di Federmeccanica

Mentre si svolgeva un evento di rilievo ed  importanza nazionale proprio all’interno di una rinnovata caserma dei vigili del fuoco dello stabilimento ArcelorMittal, la Camera dei Deputati ha approvato la fiducia che il Governo aveva messo sul decreto legge crescita.  Il provvedimento sull’ immunità penale voluto dal M5S per la multinazionale dell’acciaio, e tutte le sue possibili conseguenze sono finiti al centro di ogni intervento della manifestazione.

A partire dall’amministratore delegato di Am Italia, Matthieu Jehl affiancato e sostenuto col numero uno di Confindustria , Vincenzo Boccia impegnati nei loro interventi a tutela il rispetto e la difesa dei patti prestabiliti che hanno caratterizzato l’intero ciclo di interventi. Presso lo stabilimento tarantino, all’interno di una rinnovata caserma dei vigili del fuoco, l’industria metalmeccanica italiana si è incontrata con gli imprenditori tarantini per ragionare sull’acciaio.

Il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo con il suo saluto di commiato, essendo scaduta la sua carica,  intervenendo nell’assemblea congiunta dell’ associazione degli industriali di Taranto, e di Federmeccanica all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto ha ricordato che “le imprese dell’indotto di Taranto hanno pagato più di altre lo scotto della crisi del centro siderurgico nel difficile periodo dell’Ilva in amministrazione straordinaria, a causa dei loro crediti pregressi e non incassati, con dei tempi che si prevedono ancora molto lunghi e la loro effettiva corresponsione, con effetti negativi sul bilancio aziendale, sul rating e sull’accesso al credito

“Abbiamo chiesto sia al ministro Di Maio che allo staff tecnico del Mise sia in sede di audizione alla X Commissione del Senato – ha continuato Cesareoche i crediti vantati da queste imprese possano essere ceduti a Cassa depositi e prestiti in modo da poter garantire alla nostra economia una iniezione di liquidità ” .

“Una parte di queste risorse sarebbero impegnate per l’implementazione di progetti di diversificazione, di innovazione tecnologica, economia circolare e, di conseguenza, per aumentare la competitività del nostro sistema produttivo” ha continuato il presidente uscente di Confindustria Taranto.

All’assemblea è intervenuto anche il padrone di casa, Matthieu Jehl l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia: “Tutti noi qui stiamo lavorando per fare di Taranto il migliore e più sostenibile stabilimento d’Europa per standard di eccellenza ambientale, sicurezza, tecnologie, qualità del prodotto, rispetto degli individui e della comunità. Ma questo programma di investimenti e di impegno richiede tempo. Tempo che ci è stato concesso in base al quadro giuridico su cui si basa il nostro contratto” .
Vedere tanti imprenditori riuniti a parlare di acciaio, di impresa e di persone nello stabilimento siderurgico più grande d’Europa è motivo di orgoglio – ha continuato JehlÈ un giorno importante anche per noi: è la prima volta che ospitiamo un evento così. Aprirci all’esterno è fondamentale: tutti devono poter vedere cosa stiamo facendo qui a Taranto, come anche a Genova, Novi Ligure e in tutti gli altri siti italiani, e con quanta serietà stiamo rispettando tutti gli impegni presi che sono particolarmente ambizioni”



Decreto Crescita: incertezze sulI'immunità ex-ILVA

ROMA– Rinviati a lunedì mattina i lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei deputati sul Decreto Crescita e quindi il provvedimento atteso per lunedì slitterà a martedì 18 giugno. Tra i punti più importanti ancora da risolvere e definire, il dibattito sull’eliminazione dell’immunità penale concessa per gli amministratori straordinari dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, adesso passato in locazione (con diritto di acquisizione) sotto il controllo della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal.

Una norma del decreto in discussione limita l’esclusione della responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale soltanto sino a settembre 2019. Arcelor Mittal in base all’accordo siglato al Mise pretende un periodo più lungo (5 anni) estendendola anche alla sicurezza sul lavoro, ma questa pretesa viene esclusa dai parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Dovrebbe essere un confronto in Consiglio dei Ministri a definire quale sarà la posizione della maggioranza nelle commissioni. Peraltro le realizzazioni delle bonifiche programmate dal piano ambientale sono di competenza dei tre commissari straordinari, che a fine dello scorso maggio sono stati sostituiti da una nuova terna, all’interno della quale il Movimento 5 Stelle ha “piazzato” un legale, l’ avv . Lupo di Grottaglie (Taranto), attivista grillino, che peraltro è sposato con un magistrato della Procura di Taranto !

