Bonus Covid, la Lega chiede a tutti i parlamentari di non parlare con i giornalisti

Bonus Covid, la Lega chiede a tutti i parlamentari di non parlare con i giornalisti

I deputati sono delle figure pubbliche e quelli in questione hanno chiesto di beneficiare di un contributo pubblico. La richiesta del bonus Covid, da parte di un parlamentare, non svela alcun dato sensibile. Quindi la loro condotta non è protetta dalle norme sulla privacy I due leghisti fortemente sospettati sono Dara e Murelli alla Camera per la prima volta nel 2018. «Se hanno preso soldi vanno sospesi». Ed ancora una volta Zaia è lontano da Salvini…

Tramontate le speranze di «confessione spontanea», cioè di autodenuncia da parte degli interessati, nella Lega si mastica amaro: due dei tre parlamentari che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid sono leghisti Andrea Dara ed Elena Murello , il terzo è un deputato del M5S . Il contributo è stato richiesto anche un altro leghista e un renziano, ma non l’hanno ottenuto.

L’on. Andrea Dara, 45 anni, mantovano, è un imprenditore che produce calze a Castiglione delle Stiviere, mentre l’ On. Elena Murello, 45 anni, di Piacenza è una consulente in finanziamenti europei per la ricerca e l’innovazione

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati

“Lasciate che chiamino… non rispondete al telefono”. è l’invito rivolto a tutti i parlamentari leghisti, cioè di abbassare le saracinesche e non parlare con i giornalisti. Riccardo Molinari, il capogruppo alla Camera, ribadisce che “se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficenza“. Il riferimento e molto chiaro alla posizione personale di Ubaldo Bocci, consigliere comunale leghista di Firenze che ha appunto dichiarato di aver ricevuto il bonus Covid , ma di aver devoluto la somma in opere buone.

Il caso dei consiglieri comunali è assolutamente diverso e molto lontano da quello dei parlamentari anche per la differenza sostanziale tra le retribuzioni. Ma è sempre Molinari il capogruppo leghista alla Camera a non darsi pace per quel sospetto emerso non appena il caso era deflagrato. Infatti nella Lega i nomi dei percettori di bonus con stipendio da oltre 12 mila euro al mese, circolano eccome.

Esiste il forte sospetto che la vicenda dei 600 euro per i parlamentari che ogni mese ne guadagnano 20 volte tanto in realtà altro non sia una strategia di distrazione di massa: “non vorrei che fosse un modo per insabbiare e far dimenticare le responsabilità di Conte per la mancata chiusura di Nembro e Alzano lombardo nonostante il parere del Comitato tecnico scientifico“. I parlamentari della Lega, nel frattempo, si preparano a una serrata campagna per dimostrare che il presidente del Consiglio, “abbia mentito” sulla gestione governativa dell’emergenza Covid, .

Luca Zaia, governatore della Regione Veneto

Il Governatore uscente del Veneto Luca Zaia, con molto rigore chiede invece ai candidati al consiglio regionale di firmare, prima che le liste siano depositate la settimana prossima, una dichiarazione sul “non aver ricevuto contributi pubblici”.

Anche perché realmente non esiste una questione di privacy. I deputati che hanno chiesto il bonus Covid non possono farsi scudo delle norme a protezione della riservatezza. In altre parole, non possono invocare la privacy per chiedere che il loro nome resti segreto.

il nuovo Garante della privacy Pasquale Stanzione

L’ Autorità Garante della Privacy i cui nuovi componenti si sono insediati il 28 luglio 2020 – a soli tre giorni di distanza dalla diffusione della notizia dei parlamentari “furbetti” ha finalmente adottato una posizione ufficiale sulla questione. “La privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato”, dice il Garante della privacy.

“Ciò vale, a maggior ragionerispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono, anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti” prosegue il Garante in una nota .

Il Garante contestualmente ha reso noto che “sarà aperta una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Inps rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse”.

I deputati sono delle figure pubbliche e quelli in questione hanno chiesto di beneficiare di un contributo pubblico. La richiesta del bonus Covid, da parte di un parlamentare, non svela alcun dato sensibile. Quindi la loro condotta non è protetta dalle norme sulla privacy. Prevale, in questo caso, il diritto dell’opinione pubblica e dei giornali a conoscere che cosa è successo. Prevale la trasparenza sulla riservatezza.

La stessa valutazione può essere applicata anche per gli amministratori locali, che pure sono figure pubbliche. Solo che ci si potrebbe trovare dinnanzi ad una sostanziale differenza.

Un amministratore locale non riceve il robusto stipendio dei deputati, e quindi potrebbe versare in condizioni di difficoltà economica. Chiedere il bonus Covid, il tal caso caso, può essere non solo comprensibile, ma persino giustificato. Sarebbe improprio pubblicare il nome di un consigliere comunale equiparando la sua posizione a quella del parlamentare .

 Ma il silenzio dell’Inps, in questa situazione non è solo equivoco…ma persino imbarazzante, L’Istituto per la previdenza non ha il diritto di negare i nomi dei deputati beneficiari del bonus . Il Codice della Trasparenza – cioè la legge 33 del 2013 – indica e stabilisce all’articolo 26 che “le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese, e comunque di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati”.

Quindi prevale su tutto l’obbligo di trasparenza sui vantaggi che personalità pubbliche come sono appunti i deputati ricevono dalla Pubblica Amministrazione (cioè l’Inps) .

Bonus partite Iva, c’è anche il PD

C’è anche un consigliere regionale piemontese,  Diego Sarno, esponente del Partito Democratico nello scandalo del contributo da 600 euro ai politici. Ex assessore di Nichelino, è alla sua prima consigliatura a Palazzo Lascaris, ed è social media manager della propria agenzia di comunicazione. Anche nel suo caso guarda caso….a suo dire si sarebbe trattato di un errore di superficialità: «Li ho dati tutti in beneficenza Covid appena me ne sono accorto» ma non fornisce alcuna prova di quello che dice. Ed aggiunge: «Sapendo adesso che posso restituirli all’Inps, farò anche lì il bonifico di 1200 euro». Ma non li aveva dati in beneficenza?

Diego Sarno consigliere regionale piemontese del Pd

Sarno quando capisce che sta rischiando grosso, e confessa: «Ciao a tutti sono qui per raccontarvi della questione 600 euro Inps e di come sono andati i fatti per quanto mi riguarda. Ho deciso di scrivere perché come sanno le persone che mi conoscono, quando sbaglio sono il primo ad ammetterlo, come anche in questo caso. Un errore però di sottovalutazione e non una volontà da “furbetto” a cui ho cercato di rimediare subito, più avanti capirete il perché». scrive in un lungo post su Facebook.

Poi, arriva la sua spiegazione poco credibile: La mia compagna fa questo di lavoro e da sempre gestisce la contabilità riguardante la mia attività professionale. Durante il lockdown, per provare diverse procedure ha usato la sua partita Iva e anche la mia (avendone due tipologie diverse) così da essere pronta per assolvere senza errori e con una maggiore velocità le molte procedure gestite per i clienti dello studio nel quale lavora. Quando è uscito il bonus per gli autonomi, come sempre, ha usato la mia partita iva per provare la procedura e nella contemporaneità di altre dei clienti ha concluso anche la mia per errore“.

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