Anche una senatrice della Lega fra i furbetti del bonus Covid19

Anche una senatrice della Lega fra i furbetti del bonus Covid19

La senatrice adesso ha restituito la somma a Finpiemonte , è stata sospesa dalla Lega, nonostante i suoi rapporti diretti con lo stesso Matteo Salvini. Il capogruppo della Lega in Senato Romeo è abbastanza chiaro: “Anche se non è stato commesso alcun illecito e il contributo è stato già da tempo completamente restituito, non è opportuno che parlamentari accedano a questo tipo di sussidio”

di Redazione Politica

Dopo il deputato del M5S Marco Rizzone, ed ed i deputati Elena Murelli ed Andrea Dara della Lega, che avevano richiesto ed ottenuto dall’ INPS il contributo da 600 euro al mese (per due mesi) e quello ultimo da 1.000 erogato nei giorni scorsi, anche la senatrice del carroccio Marzia Casolati, 50 anni, titolare di gioielliera della Galleria Umberto I a Torino che ha chiesto ed ottenuto un contributo da 1.500 euro a fondo perduto, previsto dalla Regione Piemonte per le attività imprenditoriali costrette alla chiusura del “lockdown”.

Nei Consigli regionali erano poi emersi altri leghisti col bonus Covid19, tra cui i due piemontesi Matteo Gagliasso e Claudio Leone, presenze che rendono la Lega il partito con più eletti coinvolti nelle richieste fuori luogo del contributo pubblico a fondo perduto.

Un’indennità parlamentare da 11mila euro netti al mese, un reddito imponibile denunciato nel 2019 di 101.314 euro, la comproprietà di sei immobili e due terreni agricoli. la senatrice ha avuto la sfacciataggine di richiedere il bonus che è poco superiore a 1/10 dell’emolumento mensile che Casolati riceve dopo essere stata elette nel collegio di Moncalieri, dove, in realtà, peraltro la conoscono in pochi.

La senatrice della Lega Marzia Casolati viene definita da diversi colleghi di partito come “Una miracolata della politica riuscita a farsi spostare all’ultimo nel collegio sicuro per arrivare a Roma” approfittando della mancanza di candidate donne nel 2018 nella Lega, passando dall’aula della Circoscrizione 1 di Torino a quella ben più ricca a livello di stipendio di Palazzo Madama.

Inizialmente la Lega le aveva riservato un collegio a Torino, cioè quello vinto dall’esponente del Pd Mauro Laus, ma la Casolati, è riuscita a convincere i massimi vertici della Lega a concederle un collegio “blindato” cioè sicuro, garantito dallo stesso segretario regionale della Lega Piemonte, Riccardo Molinari.

Giudizi sicuramente poco piacevoli, ma onnipresenti quando si conquista un seggio parlamentare senza aver conquistato i voti personali degli elettori. Non sono teneri neanche i commenti dei commercianti vicini di negozio in Galleria Umberto I. . “Una gioielleria un po’ fané” , dicono alcuni vicini, ma non tutti vogliono parlare.

Roberto Pesce, del negozio di materassi adiacente alla gioelleria della Casolati, parlando con il quotidiano La Repubblica sottolinea che si tratta di “una collega e amica, siamo cresciuti insieme e la considero praticamente una cugina. Per questo la vicenda mi rattrista. È censurabile dal punto di vista etico e morale perché sostiene ancora una volta l’idea che la politica sia distante dai cittadini, ma metterla alla gogna è troppo, i problemi sono altri. Soprattutto perché si parla di poche centinaia di euro“. Peccato che quei soldi sarebbero stati più utili ai piccoli commercianti che non percepiscono uno stipendio netto da 11mila euro al mese.

Infatti non è dello stessa opinione l’erborista Paola Dosi:E’ uno scandalo, siamo stupiti perché la conoscevamo da quarant’anni e non ce lo saremmo mai aspettati. Tutti noi abbiamo avuto difficoltà, noi siamo riusciti ad accedere al contributo Inps, un piccolo aiuto che ci ha permesso per mangiare, a fronte di oltre la metà delle perdite di incassi. Trovo quello della senatrice un comportamento amorale, eticamente indecente“.

La senatrice adesso ha restituito la somma a Finpiemonte , è stata sospesa dalla Lega, nonostante i suoi rapporti diretti con lo stesso Matteo Salvini. Il capogruppo della Lega in Senato Romeo è abbastanza chiaro: “Anche se non è stato commesso alcun illecito e il contributo è stato già da tempo completamente restituito, non è opportuno che parlamentari accedano a questo tipo di sussidio“.

A completare del quadro dei “furbetti” leghisti beneficiari silenti del contributo INPS, il consigliere regionale emiliano Stefano Bargi, il consigliere trentino Ivano Job ed Alex Galizzi della Lega Lombardia, al momento tutti sospesi. Sino a quando ?

Ben più rigorosa la linea “dura” del governatore veneto Luca Zaia, che ha adottato una linea ben più dura di quella “salviniana”, escludendo dalle liste regionali per le prossime elezioni del 20 e 21 settembre i consiglieri regionali veneti uscenti Riccardo Barbisan ed Alessandro Montagnoli, entrambi beneficiari del contributo INPS, che hanno così detto addio alla possibilità di rientrare in Consiglio Regionale del Piemonte. Il vicepresidente uscente della Regione, Gianluca Forcolin (che pur richiesta, non ha ricevuto l’erogazione del contributo INPS) ha rassegnato le proprie dimissioni da tutte le cariche ricoperte. Decisione questa annunciata da Zaia in conferenza stampa.

Ma la domanda che viene spontaneo farsi a questo punto è un altra: quanti beneficiari di contributi a fondo perduto per l’emergenza Covid19 si sono candidati a queste elezioni regionali di settembre 2020, investendo non pochi soldi per finanziare la propria campagna elettorale ? Ai posteri l’ardua sentenza.

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