I rapporti fra Arcelor Mittal ed il Mise non sono molto sereni, a seguito della decisione (non prevista dal contratto firmato al Mise) della multinazionale di porre in cassa integrazione 1.400 dipendenti dello stabilimento ex-Ilva di Taranto, che quindi andranno a gravare per 13 settimane a partire dal 1 luglio sul portafoglio del contribuente. Un numero di dipendenti che peraltro erano quelli ottenuti in più durante la trattativa sindacale condotta dal Ministro Luigi Di Maio.




Chiude la redazione romana del quotidiano Il Giornale

ROMA – “Da oggi il Giornale è l’unico grande quotidiano nazionale senza una redazione romana. Da oggi giornalisti che seguono la politica, la politica economica e la cronaca della Capitale lo faranno da Milano, con difficoltà facilmente immaginabili e a scapito della qualità delle informazioni che costituiscono il cuore del notiziario di un quotidiano che da sempre segue la politica con grande attenzione”. Così una nota del Cdr del Giornale .

“È opportuno che i lettori sappiano – prosegue la nota – che il Cdr (la rappresentanza sindacale dei giornalisti) si è opposto con forza a questa decisione, che i giornalisti hanno dato disponibilità a trovare forme di risparmio più efficaci e meno traumatiche per la vita dei colleghi di Roma e delle loro famiglie. L’azienda non ha concesso nulla ed è rimasta ferma su una decisione che farà perdere autorevolezza e valore al quotidiano fondato da Indro Montanelli”.

 

Il Cdr “ringrazia i lettori, il mondo della politica, dell’economia e gli esponenti della cultura che hanno espresso solidarietà alla redazione romana. Ringrazia il sindacato dei giornalisti che si è reso disponibile da subito e ha proposto all’azienda un percorso di riduzione dei costi responsabile ed economicamente sostenibile. Appelli tutti caduti nel vuoto. Ancora una volta quindi si è reso inutile ed improduttivo l’intervento del sindacato dei giornalisti.

Il Cdr invita infine “il management e la direzione a gestire in condizioni di parità di trattamento la fase di trasferimento a Milano dei giornalisti fino a ieri basati a Roma, chiede di riaprire quanto prima una redazione nella Capitale e, in subordine, di predisporre al più presto un “presidio giornalistico” in grado di fornire informazioni di prima mano e di qualità. Esigenza tanto più forte per i lettori e l’opinione pubblica in questo momento di grande instabilità politica. Il Cdr invita il management e la direzione a conciliare per quanto possibile, una volta chiusa la fase del trasferimento, le necessità organizzative con le esigenze dei colleghi che finora hanno pagato più duramente le scelte aziendali”.




ILVA Taranto: le firme sulla sabbia di Arcelor Mittal. Ed il ministro Di Maio tace...

Francesco Boccia

ROMA – Intervenendo in diretta nel programma Studio24 su Rainews24  il deputato pugliese del PD Francesco Boccia ha evidenziato l’imbarazzante silenzio del vicepremier grillino. “Il Ministro Di Maio è ‘stufo di aziende che firmano gli accordi e poi non vi tengono fede’, noi invece siamo stufi di un ministro che anziché fare si stufa. Pretendiamo di capire cosa sia avvenuto con Arcelor Mittal, del perché abbia messo improvvisamente 1400 persone in cassa integrazione , perché le attività di bonifica abbiano ceduto il passo. L’altro ieri il voto di M5S e Lega in Parlamento contro la decarbonizzazione, ora scopriamo che il Ministro si sorprende e si stufa ma non fa nulla e non fa proposte per evitare questo disastro”

“Quanto sta avvenendo con l’ex Ilva, così come sta avvenendo nel caso dello stabilimento napoletano della Whirlpool, è gravissimo – ha aggiunto BocciaSe le aziende hanno agito unilateralmente senza informare preventivamente il governo è la dimostrazione della scarsa considerazione nei confronti dello stesso Ministro. Se il governo che aveva firmato degli accordi poi violati era invece stato preventivamente avvertito allora è ancora più grave. Sarebbe il caso che Di Maio, anziché stufarsi, venisse in Parlamento a riferire su cosa sta accadendo negli stabilimenti industriali di Ilva e Whirlpool e su come intende affrontare gli oltre 150 tavoli delle crisi aziendali in corso purtroppo in aumento. I suoi accordi con le imprese sembrano firmati sulla sabbia. Sono ignorati e calpestati dalle stesse aziende contraenti”.

