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8 Febbraio 2023 14:31
8 Febbraio 2023 14:31

Arrestati 3 agenti della polizia penitenziaria di Bari: pestarono e torturano un detenuto con problemi psichici per poi occultarne le prove

Nelle 55 pagine dell'ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Montemurro del Tribunale di Bari, è riportato che gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Bari colpiti oggi dai provvedimenti cautelari "hanno dimostrato una disarmante naturalezza nell’adoperare o nel consentire che altri adoperassero violenza nei confronti di un detenuto" a "riprova di un atteggiamento di prevaricazione e di abuso che parrebbe essere tutt'altro che occasionale". TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI ED INDAGATI

L’inchiesta è stata condotta dalla sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri delegata dalla Procura di Bari e coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Maralfa e dalla pm Carla Spagnuolo ha avuto origine grazie ad una denuncia presentata dalla direzione della Casa circondariale e del Comando della polizia penitenziaria di Bari, che ha portato all’arresto di tre poliziotti per il reato di tortura e alla sospensione dal servizio di sei assistenti, 3 dei quali accusati di concorso in tortura e rifiuto d’atti di ufficio, e altri 3 solo per quest’ultimo reato. Nelle 55 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Montemurro del Tribunale di Bari, è riportato che gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Bari colpiti oggi dai provvedimenti cautelari “hanno dimostrato una disarmante naturalezza nell’adoperare o nel consentire che altri adoperassero violenza nei confronti di un detenuto” a “riprova di un atteggiamento di prevaricazione e di abuso che parrebbe essere tutt’altro che occasionale“.

Agli arresti domiciliari sono finiti su ordinanza del gip Giuseppe Montemurro, chiesta – Domenico Coppi 58 anni di Turi, Giacomo Delia 57 anni di Palo del Colle e Raffaele Finestrone 57 anni di Bitritto.   Altri sei sono stati sospesi: gli assistenti Antonio Rosati, 55enne di Bitritto, e Giovanni Spinelli, 41enne di Triggiano per 12 mesi ; il sovrintendente Vito Sante Orlando, 54enne di Turi, gli assistenti Leonardo Ginefra, 48enne di Bari e l’agente Michele De Lido, 31enne di Bari, per 8 mesi. Tutti sono indagati, e dovranno rispondere di varie accuse che vanno dal “falso ideologico e materiale” all'”omissione di atti d’ufficio” sino alla “violenza privata” ed all'”omessa denuncia”, insieme ad altri sei: l’assistente Francesco Valenziano, 56enne di Trani, l’agente Roberto Macchia, 29enne di Adelfia, il medico di guardia dell’infermeria, Gianluca Palumbo, 44enne di Triggiano, e gli infermieri Massimo Fortunato, 36enne di Bari, Maria Giovanna De Palma, 29enne di Terlizzi, e Carmina Immacolata Laricchia, 29enne di Valenzano. 

Gli agenti della polizia penitenziaria di Bari indagati sono responsabili secondo l’ipotesi accusatoria della procura barese di aver colpito con calci e pugni di un detenuto con problemi psichici detenuto nel carcere di Bari . Ancora più grave il silenzio e la complicità dei colleghi che hanno assistito al pestaggio, culminata nella mancata segnalazione delle lesioni sul corpo della vittima, un 42enne barese, dopo il ricovero in infermeria. All’origine della violenza dei poliziotti della penitenziaria sarebbe stato l’incendio di un materasso causato dal detenuto. L’episodio contestato è accaduto lo scorso 27 aprile scoso nel carcere di Bari e si sarebbe svolto durante il trasferimento di un detenuto dalla sua cella alla medicheria.

Un pestaggio vero e proprio come hanno ricostruito i Carabinieri che sarebbe durato quattro minuti, durante i quali alcune guardie carcerarie avrebbero bloccato sul pavimento ed altri colpito l’uomo, mentre altre guardie sarebbero rimasti immobili a guardare il pestaggio. La posizione più grave è quella delle tre persone che materialmente avrebbero effettuato il pestaggio mentre gli altri agenti non lo avrebbero impedito o lo avrebbero coperto, così diventandone complici. Secondo l’accusa il sovrintendente Domenico Coppi, coordinatore della sorveglianza generale, avrebbe colpito con schiaffi e calci il detenuto 41enne, che era stato fatto cadere di proposito dall’assistente Giacomo Delia durante il trasporto in infermeria dopo l’incendio del materasso nella sua cella. Secondo quanto emerso dalle indagini l’ assistente Delia avrebbe inflitto calci al torace del detenuto, mettendosi anche di peso sui piedi del 41enne per tenerlo fermo. Condotte violente per le quali viene accusato anche l’assistente Raffaele Finestrone, che avrebbe colpito il detenuto con calci alla schiena ed in pieno volto.

