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23 Ottobre 2026 04:30

Artemis 2 rientra: gli astronauti indossano le tute arancioni “di sopravvivenza”

La navicella Orion è pronta a rientrare nell'atmosfera terrestre. Il suo ammaraggio è previsto al largo delle coste di San Diego in Calfornia

Dopo aver lasciato la Terra il 2 aprile e aver compiuto un viaggio storico attorno alla Luna, l’equipaggio di Artemis II si prepara alla fase più delicata dell’intera missione: il rientro nell’atmosfera terrestre. A bordo della capsula Orion, i membri dell’ equipaggio Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen dovranno affrontare condizioni estreme prima dell’ammaraggio previsto nel Pacifico, al largo della California.

La missione di rientro

Durante la missione, gli astronauti hanno raggiunto una distanza record di oltre 406 mila chilometri dalla Terra, superando il primato stabilito dall’Apollo 13, e hanno osservato il nostro pianeta sorgere dietro la Luna, un evento che non si verificava da decenni. Ora però la priorità è tornare a casa in sicurezza. Il rientro rappresenta una vera prova di resistenza per la capsula Orion. L’ingresso nell’atmosfera avverrà a velocità elevatissime, superiori ai 40 mila chilometri orari, generando temperature che possono arrivare fino a circa 2.800 gradi. In questa fase, la navicella sarà avvolta da plasma incandescente, causando anche un’interruzione temporanea delle comunicazioni con la Terra che durerà alcuni minuti.

Lo scudo termico

Elemento cruciale per la sopravvivenza dell’equipaggio è lo scudo termico, realizzato con un materiale chiamato Avcoat, progettato per consumarsi progressivamente dissipando il calore. Tuttavia, durante il test senza equipaggio di Artemis, erano emerse criticità legate a un’erosione irregolare del rivestimento, dovuta alla traiettoria di rientro. Per questa missione, la NASA ha modificato il profilo di volo, optando per un ingresso più diretto nell’atmosfera per ridurre lo stress termico prolungato.

L’ammaraggio nell’Oceano Pacifico

La manovra di rientro, comunque, resta complessa. Orion eseguirà una discesa controllata che prevede una prima interazione con gli strati atmosferici, seguita da una fase finale più decisa verso l’oceano. Superata la parte più critica, entrerà in funzione il sistema di paracadute: prima quelli frenanti, poi i principali, che rallenteranno la capsula fino a una velocità compatibile con l’ammaraggio. Una volta toccata l’acqua, squadre specializzate della Marina USA procederanno al recupero dell’equipaggio e della capsula, con operazioni studiate per garantire la massima sicurezza in tempi rapidi.

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