Anche Mino Borraccino assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia, sostiene che se “le ragioni addotte sono un forte rallentamento del mercato e un aumento delle importazioni da Paesi Terzi. La notizia è sconcertante, perché questi 1400 lavoratori si aggiungono alle migliaia già posti in questa stessa condizione per effetto degli accordi del settembre scorso.Ci aspettiamo che dall’incontro di oggi con le rappresentanze sindacali emergano soluzioni positive e diverse da quelle preannunciate dall’Azienda, perché Taranto non può sopportare tutti i danni derivanti dal lavoro precario e dall’ambiente compromesso

“Naturalmente, un ruolo decisivo spetta al Governo e in particolare al Ministro del Lavoro – continua Borraccinoche con ArcelorMittal ha sottoscritto precisi impegni meno di un anno fa, impegni che ora vanno mantenuti. Non è dato sapere se il Ministero ha messo in campo finora un’attività di monitoraggio che facesse presagire ciò che è accaduto. Ma adesso deve convocare subito un tavolo di confronto e mettere l’Azienda davanti alle sue responsabilità. Non è pensabile che un gruppo industriale di quelle dimensioni non abbia gli strumenti necessari per far fronte alle difficoltà di mercato a cui fa riferimento. Soprattutto non è pensabile che i protagonisti dell’accordo dell’autunno scorso, Governo ed ArcelorMittal  – i cui uffici studi e programmazione hanno elementi per conoscere in anticipo le tendenze dei mercati – non avessero alcuna cognizione di ciò che sarebbe accaduto appena qualche mese dopo”




ArcelorMittal Italia: "Crisi grave, cassa integrazione per 1400 persone"

ROMA – La crisi dell’acciaio colpisce duramente ArcelorMittal Italia, la società che ha rilevato le attività del siderurgico ex Ilva Taranto, ha annunciato che farà ricorso agli ammortizzatori sociali della cassa integrazione per 1395 persone (il 17% della forza lavoro) su un organico di 8.200 addetti, per i reparti colata continua 5, treno nastri e laminatoio a freddo. La filiale italiana del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal sostiene che la propria decisione  è conseguenziale  alla grave crisi di mercato, scrivendo in una nota che  “si trova oggi nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione“. Si è così tornati ai circa 4 mila esuberi previsti nella situazione pre-accordo con ArcelorMittal, cioè ai tempi in cui l’acciaieria era guidata dai commissari straordinari nominati dal Governo.

il comunicato stampa “improvviso” di Arcelor Mittal Italia

Ulteriori dettagli saranno resi noti in un incontro fissato per domani, in quanto nonostante lo scenario sia “molto critico, ArcelorMittal Italia conferma il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi di euro, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa“.

Proprio una settimana fa  Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia,  incontrando a Taranto i giornalisti abituati a fare poche domande, annunciò che dopo aver ridotto la produzione di 3 milioni di tonnellate negli impianti di Spagna e Polonia, prevedeva altri tagli inFrancia e Germania. guardandosi bene dall’annunciare quelli comunicati oggi.

In quell’occasione venne spiegato che per lo stabilimento di Taranto ex-Ilva, che dallo scorso novembre 2018 è nella gestione operativa di ArcelorMittal Italia , non ci sarebbero stati tagli produttivi, in quanto lo stabilimento marcia già ad un passo ridotto, ma venne reso noto anche che il passaggio alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue sarebbe stato rinviato al prossimo anno 2020, mentre quest’anno si sarebbe assestato sui 5 milioni. Una frenata causata, secondo quanto ha sostenuto l’ad Jehl, dal rallentamento dell’industria dell’auto, i costi aumentati dell’energia e delle materie prime e le barriere dei dazi all’ingresso negli Usa.  Tutte problematiche che però non vengono alla luce nei giorni scorsi, e che quindi lasciano aprire seri subbi sulla inattendibilità ed insufficiente chiarezza e correttezza comunicativa del gruppo ArcelorMittal .

L’accordo raggiunto nel settembre 2018 al Mise con i sindacati prevedeva che gli assunti nello stabilimento di Taranto “ereditati” dall’ Ilva in amministrazione straordinaria, fossero  8.200 su un totale gruppo di 10.700. L’azienda ha rispettato i numeri ma, secondo le contestazioni dei sindacati, in realtà qualcosa non quadrerebbe nella selezione del personale, in quanto secondo i rappresentanti sindacali sarebbero stati discriminati ( e non assunti) dei  lavoratori che per anzianità aziendale, professionalità acquisita, mansioni ricoperti ed anche carichi di famiglia, erano in possesso invece per i sindacati, di tutti i titoli per venire assunti. Ma invece sono rimasti a carico dell’  Ilva in amministrazione straordinaria e quindi collocati in cassa integrazione a zero ore., e quindi a carico del contribuente !

La contestazione ad ArcelorMittal Italia è stata intrapresa di recente da tutte le sigle metalmeccaniche. Sempre nel novembre 2018 in un incontro al Mise, ArcelorMittal diede delle spiegazioni sostenendo che, rispetto alle 10.700 posizioni identificate, il processo di selezione del personale per l’87%  aveva indotto alla conferma dell’intera forza lavoro dell’unità produttiva operano, nel millantato rispetto dell’accordo sindacale, in assenza di una modifica della posizione di lavoro.