Secondo quanto è stato accertato dagli investigatori dei Carabinieri a seguito della visione delle immagini filmate dalle telecamere del carcere, il detenuto avrebbe tentato inutilmente di difendersi dai colpi ricevuti. Il tutto per quattro minuti. Lo stesso detenuto, pochi giorni dopo la presunta aggressione, avrebbe parlato delle violenze con i vertici del carcere di Bari che lo avevano convocato per una contestazione disciplinare. Il detenuto 41enne venne ricoverato nell’infermeria del carcere, dove però venne mai refertata e segnalata alcuna lesione. Dalle cartelle cliniche è emerso invece che l’uomo sarebbe stato ricoverato per aver “ingerito volontariamente un corpo estraneo” e nient’altro, se non “una ferita da taglio al braccio sinistro“, dopo “un’azione autolesiva”. Il giudice per il medico Palumbo, “considerata la gravità del fatto“, ritiene “concreto” il pericolo che possa commettere “altre falsità nel diario clinico destinate alla copertura di delitti di assoluta gravità“.

Immediata la difesa d’ufficio del sindacato Sappe Invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. La presunzione di innocenza è uno dei capisaldi della nostra Carta costituzionale e quindi evitiamo illazioni e gogne mediatiche. Niente è più barbaro dei processi mediatici ” ha dichiarato il segretario generale del Sappe Donato Capece , a proposito dell’indagine della Procura di Bari. “In molti casi ed in diverse città, detenuti sono stati condannati per calunnia per le false accuse di presunti pestaggi subìti da alcuni poliziotti penitenziari durante la detenzione – afferma CapeceNoi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a Bari come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”.

Forse il segretario del Sappe, Capece, si è distratto un pò dimenticando che quanto successo a S. Maria Capua Vetere ( scandalo emerso proprio grazie ai giornalisti e non certo al Sappe) anche a Bari hanno parlato purtroppo delle immagini violente commesse da appartenenti alla Polizia Penitenziaria che per questi casi dovrebbero nascondere la faccia.

“Dell’indagine sulle presunte torture nel carcere di Bari eravamo a conoscenza da tempo e aspettavamo il primo atto ufficiale arrivato nelle ore scorse. Come sempre avviene in questi casi ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e si chiariscano le eventuali condotte e responsabilità” ha dichiarato Patrizio Gonnella presidente dell’ Associazione Antigone . ” Da quando è stata introdotta la legge contro la tortura nel 2017 sono diversi i processi e le indagini in corso che vedono coinvolti appartenenti alla Polizia penitenziaria – aggiunge GonnellaSegno di un testo che era e continua ad essere fondamentale per prevenire e perseguire abusi in un luogo chiuso come il carcere“. “Ci auguriamo che chiarezza venga fatta anche sul coinvolgimento del personale medico, più di una volta indagato o condannato in procedimenti simili, per la mancata refertazione di ferite e lesioni. Nel caso specifico di Bari la buona notizia è stata la collaborazione dei vertici del carcere – sia della direzione che della stessa Polizia Penitenziaria – per individuare i presunti colpevoli delle violenze e arrivare ad un primo accertamento dei fatti. Anche in questo caso, come ripetiamo, la legge sulla tortura può aiutare a rompere il muro di omertà che spesso si è creato in passato, garantendo ampio riconoscimento a chi porta avanti il proprio lavoro nel rispetto dei diritti e della dignità degli individui” conclude Gonnella.

“La contestazione di gravi reati ad alcuni agenti di Polizia penitenziaria in servizio nella Casa circondariale di Bari ci addolora molto: il Corpo è composto di poliziotti che ogni giorno con grande abnegazione e passione – adempiono al proprio dovere nel pieno rispetto della legalità. Accuse come queste rischiano di offuscare il grande impegno profuso. L’Amministrazione penitenziaria ha però in sé tutte le risorse per garantire un servizio sempre orientato al pieno rispetto della legalità, secondo il giuramento di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi che ciascuno di noi ha fatto. Siamo rispettosi dell’operato della Magistratura e attendiamo, con fiducia, l’ulteriore sviluppo dell’azione giudiziaria, ricordando, una volta di più, anche il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza”. Così hanno commentato la vicenda il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio ed il Capo del DAP il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Carlo Renoldi.

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