Arrestato il fondatore di Facile.it per violenza sessuale

Arrestato il fondatore di Facile.it per violenza sessuale

L’imprenditore, 43 anni, è stato fermato a Milano con le accuse di violenza sessuale, spaccio di droga e sequestro di persona. L’arresto sabato sera alle 23.30 circa, quando l’imprenditore è stato bloccato, dopo la denuncia della vittima, una ragazza di 18 ann. L’uomo è stato rintracciato e fermato in quanto secondo le intercettazioni voleva lasciare per partire con un jet privato e rifuggiarsi in Sudamerica.

di REDAZIONE CRONACHE

L’imprenditore napoletano Alberto Maria Genovese, 43 anni fondatore di Facile.it società venduta nel 2014 per oltre 100 milioni di euro, per fondare Prima.it, una startup che ha ricevuto maggiori finanziamenti lo scorso anno in Italia, raggiungendo la cifra record di 100 milioni di euro dai fondi di Goldman Sachs e Blackstone, è stato arrestato a Milano per violenza sessuale e sequestro di persona, L’arresto è scattato sabato sera alle 23.30 circa, quando l’imprenditore è stato bloccato, dopo la denuncia della vittima, una ragazza di 18 anni.

Le indagini nei confronti dell’imprenditore, a disposizione del procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella della Procura di Milano, sono state avviate a seguito del ricovero della ragazza 18enne, hanno permesso di ricostruire che durante una festa organizzata dall’uomo, la giovane sarebbe stata costretta a subire ripetuti rapporti sessuali e ad assumere sostanza stupefacente del tipo cocaina e ketamina. La ragazza era stata portata in camera da letto narcotizzata, e abusata a lungo, mentre un bodyguard controllava l’accesso alla stanza, impedendo anche alle sua amiche di entrare e di avere notizie.

l’imprenditore Alberto Maria Genovese

Secondo le indagini il manager avrebbe fatto assumere cocaina e ketamina alla giovane e poi l’avrebbe violentata. I due si trovavano lo scorso 10 ottobre ad una festa privata in una casa affittata dall’imprenditore,  utilizzato per feste private con vista Duomo, nel cuore di Milano. Legata mani e piedi e costretta a giochi erotici, solo molte ore dopo la ragazza 18enne è riuscita a recuperare il suo telefonino, che le era stato tolto appena arrivata alla festa “perché in casa non si potevano usare cellulari”; quindi è riuscita a scrivere ad un’amica per chiedere aiuto. In base a quanto ricostruito dalle indagini, l’imprenditore avrebbe addirittura chiesto a un suo collaboratore di cancellare le immagini delle telecamere che avevano ripreso le scene, consapevole di “aver esagerato”: “Cancella le registrazioni della camera padronale”, gli avrebbe imposto. Immagini che però sono state recuperate e sono diventate una fondamentale fonte di prova di reato per gli investigatori.

L’ appartamento “Terrazza sentimento” adesso è sotto sequestro, all’interno del quale sono stati trovati molti riscontri di quanto denunciato dalla 18enne, compresa droga dello stesso tipo, che è stata sequestrata sia nell’abitazione dove si è consumata la violenza sessuale sia in quella dove l’uomo è stato rintracciato e fermato. Avvertendo la pressione della Polizia l’imprenditore voleva fuggire all’estero tanto da essersi recato all’ufficio Passaporti  per farsi rilasciare il documento. In una conversazione telefonica con la madre, intercettata, aveva anticipato l’intenzione di lasciare Milano partendo con un jet privato per rifugiarsi in Sudamerica.

Nei racconti di altre giovanissime donne invitate alle sue feste, confermate dalle testimonianze di altri partecipanti Genovese invitava della malcapitate ragazze in camera offrendo loro diversi tipi di droga. Almeno in un’altra occasione – secondo quanto ha testimoniato un’altra sua vittima – avrebbe mixato alla cocaina anche la ketamina (nota come ‘droga dello stupro‘), in grado di far perdere i sensi.

“Alle sue feste c’erano sempre cocaina e 2CB a disposizione gratuitamente degli invitati”, hanno raccontato altri testimoni agli inquirenti, con riferimento alla sostanza ‘rosa’ realizzata mixando cocaina e anfetamine (una dose da 0,15 grammi può costare anche 400 euro). Un emporio della droga a disposizione dell’imprenditore che i poliziotti hanno riscontrato quando hanno fatto un sopralluogo nell’appartamento. La violenza subita dalla giovanissima ragazza è stata definita da chi ha analizzato e ricostruito i fatti “ripetuta e cruenta”.

Genovese laureatosi alla Bocconi di Milano, è stato consulente prima in McKinsey poi in Bain, nel 2005 entra in eBay dove si occupa di motors e new business e si innamora della tecnologia. Nel 2010 si dimette dal proprio lavoro e nasce Facile.it, una delle storie di successo dell’ecosistema italiano delle startup: prima l’investimento della famiglia Berlusconi, poi nel 2015 la cessione che gli ha fruttato 100 milioni.

Nel 2014 ha fondato insieme a George Ottathycal (altro ex consulente di Bcg) Prima Assicurazioni, agenzia digitale che distribuisce polizze Rc auto, moto e furgoni che nel 2019 ha raccolto oltre 130 milioni di premi, ha stretto partnership con aziende come Telepass e Conad. Stesso copione per Brumbrum.it, fondata nel 2015 con Francesco Banfi un altro ex consulente della McKinsey, una piattaforma per la compravendita di auto, finanziata nel 2019 da Accel, il fondo che ha investito su startup come Spotify o Deliveroo.

“In riferimento alle notizie apparse su alcuni media riteniamo corretto precisare che Alberto Genovese ha lasciato Facile.it nel 2014 e non ha oggi alcun ruolo operativo nella nostra azienda”. Lo comunica in una nota Facile.it. “Per rispetto di tutte le persone coinvolte nella vicenda, riteniamo che al momento sia corretto non commentare oltre. Ancora una volta in merito a informazioni imprecise pubblicate da alcune testate ricordiamo che la proprietà di Facile.it è detenuta oggi dal fondo di investimento EQT e dal fondo Oakley”, conclude la nota.

Genovese è stato interrogato questa mattina dal gip Tommaso Perna avvalendosi della facoltà di non rispondere ma avrebbe rilasciato delle dichiarazioni spontanee: “Voglio disintossicarmi, da 4 anni sono tossicodipendente. Quando mi drogo perdo il controllo e non riconosco il confine tra legale e illegale”. Il gip dovrà decidere se confermare la misura cautelare in carcere.

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