Successivamente vi sono state anche delle integrazioni nell’organico del siderurgico di Taranto, ma il sindacato di base Usb non ha però ritenuto valide e credibili le tesi di ArcelorMittal ed ha presentato ricorso al giudice del lavoro, che ha condannato mesi fa l’azienda per comportamento antisindacale,  obbligando l’azienda a pubblicare le graduatorie. Ma anche dopo questa pubblicazione, l’Usb ha reiterato le sue contestazioni all’azienda. Ora l’incontro di oggi sarà necessario ad una verifica della situazione attuale, ed in concomitanza con l’incontro, Usb effettuerà un presidio di protesta all’esterno della Direzione dello stabilimento di Taranto.

Le reazioni delle organizzazioni sindacali confederate

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota ha espresso preoccupazione per ricorso a Cig, preannunciando che chiederà una verifica sull’ attuazione dell’ accordo stipulato al Mise. “Apprendiamo la decisione di Arcelor-Mittal di utilizzare per 13 settimane la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà 1.400 lavoratori dello stabilimento di Taranto, in ragione di difficoltà di mercato che avevano già portato il gruppo a ridurre il volume di produzione programmata da 6 a 5 milioni di tonnellate” aggiungendo “La notizia anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale. Nell’incontro in programma per lunedì 10 giugno chiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti relativi al processo di risanamento ambientale”.

“E’ del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria  per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine dell’incontro con Confindustria ha così commentato l’annuncio di cassa integrazione per 1.400 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto:”Arcelor-Mittal deve rispettare l’accordo firmato. C’è troppa disinvoltura nel Paese nel fare accordi e non rispettarli. Serve da una parte un’azione più forte di politica industriale, visto che manca una visione,  e dall’altra più responsabilità da parte delle imprese” aggiungendo  “Da parte del governo manca vigilanza e manca strategia e questo è un elemento negativo che ha un risvolto sull’occupazione e sullo sviluppo assolutamente drammatico“.

Per il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo occorre un decreto legge che preveda dei risarcimenti danni nei confronti di chi non rispetta accordi “Arcelor agisce sulla scia del comportamento delle multinazionali che fanno shopping e poi non rispettano gli accordi. Bisogna imbrigliare questo atteggiamento, perché è negativo per il Paese, e lo deve fare il governo” ed aggiunge  “Il Governo deve fare leggi e norme. Facciano un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito delle agevolazioni  e poi fa quello che gli pare. Su Mittal abbiamo fatto da poco un accordo e non si capisce cosa è sopravvenuto, dobbiamo verificare Rocco Palombella segretario generale della Uilm, il sindacato con più iscritti nello stabilimento ex -ILVA di Taranto rincara la dose: “la comunicazione a pochi giorni dall’incontro fissato per lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata“.

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori ex Ilva a Taranto è stata una vera doccia fredda anche per i lavoratori dello stabilimento  di Genova “visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia” commenta Bruno Manganaro segretario genovese della Fiom . “E’ un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda” . Anche se il provvedimento al momento riguarda solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: “Siamo preoccupati visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo” dice Manganaro. Oltre al merito, cioè la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti ex-Ilva , per il segretario della Fiom genovese vi è anche un problema di metodo: “Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista“.

L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha analizzato di recente le difficoltà produttive in Europa del colosso dell’acciaio, che hanno indotto il gruppo ad annunciare una riduzione della produzione in alcuni dei suoi principali stabilimenti siderurgici,  Secondo l’agenzia di rating, tagliare la produzione è “negativo dal punto di vista del credito in quanto mette in evidenza il rapido deterioramento del contesto operativo nell’industria siderurgica europea, che sta affrontando un rallentamento della domanda dai principali mercati dell’acciaio (soprattutto automotive) dalla fine del 2018“. Moody’s ha rimarcato come la debolezza della domanda possa avere “un impatto negativo sulle consegne europee di Arcelor e sugli utili del 2019” pur mantenendo il giudizio sul merito di credito al livello Baa3, così come l’outlook stabile.

Non si può immaginare che un colosso del genere come Arcelor Mittal non sia capace di prevedere una fase negativa del mercato.  Il top management deve capire che non può lavarsi la coscienza con qualche “mancetta pubblicitaria” al Comune di Taranto o alla stampa locale, sempre pronta con il cappello in mano per qualche centinaia di euro. Qualcuno spieghi loro che dei bambini di Taranto quest’anno non sono andati nelle loro scuole, perché ritenute pericolose, in quanto troppo adiacenti alla fabbrica dove lavoravano i loro genitori.

Adesso quelle scuole molto probabilmente verranno chiuse per sempre. E i genitori di quei bambini, probabilmente resteranno a casa senza lavoro. E tutto ciò permetteteci di dirlo risulta ancor peggio di prima. Cosa verrà a dire il Governo del cambiamento il prossimo 24 maggio a Taranto ?




