Bellomo torna libero, ma niente insegnamento per un anno

Bellomo torna libero, ma niente insegnamento per un anno

L’ex giudice barese del Consiglio di Stato era stato ristretto agli arresti domiciliari domiciliari per presunti maltrattamenti sulle sue allieve non potrà insegnare per un anno. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Bari riqualificando i reati a carico di Francesco Bellomo.

BARIFrancesco Bellomo l’ex giudice espulso dal Consiglio di Stato e dalla magistratura, che si trovava ristretto ai domiciliari dallo scorso 9 luglio, ritorna a piede libero ma non potrà insegnare per un anno,  a seguito delle accuse per suoi presunti maltrattamenti su 4 donne, tre ex borsiste e una ricercatrice della sua Scuola di Formazione per la preparazione al concorso in magistratura “Diritto e Scienza“, e per una denunciata estorsione ad un’altra ex corsista per averla costretta a lasciare il lavoro in una emittente locale. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Bari, in parziale accoglimento in parte l’istanza dei difensori Beniamino Migliucci e Gianluca D’Oria , riqualificando i reati.

I giudici dell’ appello hanno sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’interdizione per 12 mesi dalle “attività imprenditoriali o professionali di direzione scientifica e docenza“, riqualificando i reati contestatigli dalla Procura di Bari. I presunti maltrattamenti su quattro donne, tre ex borsiste e una ricercatrice della Scuola, sono stati riqualificati in “tentata violenza privata aggravata” e “stalking“, mentre la presunta estorsione ad un’altra ex corsista per averla costretta nel 2011 a lasciare il lavoro in una emittente locale, è stata ritenuta dal Riesame una condotta di “violenza privata”, che secondo la difesa “già sostanzialmente prescritta”. Peccato che Bellomo per dimostrare la sua millantata innocenza,  non abbia rifiutato la prescrizione scappatoia grazie alla quale molti avvocati “salvano” i loro assistiti.

Sulla base ed evidenze emerse delle indagini dell’ Arma dei Carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e condotte dal pubblico ministero Daniela Chimienti, il Bellomo avrebbe vessato alcune corsiste della sua Scuola in cambio di borse di studio. Alle donne, con le quali aveva preteso ed avviato anche relazioni intime, avrebbe imposto dei codici di comportamento e dress code assurdi, arrivando a controllare i profili sui socialnetwork e persino le frequentazioni.

Per il procuratore aggiunto Roberto Rossi della Procura di Bari il Tribunale del Riesame ha riconosciuto i fatti così come descritti nell’ordinanza, ma ha ritenuto che siano un reato diverso, lo stalking, per ragioni giuridiche“, mentre “per le esigenze cautelari i giudici hanno ritenuto sufficiente che lui non tenga più le lezioni alla scuola di magistratura”. La Procura si ritiene per voce di Rossi  “più che soddisfatta, sarà poi il dibattimento  a decidere sulla colpevolezza dell’indagato” .

Secondo i difensori di Bellomo, Migliucci e D’Oria  “premesso che occorre leggere le motivazioni dell’ordinanza, il quadro ci sembra notevolmente ridimensionato rispetto alle accuse originarie. Faremo comunque ricorso per Cassazione appena saranno depositate le motivazioni, perché non riteniamo sia condivisibile che rispetto ad una impostazione di questo tipo si inibisca per 12 mesi l’insegnamento. Riteniamo che non sussista un grave quadro indiziario con riferimento ai fatti contestati, neppure così come riqualificati”.

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