Arrestati tre carabinieri: false accuse a un immigrato per ottenere un encomio

Arrestati tre carabinieri: false accuse a un immigrato per ottenere un encomio

ROMA – Tre Carabinieri della Compagnia di Giugliano, due sottufficiali e un appuntato,  sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Aversa (Caserta) che li seguivano da tempo e che hanno proceduto all’arresto nella giornata di oggi , con pesanti accuse a loro carico accusati di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine. ​

 Ora si trovano nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ed immediati sospesi dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. L’indagine è stata coordinata dalla Procura Napoli nord, diretta dal procuratore Francesco Greco in collaborazione con l’aggiunto Domenico Airoma. 

Le indagini della Procura di Napoli Nord, che si sono avvalse anche della collaborazione della Procura della Repubblica di Napoli, hanno svelato il “piano” che i tre militati avrebbero messo a punto per poter “incastrare” il giovane immigrato. “Avrebbero accusato ingiustamente un cittadino extracomunitario di detenere armi clandestine per finalità di terrorismo internazionale, disponendo il suo arresto, per ottenere un encomio” questa, secondo il gip e gli inquirenti che hanno lavorato sulle indagini, sarebbe la reale  motivazione dietro al piano “intentato” dai tre carabinieri ora raggiunti da custodia cautelare. Essendosi poi appropriati indebitamente delle armi “clandestine” per poter incastrare l’immigrato ora sono accusati loro di averle conservate illegalmente, aggravante del piano di falso ideologico messo in piedi dai tre militari

Vittima innocente del piano “diabolico” un ghanese di 37 anni accusato ingiustamente di detenere armi clandestine. Avevano pensato tutto nei minimi dettagli e pianificato il blitz producendo prove false per incastrare un migrante qualsiasi e accusarlo di terrorismo per ottenere un encomio dall’Arma. Il ghanese arrestato due giorni fa, è stato immediatamente liberato. Il giudice ha infatti deciso di non convalidare il fermo, rifiutandosi di procedere nei suoi confronti. Il dubbio sulla veridicità dei fatti raccontati dai tre Carabinieri ha bloccato ogni tipo di iniziativa. Com’è possibile però che due marescialli e un appuntato non siano stati ritenuti credibili?

L’arresto è avvenuto lunedì scorso basato su prove inesistenti . I tre avevano deciso di mettere a segno l’operazione in pochissimo tempo. Così, individuata la palazzina nella quale abitano diversi migranti, sono entrati in azione. Il ghanese, che lavora nei campi dell’agro giuglianese, trovandoseli dinanzi all’improvviso non ha potuto fare altro che accoglierli in casa, senza poter minimamente immaginare che sarebbe stato accusato di essere un terrorista, addirittura un possibile attentatore, un adepto alla jihad.

I Carabinieri infedeli durante i controlli, gli avevano infatti nascosto nello sgabuzzino le armi incriminate e vario materiale legato alla jihad e al martirio per giustificarne l’arresto.

Le indagini avrebbero appurato che il fine dei tre Carabinieri consisteva nel ricevere degli encomi utili alla carriera ma qualcosa nel loro piano sarebbe andato storto e quell’arresto che avrebbe dovuto farli conquistare il titolo di “eroi” in realtà ha contribuito a spedirli presto in carcere per via dei “gravi indizi di colpevolezza a carico dei destinatari della misura cautelare“, come spiegato dal procuratore aggiunto Domenico Airoma che ha commentato le operazioni. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, avvalorata dal Gip, i tre carabinieri, “nell’ambito di attività di servizio istituzionale, procedevano a porre in arresto un cittadino extracomunitario, accusato falsamente di detenere armi clandestine per finalità di terrorismo internazionale“.

Sui tre militari infedeli dell’ Arma arrestati  già da molto tempo esisteva un filone di indagine. Sono sospettati di aver commesso altri reati sui quali continuano le indagini i magistrati ed i Carabinieri.

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