MISE: aperto il tavolo sulla cessione di Auchan

ROMA – Si è svolto oggi al MiSE il tavolo sulla possibile cessione dei punti vendita di Auchan Retail Italia al gruppo Conad. All’incontro, presieduto dal Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial (esponente del M5S) , hanno partecipato i rappresentanti della Conad, di Auchan Italia e le sigle sindacali.

Durante l’incontro l’azienda ha informato le parti sull’andamento della trattativa, che prevederebbe il termine della cessione entro quest’anno. L’azienda sta lavorando al piano industriale che, previa valutazione da parte dell’Autorità Antitrust, dovrebbe garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi dei punti vendita Auchan. L’obiettivo è quello di valorizzare al massimo le sinergie già esistenti tra le due aziende e realizzare il primo operatore italiano della grande distribuzione organizzata.

In riferimento alla situazione dei punti vendita SMA della Sicilia, l’azienda ha comunicato che è stata intrapresa una trattativa per la cessione ad imprenditori locali. “È di fondamentale importanza fornire a tutte le parti presenti a questo tavolo indicazioni precise sulle garanzie occupazionali –  ha dichiarato il Vice Capo di Gabinetto del MiSE  Giorgio Sorialsulle tempistiche e sul modo in cui l’azienda acquirente intende procedere. L’obiettivo del Ministero è la salvaguardia dei livelli occupazionali e lo sviluppo delle attività”.

Per questo motivo, è stato convocato un nuovo incontro per il 20 giugno 2019 alle ore 10.30, affinché le aziende interessate all’acquisizione dei punti vendita, anche quelli dislocati in Sicilia, possano presentare un chiaro piano industriale”  ha concluso Sorial.




Il Ministero dell' Ambiente apre riesame Aia ex Ilva

ROMA– “Il ministero dell’Ambiente ha provveduto con l’emanazione del provvedimento di riesame dell’Autorizzazione di impatto ambientale, Aia”. Con queste parole il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa in audizione dinnanzi alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sull’ex Ilva (ora Arcelor Mittal Italia)  ha reso noto l’emanazione del riesame disposta il 27 maggio a seguito della richiesta arrivata dal Comune di Taranto.

Il ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa

L’apertura del riesame dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, era stata chiesta con “un’istanza del 21 maggio” per ragioni sanitarie sulla base degli “esiti del rapporto di valutazione del danno sanitario elaborati da Arpa Puglia e Asl Taranto“, in cui si evidenzia “un rischio residuo non accettabile per la popolazione” anche alla fine del “completamento degli interventi previsti” dall’Aia del 2012.

A seguito di istanza avanzata dal Sindaco del Comune di Taranto con nota prot. n. 70759 del 21.05.2019, il Direttore Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente, con proprio Decreto n. 188 del 27.05.2019, nell’accoglierne le motivazioni e dopo averne verificato la correttezza formale, ha disposto il riesame ai sensi dell’art. 29-quater comma 7, del D.Lgs. 152/206 dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017.

IstanzaRiesameComuneTaranto

Si apre quindi un nuovo capitolo “ambientale” per Taranto. “Il 24 giugno torneremo in città per incontrare ancora una volta i tarantini e continuare il percorso avviato insieme un mese fa”. h aggiunto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “E’ un dovere procedere al riesame – osserva Costa lo dobbiamo ai cittadini e ai lavoratori. Abbiamo accolto con favore l’istanza del sindaco, con il quale il rapporto di collaborazione è costante e proficuo”. Il ministro parla di un “timing” con scadenze precise; e in base ai risultati si procederà a rivalutare l’Aia, eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio”.

MinAmbiente Riesame

Con un comunicato apparso sul sito del Comune di Taranto,  il Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (Pd) ha affermato: “Stiamo operando ogni giorno con la passione per Taranto e tentando di offrire a tutto il mondo una immagine finalmente positiva del nostro territorio e delle nostre capacità.  Ma non dimentichiamo le nostre ferite, non lasciamo che il tempo e i momenti di giusta festa facciano affievolire il nostro impegno verso la salute dei cittadini e il futuro dei residenti più esposti e fragili”.

“Ed è per questo motivo e per le ragioni che più in dettaglio sono esposte nella richiesta formale inviata al Ministero dell’Ambiente, – continua la nota – col quale esiste un dialogo costante e proficuo, che ho firmato la richiesta di riesame del Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017 per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Arcelor Mittal Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A. in A.S), ai sensi dell’art. 29-octies del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.”

CdG comunicazione riesame

Concludendo: “Apprendo dalla stampa che l’attuale gestore avrebbe dato nuove aperture sul rifacimento del principale altoforno nella direzione della decarbonizzazione. Non posso che compiacermene. Sono sicuro, allora, che non avranno difficoltà a rendersi disponibili ad un ripensamento complessivo della loro programmazione nella direzione della maggior prevenzione dei rischi sanitari per i cittadini di Taranto“.

L’ex-direttore generale di ARPA PUGLIA, prof. Giorgio Assennato, in un commento postato su Facebook  ha così commentato: “L’articolo della 152 prevede la richiesta del Sindaco. Costa ha dichiarato la piena legittimità tecnica e giuridica della richiesta del sindaco” ed aggiunge .”La legge regionale n.21 del 24 luglio 2012 prevedeva anche la valutazione preventiva del rischio sanitario da effettuarsi anche in caso di rispetto delle soglie degli inquinanti atmosferici. Il Governo nel 2013 approvò una VDS ad hoc per Ilva eliminando ogni efficacia della valutazione epidemiologica e bloccando la procedura in caso di valori sotto soglia degli indicatori di qualità dell’aria”

“Arpa fece ricorso al TAR Lazio che confermò la validità delle due VDS, – continua Assennato – una, la statale, solo per ILVA, l’altra, la regionale, valida solo per le altre aziende inquinanti di Taranto. Ora, incredibilmente, il Ministero riabilita la nostra VDS regionale dichiarandola applicabile allo stabilimento di Arcelor Mittal. Per me una soddisfazione “postuma“.

 

 

 

 




L'audizione del Presidente di Confindustria Taranto al Senato della Repubblica

ROMA – L’audizione integrale di Vincenzo Cesareo Presidente di Confindustria Taranto, a Roma dinnanzi alla Xa Commissione Attività produttive del Senato della Repubblica, con gli interventi dei senatori membri della Commissione e le risposte. Il senatore “grillino” Mario Turco continua a parlare di “riconversione economica….” dimostrando ancora una volta di non conoscere minimamente l’economia jonica.

Cesareo ha ribadito e chiesto che nelle attività del CIS per Taranto, occorra premiare e prediligere le aziende tarantine, non come assistenzialismo, ma premiare i “players” ed attori dell’economia jonica che con le proprie sofferenze hanno consentito all’ ILVA in Amministrazione Straordinaria ad andare avanti e non chiudere lo stabilimento siderurgico di Taranto.




Copertura parchi (ex-Ilva): conclusa la metà del parco minerale. Grazie all' ex ministro Calenda e non certo per Arcelor Mittal

ROMA– Sono stati ultimati, nel pieno rispetto dei tempi previsti dall’Addendum al contratto di affitto stipulato lo scorso settembre tra AM InvestCo Italy (ora Arcelor Mittal Italia) ed ILVA in Amministrazione Straordinaria, che fissava entro il termine al 30 aprile 2019, i lavori di completamento del 50% della parte superiore della struttura che consentirà la copertura del materiale presente nel Parco Minerale e necessario ai fini del livello di produzione autorizzato. In realtà il rispetto di quanto previsto, va rivolto all’ ex ministro Calenda che ordinò ai commissari straordinari di partire con i lavori prima del previsto. Quindi non certo per volontà di Arcelor Mittal Italia che oggi cerca di “spacciare” il rispetto della tempistica come un proprio merito !

I lavori di copertura dei Parchi Minerali, affidati per progettazione, fabbricazione e montaggio alla ditta italiana Cimolai, sono iniziati, con la posa della prima pietra, il 1° febbraio 2018 e termineranno entro l’ultimo trimestre del 2019.

L’attuale struttura, composta da tre moduli coperti, dopo essere stata montata è stata anche interamente spostata di 230 metri, in modo da collocarla, in maniera permanente, nella cosiddetta “posizione finale” accanto alla quale, nei prossimi mesi saranno agganciati i restanti tre moduli. Ad oggi, inoltre, è in fase di ultimazione anche il quarto modulo che sarà coperto, sollevato e collegato tra alcuni giorni.

La copertura dei Parchi Primari una volta completamente realizzata, sarà uno dei progetti ingegneristici ambientali più ambiziosi al mondo e creerà una barriera fisica che eviterà la dispersione delle polveri provenienti dai cumuli dei parchi sulla città, in particolare, sul  limitrofo quartiere Tamburi, soprattutto in occasione dei cosiddetti “wind days“. La parte di copertura che si sta realizzando più rapidamente è, infatti, quella che si trova maggiormente vicina allo stesso quartiere.

“La realizzazione della copertura dei Parchi Primari, ossia il Parco Minerali e il Parco Fossili – commenta Matthieu Jehl Ad di ArcelorMittal Italia,  – è uno degli interventi più importanti richiesti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale. Il risultato di oggi è la prova visibile che facciamo sul serio e stiamo rispettando tutti gli impegni presi”.




Morti sul lavoro, il Sud è più insicuro: Crotone la provincia più colpita. A Taranto record di tumori

ROMA – Il rischio più alto  di morire sul lavoro è nel Mezzogiorno del Paese con  record nella città di Crotone per gli incidenti mortali.  Il Nord ha un tasso maggiore di malattie professionali tumorali ma a Taranto ” capitale” della siderurgia, si rileva il numero assoluto di malattie cancerogene.

Alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza nei luoghi del lavoro voluta dall’Ilo, dai dati elaborati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro sulla base dei dati rilasciati dall’ Inail emerge che nel biennio, il 2017-2018, “il maggior numero di infortuni mortali di lavoratori si registra nella provincia di Crotone (6,3 ogni mille) e, a seguire, nelle province di Isernia (5,9‰) e Campobasso (4,7‰)“.

Il Sud del Paese è quindi in testa per l’incidenza degli infortuni in occasione di lavoro con esito mortale, secondo gli esperti, “probabilmente per la scarsa attenzione alle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e per la maggiore concentrazione delle occasioni di lavoro nei settori a rischio (agricoltura e costruzioni)“.  Nel 2018, quasi 4 lavoratori su 100 – tra quelli risultanti iscritti all’assicurazione Inail – hanno subito un incidente. Si tratta di 641mila persone, che se vivessero tutte insieme avrebbero i numeri di una città delle dimensioni di Palermo. Gli statistici mettono in risalto che l’aumento dell’occupazione degli ultimi anni ha un peso (+0,9% sul 2017) nella crescita delle denunce registrate, mentre risulta soddisfacente  il calo della quota di incidenti, basti pensare che nel 2013 eravamo al 4,4% dei lavoratori.

Ogni mille infortuni, 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore: pesano, nell’ultima statistica, gli eventi che per le tabelle sono “plurimi” quali ad esempio il crollo del Ponte Morandi a Genova . Infatti a causa di quella tragedia, i decessi registrati nel 2018  dall’ Inail sono arrivati a 1.133 (ben 786 in occasione di lavoro) con un incremento  del +10 per cento rispetto al 2017. Gli incidenti “in itinere“, cioè quelli avvenuti nel tragitto tra casa e luogo di lavoro o viceversa, si rivelano i più rischiosi (3,4 su mille mortali). L ‘uso di mezzi di trasporto è strettamente collegato ai decessi sul lavoro, tanto che tra gli incidenti di questa tipologia la ricorrenza di casi mortali sale oltre 11 ogni mille.

I decessi registrati dall’INAIL nel 2018 sono 1.133 (786 in occasione di lavoro), per cui ogni 1.000 eventi di infortunio, 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore. Il rischio di morte coinvolge soprattutto gli uomini (2 incidenti mortali ogni 1000 rispetto allo 0,3% delle donne) ed i lavoratori over 54 (3,5‰); con una percentuale in crescita per quanto riguarda cittadini di origine straniera (+6,7% rispetto al 2017) e giovani (+5%). Su questo fronte hanno inciso molto gli eventi verificatesi nell’agosto 2018, fra cui il crollo del Ponte Morandi a Genova.

Se si osservano i settori produttivi nel biennio 2017-2018 l’incidenza di infortuni mortali è massima in agricoltura (3,5‰), mentre il settore delle costruzioni (3.4‰), l’industria mineraria (3,3‰) e il settore del traporti e magazzinaggio (3,3‰) fanno registrare un rischio di morte più che doppio rispetto alla media generale (1,4‰).

Mentre il Nord è l’area dove si concentra la maggior parte delle denunce, la mappa si capovolge osservando la gravità dei casi e quindi l’incidenza di morti ogni mille infortuni: il Settentrione diventa infatti l’area più sicura (1,2‰), il Centro replica la media nazionale (1,4‰) mentre il Mezzogiorno registra una incidenza molto più elevata di morti rispetto agli infortuni denunciati (2,2‰). Il Molise guida la classifica delle regioni a più alto rischio di vita durante l’attività lavorativa (5,8‰), seguita dalla Calabria (3,9‰) e quindi dalla Basilicata (3,7‰).

Casi di tumore: in testa sette province del Nord, con l’ eccezione di Taranto

Sono nove, di cui sette al Nord, le province che invece si distinguono tristemente per l’incidenza dei tumori sul totale delle malattie professionali. L’ origine e causa dei casi è da addebitare In larga parte all’amianto (70% dei casi) . Il dato in questione fa riferimento al solo 2018 e vede la provincia di Gorizia in cima a quelle con maggior tasso di malattie professionali tumorali (22,5%), seguita dalle province di Torino (18,5%), Novara e Milano (18,4%). Secondo l’ osservatorio “A causare patologie cancerogene nei lavoratori sono soprattutto le fibre di amianto (oltre il 70% dei casi), in particolare nell’industria metalmeccanica“.

I Consulenti del lavoro specificano però  che “la maglia nera per il numero assoluto di malattie cancerogene imputabili all’attività lavorativa spetta a Taranto, seguita da Torino, Napoli, Milano, Genova e Venezia. Infatti, in provincia di Taranto il 70% dei tumori denunciati è correlato al settore metalmeccanico, anche se la quota supera l’80% nelle province di Genova (83%), Venezia (87%), Brescia (85%) e Gorizia (93%)“. La città di Taranto si colloca al quattordicesimo posto per tasso di malattie professionali tumorali, ma è la prima provincia italiana per numero assoluto di malattie professionali di tipo tumorale: 164 nel solo 2018, seguita da Torino (152), Napoli (106) e Milano (97).

Negli ultimi cinque anni, sia a Taranto che a livello nazionale è diminuito  il numero di tumori denunciati come malattie professionale : nel 2014 erano 218 a Taranto, 275 a Torino, solo per citare alcuni esempi. Il dato aggregato nazionale parla di un -19 per cento dal 2014 all’anno scorso.

Il presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, ha ricordato  commentando la ricerca,  come pur in presenza di una maggiore attenzione da parte delle imprese negli ultimi anni, “la sicurezza sul lavoro resta una scommessa da vincere al Sud come al Nord“. Il Governo ha tagliato del 32% le tariffe Inail con l’ultima Manovra e secondo De Lucava nella direzione – giusta – di ridurre il cuneo fiscale sulle imprese senza andare a discapito della sicurezza. Ma a questo bisognerebbe aggiungere incentivi e misure che accrescano la prevenzione degli infortuni sul lavoro; ma anche l’ineludibile rivisitazione del Testo Unico con la semplificazione degli oneri burocratici e formali a carico delle piccole e micro aziende, fermo restando le garanzie di sicurezza unite a un adeguato quadro sanzionatorio. Bisogna poi favorire la formazione di figure professionali in grado di assistere le imprese negli adempimenti di legge. L’Ente di previdenza dei Consulenti del Lavoro, in collaborazione con la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, sta portando avanti da tempo corsi specialistici in sicurezza sul lavoro in modo dal creare figure professionali specializzate, che possano “.

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ArcelorMittal ha celebrato in tutti i suoi stabilimenti nel mondo l' "Health & Safety Day"

ROMA – Tutelare salute e sicurezza sul posto di lavoro è per ArcelorMittal un impegno e una responsabilità prioritaria nei confronti di tutte le persone che lavorano in Azienda. Per questo in ogni parte del mondo in cui è presente, ArcelorMittal ha celebrato l’”Health and Safety Day” che per la prima volta, quest’anno,  si è svolto anche nei siti di ArcelorMittal Italia a seguito dell’ acquisizione degli stabilimenti siderurgici del Gruppo ILVA.

 Infatti, tutti i dipendenti degli stabilimenti che il Gruppo ha acquisito in Italia, sono stati coinvolti per l’intera giornata di mercoledì scorso, in molteplici attività: più di 4 mila persone hanno partecipato a incontri formativi, esercitazioni, dimostrazioni e simulazioni pratiche, condotte in collaborazione con i Vigili del Fuoco, con personale medico e infermieristico, con esperti del settore e con i fornitori per dimostrare quanto sia importante, nel prevenire incidenti e infortuni, mantenere sempre un comportamento responsabile e rispettare le regole.

“Questa giornata nasce con l’obiettivo di diffondere i temi della salute e della sicurezza come fondamenti di una cultura aziendale condivisa” scrive con una nota ArcelorMittal Italia.   “Scegliamo sempre la via più sicura’, il tema della giornata Health and Safety 2019, la tredicesima a livello mondiale, è stato pensato – ha spiegato Matthieu Jehl, amministratore delegato di  ArcelorMittal Italia per inviare un messaggio preciso: nulla è più importante della propria sicurezza. Dobbiamo avere questa consapevolezza in ogni momento della nostra giornata. Serve l’impegno e la professionalità di tutti, a partire dal top management. Arcelormittal è un’eccellenza nell’H&S: anche qui in Italia dobbiamo puntare allo stesso obiettivo e raggiungere quanto prima i livelli del Gruppo. Il nostro impegno è chiaro: vogliamo produrre acciaio sostenibile, sicuro e di massima qualità”.

Un impegno riconosciuto anche a livello internazionale: per il secondo anno consecutivo, infatti, la World Steel Association ha eletto ArcelorMittalCampione dell’Acciaio Sostenibile”. Il riconoscimento – consegnato in occasione del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione che si è svolto a Madrid – premia le aziende siderurgiche all’avanguardia sotto il profilo della sostenibilità. La World Steel Association rappresenta l’85% della produzione mondiale di acciaio e raccoglie non solo i principali produttori al mondo, ma anche le associazioni e gli istituti di ricerca siderurgica

La città di Taranto aspetta di verificare sulla propria pelle, la sostanza e s concretezza di quanto enunciato dal management di Arcelor Mittal.